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Prospettive sostenibili per applicazioni non tessili della lana italiana E-mail

di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (Ircres-CNR)

Introduzione(1)

Tradizionalmente la lana è usata soprattutto nel settore dell'abbigliamento, ma ha anche altri sbocchi, i più comuni nel mercato dei tessuti per l'arredamento, per le imbottiture e nell'artigianato. Tuttavia le applicazioni alternative più recenti sono varie e interessanti anche per i possibili impatti in termini di quantità di materiale potenzialmente utilizzabile. Alcune, più massive, stanno superando la fase sperimentale e sono già in scala industriale o semi-industriale, come nel tessile tecnico per la bioedilizia.

Altre, più o meno di nicchia, sono ancora in fase di sviluppo sperimentale, come quelle nel settore agricolo e vivaistico. Si stanno cercando circuiti produttivi diversificati per utilizzare tutto il materiale a 360°, dalla lana in fiocco ai cascami di lavorazione: il tessile tecnico è sicuramente l'ambito più promettente, non solo per le applicazioni nei settori già noti come la bioedilizia e l'agrotessile, ma anche per nuovi potenziali ambiti, come la produzione di biogas, i campi fotovoltaici oppure le funi per stabilizzare le scarpate. Alcune ricerche in corso del Cnr-Ibimet intendono caratterizzare le diverse tipologie di lane locali e autoctone per identificare i campi di applicazione più idonei a ciascuna.

 

Applicazioni non tessili a maggior potenzialità di sviluppo e relativi progetti di ricerca

Alcune proprietà della lana la rendono particolarmente adatta ad usi non tessili, specialmente nel campo della bioedilizia e in agricoltura. Tra queste: l'isolamento termico superiore a qualsiasi altro materiale naturale, in quanto è una fibra molto igroscopica, in grado cioè di assorbire vapore acqueo fino a un terzo del suo peso senza risultare bagnata, senza gonfiarsi o modificare la sua struttura. Al tempo stesso è capace di cedere lentamente l'acqua assorbita regolando l'umidità dell'ambiente; l'assorbimento di umidità genera calore che rallenta sensibilmente il processo di raffreddamento; presenta inoltre resistenza alle muffe, atossicità, biodegrabilità, proprietà disinquinanti e un ottimo potere di isolamento acustico che permette di abbattere il rumore fino a quasi il 50%. Grazie a queste caratteristiche, tra le applicazioni non tessili a maggior potenzialità di sviluppo si annoverano quelle di seguito descritte.

Lana per pannelli isolanti nella bioedilizia - La lana di pecora possiede molte caratteristiche richieste dalla bioedilizia e si propone quindi come un'ottima alternativa alle fibre minerali nell'isolamento termico e acustico. Elastica e traspirante, è un'ottima fibra climatizzante: per la citata igroscopicità favorisce una regolazione naturale dell'umidità all'interno delle abitazioni e riduce il rischio di condensa. Le fibre usate sono soprattutto corte, ovvero quelle scartate dall'uso tessile, che prima venivano spesso bruciate per evitarne i costi di smaltimento. Tuttavia è piuttosto frequente che in Italia tale lana sia ancora importata da Austria o Nuova Zelanda; quindi, un impiego più esteso di lana di origine italiana avrebbe un impatto positivo anche in termini economico-ambientali; essa inoltre, contribuisce ad assorbire la CO2 presente nell'ambiente circostante: un m3 di isolante in lana elimina circa 230 kg di CO2. Negli ultimi anni le attività di R&S che sfruttano le proprietà della lana, si sono concentrate nel campo della bioedilizia, dando luogo a numerosi progetti, la maggior parte proprio in Piemonte, come il progetto CARTONLANA, grazie a una collaborazione tra il dipartimento Dinse-Politecnico di Torino, l'Ismac-Cnr di Biella e la Pmi biellese Davifil. Già il PSR della Regione Piemonte 2007-2013, aveva individuato tra gli orientamenti essenziali «la ricerca di sbocchi per le produzioni di lana, per trasformare quello che è attualmente un puro costo in un utile o, quantomeno, in una non perdita economica per l'allevatore», pertanto, Polight, l'ex polo regionale dedicato all'edilizia sostenibile, ha finanziato anche il CARTONLANA, per realizzare un pannello autoportante con funzione di isolamento termico e acustico, ottenuto dal recupero della lana di ovini allevati in Piemonte. Tale pannello, pur mantenendo le caratteristiche della lana, mediante un trattamento termo-chimico in grado di modificare la composizione cheratinica della fibra di lana, assume anche rigidità, assente negli isolanti in lana fino a quel momento prodotti. Il progetto ha verificato anche la caratteristica della lana di fissare chimicamente Composti Organici Volatili (COV) come la formaldeide (con riduzione fino all'80%) e ciò andrebbe a beneficio della qualità dell'aria negli ambienti confinanti.

