Lo stato dell’ambiente in Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.(1) (Arpa Piemonte)

    Introduzione

    La Relazione sullo Stato dell'Ambiente, che Arpa Piemonte redige annualmente insieme alla Regione, riporta dati, analisi, monitoraggi e tendenze degli indicatori per valutare la qualità dell'ambiente in Piemonte e la sua evoluzione, fornendo una fotografia aggiornata e precisa sulla situazione delle diverse matrici ambientali. L'appuntamento con lo stato dell'ambiente risponde alle esigenze confermate dai dati dell'Eurobarometro 2014, secondo il quale per i cittadini italiani ed europei l'informazione ambientale è la seconda misura più efficace da attuare per affrontare le problematiche ambientali.

    L'articolo fa una sintesi della ricca trattazione cercando di focalizzarsi su alcuni punti sebbene entro un quadro ambientale le cui variazioni significative si registrano, in generale, sul medio-lungo periodo.

     

    Clima, atmosfera, acque

    Il cambiamento climatico è un fenomeno complesso, di medio e lungo periodo del quale, allo stato attuale delle conoscenze, è possibile unicamente individuare un ventaglio di prevedibili scenari futuri da utilizzare per promuovere politiche mirate a contenere i costi degli impatti su ambiente, economia e società. Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale trovano conferma anche in Piemonte. Infatti, il 2014 è stato l'anno con le temperature minime più alte mentre si trova al quarto posto per i valori massimi. L'anomalia positiva media di temperatura è stata di circa +1,4°C e solo una stagione estiva anomala, risultata la più fresca (e piovosa) dal 1997 ha impedito al 2014 di risultare il più caldo in assoluto degli ultimi 55 anni. L'anno in corso (2015) con le ondate di calore che si sono susseguite per tutta l'estate si preannuncia già un anno eccezionalmente caldo.

    La precipitazione annua osservata sul territorio piemontese nel 2014 è stata di 1.418 mm, superiore di circa 420 mm (pari al 40%) rispetto alla norma climatica 1971-2000. Il contributo maggiore è stato fornito dalle pioggia caduta in autunno, ossia 513 mm; rilevante anche l'apporto dell'estate mentre la primavera (stagione climatologicamente più piovosa) è stato il periodo più povero di precipitazioni.

     

    Figura 1. Precipitazione cumulata giornaliera media – anno 2014

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Sempre citando i dati dell'Eurobarometro 2014, l'inquinamento atmosferico è la prima preoccupazione non solo dei cittadini italiani ma anche di quelli europei. L'inquinamento atmosferico, infatti, non è solamente un problema piemontese ma è divenuto sempre più globale. Ed è soprattutto nelle aree urbane, in cui la densità di popolazione e le attività ad essa legate raggiungono livelli elevati, che si misurano le maggiori concentrazioni di inquinanti. In Piemonte, analogamente a quanto succede in tutto il bacino padano, rimangono situazioni problematiche per quanto riguarda il PM10 e l'ozono, mentre sono più localizzati in prossimità dei grandi centri urbani i casi di superamento del valore limite annuale per il biossido di azoto, in particolare nelle stazioni da traffico. Per il benzo(a)pirene, composto presente nel PM10, le criticità sono legate alla presenza di emissioni da traffico diesel o da combustione non ottimale di biomassa legnosa.

    In Piemonte, sul lungo periodo è stato osservato un miglioramento della qualità dell'aria, nonostante le oscillazioni legate ai fattori meteorologici. Per il particolato, infatti, l'analisi della serie storica dei dati mostra come nel periodo 2003-2014, a livello regionale, la concentrazione media annua di PM10 si sia complessivamente ridotta. Tale fenomeno è particolarmente evidente nella stazione Torino - Consolata dove la media annuale si è più che dimezzata passando da 71 a 35 µg/m3 e il numero di superamenti annui da 210 a 75. Occorre ricordare che il limite di legge per i superamenti è di 35.

     

    Figura 2. PM10, trend dei superamenti giornalieri - anni 2000-2014

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Per quanto riguarda il PM10, il settore dei trasporti contribuisce per il 30% alle emissioni, un 12% è dovuto alle pratiche agricole e di allevamento e ben il 49% è attribuibile al riscaldamento.

