Infrastrutture verdi metro-rurali: i terrazzamenti dell’Alto Eporediese

    Di Federica Corrado e Erwin Durbiano (Politecnico di Torino e Associazione Dislivelli)

    Nell’ultimo decennio si è assistito ad una crescente consapevolezza dell’importanza dei territori terrazzati a livello nazionale e internazionale, a partire dalla Dichiarazione di Honghe del 2010 sulla protezione e sullo sviluppo dei paesaggi terrazzati[1] sino al più recente inserimento nel 2018 dell’arte dei muretti a secco nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO[2].

    In questo quadro, si inserisce l’interessante fermento che sta emergendo a livello italiano: con sempre maggiore incisività, numerose realtà locali stanno attivando pratiche di rivitalizzazione del territorio terrazzato, muovendo dall’idea che questo bene non rappresenti soltanto un terreno per produzioni locali (viticoltura, castanicoltura, ecc.) ma anche un paesaggio modellato nel tempo dal sapiente lavoro dell’uomo e, in questo senso, generatore di forme altre di fruizione, incluse quella turistica e quella esperienziale. Con questi obiettivi si è attivato sia il settore privato, attraverso la realizzazione di attività imprenditoriali multifunzionali, sia quello pubblico, attraverso accordi di gestione del territorio e di governance collettiva, finalizzati a un progetto di sviluppo locale sostenibile e al riconoscimento, da parte della comunità, della stratificazione di valori storico-culturali, estetici, paesaggistici, ecologici, ambientali, colturali e costruttivi.

    In Piemonte, l’ampiezza, la diffusione e le dimensioni dei territori terrazzati definiscono veri e propri quadri ambientali, all’interno dei quali i terrazzamenti si configurano come infrastrutture verdi a carattere rurale, capaci di dare specificità all’intero sistema. Nella Città metropolitana di Torino, la loro collocazione perlopiù in aree di media valle (anche se non mancano siti terrazzati in alta valle) ne determina un potenziale di fruizione in collegamento con l’ambito urbano-metropolitano (fig.1). Questi territori si rivelano così volani interessanti di processi di green economy a carattere metro-rurale attraverso l’implementazione di consumo a km0, turismo escursionistico ed esperienziale, luoghi per il benessere e il relax.

    Fig.1 - Paesaggi terrazzati di Carema. Immagine digitale da Comune di Carema, Galleria Fotografica - La conca caremese[1].

     

    Allo stesso tempo, il loro valore, oltre a fornire un rilancio dell’economia, rappresenta uno stock di capitale naturale avente ruolo nei servizi ecosistemici. Pertanto, la loro valorizzazione favorisce l’investimento della conservazione inclusiva degli stock del benessere, combinando il capitale naturale con i servizi dei manufatti antropogenici per generare benessere e qualità della vita.

     

    Analisi del caso studio

    Il territorio dell’Alto Eporediese rappresenta un caso interessante nel quadro metro-rurale della Città Metropolitana di Torino: i muri a secco lungo i versanti in sinistra idrografica della Dora Baltea sono posti in posizioni fisico-geografiche di rilievo così da apparire evidenti a chiunque osservi il tratto in cui le pendici delle montagne incontrano il fondovalle. La parte bassa dei versanti si presenta con gli abitati storici di Carema, Settimo Vittone, Nomaglio, Andrate, Chiaverano e Montalto Dora in forte connessione con gli elementi che, fin dall’epoca medievale, testimoniano il lavoro dell’uomo nella profilatura del pendio montano. Le testimonianze più evidenti sono i manufatti in pietra, i muri a secco e i caratteristici “tupiun” e “pilun” che disegnano un paesaggio dalle forti valenze sia storiche che percettive ed identitarie (fig. 2).

    Fig.2 - Tradizionale sistemazione a “tupiun” e “pilun” (Carema). Immagine digitale da Comune di Carema, Galleria Fotografica – Passeggiando tra i vigneti[2]

     

    All’incirca da una decina di anni, il territorio dell’Alto Eporediese pone al centro del proprio sviluppo un progetto di territorio che valorizza i versanti terrazzati, attraverso percorsi a regia pubblica con un forte coinvolgimento della comunità locale. È stato attivato un percorso collettivo e condiviso che è iniziato attraverso la pianificazione strategica. Il Piano Strategico Dalla Dora Baltea al Mombarone (2014) è stato lo strumento sovracomunale di indirizzo con cui i Comuni di Andrate, Borgofranco d’Ivrea, Carema, Chiaverano, Lessolo, Nomaglio, Montalto Dora e Settimo Vittone hanno messo a fattor comune le politiche, le strategie e le conseguenti azioni per delineare e perseguire gli specifici obiettivi di crescita. Un’altra occasione di costruzione di una identità territoriale intercomunale si è concretizzata con la candidatura dei terrazzamenti viticoli alle falde del Mombarone al Registro nazionale dei paesaggi rurali storici e delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali (fig. 3)[3].

