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Le Linee Guida regionali per l’attuazione dei Contratti di Fiume e di Lago E-mail

di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – Politecnico di Torino (DIST)

Introduzione : una convergenza di intenti

Il 19 settembre 2011, con Delibera della Giunta Regionale n. 16/2610, la Regione Piemonte ha approvato le "Linee Guida Regionale per l'attuazione dei Contratti di Fiume e di Lago". Si tratta di un documento importante, che sottolinea sia il costante impegno della Regione nell'ambito della gestione integrata delle risorse idriche attraverso la messa in atto di azioni di governance territoriale, sia il carattere innovativo che l'esperienza dei Contratti di Fiume e di Lago piemontesi assume nel panorama nazionale.

In Piemonte, i Contratti di Fiume si configurano come uno degli strumenti di attuazione del Piano di Tutela delle Acque (PTA) il quale, in relazione alle indicazioni contenute nel D.Lgs. 152/2006, declina alla scala dei singoli bacini idrografici la definizione di azioni per il risanamento, il recupero e il miglioramento degli ecosistemi acquatici, in un'ottica di utilizzo sostenibile delle risorse idriche sotterranee e superficiali. Il PTA piemontese, in particolare, stabilisce che gli obiettivi ambientali connessi alle criticità quali-quantitative delle acque e alla salvaguardia dal rischio idraulico siano conseguiti attraverso la partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nella gestione, nell'utilizzo e nella fruizione della risorsa idrica a livello locale, per pervenire a soluzioni specifiche, concordate e condivise.

Nel 2006, la Regione Piemonte ha promosso e finanziato l'attivazione di alcuni casi pilota di "Contratti di fiume o Contratti di lago" al fine di sperimentare questa modalità di azione e mettere a punto i processi necessari per il suo consolidamento nelle pratiche. Sono stati così avviati quattro contratti pilota, su altrettanti bacini idrografici individuati dal PTA come particolarmente critici: i bacini del Sangone (Provincia di Torino), dell'Orba (Provincia di Alessandria), del Belbo (Provincia di Asti) e dell'Agogna (Provincia di Novara). Per quanto non si tratti della prima esperienza nel panorama nazionale (primato che spetta alla Lombardia, che già nel 2004 aveva avviato un CdF sui corsi d'acqua che compongono il bacino del Lambro, Severo e Olona), il caso piemontese presenta un grado di avanzamento e sistematicità che lo rendono un esempio particolarmente interessante e innovativo nel panorama italiano. L'interesse dell'esperienza piemontese concerne tre aspetti principali, diversi ma interrelati. Il primo aspetto riguarda il ruolo della Regione che svolge un'attività di coordinamento, animazione e accompagnamento dei processi e di definizione delle opzioni politiche di fondo su cui costruire i processi decisionali e la gestione degli stessi. Il secondo aspetto è invece relativo al tentativo di definire una chiara e condivisa strategia interistituzionale per il governo delle acque, in cui ad ogni livello istituzionale (Regione, Province, Comuni) è affidato un ruolo definito. Il terzo aspetto, infine, riguarda il successo dei "casi pilota" e l'opportunità di "estendere" la procedura sperimentale a tutti i 34 bacini idrografici piemontesi individuati dal PTA, trasformandola così in una modalità ordinaria di gestione integrata e partecipata delle risorse idriche alla scala locale.

Per affrontare questi aspetti, la Regione ha avviato, contestualmente all'attivazione dei progetti pilota, un'attività di ricerca finalizzata all'elaborazione di "Linee Guida" per l'attuazione dei Contratti di Fiume e di Lago piemontesi. La ricerca biennale, dal titolo " Supporto alla gestione dei Contratti di Fiume e stesura delle Linee Guida per la loro attuazione" è stata commissionata nel 2008 al Dipartimento Interateneo Territorio del Politecnico e Università di Torino. Il gruppo di ricerca è costituito da Francesca Governa (responsabile scientifico), Silvia Guerra e Alessia Toldo.

Partendo da un lavoro operativo di accompagnamento di due Contratti (Sangone e Agogna) e dall'analisi delle più avanzate esperienze francesi dei Contrat de Rivière, con la ricerca si è lavorato al fine di delineare la struttura di base del processo che deve condurre alla definizione di un Contratto, senza tuttavia proporre procedure standard, rigide e predefinite. In questo modo le Linee Guida concorrono, insieme alle sperimentazioni dei CdF pilota, a realizzare una vera e propria strategia regionale per affrontare e risolvere i problemi legati alla gestione delle risorse idriche, in una prospettiva territorialmente integrata.

 

I contenuti delle Linee Guida regionali

Le Linee Guida Regionali intendono quindi orientare la costruzione di uno scenario conoscitivo e operativo condiviso, favorendo l'interazione fra i diversi soggetti coinvolti e fra le diverse politiche implicate nella gestione integrata delle risorse idriche. Esse, in particolare, definiscono un quadro di riferimento comune entro il quale i diversi attori implicati nella governance territoriale delle acque andranno autonomamente a operare e forniscono ai soggetti coinvolti le indicazioni da seguire e i passaggi da compiere per l'elaborazione, l'attuazione e la gestione dei CdF/L.