    Esiste una elevata variabilità stagionale delle emissioni inquinanti: i superamenti dei valori limite si riscontrano per lo più nel periodo invernale, durante il quale da una parte sono attivi gli impianti di riscaldamento e dall'altra sono ridotte le capacità dispersive dell'atmosfera.

    A tale proposito le emissioni regionali annuali di NOx e di PM10 sono state ripartite mensilmente sulla base di profili di modulazione temporale specifici per ciascun comparto emissivo: come si può osservare dai grafici della figura 3, nel periodo invernale le emissioni di PM10 sono rappresentate per più del 75% dal riscaldamento domestico; le emissioni di NOx (figura 4) risultano invece quasi uniformemente distribuite nel corso dell'anno, in particolare per quanto riguarda le loro fonti principali (traffico e combustione industriale).

     

    Figura 3. Emissioni di PM10 in Piemonte: contributo dei comparti emissivi (Macrosettori SNAP) nel corso dell'anno - IREA 2010

    Fonte: Regione Piemonte, elaborazioni Arpa Piemonte

     

    Figura 4. Emissioni di ossidi di azoto in Piemonte: contributo dei comparti emissivi (Macrosettori SNAP) nel corso dell'anno - IREA 2010

    Fonte: Regione Piemonte, elaborazioni Arpa Piemonte

     

    Con il 2014 si è concluso il secondo ciclo di monitoraggio triennale delle acque (2012-2014) come previsto dalla normativa vigente (Direttiva quadro sulle acque). La Direttiva si propone l'obiettivo di raggiungere lo Stato Buono entro dicembre 2015.

    Relativamente ai fiumi dal triennio di monitoraggio 2012-2014 emerge come il 55% dei corpi idrici presenti uno Stato Ecologico Buono o superiore e il 93% uno Stato Chimico Buono.

    Per quanto riguarda le acque sotterranee si rileva una situazione alquanto compromessa per la falda superficiale con 15 GWB (Groundwater Body) su 17 risultati in Stato Chimico Scarso. Le principali sostanze causa di contaminazione della falda superficiale sono nitrati, pesticidi, VOC (composti organici volatili), nichel e cromo (in particolare nella forma esavalente).

    Nel 2014 le falde profonde evidenziano una situazione migliore rispetto alla falda superficiale, anche in funzione del loro ambito di esistenza e circolazione idrica sotterranea, potenzialmente più protetto rispetto al sistema acquifero superficiale. In questo caso un GWB evidenzia uno Stato Chimico Scarso e cinque in Stato Buono. Le principali sostanze, causa di contaminazione delle falde profonde sono risultate essenzialmente i VOC e il cromo nella forma esavalente, mentre gli altri contaminanti (nitrati, pesticidi e nichel) hanno evidenziato anomalie locali e occasionali.

     

    Figura 5. Stato chimico delle acque sotterranee nel 2014: numero di GWB che non hanno raggiunto l'obiettivo di qualità al 2015, per tipo di falda

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Le analisi effettuate per il controllo delle acque distribuite dagli acquedotti testimoniano di una loro buona qualità in quanto la quasi totalità dei campioni è conforme ai parametri di legge (solo il 2,8% dei campioni ha mostrato una non conformità per i parametri microbiologici e meno del 2,4% per i parametri chimici).

     

    Biodiversità

    I dati sulla biodiversità in Piemonte evidenziano che il territorio è caratterizzato da una grande varietà di specie animali e vegetali e dalla presenza di numerosi habitat, malgrado l'elevato grado di urbanizzazione, la presenza antropica diffusa e un elevato consumo di suolo. In sintesi:

    • Flora: sono presenti più di 3.600 specie che rappresentano il 46% della flora italiana;
    • Fauna: 400 specie di uccelli, 80 specie di mammiferi, 40 di rettili e anfibi, 60 di pesci.

    Studi recenti condotti su tutto l'arco alpino hanno rilevato che le Alpi sud occidentali sono l'area che ospita la più elevata diversità floristica e il maggior numero di specie endemiche e rare della flora di alta montagna di tutto l'arco alpino.