    Fig.3 - Territorio oggetto della candidatura dei terrazzamenti viticoli alle falde del Mombarone

     

    In questi processi, i terrazzamenti sono stati riconosciuti nei loro molteplici ruoli:

    • proteggere i contesti urbani, anzitutto per quanto concerne gli insediamenti posti a valle dei versanti terrazzati lungo i pendii a forte acclività;
    • attenuare il rischio idrogeologico, incidendo sulla gestione delle acque, favorendo le infiltrazioni e minimizzando la quantità e la velocità del deflusso superficiale, rispondendo a processi di salvaguardia dei suoli;
    • contribuire alla conservazione delle specie, in quanto custodi di habitat vegetali e animali, favoriti da un microclima specifico e un limitato impatto antropico;
    • favorire la biodiversità e le connessioni ecologiche territoriali e i potenziali corridoi ecologici;
    • contribuire alla resilienza del territorio attraverso l’apporto ai servizi ecosistemici;
    • generare nuove attività imprenditoriali sostenibili che valorizzino il passaggio intergenerazionale delle conoscenze e del saper fare.

    Le iniziative per il recupero e la valorizzazione del territorio terrazzato hanno visto anzitutto una forte attenzione alle produzioni agricole di qualità: la viticoltura, la castanicoltura e l’olivicoltura. I temi dell’educazione e della promozione sono stati sviluppati attraverso la riqualificazione di luoghi simbolici di grande suggestione quali l’ecomuseo della castagna a Nomaglio, il frantoio comunale a Settimo Vittone e, di recente, la casaforte Gran Masun a Carema, diventata luogo di valorizzazione delle tradizioni viti-vinicole e enologiche del territorio. I terrazzamenti sono diventati lo scenario per attività turistiche capaci di attrarre fruitori, promuovere attività e implementare il reddito del settore; gli addetti locali coinvolti riconoscono nel paesaggio terrazzato parte dell’identità e del patrimonio locale avente grandi potenzialità.

    Conclusioni

    I valori individuati dagli attori locali necessitano di un riconoscimento e un sostegno dalle politiche territoriali regionali e nazionali che possano tradurre in misure specifiche ed interventi integrati, le attività di ripristino e la gestione di un paesaggio multifunzionale (ITLA, 2016; Bonardi, 2005). Questa visione di livello regionale è quella che porta alla definizione di una infrastruttura verde che davvero possa essere di collegamento all’intero sistema metro-rurale e delle sue specificità. Il caso dell’Alto Eporediese porta poi il ragionamento ad un livello sovra-regionale: il sistema terrazzato prosegue infatti oltre il confine piemontese continuando nella parte bassa della Valle d’Aosta per arrivare sino alle pendici del Monte Bianco. Un’infrastruttura verde unica che sembra rimarcare l’asse di un intero sistema che parte dalle aree rurali piemontesi e prosegue sino alla frontiera francese. Un asse infrastrutturale verde che ha tutto il potenziale per diventare luogo di una green economy rivolta alla multifunzionalità rurale in grado di valorizzare quella varietà di gradienti urbani e rurali costruendo valore aggiunto territoriale.

    Parole chiave: paesaggi terrazzati, sviluppo locale, pianificazione strategico

    Bibliografia

    Bonardi L. (2005), “Nuove funzionalità per i paesaggi terrazzati”, in D. Trischitta (a cura di), Il paesaggio terrazzato: un patrimonio geografico antropologico., architettonico, agrario, ambientale, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, pp. 59-99.

    Alberti F., Dal Pozzo A., Murtas D., Sales M.A., Tilmann T. (a cura di) (2018), Paesaggi terrazzati: scelte per il futuro. Terzo incontro mondiale, Regione del Veneto, Venezia.

    Bertolino M., Corrado F. (2021), “Re-thinking Terraces and Dry-Stone Walls in the Alps for Sustainable Development: The Case of Mombarone/Alto Eporediese in Piedmont Region (Italy)”, Sustainability, 13(21), 12122; https://doi.org/10.3390/su132112122.

     

    [1] https://www.comune.carema.to.it/galleria-fotografica/category/13-la-conca-caremese

    [2] https://www.comune.carema.to.it/galleria-fotografica/category/15-passeggiando-tra-i-vigneti

    [3] http://www.amiosservatoriopaesaggio.it/pluginAppObj_52_21/Scheda-precandidatura-definitiva.pdf

    [1] http://www.paesaggiterrazzati.it/wp-content/uploads/2016/12/Honghe-Declaration_English_2010l.pdf

    [2] https://ich.unesco.org/en/RL/art-of-dry-stone-walling-knowledge-and-techniques-01393

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