Editoriale n.50 - Il distretto UNESCO del Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (esperto in Paesaggio ed Aree Protette)

     

    Testata_Articoli_50L'intenzione di questo numero di Politiche Piemonte è di sollecitare una riflessione sui programmi UNESCO, letti nel loro insieme e non come singoli "marchi di qualità", cogliendone inoltre meglio il loro significato etico-politico-ambientale, sociale ed economico. Un focus che affronta il tema della valorizzazione fuori dai canoni classici dell'attenzione ai "patrimoni", per collegarsi alle questioni del ruolo dei programmi internazionali nelle strategie territoriali sulle quali l'approvazione recente del Piano paesaggistico e l'aggiornamento in corso del Piano territoriale regionale dovrebbero stimolare la partenza di una fase operativa nuova.

    Un dibattito che si connette quindi con le politiche dello sviluppo locale attraverso l'effetto "territorializzante" che le piattaforme UNESCO generano raccogliendo intorno a obiettivi e progetti una comunità che permette ai territori di attivare iniziative di mobilitazione delle risorse pubbliche e private. L'innovazione risiede in particolare nel fatto che i programmi UNESCO rimettono al centro del modello dello sviluppo locale le risorse naturali, paesaggistiche, agricole, turistiche, fruitive e della green economy, come asset di investimento, proponendo una "territorial economy", che innova i tradizionali modelli manifatturieri ai quali ancora si guarda, non senza enfasi, per uno sviluppo delle comunità locali.

    Un secondo valore aggiunto è il fattore identitario che i programmi UNESCO possono generare, mobilitando localmente le volontà di appartenenza e radicamento a un territorio e innescando processi di recupero dei valori ambientali all'interno delle antinomie abitante/consumatore, luogo/sito, regione storico-biogeografica/spazio economico, che rispettivamente connotano la riterritorializzazione dei luoghi dell'accoglienza, da un lato, e della megalopoli (alienante), dall'altro (secondo la trattazione de "Il Progetto Locale" di Alberto Magnaghi).

    Le politiche "territorial oriented" determinano inoltre una "economia" indiretta sotto il profilo del risparmio preventivo: meno consumo di suolo, maggiori azioni nel campo della prevenzione idrogeologica, facilitazione della fruizione degli ambienti naturali e rurali, promozione del consumo alimentare locale e a km-0, sono tutte azioni che generano risparmi positivi alla salute e una minore esposizione alle catastrofi "artificiali", solo per citare alcuni degli effetti tangibili di un uso del suolo meno scriteriato e più consono alla sua "natura".

    Come richiama Roberto Gambino in alcune sue recenti considerazioni su questi temi, prodotte in occasione dei Seminari organizzati nel 2014 dalla rete Europea UNISCAPE e raccolti nei Quaderni di Carreggi: Il "generale degrado ambientale, in cui spiccano alcuni fenomeni troppo noti per richiedere specifici commenti, quali il consumo e lo spreco di suolo, dell'acqua e delle altre risorse e l'esaurimento e la sospensione di ogni cura della terra, sono fenomeni noti, che tuttavia solo negli ultimi decenni hanno trovato riscontro in testi normativi a valenza internazionale, o in manifesti o orientamenti culturali ("Caring for the Earth", 1992, ed altri.) e solo più recentemente sembrano delineare un cambio radicale di prospettiva nei rapporti tra l'uomo e il mondo, come quello disegnato dall'Enciclica Papale del 2016. E' a questa prospettiva che occorre riferirsi per cogliere il fondamento filosofico di quei rapporti e il sistema di principi – costituzionalmente garantiti - cui si ispira e anche, di conseguenza, le nuove frontiere delle politiche ambientali. "

    Sono considerazioni che spingono anche a esaminare una seconda categoria affrontata sempre da Gambino che riguarda la categoria dell'emergenza: "Tra questi, assume un peso rilevante nell'attuale congiuntura politica-sociale il discorso pubblico sull'emergenza. Non solo o soltanto sulle diverse emergenze che catturano l'attenzione dei media (in nome delle catastrofi naturali, o delle vicende politiche o culturali o delle tragedie belliche o persino degli eventi sportivi). Ma anche e più frequentemente in nome della risonanza pubblica che tali eventi possono avere o non avere in ragione delle comunicazioni attuate o create, delle scelte subite o proposte. Si apre a questo riguardo un ampio capitolo, ma ciò che si vuol qui sottolineare è il rapporto tra emergenza e globalizzazione: tra il peso crescente che le scelte pubbliche assegnano all'emergenza e quello assegnato alla globalizzazione."

