Il valore di un approccio strategico e collaborativo all’infrastruttura verde

    Di Claudia Cassatella (Politecnico di Torino - DIST)

    Gli spazi aperti dell’area metropolitana torinese sono oggetto di speciale attenzione da almeno un ventennio: da una parte, le misure regolative dei piani territoriali e paesaggistici; dall’altra parte, la pianificazione strategica e la governance sperimentate dal progetto Corona Verde. Entrambi gli approcci hanno punti di forza e debolezza, ma la loro combinazione può essere particolarmente efficace. Il momento, inoltre, è particolarmente favorevole a progetti di miglioramento ambientale.

    D’altro canto, occorre mantenere una visione d’insieme a scala metropolitana. L’approccio paesistico, e in particolare processi di landscape strategy making, possono favorire la creazione di progettualità condivise con il settore privato.

    Fig. 1 - L’area metropolitana torinese vista dalla Sacra di San Michele (foto Mauro Volpiano 2018)

     

    Il territorio periurbano

    Il territorio periurbano è il più eterogeneo e dinamico, per diversità di funzioni e di relazioni urbano-rurali. È un territorio segnato da conflitti d’uso, ma è anche potenzialmente multifunzionale. Quella di Torino è una area urbana di rango metropolitano (Eurostat) interessata da decrescita demografica, crisi produttiva e aree dismesse. È una condizione che rende inevitabile considerare l’opportunità di rallentare il consumo di suolo, il cui tasso è tra i peggiori in Italia, e di valorizzare le funzioni degli spazi aperti periurbani. Esse sono state recentemente messe in luce dal Piano Territoriale Generale della Città Metropolitana di Torino (PTGM, 2021): produzione di cibo, riconoscibilità storico-culturale, valore scenico e ricreativo, naturalità (fig. 2).

    Fig. 2 - Funzioni ecosistemiche prevalenti nell’area periurbana torinese, (Fonte: CMT, PTGM, 2021, LLGG SAP, elab. Università e Politecnico di Torino)

    Nello spazio agricolo di Torino vi è un crescente interesse per l’agricoltura multifunzionale (orientata a fornire servizi ai cittadini) e un’esplosione dell’urban gardening - si vedano gli studi di IRES (Gottero, 2017) e il progetto europeo EFUA-Forum europeo sull'agricoltura urbana[1]. Vi sono inoltre caratteri dell’area metropolitana torinese strutturali, di lunga durata, che trascendono i singoli fenomeni e le fasi e la rendono diversa da una qualsiasi periferia post-industriale: una condizione geografica unica (acque, rilievi, habitat, panorami, vie di comunicazione) e un patrimonio storico rilevante e diffuso che donano a quest’area una qualità paesistica peculiare. L’approccio paesistico ha consentito, negli anni in cui veniva firmata la Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000) di costruire la visione della Corona Verde di Torino.

     

    La visione della Corona Verde e i suoi risultati materiali e immateriali

    All’indomani della nomina delle Residenze Sabaude nella World Heritage List dell’Unesco (nel 1997), il mondo delle aree protette si è affermato nel dibattito con lo slogan “natura&cultura”, ma ben presto è emersa una visione territorialista che ha spostato l’attenzione dalle sole emergenze al connettivo, ai diffusi elementi di qualità e identità e ai sistemi a rete, ossia le connessioni ambientali, fruitive e funzionali che rendono il periurbano tassello fondamentale di una concezione metrorurale e metromontana del territorio. La Regione Piemonte ha scelto all’epoca di perseguire gli obiettivi di miglioramento ambientale e paesaggistico senza nuovi vincoli, ma tramite incentivazione, cooperazione e pianificazione strategica (fig. 3).

