Home Arte, cultura e riqualificazione urbana A buon consiglio non si trova prezzo: una lettura economica della promozione dell’arte contemporanea a Torino
A buon consiglio non si trova prezzo: una lettura economica della promozione dell’arte contemporanea a Torino E-mail

di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (IUAV Venezia)

La cultura, un asset per lo sviluppo economico

Milioni. Si legge spesso di milioni di euro (o meglio, di dollari, ma non vi è molta differenza dal momento che qui vogliamo stare sul piano concettuale e non delle stime dei guadagni) tutte le volte che si scorrono i risultati delle aste di case come Sotheby's o Christie's quando passano lotti di arte contemporanea.

Le cifre che ruotano intorno all'arte contemporanea sono, infatti, da un po' di anni, da capogiro. Anche se è evidente che dal punto di vista delle quantità parliamo di pochi pezzi, in un mercato che nell'arte contemporanea invece è mondiale. I soggetti acquirenti sono poche centinaia nel mondo ed esprimono quindi una frazione minima della complessiva domanda globale di beni.

Ma la cultura e soprattutto, e per certi versi paradossalmente, l'economia della cultura, guardano altrove, lontano dai prezzi. Per gli economisti il principale ruolo dell'arte e della cultura è quello di rappresentare veicoli privilegiati per promuovere lo sviluppo economico urbano e regionale. La questione è analizzata in letteratura sotto diversi profili. A partire dagli studi pionieristici di Scott (2000) e Florida (2002), che si focalizzano sulle determinanti che compongono l'economia culturale delle città e sui fattori competitivi urbani che derivano dalle competenze delle classi creative, sono molti i contributi che propongono di interpretare lo sviluppo delle attività connesse con la cultura come la dimensione dominante di molte polarità urbane nei paesi di vecchia industrializzazione. Non mancano, inoltre, riflessioni teoriche che mirano alla traduzione del "paradigma della creatività" in approcci operativi all'interno della pianificazione urbana, con l'obiettivo di determinare condizioni favorevoli all'insediamento e allo sviluppo di settori "creativi". La letteratura è ormai concorde nell'identificare quale elemento fondamentale di rivitalizzazione del territorio e di sostegno alla qualità della vita, a supporto della competitività di un'area sia quale luogo di residenza, sia in qualità di meta turistica, sia come luogo privilegiato per avviare alcune importanti forme di impresa, la presenza di un ambiente ricco di stimoli culturali veicolato da una capillare diffusione dell'offerta culturale. Il senso economico della cultura nei processi contemporanei di sviluppo postindustriale sta principalmente nel suo indispensabile ruolo di catalizzatore di nuove modalità di produzione e di consumo dei beni e dei servizi sempre più legate ad una dimensione immateriale del valore aggiunto.

Il concetto di cultura nella letteratura economica è oggi sempre più spesso usato nell'accezione di "capitale culturale" (Throsby, 2001), un tipo di capitale, che attraverso la creatività e l'attività intellettuale entra nella produzione di beni materiali e immateriali con forte dimensione culturale. In termini generali e intuitivi, la cultura può essere, infatti, vista come caratterizzata sia da una dimensione tangibile, sia da una dimensione intangibile. Forme tangibili di capitale culturale sono ad esempio rappresentate dalla produzione artistica di pittori o scultori, così come dagli edifici monumentali presenti nei centri storici delle città o nei siti archeologici o museali. In maniera simile, si può evidenziare però anche una dimensione non tangibile delle risorse rappresentate dalla cultura. Se si prendono in considerazione espressioni quali le idee, le tradizioni, il linguaggio, le abitudini di una comunità, a cui i membri si riferiscono per definire la propria identità, ecco che si rende manifesta la presenza di un capitale culturale secondo una più ampia accezione rispetto alla precedente.

 