    Valutazioni che Gambino spinge anche verso i temi della revisione dei metodi di trattamento della pianificazione che si legano a programmi che mirano a individuare specifici obiettivi in territori dati: "Se si riconosce il rapporto dialogico che lega la pianificazione strategica o strutturale alla zonizzazione tradizionale e alle sue possibili modificazioni, sembra aprirsi la strada di una interpretazione critica dell'attuale contesto normativo. Una critica appropriata dell'attuale contesto di idee deve anzitutto consolidare il blocco fondativo dei principi e degli orientamenti di fondo su cui si regge l'edificio normativo, integrandolo dinamicamente con la struttura esistente. La lettura critica dell'esistente deve consentire di cogliere gli aspetti positivi e quelli negativi, le opportunità e le risorse, nel più ampio quadro valutativo del 'Distretto Unesco', e della crisi della modernità."

    Parlare di piattaforme UNESCO significa in sintesi occuparsi della creazione di nuove "imprese territoriali locali" che grazie alle loro governance interne, al ruolo di aggregatori di progettualità e di generatori di nuovi interventi, possono rimettere in moto economie locali e ridare speranza a ambiti che spesso vivono profonde crisi contemporanee (come nel caso delle c.d. Aree interne).

    Su questo insieme di aspetti si concentrano gli interventi contenuti in questo numero di Politiche Piemonte. Il primo contributo di D. Genovese si sofferma sul significato ecologico da un lato e storico culturale dall'altro che le diverse azioni UNESCO determinano e vengono in particolare evidenziati gli aspetti di relazione dei programmi UNESCO con le politiche regionali di conservazione della natura.

    Il secondo contributo partendo dall'esempio del riconoscimento UNESCO nel programma Man and Biosphre di UNESCO del territorio di CollinaPo e del parco regionale delle Aree protette del Po, traccia alcuni richiami a quelle che sono anche le radici culturali e di etica ambientale che sottendono le azioni promosse dall'Organizzazione Intergovernativa (vedasi box su UNESCO seguente) .

    Segue la riflessione di M.Valle e R.Tittone che evidenzia la visione "distrettuale" dei programmi dell'organizzazione mondiale UNESCO nell'area piemontese mentre il contributo successivo di E. Cimnaghi e P. Borlizzi si incentra sul programma MaB ripresentando questa esperienza nella sua più profonda valenza non solo ambientale ma anche collegata ai grandi temi degli Obiettivi del Millennio.

    S.Soldano e R.Cerrato affrontano invece le tematiche legate alla World Heritage List, la più nota e "pubblicizzata" serie dei siti UNESCO, che attiene più direttamente ai valori storico-monumentali e paesaggistici e che in Italia oggi annovera una ricca realtà, purtroppo non sempre oggetto di una adeguata gestione di qualità (come nel caso di Venezia e Pompei).

    La parte finale prende in esame una realtà UNESCO che investe sulle intelligenze e le competenze (non sui territori):, le cattedre UNESCO, non così note seppur presenti nella realtà piemontese sia presso il Politecnico che nell'Università di Torino con il contributo di G. Mondini e D. Padovan.

    Questo insieme di realtà disegnano a scala regionale l'impegno di UNESCO che si manifesta anche in importanti esperienze associative di supporto, come i Centri UNESCO di cui esiste anche una sede in Torino. E' un impegno orientato su varie direzioni che permettono e stimolano una visione sul aperta dei sistemi locali, orientata a promuovere progetti radicati nel territorio ma coerenti con la visione di Piano entro cui oggi è gioco forza agire e nella quale ognuno ha la responsabilità di muoversi.  

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