    In termini materiali, i risultati più rilevanti sono il circuito di mobilità dolce “Corona di delizie in bicicletta”, i miglioramenti sia ambientali sia paesaggistici nei contesti dei siti patrimoniali, le nuove aree verdi, i numerosi siti riqualificati, in sintesi, l’esistenza di un’infrastruttura verde e blu. L’eredità immateriale è fatta di nuove prassi di pianificazione ambientale, della dimostrazione di quel che si può ottenere. Nella pianificazione strategica è il progetto che crea la comunità ed intorno alla Corona Verde si è creata una comunità di patrimonio, che riconosce l’utilità di collaborare. In definitiva, la visione di vent’anni fa si è affermata: è cambiata la rappresentazione e la percezione dell’area metropolitana torinese. La Corona Verde è inoltre diventata un modello studiato a livello internazionale, persino in Giappone (Shimizu, 2017).

    Fig. 3 - Master Plan Corona Verde: Carte delle 4 strategie (a. rete ecologica; b. rete fruitiva; c. agricoltura periurbana; d. bordi e porte urbane) (Fonte: Regione Piemonte e Politecnico di Torino, 2007, aggiornamento 2012; https://www.coronaverde.it/wp/il-masterplan/).

      

     

    Il momento e le opportunità

    Le condizioni per pianificare e realizzare progetti di miglioramento ambientale sono oggi radicalmente più favorevoli rispetto a vent’anni fa:

    • Conoscenza: le risorse del territorio sono note e mappate su banche dati accessibili e condivise;
    • Competenza, capacità e direzione nel government: esistono un coordinamento dei siti Unesco, un’autorità di livello metropolitano, nuovi piani spaziali con contenuti ambientali e paesistici ad ogni livello (dal PPR, al PGTM, ai nuovi piani regolatori che devono adeguarsi ai precedenti, come sta facendo Torino).

    Inoltre, mentre a livello nazionale la legge 10/2013 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani) e la Strategia Nazionale per il Verde Urbano del 2018 prevedono piani locali del verde (quella di Torino è piano pilota), nel contesto torinese si affacciano sulla scena innovazioni come l’adeguamento al piano nazionale per l’adattamento al cambiamento climatico e il tavolo delle compensazioni ambientali della CMT. Esistono direttive e linee guida europee su acque, suolo, infrastrutture verdi. Risorse economiche: il Green Deal, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza-PNRR, la nuova Politica Agricola Comunitaria-PAC, gli incentivi per la forestazione urbana, l’interesse dei privati per interventi di compensazione e di sponsorizzazione.

    In definitiva, mentre non c’è una forte pressione per lo sviluppo urbano, vi è un contesto politico-sociale favorevole a progetti di miglioramento ambientale. Dunque tante risorse, ma quali idee?

     

    Conclusioni. Un approccio strategico e paesaggistico all’infrastruttura verde

    Servono idee adatte ai luoghi specifici, ma che non perdano di vista la visione complessiva, le connessioni e i benefici sia per la comunità locale sia per quella regionale. Gli spazi aperti sono fatti di parchi ma soprattutto di agricoltura, che costituisce anche una componente, oltre che il contesto, dei siti patrimoniali. Natura&cultura, Patrimonio&agricoltura possono essere binomi particolarmente fertili per il futuro dell’infrastruttura verde e blu torinese. All’azione regolatrice dei piani spaziali (che dettano misure rigorose per evitare il deterioramento di suoli, habitat e paesaggi) occorre affiancare strategie attive di coinvolgimento del mondo agricolo e dei soggetti gestori del patrimonio Unesco e non solo, del mondo imprenditoriale.

    L’approccio paesaggistico si è già dimostrato capace di fornire un punto di incontro. Nello spirito della Convenzione Europea del Paesaggio il landscape planning non è fare piani, ma è un processo per individuare le aspirazioni delle popolazioni, definire obiettivi di qualità e conseguenti “azioni fortemente lungimiranti”. Un processo di landscape strategy making che possiamo definire, sulla scorta di Primdahl e Kristensen (2020), l’unione tra governance collaborativa e place making. Una pratica che deve affrontare la gestione dei conflitti ma soprattutto la visualizzazione dei benefici. Gli attori del patrimonio culturale devono percepire l’utilità di essere alleati con i parchi naturali, e viceversa, ma anche con il mondo agricolo. Gli agricoltori devono percepire l’utilità di orientarsi al mercato urbano. Si deve percepire il beneficio di far parte del sistema, per questo è utile anche una narrazione dei progetti e un monitoraggio - si vedano anche i criteri per un’infrastruttura verde di successo evidenziati dall’European Centre for Nature Conservation, basati su governance collaborativa, partecipazione e informazione (Civic & Siuta, 2014).

