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Editoriale n.26 - Arte, cultura e riqualificazione urbana E-mail

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Questo numero di Politiche Piemonte trae spunto da una serie di ricerche raccolte nel libro "Arte contemporanea e sviluppo urbano: alcune esperienze torinesi" uscito nell'estate 2013 per i tipi di FrancoAngeli.

Oggetto delle ricerche è il rapporto che si crea tra arte contemporanea e sviluppo delle città con una particolare attenzione al caso studio di Torino. Più nello specifico, l'unico carattere comune alle espressioni artistiche che rientrano nella definizione di arte contemporanea viene riferito alla loro collocazione temporale, ossia alla loro "contemporaneità", convenzionalmente assunta come il periodo che va dalla seconda Guerra mondiale a oggi.

Di fatto però tale termine, come più volte suggerito nel testo, racchiude un eterogeneo panorama di pratiche che convergono verso il territorio del multimediale, del politematico, del polisemantico, tanto da rendere talvolta preferibile il termine, volutamente più generico, di "linguaggio del contemporaneo".

Convenzionalmente, l'arte contemporanea si caratterizza per opere prodotte con tecniche e linguaggi interdipendenti (video-arte, pittura, fotografia, scultura, arte digitale, disegno, musica, performance, installazioni, ecc.) e, talora, da un deliberato ricorso alla tecnologia elettronica e informatica. Per quanto riguarda le diverse discipline che fanno parte dell'arte contemporanea, appare difficile, se non scorretto, tracciare divisioni nette sulla base di categorie preconcette; sussiste, invece, una forte ibridazione tra i diversi campi, un'interpenetrazione di formati, di pratiche, di contenuti. In questo senso caratteristica fondamentale dell'arte contemporanea è la convergenza e la porosità delle tradizionali categorie interpretative: in altre parole, i confini fra arte e tecnologia, fra cultura alta e cultura bassa, fra produzione e consumo, fra artista e mercato appaiono sempre più sfumati, da molti decenni a questa parte.

Nei contribuiti che seguono viene approfondita una specifica declinazione del rapporto fra arte e società, ossia la relazione fra il mondo dell'arte e lo spazio urbano, rapporto peraltro a lungo indagato ed oggetto di un ampio ed eterogeneo panorama di studi. Si tratta di collocare un certo fenomeno sociale – quello dell'arte e dei processi artistici – all'interno di un determinato spazio geografico, quello urbano.

Esistono tuttavia innumerevoli prospettive nell'analisi del rapporto fra arte e spazio urbano. Per esempio, nel solco della geografia economica tradizionale, le città possono essere considerate come spazi in cui la "concentrazione" avviene in modo spontaneo, in quanto la prossimità favorisce l'interazione fra gli attori economici (inclusi gli artisti), l'acquisizione di informazioni, la formazione di coalizioni, il consolidamento di rapporti di fiducia, l'accesso alle innovazioni. Ancora, le città possono essere immaginate come laboratori nella ridefinizione del confine fra produzione e consumo artistico: la città – come i musei – si costituiscono come cataloghi di forme e immagini per artisti, equipaggiamenti culturali a disposizione di tutti. Non a caso, l'arte contemporanea si caratterizza sempre più per la reinterpretazione e l'assemblaggio di prodotti e contenuti culturali pre-esistenti, anziché la produzione dal nulla di novità (come nella concezione modernista dell'arte, intesa come momento eroico, individuale e generativo dell'artista). E, ancora, le città sono luoghi (e soggetti) strettamente intrecciati con un'"economia politica" della cultura. L'arte si colloca all'interno di una retorica e di un'estetica che, essenzialmente, istituiscono una relazione diretta – di aderenza, di opposizione ecc. – con il modo di produzione e il regime di accumulazione dominanti; oggigiorno, quelle di un capitalismo finanziario che permea l'intero globo guidato da uno spirito di mercato in grado di organizzare interessi, élite, coalizioni di attori. È esemplificativo come negli ultimi anni intere città abbiano basato la propria strategia di sviluppo o la propria identità in rapporto a determinati artisti o prodotti culturali (si pensi su tutti alla Bilbao del Guggenheim di Frank O. Gehry). Non a caso, un "approccio normativo" alla politica della cultura si basa proprio sull'idea che il capitalismo sia passato a una nuova fase, incentrata sulla preponderanza della cultura e dell'arte come fattori produttivi e fonte di vantaggio competitivo.

