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Il distretto tessile di Biella tra realtà e potenzialità di sviluppo E-mail

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Introduzione(1)

Il distretto tessile di Biella, tra periodi di splendore e altri più bui, resta sicuramente un'eccellenza per il Piemonte ed un settore cardine su cui concentrare gli sforzi anche nei prossimi anni. La produzione di filati, tessuti e abbigliamento, specie se in lana, vede infatti un'elevata specializzazione proprio in Piemonte, oltre che in Toscana e Veneto. In particolar modo, le imprese d'eccellenza si concentrano nei distretti di Biella e Prato.

Nella fattispecie il distretto di Biella ha una spiccata qualificazione nell'industria tessile-laniera, le produzioni principali sono i tessuti per l'abbigliamento, i filati per la tessitura e la maglieria. Il distretto ha anche un'altra caratteristica: la sua specializzazione si estende a tutte le fasi del processo produttivo, includendo sia le lavorazioni ausiliarie della filiera tessile laniera, sia la produzione meccano-tessile, ossia la produzione di macchine per l'industria. Grazie alle sue peculiarità, quest'area rappresenta uno dei centri più importanti per il settore a livello mondiale. La struttura produttiva del distretto conta 1.575 imprese, concentrate in 82 Comuni, in un'area estesa per circa 900 km2, dà lavoro a oltre 17.000 addetti e nel 2011 ha registrato un valore di esportazioni pari a 1,8 milioni di euro (Osservatorio nazionale distretti italiani, 2011). I filati e i tessuti prodotti sono principalmente di elevato pregio, soprattutto in lana merinos superfine e altri materiali di alta gamma, quali ad esempio cashmere, alpaca e mohair. Nel distretto sono localizzate sia alcune grandi imprese leader a livello internazionale, sia una moltitudine di piccole e medie imprese (Pmi) che, in parte, lavorano per le imprese più grandi del distretto formando quindi un indotto anche, in parte, per imprese localizzate al difuori, sia in Italia sia all'estero.

Per comprendere meglio la realtà biellese non si può non accennare al distretto di Prato che, per produzione di filati e tessuti di lana cardata e pettinata, risulta di pari importanza e simile articolazione a quello biellese, sia a livello nazionale che internazionale. Tale rilevanza si registra parimenti nel meccano-tessile (anche qui in crisi) e per la produzione di filati e tessuti in altre fibre quali cotone, lino, seta e fibre sintetiche. Il settore del pronto moda, infine, completa la specializzazione produttiva di Prato. Il distretto comprende un numero più limitato di comuni coinvolti (12 comuni delle province di Prato, Pistoia e Firenze), in circa 700 km2, ma riunisce ben 4.993 imprese (più di tre volte di quello Biellese) a cui corrisponde una forza lavoro di 17.926 addetti, quindi di poco superiore al biellese, ciò significa che la dimensione media aziendale delle imprese biellesi è sicuramente maggiore di quelle di Prato; il 50% della produzione pratese viene esportata, generando un fatturato di 1,6 milioni di euro (Osservatorio nazionale distretti italiani, 2011). Questi dati sono relativi al distretto nel suo complesso e includono pertanto imprese eterogenee tra loro, differenziate a seconda delle materie prime utilizzate, dei processi di produzione, dei segmenti di mercato verso cui si orientano e degli impieghi finali dei prodotti (abbigliamento, maglieria, arredo). Analizzando gli ultimi dati disponibili, quelli relativi al triennio 2009-2011, si osserva che entrambi i distretti hanno mostrato una certa sofferenza economica, più evidente nel caso biellese, dove tale situazione si è tradotta in una diminuzione del 9% delle imprese e del 7% degli addetti; più moderata nel caso pratese se si esamina il numero di imprese chiuse durante il triennio, pari al 4%, ma identica in termini percentuali se si considerano i posti di lavoro persi (-7%). I dati riferiti all'export mostrano, viceversa, un segnale positivo: nel biennio 2010-2011, entrambi i distretti hanno accresciuto le esportazioni: +16% per il distretto di Biella e +11% per quello di Prato.