    Una problematica che minaccia la biodiversità regionale è rappresentata dalla presenza di un elevato numero di specie esotiche vegetali e animali.

    Per quanto riguarda la componente vegetale, le entità censite sono 371, si tratta di un valore che corrisponde al 36% delle 1.023 specie vegetali esotiche segnalate in Italia e che colloca il Piemonte al terzo posto come numero di specie esotiche presenti.

    Una particolare attenzione deve essere posta al polline di Ambrosia che detiene un elevato potere allergizzante e può provocare importanti effetti sulla salute, quali attacchi d'asma anche gravi. Il Piemonte, in particolare nelle province nord orientali, è tra le regioni dove la presenza di Ambrosia è maggiore e l'area di diffusione nel corso degli ultimi anni si è modificata e ampliata con seri problemi dal punto di vista della Sanità pubblica.

    Per le acque si ricorda Il Procambarus clarkii o "gambero rosso della Louisiana". Importato in Italia alla fine gli anni '80 si è poi diffuso, dopo esser sfuggito al controllo degli allevamenti e ha iniziato ad espandersi nelle aree circostanti in quasi tutta l'Italia centro-settentrionale e in Sardegna.

    Per la sua notevole capacità di adattarsi a svariati tipi di habitat acquatici il gambero rosso è estremamente dannoso in quanto è una specie onnivora e molto vorace e provoca un notevole danno per l'equilibrio dell'habitat con gravi rischi per la biodiversità.

    Inoltre rappresenta una gravissima minaccia per i sempre più rari gamberi nostrani (Austropotamobius pallipes italicus o gambero di fiume italiano) in quanto, oltre a competere meglio dal punto di vista ecologico, può essere portatore sano di alcune patologie, tra cui la famigerata "peste del gambero", che non lascia scampo alle nostre specie autoctone.

     

    Rifiuti, siti contaminati, amianto e industrie a rischio

    Nel corso del 2013 sono state prodotte circa 1.988.000 t di rifiuti urbani, dei quali circa 1.045.000 t sono state raccolte in modo differenziato (52,5%) e destinate al riutilizzo, al riciclaggio e al recupero. Rispetto al 2012 la produzione complessiva è diminuita e in termini di quantità pro capite ogni abitante piemontese ha prodotto circa 448,1 kg di rifiuti di cui 235,4 kg sono stati raccolti in modo differenziato e avviati a recupero e 212,6 kg sono stati smaltiti.

    I rifiuti speciali sono prodotti dall'agricoltura, dall'artigianato, dal commercio, dai servizi e dall'industria. La produzione dichiarata nel MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale nel 2012 è pari a circa 4.850.000 tonnellate, per l'86% rifiuti non pericolosi. Se si considera in aggiunta la stima di produzione dei rifiuti speciali non pericolosi da costruzione e demolizione (cosiddetti "inerti", appartenenti alla famiglia CER 17), per i quali non è prevista la dichiarazione MUD, i quantitativi arrivano a 9,44 milioni di tonnellate, pari a circa 2,16 kg per abitante all'anno, e la percentuale dei rifiuti non pericolosi sale oltre il 93%.

    L'Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati consente di conoscere lo stato di fatto degli interventi di bonifica e ripristino effettuati, nonché degli impatti sulle matrici ambientali interessate dalla contaminazione. Attualmente i siti censiti sull'intero territorio regionale sono 1.500, di cui 778 con procedimento attivo e 722 conclusi. La Città Metropolitana di Torino possiede da sola quasi la metà dei siti presenti in banca dati, seguono le province di Novara e Alessandria. La famiglia di contaminanti principalmente responsabile della contaminazione dei suoli è senza dubbio rappresentata dagli idrocarburi, seguita dalla combinazione contaminanti inorganici più idrocarburi e dai soli contaminanti inorganici.

    In relazione alla problematica della presenza di amianto in rifiuti, siti dismessi e coperture, è costante l'attenzione delle amministrazioni sul territorio e sono numerose le attività effettuate: a dicembre 2014 sono stati consegnati al Ministero 8.280 record attribuiti a siti con coperture in fibrocemento (verosimilmente in cemento-amianto) adeguatamente censiti da Arpa.