A Torino la cultura spinge l'atmosfera creativa

Tra gli assi strategici identificati per accompagnare la transizione postfordista di Torino, quello della cultura rappresenta un elemento di indubbia rilevanza. In molte delle azioni avviate nell'ambito delle politiche culturali si legge chiaramente l'intento di fare della città un luogo privilegiato per il consumo e la produzione di cultura. Oggi Torino, pur non essendo certamente una delle mete turistiche favorite dal tipico turismo nazionale e tantomeno internazionale, seppur il suo turismo sia in costante crescita, è caratterizzata da un'offerta museale ed espositiva straordinariamente ricca in termini di varietà e numero di istituzioni, sia pubbliche sia private. Si contano 55 musei appartenenti al Sistema Museale Metropolitano di Torino che, avendo comunque attirato nel 2010 circa 3,5 milioni di visitatori, hanno fatto registrare un record di circa 5 milioni di visitatori nel 2011, in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Torino riflette inoltre nella qualità e nella quantità della sua offerta espositiva una particolare predilezione per l'arte contemporanea, a partire dalle collezioni e dalle esposizioni della GAM (Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea), il più antico museo d'arte moderna d'Italia, del Castello di Rivoli, che ospita il Museo di Arte Contemporanea, e del PAV (Parco Arte Vivente), specializzato nell'"analisi, sperimentazione e divulgazione dell'arte del vivente", inaugurato nel novembre 2008. Ma nel panorama cittadino legato all'arte contemporanea spiccano le azioni di istituzioni private, piccole e grandi. Il settore delle gallerie ne conta oltre 45 ed è unito alla presenza di 3 grandi istituzioni private: la Fondazione Merz, istituita nel 2005 per conservare e valorizzare il fondo delle opere di Mario Merz, la cui patria d'adozione è stata Torino, e operativa in una ex centrale termica delle Officine Lancia; la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che dal 2002 ha aperto al pubblico una vasta e attiva area espositiva in uno spazio industriale dismesso; e la Pinacoteca Agnelli, che espone la collezione privata della famiglia Agnelli in un apposito spazio costruito sopra l'ex fabbrica Fiat dello stabilimento del Lingotto, dismesso negli anni '80 e trasformato dall'archistar Renzo Piano in un centro congressi e commerciale. L'azione privata di questi tre attori dell'arte contemporanea porta con sé il particolare pregio di aver saputo, e voluto, unire alla propria attività di promozione dell'arte contemporanea un'azione di recupero e valorizzazione di aree ad uso ex industriale.

Sono esempi di rigenerazione perfettamente riuscita.

Ma non è solo l'arte nella sua accezione più classica di elemento del contesto espositivo a svolgere un ruolo importante nella città. Si è assistito, per fare un paio di esempi, a un grande sforzo per il sostegno alle attività cinematografiche, attuato principalmente attraverso l'azione della Film Commission che nel 2011 ha sostenuto la realizzazione di 51 produzioni con un investimento di quasi 28,5 milioni di euro, e sono state concentrate risorse per la promozione della lettura con diverse iniziative tra cui spiccano il Salone Internazionale del Libro, che ospita più di 1.400 editori e 300.000 visitatori in cinque giorni nella sua manifestazione – la più grande d'Italia e fra le più importanti in Europa – dedicata all'editoria e alla lettura, il Circolo dei Lettori e il sistema delle 17 biblioteche civiche torinesi.

E che tutto questo non sia il risultato di un casuale attivarsi di alcune eccellenze lo si comprende bene anche da una lettura dei due piani strategici di cui si è dotata la città nel 2000 e nel 2006. Il primo Piano strategico, pubblicato nel febbraio del 2000, tra le sei linee strategiche di cui era composto, dedicava la quinta esattamente a "promuovere Torino come città di Cultura, Commercio e Sport" e indicava in particolare quattro obiettivi di carattere culturale: valorizzare e sviluppare il patrimonio culturale; coordinare le attività culturali e programmare eventi di carattere internazionale; sviluppare l'industria turistica; posizionare la destinazione Torino/Piemonte nel mercato turistico nazionale e internazionale.

Il Piano strategico del 2006, tutto concentrato sulla dimensione positiva dello sviluppo basato sull'economia della conoscenza, dedica alle risorse culturali una visione di promotore dello sviluppo, proponendo di valorizzare le istituzioni culturali ponendole al servizio della società della conoscenza, di migliorare l'accessibilità dell'offerta culturale, e di favorire la cultura come fattore di trasformazione urbana e territoriale, anche per l'aumento dell'attrattività e dell'internazionalizzazione.

 

"Contemporary-Art" per promuovere il sistema dell'arte contemporanea a Torino con l'aiuto dei suoi giovani "guest"

A Torino è oggi possibile definire la presenza di un sistema dell'arte contemporanea grazie all'insieme coordinato di iniziative raccolte dal progetto "Contemporary-Art Torino Piemonte". Si tratta di un insieme organico di istituzioni, strutture, spazi espositivi, eventi e attori, attivo tutto l'anno, ma in particolare in occasione del vasto programma autunnale delle iniziative, durante il quale, tra le molte, si svolgono Artissima, la fiera internazionale d'arte contemporanea, e Paratissima, la versione off della precedente.

L'organizzazione, e la raccolta organica delle informazioni relative a tale organizzazione, vive principalmente in un sito web attivo dal 2009, che ospita le informazioni relative alle numerose iniziative, a Torino e nell'area torinese, legate alla promozione dell'arte contemporanea nei suoi diversi linguaggi, compresi quelli della musica, della danza, del teatro e del cinema, e nelle sue articolazioni con il sistema della fruizione e del mercato collezionistico.