Per comprendere meglio le dinamiche appena descritte può essere di aiuto contestualizzare l'analisi, fornendo un breve approfondimento sulla situazione del comparto tessile e laniero in Italia e in Piemonte. In Italia il settore tessile è costituito da 15.831 imprese (quindi circa il 10% sono nel distretto di Biella) che occupano 144.892 addetti (Istat, 2011)(2) e creano un fatturato di 19,6 miliardi di euro, + 12% rispetto al 2009 (dati SMI-Sistema Moda Italia, 2013); la struttura produttiva denota una dimensione aziendale medio-piccola, infatti nel complesso il settore tessile è formato perlopiù da imprese individuali (43%) e società di persone (24%), solo il 32% sono società di capitali. Ciò risulta evidente anche analizzando la composizione delle imprese per classe di addetti: l'81% non ha più di 9 addetti, l'11% ha tra 10 e 19 addetti, mentre solo poco più del 2% supera i 50 addetti.

Osservando le dinamiche del comparto nel periodo 2005-2011 (grafico 1), si evidenzia una diminuzione del numero di imprese tessili nel complesso pari al 22%, scese da 20.438 a 15.831 unità, a cui è tuttavia corrisposta una contrazione dei posti di lavoro un po' inferiore, pari al 18%, il che fa presumere che siano state soprattutto le imprese più piccole, con meno dipendenti, a cessare la loro attività. Tale riduzione ha coinvolto tutte le attività tessili, tuttavia con più forza due tipologie: le imprese attive nella preparazione e filatura di fibre tessili (-39%) e quelle che si occupano della tessitura (-34%).

 

Grafico 1. Numero di imprese tessili per dettaglio settoriale, 2005-2011, Italia.

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Fonte: Pavone e Cariola, 2016, p. 69, cfr. nota 1.

 

Il progressivo calo del numero di aziende tessili attive dipende sia dal numero di imprese che ogni anno hanno cessato la propria attività, sia dal ridotto tasso di natalità, tuttavia negli anni di crisi (dopo il 2008) il tasso di mortalità delle aziende non è aumentato particolarmente, a conferma di una crisi settoriale più profonda e di più lungo periodo, probabilmente strutturale e non solo congiunturale, mentre la crisi sembra aver inciso maggiormente sul tasso di natalità delle imprese, sceso più che in passato.

I dati di Sistema Moda Italia (Smi) consentono di focalizzare ulteriormente l'attenzione sulla variazione della quota regionale di imprese tessili per un periodo un po' più recente, 2009-2012. Rispetto ad una diminuzione del -9,7% a livello nazionale, le regioni che più hanno risentito della complessa congiuntura economica e della crisi di settore sono state in termini relativi l'Umbria (hanno chiuso 228 aziende su 417, -57,4%), l'Emilia Romagna (-31,4%) e la Puglia (-24,8%). Viceversa, le regioni con maggior natalità sono state l'Abruzzo, con +16,9%, e il Piemonte, dove troviamo proprio Biella, con un incremento del 6,2% grazie a 64 nuove imprese tessili (nonostante in realtà si sia passati dalle 1.035 unità del 2009 alle 1.099 del 2012 con un picco intermedio nel 2010 pari a1.183 unità). Sempre al 2012, le imprese tessili risultano concentrate perlopiù in Lombardia (25,5%) e Trentino Alto Adige (21,7%), mentre il Piemonte copre una quota pari all'8,7% del totale, localizzata soprattutto nel distretto biellese.

Se si analizzano i dati sulla base della principale fibra tessile trattata dalle imprese, al 2012, così come per gli altri anni considerati, il segmento laniero si configura come il comparto con la maggiore incidenza sul fatturato complessivo, coprendo una quota pari al 30%, ossia 5,9 miliardi di euro. La nobilitazione tessile e il tessile chimico incidono rispettivamente per il 22% (4,3 miliardi) e per il 21% (4,2 miliardi), mentre il tessile cotoniero-linero per il 14% (2,7 miliardi).