Un altro progetto che sta sviluppando isolanti di lana è il Progetto WOOL4BUILD guidato dalla società spagnola Inpelsa, ma che vede anche qui la partecipazione dell'ormai ex polo Polight di Envipark, co-finanziato al 50% dalla Commissione Europea (durata di 30 mesi a partire dall'ottobre 2014). Una volta ottenuti il prodotto finale e tutte le certificazioni e standard richiesti, l'attività verrà replicata a livello internazionale, a partire dai siti pilota in Spagna, Francia e Italia.

Sul piano già produttivo esiste in Sardegna una realtà che raggruppa una filiera di 42 imprese sarde, possibile modello da trasferire anche in Piemonte. L'idea ha preso avvio nel 2008 con l'integrazione di tre aziende che hanno dato vita a Edilana. Il progetto nel 2011 ha dato vita al Polo produttivo per la bioedilizia, Casa Verde CO2.0, in cui operano 73 aziende italiane (42 Sarde) con un totale di ben 400 tipologie di prodotti realizzati (il più grande caso in Italia); non solo più pannelli e materassini termo-fono isolanti in lana di pecora, ma anche prodotti di altra natura. La formula seguita è stata tuttavia sempre la stessa: produrre a km 0 utilizzando le materie prime locali e in eccesso, senza sfruttare agricoltura, paesaggio e risorse idriche e senza emissioni di CO2. Il risultato è una filiera produttiva interamente locale, che trasforma una vasta gamma di materiali, non solo lana di pecora, ma anche le sotto-lavorazioni del latte, dalle sabbie e le argille a circa 100 eccedenze vegetali, agricole, orticole, boschive e del verde urbano, in prodotti ecologici per l'architettura, l'edilizia, l'arredo, l'interior design, la nautica, l'aereonautica, l'impiantistica industriale e l'agricoltura pulita.

Nell'ambito del Progetto MED-Laine, Fase 3 – Caratterizzazione delle lane locali ottenute da razze ovine e caprine autoctone per la valorizzazione delle produzioni tessili tradizionali e dei materiali per impiego nella bioedilizia, capofila Cnr-Ibimet, è stata condotta un'indagine dei mercati attuali dei prodotti per la bioedilizia nelle aree del progetto, Toscana, Sardegna e Corsica i cui risultati sono confluiti in una Swot Analisys (Tab.1) che riassume punti di forza, debolezza, opportunità e minacce per la costruzione di una potenziale filiera alternativa della lana di pecore autoctone in tali aree geografiche, ma che può essere di aiuto e di stimolo per altre aree italiane produttrici di lana.

