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Il contesto provinciale E-mail

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Introduzione

La recente riforma che ha trasformato gli enti provinciali in organi di secondo livello e ha istituito le città metropolitane ha portato con sé nuovi compiti e funzioni che si sono sommate o sovrapposte a quelle precedenti. Tra le nuove funzioni dell'ente metropolitano c'è la stesura di un piano strategico che disciplini lo sviluppo del territorio della ex provincia. In questa funzione la ricerca, svolta per conto della Città Metropolitana di Torino, intendeva fornire al committente un quadro il più possibile esaustivo delle caratteristiche socio economiche, ambientali ed infrastrutturali del territorio provinciale, in un confronto con il resto del territorio regionale e con le principali città metropolitane italiane ed europee.

Le caratteristiche del territorio: montano, densamente popolato e con comuni piccoli

Il territorio della Città Metropolitana di Torino occupa una superficie pari a 6.827 kmq che è solo leggermente inferiore per estensione a quello della provincia di Cuneo, ma nettamente superiore a quello delle restanti province. La composizione del territorio vede una prevalenza della superficie montana (52%) rispetto a quella collinare (21%) mentre la fascia di pianura occupa il restante 27%.

In valore assoluto, rispetto alle altre province, quella di Torino ha il maggior numero sia di comuni (315) che di comuni montani (143), anche se in termini percentuali viene superata dalle province del VCO (96%), Biella (69%) e Cuneo (54%).

Il 36% di questi comuni è di piccole dimensioni e rimane al di sotto della soglia dei 1000 abitanti. Rispetto alle altre province, in quella di Torino si trova il maggior numero di comuni nella fascia fra 15 e 20 mila (9) e anche in quella che supera la soglia dei 20 mila (14). Oltre il 60% della popolazione si concentra nei 14 comuni al di sopra dei 20 mila abitanti determinando anche una densità abitativa nettamente superiore a quella delle altre province.

 

Demografia e popolazione: a Torino il maggior numero di stranieri

La popolazione complessiva al 2012 è costituita da 2.274.720 abitanti, le famiglie sono 1.058.554 e rappresentano il 50% della popolazione complessiva della regione. In valori assoluti nel territorio della città metropolitana di Torino risiede il maggior numero di cittadini stranieri (138.178, dati censimento 2011) ma se si guarda il valore percentuale in rapporto alla popolazione residente viene superata dalle province di Asti, Cuneo e Novara. Verbania è la provincia con la minore quota di popolazione straniera. Torino rimane leggermente al di sotto della media regionale e di circa un punto percentuale sotto la media del Nord Ovest. Biella e Alessandria sono le province dove è maggiore l'incidenza della popolazione di ultrasessantacinquenni, al contrario quella di Cuneo può essere considerata come la più "giovane".

 

Economia: PIL in linea con le CM europee e più alto della media regionale

Tabella 1. Reddito procapite per provincia (2011) migliaia di €.

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 Fonte: elaborazioni IRES su dati Istituto Tagliacarne 2011


Considerando il reddito procapite non appaiono evidenti disparità fra i territori, in termini di reddito disponibile complessivo, si osserva invece una marcata differenza fra la Città Metropolitana di Torino ed il resto delle province piemontesi. Con poco più di 46 ml di euro totali (2011) pari al 50% del reddito totale della regione, è evidente la disparità di ricchezza con gli altri territori. Molto staccate appaiono, infatti, la provincia di Cuneo (11,5 ml di euro) e, a seguire, quelle di Alessandria (8,3 ml) e Novara (6,7 ml) mentre tutte le altre si attestano fra i 2,5 e i 3,5 ml di euro

complessivi. Nel confronto con il Nord Ovest, il reddito disponibile della provincia di Torino è circa un settimo di quello dell'intera area (325,8 ml di euro).

 

Tabella 2. Principali grandezze macroeconomiche del Piemonte (variazioni % rispetto l'anno precedente)

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Fonte: Elaborazioni Unioncamere Piemonte su dati Prometeia

 

Dal punto di vista economico il Piemonte mostra nel 2013 un PIL procapite, inteso come misura del livello di ricchezza medio regionale, simile a quello di molte regioni europee di confronto ma inferiore a quello di tutte le regioni del Nord Italia. Scendendo a livello provinciale è la provincia di Torino a mostrare il livello del PIL più elevato (30.200 euro a parità di potere d'acquisto per abitante), seguita da quella di Cuneo. Diminuisce progressivamente la componente dell'agricoltura e dell'industria in senso stretto, mentre si registra una ripresa del settore delle costruzioni e dei servizi. Le esportazioni sono vero motore economico regionale. Gli occupati, dopo diversi anni riprendono a crescere e conseguentemente anche il tasso di disoccupazione subisce una lieve flessione.

Nella CM di Torino lavora il maggior numero di occupati, di cui la maggioranza nei settore dei servizi e dell'industria, in misura minore nell'agricoltura, sia rispetto al valore regionale che di quello del Nord Ovest e dell'Italia.

 

Un territorio industriale e agricolo, di piccole imprese e artigianato ad alto valore aggiunto

In valore assoluto nella CM di Torino ha sede un maggior numero di imprese rispetto alle altre province, tuttavia non sembrano esserci delle differenze notevoli o delle specializzazioni produttive particolari fra i territori se non una particolare incidenza delle imprese dedite all'agricoltura nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria. Anche le attività manifatturiere (9,69% del totale nella CM di Torino) sono percentualmente inferiori a quelle delle altre province; solo sul commercio all'ingrosso e al dettaglio e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche sembra poter riscontrare una maggiore specializzazione del territorio della CM torinese.

