Sviluppo, economia, etiche territoriali e programmi UNESCO: una prospettiva glocale “territorial oriented”

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (esperto in Paesaggio ed Aree Protette)

    Introduzione

    L'esperienza del riconoscimento del territorio del geobrand "CollinaPo" guidata dall'Ente di gestione delle Aree protette del torinese, ha permesso di misurare i temi della sostenibilità ambientale e della tutela dei beni naturalistici con un insieme di questioni di più vasto respiro che trovano nei principi del programma Man and Biosphere (in acronimo MaB) di UNESCO e nei siti da questo identificati e denominati Riserve della Biosfera, molti spunti interessanti sotto il profilo della governane delle politiche di tutela e sviluppo locale sino a quelle di carattere etico-culturale-ambientale di respiro più generale.

    L'UNESCO - E' utile richiamare come l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, da cui l'acronimo UNESCO) sia stata fondata durante la Conferenza dei Ministri Alleati dell'Educazione (CAME) che si è svolta tra il 1° e il 16 novembre 1945. La Costituzione dell'UNESCO è stata firmata il 16 novembre 1945 e la sua entrata in vigore è del 4 novembre 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati. Oggi L'UNESCO è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite ed il suo scopo è di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l'istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l'informazione per promuovere "il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite. La Conferenza dei Ministri Alleati dell'Educazione (CAME), gruppo di Ministri dell'Educazione dei Paesi Alleati contro il Nazismo che si riunì la prima volta a Londra nel 1942, per iniziativa della Gran Bretagna, manifestando l'esigenza della creazione di un organismo sovranazionale in grado di diffondere la cultura della pace, della democrazia e dell'uguaglianza degli uomini che si sarebbe dovuto occupare delle questioni intellettuali nel dopoguerra. E' infatti nella Conferenza del 1943 che venne redatto il testo dell'Atto Costitutivo dell'UNESCO, la Costituzione dell'UNESCO, che è stato firmato il 16 novembre 1945 ed è entrato in vigore il 4 novembre del 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati: Arabia Saudita, Australia, Brasile, Canada, Cecoslovacchia, Cina, Danimarca, Egitto, Francia, Grecia, India, Libano, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Stati Uniti d'America, Sudafrica e Turchia. L'Italia entra a far parte dell'organizzazione nel 1947 mentre gli Stati Uniti ne escono, per la seconda volta, nel 2017.

    Le Riserve della Biosfera, pur somigliando alle aree protette, vanno oltre il semplice concetto della protezione e valorizzazione, e sono concepite come laboratori territoriali per favorire un equilibrio duraturo tra le necessità di conservazione della diversità biologica e di sviluppo socio-economico. Rappresentano, pertanto, siti- modello per lo sviluppo sostenibile che mettono in campo soluzioni efficaci e funzionali in grado di convincere i fruitori del territorio della bontà del processo: deve essere mantenuto nel lungo periodo, deve salvaguardare le risorse ambientali ed i relativi servizi ecosistemici, deve essere economicamente produttiva produttivo enon deve generare effetti negativi.

    Il processo è stato avviato autonomamente dall'Ente di gestione nel 2014 a seguito di un tentativo di raccordo con l'Amministrazione regionale e grazie alla sollecitazione giunta dall'Istituto SiTi di Torino, che in quegli anni stava analizzando alcune realtà ed esperienze nazionali in materia di cura e valorizzazione territoriale. Le sue radici possono rintracciarsi nella attività di rete territoriale e cooperativa che lo steso Ente svolge sin dal 1997, quando avviò la proposta di costituzione di un programma integrato territoriale, che divenne poi il progetto Corona Verde, nonché a seguito delle attività svolte con il Masterplan Po dei Laghi (fase di applicazione del Progetto Territoriale Operativo del Po sulle aree interessate dalle attività estrattive nel territorio tra Moncalieri e Faule a sud di Torino) e infine con i lavori avviati sin dal 2001 nell'ambito del Piano strategico dell'Area metropolitana.