    In Piemonte è stata realizzata, da Arpa e da Regione, la mappatura regionale dell'amianto. L'attività è stata avviata nel 2013 e consente, tramite un servizio WebGis, di consultare il quadro aggiornato in tempo reale della mappatura delle coperture degli edifici all'indirizzo:

    http://webgis.arpa.piemonte.it/amianto_storymap_webapp/

    Il 14 luglio è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 105 del 26 giugno 2015, che recepisce la Direttiva 2012/18/UE (Seveso III) relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose. La principale novità riguarda la nuova modalità di classificazione delle sostanze e delle miscele pericolose, in accordo con il Regolamento CE n.1272/2008 (cosiddetto CLP), alla luce del quale ci si aspetta verosimilmente alcune variazioni rispetto all'assoggettabilità degli stabilimenti. Il Piemonte è una tra le regioni con maggior presenza di stabilimenti cosiddetti "Seveso" e cioè a rischio di incidente rilevante: nel Registro regionale, aggiornato a maggio 2015, risultano censiti 97 stabilimenti. Tali aziende appartengono a comparti produttivi e merceologici piuttosto diversificati; le attività più presenti sono quelle di trattamento superficiale (galvanici), lo stoccaggio/movimentazione del GPL e dei prodotti petroliferi, seguono la produzione di chimica di base e lo stoccaggio degli oli minerali.

     

    Agenti fisici: radiazioni e rumore

    L'inquinamento acustico ed elettromagnetico continua ad essere una problematica ambientale importante per la popolazione. La potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni ha avuto negli anni un andamento crescente. Fino al 2011, il contributo preponderante è stato quello degli impianti radiotelevisivi. A partire dal 2012, però, la potenza complessiva di questa tipologia di impianti è andata stabilizzandosi intorno ad un valore di 1,2 milioni di W (con una leggera flessione verso il basso), mentre ha continuato a crescere la potenza delle stazioni radiobase (telefonia). Quest'ultima è in effetti passata da un contributo pari al 34% del totale nel 2006 al 60% del totale nel 2015 (superando decisamente il contributo degli impianti radiotelevisivi).

     

    Figura 7. Andamento nel tempo della potenza installata su tutto il territorio regionale, anni 2000-2015

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Occorre evidenziare che l'evoluzione tecnologica porta ad una riduzione dell'esposizione personale a telefoni cellulari: una chiamata effettuata in modalità 3G dà luogo ad esposizioni dalle 10 alle 100 volte più basse di una chiamata in modalità 2G.

    Arpa ha realizzato una app per smart phone con sistemi operativi Android (https://www.arpa.piemonte.it/app). L'applicazione fornisce informazioni all'utente sui livelli indicativi di esposizione suddivisi in tre classi: alta, media e bassa.

    L'utilizzo di radiazioni ionizzanti è molto diffuso sia in campo sanitario sia in campo industriale e di ricerca. Le radiazioni ionizzanti possono essere prodotte da sorgenti radioattive o da apparecchi radiogeni. Nel primo caso la produzione di radiazioni ionizzanti è continua e quindi la sorgente deve essere custodita correttamente e smaltita tramite ditte autorizzate quando non è più utilizzabile. Nel caso degli apparecchi radiogeni, invece, la produzione di radiazioni ionizzanti cessa nel momento in cui cessa l'alimentazione elettrica: da un punto di vista radioprotezionistico le macchine radiogene sono quindi meno pericolose e non pongono problemi radiologici dopo la loro dismissione. Arpa ha istituito un database delle sorgenti di radiazioni ionizzanti su tutto il territorio regionale, il cui aggiornamento è effettuato in base alle comunicazioni di detenzione e utilizzo di sorgenti di radiazioni ionizzanti che giungono agli uffici Arpa ai sensi di legge.

