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RAPPORTO ANNUALE DELLA BANCA D'ITALIA SULL'ECONOMIA DEL PIEMONTE E-mail

A cura di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , Banca d’Italia – Sede di Torino.

L’ultimo Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia del Piemonte si sofferma su sul tema della bassa crescita della regione e su alcuni fattori che nel confronto internazionale possono contribuire alla competitività della regione. Il credito bancario alle imprese, calato nei periodi di più intensa crisi, è tornato a crescere nei primi mesi del 2011 e continua a mostrare dinamiche differenziate in base alle caratteristiche di rischio delle aziende e alle tipologie di rapporti banca-impresa.

 

Nel 2010 il PIL del Piemonte, in base alle stime al momento disponibili, è aumentato dell’1,3 per cento, recuperando solo in parte il calo complessivo del 7,6 per cento registrato nel biennio precedente. Anche la ripresa delle esportazioni e del fatturato industriale è risultata inferiore alla caduta nel periodo della crisi. Le previsioni formulate dalle imprese nei mesi di marzo e aprile tramite le indagini della Banca d’Italia non indicano per il 2011 un’intensificazione della crescita, che proseguirebbe a tassi molto contenuti.

La debolezza dei ritmi di uscita dalla crisi conferma le difficoltà strutturali di competitività della regione, a cui contribuiscono anche i problemi più generali di competitività dell’economia italiana. Tali difficoltà emergono con particolare evidenza da un confronto di medio periodo con un gruppo di 28 regioni europee omogenee per caratteristiche socio-economiche di partenza e che comprende le aree del “core” manifatturiero a media e alta tecnologia del nostro continente. Rispetto a queste regioni la dinamica economica del Piemonte è stata nettamente peggiore nel periodo 2000-07 con un aumento del PIL totale e di quello pro capite largamente inferiore alla media di confronto (fig. 1a); tale divario riflette principalmente l’andamento particolarmente sfavorevole della produttività media del lavoro, calata in regione dello 0,4 per cento all’anno e aumentata dello 0,9 nel cluster di confronto. Anche nel biennio 2008-09 la performance economica del Piemonte è stata peggiore, con un calo del valore aggiunto reale e delle vendite all’estero (a valori correnti) rispettivamente del 7,8 e del 20,3 per cento ( 4,8 e 16,7 per cento, rispettivamente, nella media del cluster).

La capacità competitiva di un territorio dipende da molti fattori, tra i quali la specializzazione produttiva, la presenza di contesti favorevoli all’innovazione, l’intensità dell’attività di ricerca. Sotto molti di questi profili, il Piemonte presenta rilevanti e persistenti ritardi nel confronto europeo. Pur in presenza di una struttura produttiva relativamente orientata verso attività a medio-alta tecnologia (ma non verso l’high tech), la dotazione di capitale umano è sensibilmente inferiore rispetto alla media del gruppo di confronto (fig. 1b), con una quota di laureati sulla popolazione pari al 10,1 per cento nel biennio 2006-07, valore inferiore alla media di confronto e pari a meno di un terzo rispetto a quelle che presentavano i valori più elevati. L’utilizzo di tale capitale umano, inoltre, appare meno efficiente, come dimostra la quota di laureati impiegati come dirigenti o in professioni a elevata specializzazione, pari a poco meno dell’11 per cento delle forze di lavoro, valore in crescita rispetto all’inizio del decennio, ma nettamente inferiore rispetto ai livelli medi e massimi del gruppo di regioni simili. A tali divari si aggiunge una minore diffusione delle attività di formazione e addestramento (cosiddetto life long training), che nel biennio 2006-07 interessava il 5,2 per cento delle persone in età adulta (tra i 25 e i 64 anni), valore largamente inferiore alla media del cluster (9,1 per cento).

Figura 1

Dinamica economica e capitale umano nel confrronto europeo (valori percentuali)

Fonte: elaborazioni su dati Eurostat. Cfr. la sezione: Note metodologiche.
(1) Media semplice delle 29 regioni del cluster. – (2) Tasso di crescita medio annuo 2000-07. – (3) Differenza assoluta in punti percentuali tra il 2000 e il 2007. – (4) Media semplice (5) Quota dei laureati sulla popolazione. – (6) Medie semplici dei dati riferiti ai singoli anni compresi in ciascun biennio.

 

Per quanto riguarda l’attività innovativa, la regione si caratterizza nel confronto europeo per una spesa in ricerca e sviluppo delle imprese in rapporto al PIL superiore alla media, anche se il divario negativo rispetto alle regioni tedesche con i valori più elevati è ampio e crescente. Nonostante la spesa per R&S relativamente alta, l’output innovativo, misurato dal numero di domande di brevetto presentate all’EPO, risultava nel biennio 2006-07 inferiore del 13 per cento alla media e pari a circa un terzo del valore delle tre regioni tedesche migliori (Baden Württemberg, Baviera e Assia).

