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EDITORIALE N.42 - Il contratto di rete: uno strumento per lo sviluppo regionale E-mail

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Questo numero di Politiche Piemonte si occupa di "contratti di rete". Si tratta di una forma di aggregazione tra le imprese relativamente recente (introdotta dal legislatore nel 2009) e che sta riscuotendo un interessante successo in tutto il Paese, seppure con importanti differenze territoriali. Come si chiarisce nel primo dei capitoli che compongono il numero, il Piemonte si distingue per il ricorso ancora scarso delle sue imprese a questa modalità di collaborazione, che ha mostrato in altre regioni una diffusione sorprendentemente maggiore.

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Le dimensioni del fenomeno E-mail

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Introduzione

Alla data dell'ultima estrazione disponibile al momento della redazione (metà maggio 2016) sono stati stipulati in Italia, complessivamente, 2.844 Contratti di rete che coinvolgono 14.307 imprese, dei quali 2.443 standard ("reti contratto") con 12.917 imprese, a cui vanno aggiunti 401 contratti con personalità giuridica ("reti soggetto"), con 2.870 imprese(1). Dopo una partenza rallentata i Contratti si sono progressivamente diffusi. I primi erano stati stipulati nel 2010, ma soltanto a partire dal 2012 il numero è iniziato a crescere sensibilmente, registrando un vero e proprio boom nel 2013.

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Modelli di rete: pratiche e prospettive per il Piemonte E-mail

di  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

Introduzione

La ricerca sui contratti di rete alla quale si fa riferimento in questo numero di Politiche Piemonte ha suggerito l'individuazione di alcuni modelli di rete. Il modello più semplice, e forse più diffuso tra le aggregazioni oggetto della nostra analisi, è quello che abbiamo chiamato "a connessione orizzontale", o "per il mercato", nel quale le imprese cooperano per presentarsi sul mercato con un catalogo o una gamma di prodotti in qualche modo comuni.

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Contratti di rete e capitale sociale E-mail

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Reti di imprese e contratti di rete

Il fenomeno delle reti di imprese ha attirato da sempre l'attenzione dei soggetti economici e delle politiche pubbliche, con la conseguenza di essere uno degli oggetti più studiati e indagati dalla sociologia economica, oltre che dalla letteratura economica e giuridica. Disponiamo infatti di numerose ricerche, studi di caso, riflessioni teoriche e analisi comparate sulle più importanti esperienze di collaborazioni tra le imprese, che toccano numerosi aspetti: dalle reti più informali a quelle più istituzionalizzate, dai gruppi aziendali ai consorzi, ai distretti industriali, ai patti di sviluppo territoriale, alle diverse associazioni temporanee di scopo, alle varie operazioni di joint-venture, fusioni e acquisizioni, agli accordi di filiera nella catena della fornitura, meta-distretti, peer production, cluster di ogni tipo e moltissime altre forme di reti orizzontali o gerarchiche, lunghe o corte, dense o ridotte, complementari o indipendenti, temporanee o permanenti.

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Contratti di rete ed attori del credito: un’ipotesi interpretativa E-mail

di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

Istituti di credito, imprese e crisi economica

La crisi economica iniziata nel 2008 si è caratterizzata, in molti paesi, da una rilevante riduzione dei prestiti finanziari ad imprese e famiglie. Secondo un recente studio CNA-Kpmg , in Italia nel periodo gennaio 2012- gennaio 2016, il credito alle imprese si è ridotto di circa 112 miliardi di euro (pari a oltre l'11% dello stock complessivo di credito erogato alle imprese). Tale riduzione ha però colpito maggiormente le piccole imprese: per questo segmento, infatti, essa si è attestata intorno al 20%. Inoltre, la differenza di accesso al credito fra medio-grandi imprese e piccole imprese si è accentuata dal 2014: sempre secondo lo studio CNA-Kpmg, dal 2014 ad inizio 2016, le imprese con più di 20 dipendenti hanno visto aumentare il credito ottenuto nei loro confronti dello 0,7% l'anno, mentre le seconde lo hanno visto diminuire dell'1,7%.

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Uno sguardo oltre il Piemonte: cosa insegnano le esperienze di Emilia-Romagna e Veneto E-mail

di  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. i (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale)

Introduzione

Emilia Romagna e Veneto sono due tra le regioni italiane tradizionalmente più ricche di distretti industriali e presentano una struttura produttiva basata sulle PMI, parzialmente in contrasto con il Piemonte. In entrambe le regioni il settore manufatturiero è cruciale per l'economia locale ed è alto il grado di internazionalizzazione delle aziende, tipico dei contesti distrettuali. Entrambe le regioni hanno sofferto pesantemente la crisi economica con una riduzione del numero di imprese e di addetti, ma sono tornate a crescere nel 2014 più della media nazionale. Le due regioni, simili dal punto di vista della struttura produttiva, hanno adottato politiche parzialmente differenti per lo sviluppo economico territoriale e nella fattispecie per lo strumento del contratto di rete e soprattutto modelli differenti di governance.

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