Home Filiera tessile Editoriale n.45 - La sostenibilità della filiera tessile in Piemonte
Editoriale n.45 - La sostenibilità della filiera tessile in Piemonte E-mail

di  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Introduzione

Il settore tessile e abbigliamento (T&A) continua a rivestire un ruolo importante e strategico per lo sviluppo del nostro paese e del Piemonte in particolare. Questo numero di Politiche Piemonte prende spunto da due ricerche recenti, pubblicate e presentate a Torino nel 2016. La prima, realizzata dall'Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha studiato un caso di innovazione della filiera tessile: l'utilizzo di lana rustica italiana, scarto dell'allevamento ovino, per la produzione di capi di sartoria e maglieria. Il libro "Economa del tessile sostenibile: la lana italiana" di Pagliarino, Cariola e Moiso, è stato presentato alla Casa dell'Ambiente di Torino il 23 maggio 2016.

La seconda ricerca è raccolta nel libro curato da Cantoni e Ruozzi del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Torino (International regulation governing the textile industry ten years after the Wto agreement on textiles and clothing), presentato al Campus Luigi Einaudi il 29 novembre 2016.

Le ricerche riaccendono l'attenzione che, per la verità, non è mai venuta meno su questo settore. Infatti, solo nel 2013, Dansero e Caldera terminavano un rapporto di ricerca per l'Ires Piemonte dal titolo: "Green economy e tessile: chi passa per la cruna dell'ago?" e nello stesso anno Unioncamere Piemonte pubblicava "L'industria della moda in Piemonte tra creatività e innovazione", senza dimenticare iniziative come quelle dell'associazione Tessile&Salute, di Po.in.tex - Polo di Innovazione Tessile e dell'ITS Istituto Tecnico Superiore per le Nuove Tecnologie presso la Città Studi di Biella.

Il settore T&A ha sempre rappresentato una delle eccellenze produttive del Piemonte. In particolare, il distretto di Biella specializzato nella produzione di filati e tessuti pregiati di altissima qualità è riconosciuto a livello mondiale fin dalla metà dell' '800. Eppure molte aziende, soprattutto di piccole e medie dimensioni, stanno attraversando uno dei momenti più difficili per il settore e per l'intera economia. Un cambiamento è avvertito come necessario e urgente da più parti così come una riflessione sulle vie di sviluppo e gli interventi pubblici in grado di sostenere tale cambiamento.

Le due ricerche sintetizzate in questo numero di Politiche Piemonte affrontano due aspetti cruciali per lo sviluppo del sistema tessile e abbigliamento piemontese.

La prima studia un caso specifico vale a dire l'operazione, innovativa e sostenibile, di trasformare un rifiuto in valore, di nobilitare una materia prima fino a pochi decenni fa ancora completamente utilizzata in molti campi, compreso quello tessile, e ora ignorata dall'industria tessile perché troppo distante dalle caratteristiche di finezza, leggerezza e morbidezza delle lane merinos importate da Australia, Nuova Zelanda, Cina, ecc. Il problema della collocazione della lana italiana è economico, ambientale ed etico. La quantità di lana sucida prodotta annualmente si aggira sulle 9.000 tonnellate: una piccola parte viene venduta per la produzione di tappeti e moquette, ma il valore non ripaga il costo della tosa e della raccolta. Gli allevatori sono costretti a smaltire la lana come un rifiuto speciale di origine animale a costi molto elevati, per cui capita che sia interrata o bruciata. Nell'attuale transizione verso un'economia circolare tale scarto di materia prima non è più ammissibile. Così il recupero di questa lana è al centro di numerose iniziative pubblico-private. Lo studio del 2016 indaga tali esperienze analizzandone la filiera, i costi, il mercato attuale e potenziale. Conclude che l'impiego di lana rustica per il T&A è un'operazione fattibile dal punto di vista tecnico ed economico e apprezzabile per i consumatori, ma richiede un investimento da parte delle imprese in tecnologia, organizzazione della filiera, distribuzione, ma soprattutto progettazione e creatività.

La ricerca pubblicata in Cantoni e Ruozzi esamina l'evoluzione della normativa internazionale dell'industria tessile dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, evidenziando gli aspetti critici e le opportunità per il settore.

Entrambe le ricerche mettono alla luce alcuni aspetti cruciali del sistema:

o l'interdipendenza tra i mercati e la competizione globale anche per un settore profondamente radicato a livello regionale e locale;

o l'esistenza di filiere lunghe in cui origine delle materie prime, luoghi di lavorazione e consumo sono sempre più distanti tra loro e sfuggono al controllo, alla trasparenza e alla tracciabilità;

o la necessità di un cambiamento guidato dall'innovazione tecnologica, dalla creatività e orientata alla sostenibilità.

È sempre più necessario pensare in un'ottica di catene globali del valore, dove indicatori di tale valore siano la qualità, il tempo e i costi; il controllo del valore lungo la filiera sia continuo e certificato e il processo di riconoscimento tra valore creato dagli operatori e valore percepito dai consumatori sia immediato e gratificante per entrambe le parti.

Il sistema piemontese, con il polo di eccellenza di Biella e realtà significative in tutte le altre province piemontesi, possiede un patrimonio importante di imprese, addetti, macchinari, tecnologie, conoscenza, tradizione, cultura, immagine. Tale patrimonio va sostenuto e orientato da un impegno politico a 360 gradi: servono investimenti in ricerca e innovazione, in un progetto di filiera della formazione (da quella tecnica superiore fino all'alta formazione di master e dottorati), nell'export e nell'internazionalizzazione delle imprese piemontesi, nell'insediamento di imprese straniere nella nostra regione, nella tutela delle abilità artigianali, nello sviluppo delle competenze stilistiche e creative dei designer, ecc.

C'è molto lavoro da fare e questo primo numero del 2017 vuole dare il suo contributo.