Nel suo insieme, Contemporary-Art rappresenta però molto più che un portale, poiché consente (almeno potenzialmente) la messa a sistema su più livelli di tutti gli eventi legati all'arte contemporanea. Dal punto di vista istituzionale sono coinvolti la Divisione Cultura, Comunicazione e Promozione della Città, della Città di Torino, la Direzione Cultura, Turismo e Sport della Regione Piemonte, la Fondazione Per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT, sotto il coordinamento generale del Settore Arti Contemporanee, della Città di Torino. Dal punto di vista dei soggetti coinvolti, ne fanno parte i musei pubblici specificamente vocati a promuovere la fruizione dell'arte contemporanea quali la GAM, il Castello di Rivoli e il PAV, a cui si affiancano i due privati che dedicano esclusivamente all'arte contemporanea le proprie attività, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la Fondazione Merz. Ma non sono solo le istituzioni consolidate come musei e fondazioni dedicate all'arte contemporanea a far parte del sistema che viene individuato da Contemporary-Art. Anche gli spazi dedicati in misura temporanea o parziale all'esposizione, promozione, formazione o produzione artistica contemporanea sono da includere. Quindi troviamo la Pinacoteca dell'Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, la Venaria Reale, il MIAAO (Museo Internazionale delle Arti Applicate), la Fondazione 107, l'associazione Barriera. A

queste si aggiungono quelle collocate fuori Torino, come Cittadellarte Fondazione Pistoletto che ha sede a Biella (ma che ha evidentemente una robusta portata nazionale e internazionale legata alla figura del maestro Michelangelo Pistoletto), il CeSAC Filatoio di Caraglio e l'Arca di Vercelli.

Vi sono poi i singoli eventi, che non fanno riferimento "fisicamente" ad alcuna istituzione cittadina consolidata in quanto si svolgono in luoghi insoliti o insolitamente allestiti, così come le iniziative di arte pubblica (si veda a tal proposito il capitolo di Albano, Aliprandi e Mela).

Sono infine parte attiva e fondamentale del sistema le Gallerie dedicate all'arte contemporanea, che, come già detto, sono ben 45, in una città che conta circa 900 mila abitanti. La formula con cui si presentano al mercato è però generalmente molto tradizionale e legata al paradigma del withe cube, silenzioso non solo negli spazi ma anche nelle informazioni disponibili.

Ben lontano dunque dalla dimensione innovativa presentata per esempio dall'Affordable Art Fair che ospita solo gallerie, in un ambiente rilassato e non convenzionale, studiato in modo che tutti, più o meno esperti e informati, possano trovare qualcosa nella variegata scelta di opere d'arte, composta sia da lavori di artisti noti, sia di giovani e sconosciuti. Tutto ciò avviene con un tetto ai prezzi di 5.000 euro, ma soprattutto con l'obbligo di esporre informazioni e prezzi per tutte le opere.

D'altronde anche Contemporary-Art nasce avendo i giovani come target prioritario, come per esempio esplicitamente dichiarato dall'allora assessore alla cultura del comune di Torino, Fiorenzo Alfieri, in un intervento su Il Sole 24 Ore dell'ottobre del 2009 in cui è delineata l'idea di creare un sistema dell'arte contemporanea a partire da Contemporary-Art. E sono i giovani, in prima battuta, anche i destinatari di una città che promuove l'atmosfera creativa e basa il suo sviluppo sulla valorizzazione delle risorse culturali.

 

Conclusioni

È difficile trarre delle conclusioni. L'arte contemporanea è, più o meno, contemporanea, ed è quindi complicato osservarne gli esiti. Le nostre città, industrialmente in declino, sono oggi socialmente, culturalmente e, in alcuni ambiti, economicamente in ripresa grazie, inaspettatamente, alla rete, che doveva invece, secondo le teorie più affermate, disgregare lo spazio in una dematerializzazione dei rapporti umani. Un importante ruolo di sintesi tra arte e sviluppo urbano è svolto dai social network e dall'innovazione sociale che portano con sé, permettendo alla cultura di diffondersi in un sistema che la vuole sempre più "democratica" e alla portata di tutti (anche se molte sacche di resistenza reggono ancora). Cosa nasca dall'interazione tra le due, ovvero dalla diffusione dell'arte contemporanea negli spazi urbani, dall'ibridazione dei diversi mezzi di espressione artistici legati al suono e alla musica, al video, alla fotografia e alla tela, alla scultura e alle installazioni che trovano indistintamente la propria scena negli spazi urbani propriamente dedicati all'arte, in quelli – fisici – per nulla dedicati ad essa, ma che grazie a essa trovano nuovo senso e nuova vita, e in quelli virtuali che nel web si rendono disponibili al mondo intero, non è ancora dato sapere. Quel che è certo è che molto sta succedendo e che un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile sembra si stia (faticosamente) affacciando, forse anche aiutato dalla perdurante crisi economica che sposta sempre più valori e attese.

 

Riferimenti Bibliografici

Florida R. (2002), The Rise of the Creative Class. And How It's Transforming Work, Leisure, Community, and Everyday Life, Basic Books, New York.

Scott A.J. (2000), The Cultural Economy of Cities, Sage, London.

Throsby D. (2001), Economics and Culture, Cambridge University Press, Cambridge.