    Il Processo intrapreso è orientato all'integrazione territoriale tra le piattaforme dedicate alla tutela dei beni naturali e di quelli culturali e intende garantire un futuro alle politiche di sostenibilità attraverso la tutela degli stessi beni naturali delle aree protette gestite dall'ente. Attraverso la compresenza nell'Ente parco delle diverse azioni richieste, di posizionamento strategico delle attività, di governo degli strumenti di tutela e gestione della biodiversità, di sviluppo di azioni di coinvolgimento e sensibilizzazione dei cittadini e della comunità, si è riusciti a rispondere ai contenuti del Dossier di candidatura MaB e a avviarne quindi la presentazione, avvenuta nel settembre del 2015. Un stato un processo che ha visto tre categorie di attori coinvolti, per ognuno dei quali è stata attivata una specifica azione di raccordo e partecipazione.

    Delle 85 Amministrazioni comunali che sono state individuate nel progetto di candidatura ben 50 amministrazioni della Collina torinese erano state coinvolte direttamente a partire fin dal 2013. Con esse l'Ente aveva avviato un dialogo sui valori territoriali ed era già stato costruito il progetto di valorizzazione delle rete dei sentieri della Collina torinese. Successivamente l'attività si è sviluppata attraverso confronti sui territori nei quali non sono mancati, a fronte di un generale interesse per la proposta, atteggiamenti di diffidenza rispetto a programmi di area vasta nei quali alcune realtà locali ritenevano di vedere dispersa la propri specifica identità. Un aspetto che ha spesso caratterizzato la cooperazione intercomunale torinese, a causa dei numerosi casi di progettualità avviati che hanno determinato scarse ricadute locali.

    I soggetti privati, le organizzazioni della società civile, i cittadini sono stati oggetto di coinvolgimento attraverso meeting e iniziative che l'ente ha organizzato all'interno delle piattaforme culturali quali: il Salone del Libro e la sua attività OFF, Terra Madre, le feste patronali come il "San Giovanni" di Torino, il Festival di Architettura in Città, Contemporary Art Torino e Piemonte, nonché progetti dedicati come la piattaforma evento Superga Park Tour.

    In quest'ultimo caso le attività hanno avuto lo scopo di sensibilizzazione ai temi ambientali attraverso un insieme variegato di iniziative: concerti, performance di danza e coreutica, mostre d'arte e di fotografia, camminate guidate e seminari di confronto sui temi connessi alla candidatura UNESCO. Sono state attività che dalla hanno riscosso successo e avuto una vasta eco sulla stampa e sulle testate dei diversi settori interessati.

     

    Fig A Le aree MaB lungo l'asta del Fiume Po (comprendente l'area in corso di candidatura della media Valle del Po)

    2.ostellino_fig.2_img_MaB_del_bacino_del_Po

    E' stato un processo che ha guardato anche al valore ambientale di scala vasta, in particolare al bacino idrografico. Infatti un fattore di rilievo che i territori UNESCO portano con sé è l'effetto rete transcalare che essi possono generare. Ne è un caso esemplare la recente esperienza dei MaB lungo l'asta del Po nel Bacino idrografico del Po che ha visto, in una sequenza temporale che parte nel 2014 per concludersi nel 2016, la nascita delle tre aree che interessano le sorgenti del Po (l'area del Monviso), il Delta e la più grande area metropolitana che sorge sull'asta del Po (CollinaPo).

     

    La costruzione di partenariati e riconoscimenti di tale natura assume un effetto volano sul territorio sia rispetto alla sensibilizzazione di territori che si trovano intercettati in queste politiche (come ad esempio l'attivazione della candidatura del MaB della Medio valle del Po, denominato Po Grande) sia come elemento che stimola la ripresa di politiche territoriali di area vasta grazie al Manifesto per il Po e al Progetto Speciale Strategico Valle del Po avviato dall'Autorità di Bacino del Fiume Po.