    Il controllo della radioattività, sia di origine naturale che artificiale, avviene attraverso le reti di monitoraggio della radioattività ambientale. Il radionuclide artificiale che viene ancora misurato in ambiente e talora in alcuni alimenti è il Cs-137, che deriva essenzialmente dall'incidente di Chernobyl del 1986. Il fine ultimo delle reti è il calcolo di dose alla popolazione, dovuto principalmente all'ingestione di alimenti contenenti radionuclidi e all'irraggiamento proveniente dal suolo e dai raggi cosmici. I livelli di radioattività in atmosfera, con un particolare riguardo ai possibili rilasci provenienti dagli impianti nucleari transfrontalieri, vengono monitorati con una rete automatica di monitoraggio della radioattività ambientale, che consta di 29 centraline equipaggiate con sensori Geiger-Muller e installate in corrispondenza di alcune stazioni della rete meteo-idrografica regionale.

    Il radon, gas radioattivo naturale, per la sua natura e le sue proprietà chimico fisiche entra facilmente negli ambienti confinati come abitazioni, luoghi di lavoro, scuole. La media radon attualmente stimata nelle abitazioni in Piemonte è di 71 Bq/m3. La sua presenza però non è uniforme, infatti è legata alla composizione delle rocce e, di conseguenza, alla conformazione orografica della regione.

    Il radon e i suoi "prodotti di decadimento" possono determinare un danno al DNA dei tessuti polmonari. In uno studio specifico è stata effettuata una stima quantitativa dell'impatto dell'esposizione al radon in Piemonte. I risultati hanno dimostrato che il radon è un problema rilevante di sanità pubblica in Piemonte, responsabile di poco meno di 300 casi di tumore polmonare all'anno (elaborazione Arpa su dati dell'Istituto Superiore di Sanità, 2010).

    Il Piemonte detiene attualmente più del 70% dei rifiuti radioattivi italiani e la quasi totalità del combustibile nucleare irraggiato. Il monitoraggio radiologico ordinario è effettuato annualmente sui siti di Saluggia, Trino e Bosco Marengo. Ogni 4 mesi viene effettuato un monitoraggio straordinario per l'acqua di falda superficiale del sito di Saluggia da quando stata è riscontrata - a partire dal 2006 - la presenza di Sr-90, Co-60, Cs-137 e H-3 nell'acqua di falda superficiale prelevata a valle degli impianti. I valori delle concentrazioni riscontrati non sono significativi dal punto di vista radioprotezionistico, e in particolare non costituiscono un rischio per la popolazione, ma rappresentano un importante indicatore ambientale di alcune criticità impiantistiche. Il calcolo della dose agli individui di riferimento della popolazione non ha mai evidenziato il superamento del limite di non rilevanza radiologica di 10 microSv/anno.

     

    L'inquinamento acustico rappresenta uno dei principali fattori di degrado della qualità della vita in ambiente urbano. Non sottovalutando l'importanza della componente acustica nella vita relazionale, oltre un certo limite essa diventa un rischio per la salute, intesa non solo come danno all'apparato uditivo, ma anche come "diminuito benessere". Un indicatore dell'impatto dell'inquinamento acustico sulla popolazione è il numero di segnalazioni per disturbo da rumore. Nel 2014 sono pervenuti direttamente ad Arpa 315 esposti, prevalentemente legati ad attività commerciali (compresi locali pubblici) e produttive. Il 70% circa degli esposti genera un controllo strumentale, mentre la restante parte è risolta mediante sopralluoghi, incontri tra le parti coinvolte, opere di mediazione, ecc. Dei controlli effettuati, circa il 45% presenta effettivamente problematiche di mancato rispetto dei limiti acustici. Dal 2006 è attiva una convenzione con la Città di Torino per la Mappatura acustica della rete stradale e la verifica dei requisiti acustici edifici con relativo servizio WebGis

    http://webgis.arpa.piemonte.it/basicviewer_arpa_webapp/index.html?webmap=5d25772b71104b50b41bf3f74d1fe21d

     

    Altri servizi sul Geoportale

    o Mosaicatura dei Piani di Classificazione Acustica della provincia di Torino

    o Sistema di monitoraggio acustico dell'aeroporto di Torino - Caselle

     

    Approfondimenti

    L'intero documento sullo Stato dell'Ambiente in Piemonte è consultabile all'indirizzo: http://relazione.ambiente.piemonte.gov.it/it

     

     

     

    Nota(1) Gli autori dei singoli argomenti sono riportati nel documento: Relazione sullo Stato dell'Ambiente in Piemonte 2015 http://relazione.ambiente.piemonte.gov.it/it

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