 

Applicazioni della lana nei settore vivaistico e agrotessile

- Ammendante/fertilizzante; l'uso dei cascami di lana in agricoltura è già ammesso dal DL n. 75 del 29 aprile 2010 come concime organico; le lane di scarto contengono elementi come azoto, carbonio e altri nutrienti, essenziali per la nutrizione delle piante e possono pertanto diventare un ottimo fertilizzante. Tuttavia la lana è poco utilizzata e per la difficoltà di spandimento e per la cheratina che ne rende difficile la trasformazione da parte dei microrganismi. Per superare queste difficoltà, sono in corso varie ricerche. In particolare l'Ismac di Biella, UO di Milano, è capofila del progetto europeo Life+GreenWoolF, a cui partecipano anche il Disat-Politecnico di Torino e la Obem s.p.a. di Biella, per dimostrare l'efficacia di un processo verde che converta le lane di scarto in bio-fertilizzante. La cheratina della lana produce una biomassa di 5 milioni di tonnellate all'anno, che brucia con difficoltà e la combustione assistita è inquinante a causa del contenuto di zolfo; inoltre vi sono problemi per il trasporto della lana sucida, soggetto a restrizioni (Commission Regulation EU No 142/2011) e per il suo

lavaggio che, secondo la normativa, gli allevatori possono gestire in proprio, da cui effluenti inquinanti non facilmente controllabili.

 

Tabella 1. Swot Analisys: Lane autoctone e filiera delle costruzioni: sinergie tra i territori MED-Laine e potenziali scenari di sviluppo in ambito bio-edile (sintesi IRCRES dal Report 3.1.1 di progetto).

5-Cariola-tab.1

Fonte: Cariola, 2016, p. 159-160, cfr. nota 1.

 

Il progetto intende convertire gli scarti di lana in fertilizzante ammendante usando un impianto dimostrativo di idrolisi locale, per ridurre i costi di trasporto sia della lana che del fertilizzante, e per eliminare il lavaggio e lo smaltimento; l'impianto potrà gestire 1/3 della tosa annuale Piemontese (1 ton/die), senza additivi chimici, prodotti basici acidi, o enzimi.

Agrotessile – Pacciamanti. Attualmente il telo pacciamante è quasi sempre costituito da un film plastico in polietilene oppure da un tessuto, o da un tessuto non tessuto, in polipropilene o in poliestere. La sua funzione principale, grazie alla sua capacità soffocante, è quella di ridurre le infestanti, per cui è molto utilizzato in agricoltura, anche biologica, ed evita così l'utilizzo massiccio di diserbanti chimici. L'utilizzo di non tessuti in fibre sintetiche o naturali è preferibile per la loro traspirabilità e drenabilità, al contrario dei teli o film plastici., che hanno però una durata maggiore. Purtroppo, ad oggi, degli oltre 4 milioni di tonnellate di materie plastiche consumate in Italia ogni anno, circa il 6% sono utilizzate in agricoltura. Tali teli dovrebbero essere raccolti e smaltiti come rifiuti speciali non pericolosi, ma in realtà ciò, spesso, non avviene correttamente. Teli in fibre naturali come la lana possono essere una valida alternativa per altri loro vantaggi: permettono il passaggio di acqua e fertilizzanti, (contrariamente ai teli in plastica); agiscono meglio come barriera isolante sia in inverno che in estate; si biodegradano in un periodo da 1 a 5 anni e, incorporate nel suolo, agiscono poi come fertilizzante per la coltura successiva.

Lana per giardini verticali. La moda del giardino verticale si sta espandendo sulla scia di esempi internazionali (Caixa Forum di Madrid, Museo parigino del Quai Branly) e del Caffè Trussardi a Milano. I vantaggi, specie urbani, sono molti: estetici, sfruttamento razionale di piccoli spazi, balconi o terrazzi o luoghi pubblici, assorbimento della CO2 , dei dannosi raggi UV, del rumore, di polveri e smog, isolamento termico delle pareti esterne.

 

Altri possibili impieghi per la lana

Esistono sperimentazioni in corso per applicazioni molto di nicchia, ad esempio sull'utilizzo high-tech della cheratina (che è bio-compatibile) per la produzione di prodotti farmaceutici o applicazioni medicali, oppure per la produzione con impianti di elettrofilatura di nano-fibre a base di cheratina.

Forni solari a concentrazione che vengono coibentati appunto con lana trattata e terra cruda (circa 6 ore per la cottura), quindi accompagnati da prolungatori di cottura (involucri di lana e terra cruda che mantengono la temperatura dell'alimento che ha iniziato la cottura).