    La complessità dei temi ambientali e territoriali e le loro conseguenze sulle dimensioni sociali, economiche e politiche del rapporto uomo-natura è oggi una prospettiva contingente non più collocata nel "futuro" ma nella realtà quotidiana, come testimonia l'incremento delle catastrofi ambientali. L'occasione che le attività e iniziative UNESCO offrono (Fig. B ) è una "buona occasione" per mantenere viva l'azione critica e la costruzione di nuovi scenari di crescita regionale. Uno scenario che anche la candidatura di CollinaPo ha contribuito a costruire, come testimonia l'iniziativa del Distretto UNESCO Piemonte avviata nel 2016 e l'integrazione con i numerosi altri aspetti che vivono negli altri programmi UNESCO e con i quali il processo avviato con CollinaPo ha iniziato a confrontarsi.

     

    Fig. B - Il sistema dei territori UNESCO in Piemonte (cartografia elaborazione Istituto SITI 2016)

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    Evitare l'autoreferenzialità, spesso caratteristica di troppe iniziative locali, e promuovere la creatività e gli scambi appare una modalità necessaria per aumentare l'efficacia della comune conoscenza di strumenti e strategie per il raggiungimento degli obiettivi fissati.

    Un tema di particolare importanza, che è stato oggetto del dibattito nella candidatura a MaB di CollinaPo, è appunto quello delle forme di gestione di un territorio così vasto ed articolato, seppur raccolto nell'immagine di unione identitaria rappresentato dal fiume Po e dalle colline che lo circondano. La presenza dell'Ente di gestione del Parco ha permesso infatti di poter coagulare intorno a sé forme di cooperazione che oggi sono da esempio per più recenti esperienze, come nel caso del sito UNESCO dei paesaggi viti-vinicoli e della sua Associazione. L'istituzione di siti UNESCO porta con sé infatti anche la nascita di numerose forme di gestione partecipata ed innovativa del territorio, con la formalizzazione più o meno gerarchizzata di gruppi di lavoro, cabine di regia ed altri istituti che nel loro insieme facilitano la cooperazione locale e creano forme di scambio e condivisione degli strumenti di gestione che nei classici istituti pubblici presentano, per contro, molta meno flessibilità.

    E' da sottolineare come la possibilità fornita ai territori di potersi candidare sui diversi programmi UNESCO rappresenti un riconoscimento di eccellenza territoriale nonché una "opzione permanente" per la qualificazione di una data area in una fase economica nella quale la crisi della finanza pubblica si presenta in tutta la sua profondità. Le piattaforme UNESCO costituiscono cioè un'occasione per lo sviluppo. L'effetto di appartenenza ad un progetto di forte visibilità può dare al sistema dell'economia locale una prospettiva di nuova collocazione e insieme di partecipazione e promozione, stimolando l'ancoraggio delle produzioni del territorio, in particolare di quelle sostenibili. Una spinta alle professioni dell'accoglienza, a tutto il settore dei servizi, ma anche ai campi dell'artigiano e della produzione innovativa e, più in generale, nel settore della creatività, può essere la chiave per l'internazionalizzazione che UNESCO offre. E' un terreno interessante e decisamente nuovo nel quale occorre progettare partendo da bacini intercomunali e uscendo dalle logiche localistiche e da una visione spesso chiusa.

    Il mantenimento di standard e il reporting continuo a cui i siti e i programmi di riconoscimento UNESCO obbligano, fanno da stimolo alla realizzazione di progetti "a ingaggio" e comportano tempi definiti e "verifiche" costanti che certamente modificano le prassi amministrative e non sono applicate in altri casi di "progettualità territoriale" come le aree protette o le aree a tutela paesaggistica.

    Vi è inoltre una ricaduta di carattere gestionale connesso alla necessità della cogestione pubblico-privata con il coinvolgimento degli operatori economici, culturali e sociali del territorio. E' un aspetto che è stato percorso con attenzione nello stesso processo di candidatura di CollinaPo, che ha espresso nel suo territorio una riconosciuta 'buona pratica' che nella cooperazione tra aziende del settore estrattivo ed ente del parco sostengono economicamente i territori mediante il versamento di una quota finanziaria sia ai Comuni che all'Ente parco.