Alla luce di questi dati, emerge come il settore tessile laniero sia stato quello in grado di generare volumi di fatturato più elevati e con una ripresa più veloce, perlomeno in termini di fatturato, dopo il precedente crollo provocato dalla crisi economica. Ciò è importante perché la produzione di filati, tessuti e abbigliamento in lana vede un'elevata specializzazione proprio in Piemonte, oltre che in Toscana e Veneto; in particolar modo, le imprese d'eccellenza si concentrano nei distretti di Biella e Prato. Il settore dell'industria laniera in Italia è composto da circa 2.160 aziende e 31.600 addetti; nel 2012 ha generato un fatturato di 5,9 miliardi di euro, esportando per un valore di 2 miliardi. Tuttavia nonostante l'industria laniera presenti, sotto gli aspetti appena descritti, la migliore performance, le quote di sell-out (la vendita fatta dagli intermediari commerciali al consumatore finale) relative alle fibre naturali nel loro complesso sono diminuite mentre, dall'altro lato, sono aumentate per le fibre sintetiche. Si registra in particolare una progressiva contrazione mondiale dell'utilizzo dei capi di abbigliamento in lana e una diminuzione della produzione mondiale di lana. In riferimento alla prima criticità, infatti, se si analizzano i consumi delle famiglie italiane per fibra dal 2006 al 2010, gli acquisti di capi in pura lana sono passati dal 10,5% all'8,8%; per contro vi è stato un leggero aumento degli acquisti dei capi in misti lana/altre fibre: dal 5,8% nel 2006 allo 6,1% nel 2010 (Smi su dati Sita, 2011). In sintesi, seppur in un contesto sempre più competitivo e connotato da non pochi elementi problematici, l'Italia riesce ancora a imporsi sui mercati, soprattutto esteri.

Le fibre più pregiate, come il cachemire o la seta, costituendo una nicchia di mercato, sono riuscite a mantenere il proprio posizionamento nel tempo (solo -0,3%). L'aumento del fatturato dell'industria laniera, pertanto, dipende non tanto da un aumento dei consumi dei manufatti in lana, quanto più da una strategia improntata sulla qualità, capace di assicurare e/o aumentare il prezzo e il valore del prodotto sul mercato. Le esportazioni tessili non sono state esenti dalla crisi: si segnala un calo complessivo dal 2005 al 2012 pari al -17%. Tuttavia, all'interno di questa dinamica, dopo una diminuzione significativa a partire soprattutto dal 2007, si può individuare una ripresa iniziata già nel 2009.

Anche il presidente dell'Unione Industriale di Biella, Carlo Piacenza, nel corso di un recente convegno sul settore tessile (Torino, 29-11-2016), ha confermato la rinascita quantitativa e qualitativa del comparto, anche se non più ai livelli degli anni '90, con una ripresa dei consumi nel 2015 dello +0,9%. Ripresa però meno basata sul settore moda e più su tradizione, qualità e sensibilità verso le richieste degli acquirenti, con un'offerta sempre più rivolta ai nuovi paesi ricchi: Prometeia ha stimato che da oggi al 2021 entreranno sul mercato 215 milioni di consumatori "nuovi ricchi" (specie Cinesi e Russi) e questo è sicuramente un target di mercato a cui la nostra industria tessile guarderà con molta attenzione.

Tutto ciò nonostante le nostre imprese nazionali debbano ancora subire il grosso limite del non riconoscimento in Europa del "Made in ...", posto a difesa dei paesi nordici, molto più commerciali che manifatturieri.