Conversione termochimica, generazione di biogas, l'Ibimet-Cnr, ha condotto indagini preliminari per il possibile riuso dei cascami lana utilizzando processi di pellettizzazione o di formatura e consolidamento chimico a bassa temperatura. È inoltre degno di nota il progetto VALENTEX (Valorizzazione Energetica di sottoprodotti Tessili) che prevede l'utilizzo di scarti tessili da lanifici, maglifici, finissaggi, ma si pensa che possa essere esteso anche alla lana grezza di scarto. Il progetto intende mettere a punto un'unità pilota di gassificazione in letto a getto a base quadrata a seguito della sperimentazione a freddo condotta nei laboratori del Politecnico di Torino.

Funi e reti in lana per la stabilizzazione di scarpate e per l'allestimento di orti e giardini. La lana può essere utilizzata come geotessuto sotto forma di funi e reti per stabilizzare le scarpate. Tali funi tessute in lana grezza possono essere utilizzate per la costruzione e la manutenzione di scavi, corsi d'acqua e strade nonché per pendii instabili, piste da sci e argini.

Lana per assorbire sversamenti in mare di idrocarburi; questo tipo di applicazione è nata dall'idea di un imprenditore biellese, Luciano Donatelli, che nel 2011 ha coinvolto l'Associazione "Tessile e salute", la Tecnomeccanica Biellese ed il Politecnico di Torino, per mettere a punto un impianto pilota "spremi-lana". Un kg di lana, come una spugna, è infatti in grado di assorbire fino a 2,8 kg di greggio. Utilizzando 10 tonnellate di lana per 22 cicli, dall'acqua si potrebbero rimuovere 463 tonnellate di petrolio disperso in mare recuperandone, attraverso la spremitura, 450 (13 restano nella fibra) e ripulendo un'area di 282.000 mq coperti da 2mm di petrolio. La lana esausta, che ha perso potere assorbente, può essere reimpiegata come combustibile industriale.

 

Conclusioni

Come si è visto, anche se l'applicazione della lana rustica in ambito tessile e dell'abbigliamento rimane l'obiettivo principe, sicuramente le quantità di materiale in gioco sono tali che restano ampi spazi per sviluppare anche altri utilizzi in tutti quei settori in cui le sue caratteristiche e peculiarità possono rappresentare un reale valore aggiunto; occorre tuttavia ribadire che diversi tra gli impieghi descritti sono ancora a livello di ricerca di laboratorio o di progetto pilota e devono ancora dimostrare la loro reale economicità ed applicabilità a livello industriale e su ampia scala. Molto interessanti risultano i progetti e le ricerche portati avanti proprio in Piemonte, in particolare nel campo della bioedilizia e in quello agricolo come ammendante e fertilizzante, che potrebbero risultare utili a stimolare iniziative imprenditoriali di utilizzo alternativo e innovativo della lana di produzione regionale, o come attività principe o in parallelo con altre produzioni come sottoprodotto.

 

Bibliografia

Bacci L. et Al. (2013), "Impiego di cascami di lana come ammendanti / fertilizzanti nel settore vivaistico", Acta Italus Hortus 01/2013; 12:149.

Bosia D., Giordano R., Savio L. (2011), "Progetto locale ecocompatibile di filiera di prodotto: pannelli isolanti innovativi in lana di pecora", Techne, 01/2011, pagg. 110-115.

Cnr-Ibimet (2011), "Produzione laniera e settore edile nei territori di progetto. Indagine sui mercati attuali dei prodotti per la bioedilizia", Progetto MED–Laine: A la recherche des couleurs et des tissus de la Méditerranée, Fase 2, Report di progetto n.3.1.1.

 

 

 

 

Nota(1) Questo articolo sintetizza il capitolo di Cariola, M., 2016, "Non solo tessile-abbigliamento: altri usi sostenibili della lana italiana", in: Pagliarino, E., Cariola, M. e Moiso, V., Economia del tessile sostenibile: la lana italiana, FrancoAngeli: Milano