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Editoriale n.48 - Come va il Piemonte E-mail

di  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (IRES Piemonte)

Testata_Articoli_48Introduzione

Anche quest'anno, dopo la pausa estiva, Politiche Piemonte ritorna con il suo oramai consueto numero dedicato alla situazione sociale ed economica del Piemonte: Come va il Piemonte. L'editoriale dell'anno scorso finiva con la frase "occorre ancora rimontare la china". Quest'anno si può dire che la china la stiamo rimontando. Sicuramente motivi di preoccupazione permangono, come argomenta la relazione IRES cresciamo meno degli altri e siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi ma i dati, soprattutto quelli più recenti , si muovono nella direzione giusta.

Tre sembrano i vettori di questo cambiamento su cui riflettere e che si evincono dalle relazioni presentate: quella dell'IRES, di Marco Sisti e Maurizio Maggi, quella della Banca d'Italia, di Roberto Cullino, l'intervento di Sarah Bovini di Unioncamere Piemonte e i due articoli di Pina Nappi dell'ARPA.

Il primo è dettato dalle politiche, da quelle monetarie della banca centrale europea e da quelle economiche fatte dagli ultimi governi, che finalmente esprimono segnali positivi chiari dopo anni di incertezza: la dinamica dei prestiti nel 2016 in Piemonte si è rafforzata trascinando l'andamento positivo dei consumi, cresce il PIL più di quanto previsto (l'anno scorso nello stesso periodo era stato rivisto al ribasso), continua il segno positivo nelle politiche di stabilizzazione e riordinamento del mercato del lavoro con un aumento degli occupati, è proseguito anche il miglioramento delle condizioni finanziarie delle imprese, la redditività delle imprese piemontesi dell'industria e dei servizi ha continuato a rafforzarsi, cresce la produzione industriale.

Il secondo vettore di cambiamento è dettato dal processo di ristrutturazione produttiva e sembra cominciare a dare segni positivi in Piemonte. Già l'anno scorso notammo che la disoccupazione colpiva in Piemonte le qualifiche più basse mentre per quelle più qualificate la dinamica era migliore della media, quest'anno altri indicatori possono essere forniti a sostegno di questo cambiamento: crescono le società di capitale, le cooperative e i consorzi mentre risultano negativi gli andamenti delle imprese individuali e delle società di persone, le imprese di grandi dimensioni (>250 addetti) continuano a avere tassi di crescita della produzione decisamente superiori rispetto alle imprese di dimensioni minori; cresce l'export dei grandi settori industriali (autoveicoli, chimica, meccanica) mentre continua la crisi della produzione distrettuale tessile. A livello territoriale il centro sembra avere performance migliori della periferia, in particolare il capoluogo regionale, Alessandria e Novara.

Il terzo vettore del cambiamento è dettato dal processo di "distruzione creatrice" che caratterizza l'economia capitalistica e che è teso a sostituisce i vecchi modi di produrre e pensare. Il processo interessa un'ampia parte del tessuto industriale in via di riconversione produttiva e in particolare riguarda i settori innovativi dell'informatica-telematica e dei cluster ambientali.

Gli indicatori di quest'ultimi settori intervengono nei comportamenti e creano pratiche innovative: ad esempio, crescono le vendite on-line e i contratti home banking in rapporto alla popolazione, nel terziario la performance migliore si avverte in un settore piuttosto dematerializzato come il turismo.

Particolarmente importanti sono in tal senso gli indicatori ambientali mostrati da ARPA-Piemonte che leggono in maniera indiretta i cambiamenti in corso. In questo caso emergono diversi tensori che spingono in direzioni opposte: alcuni sono indicatori positivi del cambiamento produttivo, segno che diverse politiche nazionali e regionali sono andate a buon fine; altri sono indicatori negativi dovuti ai lasciti produttivi e dei consumi del passato, che oggi creano impatti e problemi di smaltimento e di recupero di diverse aree alla naturalità; altri ancora interessano la produzione e i consumi mondiali e esprimono in generale andamenti negativi. Tra questi particolarmente importante appare il cambiamento climatico, cioè il cambiamento in atto delle condizioni economiche, in cui si produce e si consuma. E' un cambiamento epocale che genera nuove sfide produttive, richiede nuovi comportamenti e una crescente capacità di pianificazione dell'azione politica.