    Senza una visione d’insieme, il rischio è che le risorse generino effetti limitati e settoriali. Merita ricordare che il primo ciclo di finanziamenti regionali POR-FESR per Corona Verde andò a singoli enti per progetti che si rivelarono inevitabilmente puntuali, perciò, per il secondo ciclo, la Regione si dotò di un piano strategico (Regione Piemonte e Politecnico di Torino, 2007), di tavoli di lavoro a scala d’ambito e di un sistema di governance. Senza quella mossa, ovvero l’imposizione di uno sguardo sovralocale, non avremmo avuto i risultati di sistema.

    La visione di Corona Verde è ancora attuale, oggi esistono condizioni migliori, più strumenti ed esperienza, una comunità: l’infrastruttura verde merita progetti in un quadro di regole.

     

    Bibliografia

    Regione Piemonte e Politecnico di Torino, 2007, Piani Direttore di Corona Verde, https://www.coronaverde.it/wp/il-masterplan/

    Città Metropolitana di Torino, 2021, Proposta tecnica preliminare del Piano Territoriale Generale Metropolitano PTGM: Linee guida per gli spazi aperti periurbani, Città Metropolitana di Torino, Torino.

    Cassatella, C., 2016, Pianificazione ambientale e paesaggistica nell’area metropolitana di Torino. Nascita e sviluppo di un’infrastruttura verde 1995-2015. In ri-vista. Ricerche per la progettazione del paesaggio, 2: 68-87. DOI:10.13128/RV-19372.

    Civic, K., Siuta, M., 2014, Green Infrastructure – Training manual for trainers. ECNC, Tilburg, the Netherlands and CEEweb for Biodiversity, Budapest, Hungary . https://www.ceeweb.org/wp-content/uploads/2015/03/Training_Manual_v3-Copy.pdf

    Gottero, E., 2017, Agricoltura Metropolitana. Politiche, pratiche e opportunità per l’innovazione territoriale nel torinese, IRES Piemonte, Torino.

    Kristensen, L.S., Primdahl, J., 2020, Landscape strategy making as a pathway to policy integration and involvement of stakeholders: examples from a Danish action research programme, Journal of Environmental Planning and Management, 63:6, 1114-1131, DOI: 10.1080/09640568.2019.1636531

    Shimizu H., 2017, Development of Turin City Planning and Water and Green Regeneration Plan, In: The Post-Industrial City Study Group, Turin miracle, Fujiwara Shoten, pp.75-98

     

     

    Per approfondimenti:

    Città Metropolitana di Torino, Piano Territoriale Generale Metropolitano 2021 http://www.torinometropoli.it/cms/territorio-urbanistica/ufficio-di-piano/proposta-tecnica-preliminare-di-ptgm/proposta-tecnica-preliminare-di-ptgm

    Regione Piemonte, Corona Verde, https://www.coronaverde.it/wp/

     

    [1] EFUA è un progetto finanziato nell'ambito del programma Horizon 2020 dell'Unione Europea (2021-2024). Gli obiettivi sono di sbloccare il potenziale dell'agricoltura urbana attraverso il miglioramento della rete tra gli attori, della conoscenza, della diffusione e delle politiche di settore. Attraverso la creazione di un Forum, mira a sviluppare nuovi livelli di coinvolgimento degli stakeholder e integrare l'agricoltura urbana nella politica europea, regionale e locale (https://www.efua.eu). Il Politecnico di Torino è partner (Resp. Scient. C. Cassatella).

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