Anche la dinamica delle esportazioni regionali, pur in sensibile recupero dopo il crollo seguito alla crisi internazionale, evidenzia elementi di criticità. Durante la recessione, infatti, il calo dell’export regionale è stato di durata e intensità superiori a quelle degli scambi mondiali; analogamente, nella fase di ripresa le esportazioni regionali sono aumentate di circa il 28 per cento rispetto al punto di minimo toccato nel luglio del 2009, oltre 12 punti percentuali in meno del commercio internazionale. Di conseguenza, mentre gli scambi mondiali alla fine dello scorso anno avevano superato i livelli pre-crisi dell’11 per cento, l’export piemontese risultava ancora inferiore del 6 per cento. Depurando i dati delle esportazioni dalle componenti più erratiche, le nostre analisi mostrano che l’effetto “congiunturale” della crisi sarebbe stato anche in Piemonte quasi del tutto riassorbito (fig. 2b); per contro, il trend di lungo periodo delle esportazioni regionali mostra un differenziale negativo rispetto alla domanda mondiale, in aumento dal 2005 e che si sarebbe ampliato ulteriormente dalla seconda metà del 2009 (fig. 2a). Tale divario riflette limiti di carattere strutturale delle esportazioni regionali, fra cui una bassa specializzazione nei settori a più alta tecnologia, una scarsa presenza nei mercati emergenti e la perdita di competitività accumulata dall’inizio del decennio.

Figura 2

Andamento delle esportazioni del Piemonte (1)

Fonte: elaborazioni su dati Istat, World Trade Monitor del CPB Netherlands Bureau for Economic Policy Analysis. Cfr. la sezione: Note metodologiche.
(1) Valori mensili a prezzi e cambi correnti depurati dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilità di breve periodo).

 

Nel mercato del credito piemontese nel 2010 è terminata la fase di rallentamento dei prestiti iniziata nell’estate del 2008 in concomitanza con l’acuirsi della crisi finanziaria internazionale. La dinamica dei prestiti alle imprese, che erano calati in misura significativa nel 2009, è progressivamente migliorata nel corso dell’anno, ritornando positiva nei primi mesi del 2011. In base alle indagini della Banca d’Italia, l’andamento del credito alle imprese è riconducibile soprattutto alla ripresa della domanda, grazie prevalentemente alla componente legata al finanziamento del capitale circolante, mentre quella connessa con gli investimenti è rimasta debole. D’altro lato, l’orientamento dell’offerta rimane improntato alla cautela, con persistenti attriti per quanto riguarda gli spread applicati, soprattutto sui prestiti più rischiosi, e la richiesta di garanzie.

Le analisi condotte su un campione di circa 13 mila aziende piemontesi mostrano che, come nel biennio della crisi, anche nel 2010 l’andamento dei prestiti al settore produttivo è stato correlato con la rischiosità delle imprese, risultando peggiore per quelle contraddistinte da una minore redditività e da un leverage più elevato. Anche le caratteristiche dei rapporti banca-impresa instaurati prima della crisi hanno influenzato la capacità delle imprese di mantenere i finanziamenti già contratti o di ottenerne di nuovi: la riduzione del credito ha riguardato le aziende che avevano frazionato il proprio indebitamento presso una pluralità di banche, mentre quelle affidate da una sola banca hanno incontrato minori difficoltà a finanziarsi. Anche l’andamento dei tassi di interessi praticati dalle banche sui prestiti alle imprese ha continuato anche nel 2010 a mostrare un divario significativo per classi di rischiosità della clientela; tale divario si era ampliato notevolmente con lo scoppio della crisi nell’autunno del 2008.

Nonostante un certo miglioramento della situazione economico-finanziaria delle imprese, riconducibile alla moderata ripresa in atto, permangono difficoltà di rimborso dei prestiti bancari. Tali difficoltà emergono sia dal fatto che l’incidenza delle nuove sofferenze sul totale dei prestiti, pur in lieve calo, rimane notevolmente superiore ai livelli del biennio 2006-07 sia dall’ulteriore aumento della quota di prestiti erogati a imprese giudicate dalle banche in temporanea difficoltà (cosiddette partite incagliate). Nostre analisi mostrano inoltre che la mobilità complessiva della qualità del credito, che è una misura del grado d’incertezza fronteggiato dalle banche, è aumentata nel periodo della crisi, mantenendosi comunque su livelli più bassi della media nazionale.

Si è indebolita nel 2010 la dinamica della raccolta bancaria presso famiglie e imprese, sia nella componente dei depositi bancari, calati lievemente rispetto al 2009, sia in quella delle obbligazioni, in sensibile rallentamento. Rispetto al 2009 la composizione dei titoli detenuti dalle famiglie non è mutata in misura significativa: la quota prevalente era costituita lo scorso anno da obbligazioni bancarie, quote di OICR e titoli di Stato italiani.

 

L’intero Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia del Piemonte è consultabile e scaricabile, capitolo per capitolo, al seguente indirizzo:

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2011/analisi_s_r/1102_piemonte/1102_piemonte.pdf

 

Le opinioni espresse in questo articolo non impegnano la responsabilità dell’Istituto.