È una realtà di piccole imprese: nella stragrande maggioranza dei casi (media del 94%) si tratta di piccole realtà, con un numero di addetti compreso fra 1 e 9; quelle con oltre 50 addetti rappresentano appena lo 0,75% in provincia di Torino, valori simili si trovano anche nelle altre province e nel resto del Paese.

Nella CM di Torino l'artigianato produce il più alto valore aggiunto rispetto alle altre province, tuttavia ha un peso minore rispetto al VA totale dovuto ad un peso più rilevante degli altri settori, in particolare dell'industria. Il peso dell'artigianato è maggiore nelle province di Cuneo e di Asti. Pur mantenendo una vocazione industriale, il territorio della CM di Torino è anche caratterizzato da una importante produzione agricola, la terza a livello regionale, nelle coltivazioni erbacee (38%) e nei prodotti zootecnici (44,35%).

La provincia di Asti fornisce la più alta percentuale di coltivazioni legnose (48%) mentre il VCO e in Cuneese sono i principali produttori nel campo zootecnico. Nel VCO e nel Biellese sono anche maggiormente diffusi i servizi annessi alla produzione agricola.

Se dai dati sugli addetti delle unità locali non si evince una particolare differenza fra i territori, lo stesso non si può dire dalla lettura dei dati sulle esportazioni in base ai quali la CM di Torino spicca con oltre il 76% di export del settore metalmeccanico, ben al di sopra tanto dei valori regionali che di quelli del Nord Ovest e dell'Italia. Analogamente si osserva il 79% di export nel campo della moda della provincia di Biella (ed il 33% di Vercelli nello stesso settore). La provincia di Cuneo invece è caratterizzata sia da una cospicua esportazione di prodotti alimentari (30%) e da una discreta produzione industriale (40% di export nel metalmeccanico). La provincia di Novara si conferma come il polo regionale della settore chimico, della gomma e della plastica (34%).

 

Infrastrutture: mancano opere fondamentali

il territorio della CM di Torino, nel confronto con le altre province piemontesi e anche con il Nord Ovest ed i resto del Paese, appare deficitario in alcune dotazioni infrastrutturali fondamentali: dal punto di vista della dotazione della rete stradale come di quella ferroviaria, Torino resta molto lontana da Alessandria e Vercelli, le province maggiormente dotate, ma resta ugualmente al di sotto dei valori riferiti all'intera regione oltre che nel confronto con il Nord Ovest e con il dato italiano. Spicca in questo senso "l'isolamento" di alcune province: Biella e Cuneo su tutte. La CM di Torino ottiene performance migliori per quanto riguarda la dotazione di impianti energetico ambientali e per la reti di telefonia e telematica; migliori nei confronti della maggior parte dei territori della regione, ma appena al di sopra del valore riferito all'intero Paese. La provincia del VCO è quella che, sotto tutti i punti di vista tranne che per la dotazione ferroviaria, risulta al di sotto tanto della media regionale che di quella nazionale.

 

Ambiente: qualità dell'aria, un problema comune a tutto il Nord Italia. Buoni valori di raccolta differenziata

Per quanto riguarda la qualità dell'aria, il Piemonte, insieme a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, nel 2012 si posiziona tra le regioni in cui il numero di giorni in cui si supera il limite massimo per la protezione della salute è tra i più elevati a livello nazionale. Tuttavia tra il 2003 e il 2012 si deve registrare una notevole diminuzione dell'indice in tutte le regioni italiane. In Piemonte, in particolare, tra il 2007 e il 2013 si è passati da 121 a 76 giorni. Su quest'indicatore è evidente come la crisi possa aver esercitato un effetto indiretto legato all'importante diminuzione della circolazione dei veicoli.

La raccolta differenziata, che continua ad essere una pratica fortemente diversificata in Italia, vede anche in Piemonte una certa disuguaglianza fra le province anche se come regione arriva al 54,6% di rifiuti differenziati sul totale della raccolta (era al 48,5 nel 2008), dato che la rende comunque una regione virtuosa, mentre le altre regioni del Centro ma soprattutto del Sud mostrano ancora percentuali molto inferiori. A livello provinciale i valori 2014 mostrano come all'interno della stessa regione Piemonte la situazione continui a presentarsi in maniera piuttosto variegata: in ben 4 province su 8 si differenziano più del 65% dei rifiuti (Asti, Novara, VCO e Vercelli), nel torinese il 54%, mentre sotto il 50% si trovano Alessandria e Biella e Cuneo.

 

Conclusioni

Dalla breve descrizione appena fatta non emergono delle differenze macroscopiche fra le diverse province. Se esistono sono riscontrabili maggiormente a livello di quadranti del Piemonte.

Ad un quadrante Sud Ovest, il Cuneese, più dinamico, con un tasso di invecchiamento della popolazione minore, si contrappone quello del Nord Est che ha subito un deciso impoverimento nel tessuto produttivo e vede alte percentuali di popolazione ultra sessantenne.

Il Quadrante di Nord Ovest, che coincide con il territorio della Città metropolitana di Torino presenta delle difficoltà, specialmente a livello di disoccupazione giovanile, una perdita di popolazione, in particolar nel capoluogo che non è compensata da nuovi arrivi in grado anche di rallentare il fenomeno dell'invecchiamento. Il turismo, specialmente a Torino e nelle vallate Olimpiche ha rappresentato la positiva novità grazie all'onda lunga degli investimenti olimpici appare però troppo concentrato e quasi assente in molte altre parti del territorio provinciale.