In linea con l'andamento generale che vede le città del nord del mondo, piccole e grandi, impegnate nel processo di riorganizzazione del sistema dell'offerta dei servizi culturali, anche Torino ha deciso di puntare sulla diversificazione investendo soprattutto sulle industrie del turismo, della cultura, dell'arte, anche per segnare, da un punto di vista simbolico e culturale, il proprio passaggio da città dell'automobile a città della cultura. Sebbene, infatti, la città piemontese rappresenti una realtà in cui le attività manifatturiere e produttive restano centrali nella vita sociale ed economica del territorio, il governo cittadino, dalla seconda metà degli anni '90, dopo un periodo particolarmente difficile per la FIAT ed il suo indotto, ha riservato una particolare attenzione al contemporaneo nelle sue diverse declinazioni (l'arte, il cinema, il teatro, la danza, ecc.). In tal senso la stagione degli ultimi due decenni è stata caratterizzata proprio per un impegno istituzionale molto marcato (affiancato dal contributo delle Fondazioni ex bancarie), che si è concretizzato in termini progettuali oltre che economici: si è registrato in città, infatti, un aumento significativo dell'offerta culturale, con il rafforzamento e l'implementazione di spazi (musei, gallerie, pinacoteche, ecc.), eventi (mostre, fiere, ecc.) e progetti (laboratori, scuole, reti di artisti ecc.) volti a promuovere la città quale centro propulsivo della cultura contemporanea, con particolare riguardo alla cultura artistica.

Nel tentativo di schematizzare il rapporto fra arte e città all'interno della politica e della cultura dello sviluppo urbano, i contributi che seguono possono essere ordinati secondo quattro fili conduttori distinti. Il contributo di Albano, Aliprandi e Mela riguarda la "conquista" dello spazio urbano all'esterno di contenitori istituzionali che, in genere, ospitano le pratiche di fruizione artistica; in queste pagine vengono passate in rassegna le molte iniziative che contraddistinguono il panorama attuale della città di Torino e viene proposta una classificazione basata su diversi criteri (durata e articolazione spaziale, profilo degli attori coinvolti ecc.).

Il capitolo di Friel fa invece il punto sul complesso "settore" del design industriale torinese, che viene ripercorso non soltanto con riferimento alla sua costante crescita nel tempo, ma anche nei rapporti di scambio e ibridazione che intrattiene con i territori contigui dell'arte contemporanea.

I saggi di Bollo e Dal Pozzolo, da una parte, e di Rota e Salone, dall'altra, illustrano due distinte indagini sul campo effettuate durante lo svolgimento delle principali manifestazioni dedicate all'arte contemporanea. Procedendo dal generale (Bollo-Dal Pozzolo) al particolare (Rota-Salone), si presentano e si discutono i principali aspetti delle diverse iniziative, con un'attenzione particolare alla dimensione del pubblico mobilitato, alle sue tipologie sociali e al rapporto con la dimensione territoriale locale.

Il lavoro di Segre, infine, ripercorre l'esperienza peculiare di Contemporary Art come tentativo dichiaratamente sistematico (ma poi non così tanto, per fortuna) di costruire un'offerta culturale ampia nel campo fluido del contemporaneo. In particolare si presenta l'esperienza di Contemporary Guest, un gruppo di studenti universitari chiamati a valutare, insieme alla Città di Torino, la qualità degli investimenti effettuati attraverso le politiche culturali a regia pubblica e non negli ultimi anni.