Così come descritto nello schema 1, il percorso disegnato dalle Linee Guida regionali si articola in quattro fasi principali (preparazione; attivazione; attuazione e consolidamento), per ognuna delle quali sono indicati i documenti da produrre, le procedure da espletare e i risultati attesi. In particolare:

  • nella fase di preparazione si procede (i) all'elaborazione del Dossier Preliminare, in cui indicare le caratteristiche del bacino fluviale nel quale si intende avviare il Contratto e focalizzare i punti di forza e di debolezza del territorio e (ii) alla firma del Protocollo di intesa, sottoscritto dai soggetti locali per esprimere la volontà e gli impegni assunti nel processo di elaborazione del Contratto;
  • nella fase di attivazione si definisce il Piano di Azione, a sua volta composto dall'analisi territoriale, dal piano di comunicazione e partecipazione, dall'abaco delle azioni e dal programma di monitoraggio; inoltre si procede all'elaborazione della Valutazione Ambientale Strategica per valutare la sostenibilità ambientale delle misure contenute nel Piano di Azione e la verifica della coerenza con altri piani e programmi presenti sul territorio del bacino;
  • nella fase di attuazione si procede alla realizzazione delle misure e degli interventi previsti dal Contratto secondo le modalità, le responsabilità, le tempistiche e le risorse finanziarie indicate e sottoscritte nel Piano di Azione;
  • nella fase di consolidamento, infine, si stabilizzano le pratiche contrattuali elaborate nel corso del processo, al fine di rendere tale "metodo di lavoro" una pratica ordinaria per la gestione delle risorse idriche e, quindi, affrontare e sfruttare in maniera integrata e partecipata i conflitti, le criticità e le opportunità che possono via via presentarsi.

 

Schema 1

Img_GovernaToldo

 
Le fasi di attuazione e di consolidamento sono costantemente verificate attraverso specifiche procedure di monitoraggio, in particolare per quanto riguarda l'attuazione delle misure previste nel Piano di Azione.

Oltre a indicare le fasi necessarie per la definizione di un CdF/L, le Linee Guida Regionali indicano anche la struttura organizzativa necessaria alla elaborazione, attuazione e gestione del processo e delle sue azioni. Essa è composta da:

  • Cabina di Regia, con funzioni politico-decisionali e di coordinamento;
  • Segreteria Tecnica, di supporto alla Cabina di Regia con funzioni operative;
  • Assemblea di Bacino, sede della concertazione e della partecipazione allargata dei diversi attori e interessi presenti nel bacino idrografico;
  • Tavolo tecnico di Coordinamento regionale, istituito dalla DGR 26-7889 del 21/12/2007 con il compito di "concertare le azioni di indirizzo, supporto e coordinamento dei processi di pianificazione partecipata attuati, ai sensi del Piano di Tutela delle Acque, con i Contratti di Fiume o di Lago".

 

Conclusioni: il valore delle Linee Guida regionali

Con l'approvazione delle Linee Guida la Regione Piemonte si pone in una posizione di rilievo nell'ambito della gestione integrata e partecipata delle risorse idriche a scala nazionale. Il Piemonte è, infatti, la prima Regione italiana ad essersi dotata di un documento di indirizzo per la governance territoriale delle acque, fornendo così un esempio significativo nel panorama nazionale.

Le Linee Guida sono state redatte con l'obiettivo di dare oggettività e replicabilità a un percorso metodologico caratterizzato da elementi comuni e, allo stesso tempo, elevata adattabilità ai diversi contesti territoriali. In questo senso, si tratta di uno strumento che fornisce supporto agli enti locali e ai soggetti coinvolti senza ingessare una pratica che ha come punto di forza proprio l'ascolto del territorio e la valorizzazione delle sue specificità.

Infatti, oltre a specificare chiaramente i passaggi e le procedure istituzionali da compiere per elaborare, attuare e gestire i CdF/L, è la filosofia sottesa al documento che si configura come particolarmente innovativa. Essa infatti valorizza la caratteristica principale dei CdF/L piemontesi, ossia il loro configurarsi come un "metodo di lavoro" da consolidare nella Pubblica Amministrazione italiana, attraverso il dialogo, il confronto e la partecipazione estesa non solo a livello istituzionale, ma anche presso i soggetti privati, le imprese, le associazioni di categoria e "di opinione", la popolazione. La gestione delle risorse idriche non è quindi considerata un problema puramente tecnico e settoriale, ma si definisce come una questione trasversale, che deve coinvolgere tutti i settori delle politiche pubbliche implicati nella gestione del territorio e dell'ambiente, così come tutti gli interessi, compresi quelli più diffusi e meno rappresentati. La concezione del CdF/L come "metodo di lavoro", inoltre, sottolinea l'importanza del consolidamento: il problema della governance partecipata e integrata delle risorse idriche, infatti, non si esaurisce con la firma del Protocollo di Intesa né nell'attuazione delle misure in esso previste, ma richiede un lavoro continuo di condivisione e ascolto per il trattamento condiviso delle criticità e lo sfruttamento delle opportunità di trasformazione.