 

Conclusioni

Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, in particolare dopo la crisi economica mondiale del 2008, più fonti mostrano come il settore tessile italiano, in particolare quello laniero, sia nel suo complesso, sia con riferimento alla regione Piemonte e quindi al distretto biellese, abbia riiniziato a mostrare un quadro positivo innanzitutto in relazione agli scambi commerciali. La concorrenza è molto elevata, soprattutto a causa della competizione proveniente dalle economie emergenti che, come noto, godono di minori costi della manodopera e dell'energia, ma anche di politiche di sviluppo industriale volte alla creazione e al sostegno di aree di specializzazione produttiva; nonostante ciò il vantaggio competitivo dell'Italia basato non su una strategia di prezzo, come quella intrapresa dai nuovi competitor, bensì su una strategia più legata alla qualità, alla tradizione, alla specializzazione e all'innovazione dei prodotti, riesce ancora a difendere il posizionamento storicamente detenuto dalla nostra industria. Questi fattori per il momento sembrano contrastare le principali criticità del settore: la progressiva contrazione mondiale dell'utilizzo dei capi di abbigliamento in lana e la diminuzione della produzione mondiale di lana. In sintesi, seppur in un contesto sempre più competitivo e connotato da non pochi elementi problematici, come ad esempio il non riconoscimento del "Made in Italy", l'Italia riesce ancora a imporsi sui mercati, soprattutto esteri, per la sua superiorità in termini qualitativi e di "valore aggiunto immateriale", fatto soprattutto di cultura e tradizione, che riesce a trasporre nei suoi prodotti.

Sia le elaborazioni condotte sulle serie storiche ISTAT, sia quelle realizzate sui dati SMI, mostrano uno scenario caratterizzato da una costante e marcata contrazione del numero di imprese attive. Ciò nonostante, se si analizzano i dati più recenti, si scorgano segnali di ripresa, gli indicatori di performance evidenziano, infatti, una crescita in termini di redditività lorda, valore aggiunto per addetto e competitività; tale ripresa si rileva soprattutto a partire dal 2010. Queste ultime tendenze confermano ancora che le imprese rimaste, per non essere estromesse dal mercato a causa della crisi, hanno operato una profonda riorganizzazione interna ed esterna per aumentare il loro grado di efficienza e di competitività. Tale ipotesi viene supportata dal fatto che, anche nel periodo di crisi 2008-2011, le imprese tessili avevano incrementato la loro attività di ricerca e sviluppo: era infatti cresciuta del 25% la spesa ad essa dedicata con un ampliato numero di addetti alla R&S (+20%) ed in più, era aumentata la quota di imprese innovatrici (+15%). La principale risposta strategica delle aziende tessili italiane al periodo di crisi è stata quindi investire nell'innovazione per migliorare prodotti e processi, sempre nel rispetto della cultura e tradizione locale, garantendo così una difesa e un miglioramento del posizionamento strategico, soprattutto in relazione ai principali competitors mondiali, e in questo tipo di strategia il distretto di Biella si è dimostrato leader.

 

Bibliografia

Maggioni Mario A. (2009) (a cura di), Il distretto tessile biellese. L'eccellenza sfida la crisi. Fondazione Fiera Milano, Milano.

Pitti Immagine Filati (a cura di Smi – Sistema Moda Italia)(2013), La filatura italiana nel 2012- 2013, Tessile e moda service.

Smi Federazione Tessile e Moda (2013), L'industria Tessile-Moda in Italia, Rapporto 2012/2013, Milano.

 

 

 

 

Nota(1) Questo articolo sviluppa un'analisi del settore tessile svolta in collaborazione con Sara Pavone in Pavone, S. e Cariola, M. 2016, "Settore tessile e comparto laniero i Italia", in: Pagliarino, E., Cariola, M. e Moiso, V., Economia del tessile sostenibile: la lana italiana, FrancoAngeli: Milano

Nota(2) I dati Istat al 2011 sono gli ultimi disponibili e riguardano le seguenti attività: preparazione e filatura di fibre tessili (Ateco 13.1), tessitura (Ateco 13.2), finissaggio dei tessili (Ateco 13.3), preparazione e filatura di fibre tessili (Ateco 13.1), altre industrie tessili (Ateco 13.9)