    Non ultimo, anzi per molti versi primo, vi è l'aspetto connesso all'adesione a principi etici e di cultura ambientale e sociale che l'impegno alla partecipazione a una candidatura ad un programma UNESCO comporta. Come sottolineato nelle recenti linee guida nazionali italiane delle Riserve della Biosfera, il carattere di "marchio di promozione" cui i territori UNESCO hanno fatto eccessivamente rincorso (come elemento di promozione turistica e direttamente di ricaduta economica locale) è in contrasto con i principi dell'UNESCO, che invece richiedono alle comunità prima di tutto un impegno etico e culturale per la tutela, valorizzazione e cura del paesaggio, dei luoghi e delle tradizioni candidati nelle diverse piattaforme UNESCO.

    Ritorna qui il valore culturale ed educativo che è la base ideale che UNESCO propone, in luogo di una certa "commercializzazione" che ha spesso illuminato di luce falsata le azioni di candidatura e la stessa gestione. Su questo tema, etico e culturale, è particolarmente significativo il caso del programma Man and Biosphere, voluto e ottenuto nel 1971 dall'operato di Valerio Giacomini. Il botanico e pensatore ambientale dell'Italia degli anni a cavallo tra '60 e '70 ha ben espresso nella raccolta dei suoi scritti "La Rivoluzione tolemaica" il senso che questo programma ha lanciato: la responsabilità di una comunità sta nel comprendere quale sia concretamente il posto occupato nel proprio territorio e sul pianeta, per valutare tutti gli effetti che il suo operare genera sulla biosfera, come luogo nel quale i meccanismi della vita si producono e si sviluppano sulla base di delicati e precisi equilibri. E' una visione intimamente legata ai principi base dell'ecologia, che guarda più alle azioni per ricucire le ferite inferte dall'economia e dall'industria dell'800 e '900 ai territori che alle misure di vincolo.

    Sono spunti culturali che ritroviamo nel contemporaneo di V. Giacomini, Aurelio Peccei, che con le sue visioni di scala planetaria e di carattere integrato e sistemico aveva già fornito gli elementi di base per la costruzione di una etica ambientale innovativa fin dagli anni '70, poi sfociata nel lavoro del Club di Roma e nella 'pietra miliare' de "I limiti dello sviluppo" (1972). Culture ambientali che affondano le loro radici anche in pensatori come G.P. Marsh (con il suo Man and Nature del 1864) o Vladimir Vernadskij (con il suo saggio sulla Biosfera del 1929).

    L'operatività per la consapevole gestione dei patrimoni culturali e biologici non passa tanto per l'identificazione di nuove e più moderne visioni quanto dal recupero di pensieri e visioni che sono già elaborate e che gli strumenti UNESCO aiutano a integrare maggiormente alle politiche locali.

     

    Bibliografia

    AA.VV. Proceedings of the UNISCAPE En-Route International Seminar LAN DSCAPE OBSE RVATORIES in Europe II - Uniscape En-Route a. I - n. 1 – 2015 ISSN 2281-3195 / Organised by UNISCAPE , CI VILSCAPE , RECEP -ENE LC, UNI VERSI TY OF TURIN and POLITECNIC O DI TORINO - Torino 22-23 September 2014

    R.Gambino A.Peano, 2015. Nature Policies amd landscape Policies. Edizioni Springer

    V.Giacomini, 1983 . La rivoluzione tolemaica. Edizioni La Scuola

    A. Magnaghi, 2000. Il progetto locale. Edizioni Bollati Boringhieri

    G.P. Marsh, 18964 Man and natur. Charles Scribner Ed.

    A.Peccei, 1976. La qualità umana. Edizioni Mondadori

    L.Solima, 2005, La valutazione del ruolo del marchio Unesco nella valorizzazione turistica del territorio attraverso uno studio su tre siti italiani: aspetti metodologici, evidenze empiriche ed indicazioni operative. Seconda Università degli Studi di Napoli

    V.Vernadskji, 1999. La Biosfera e la Noosfera. Edizioni Sellerio

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