Editoriale: come va il Piemonte?

    Di Cristina Bargero (Ires Piemonte)

    L’edizione 2023 di Come va il Piemonte ci fornisce una ricostruzione di quanto avvenuto nell’ultimo anno, attraverso una serie di approfondimenti di carattere economico, sociale, ambientale e culturale in Piemonte, collocata in uno scenario geografico e temporale più ampio. Occorre, infatti, considerare il quadro nazionale ed internazionale, caratterizzato nell’ultimo biennio da una serie di fenomeni esogeni ed imprevisti (pandemia, tensioni geopolitiche, guerra in Ucraina), con ricadute sulla congiuntura economica, sulla situazione sociale e sulla finanza pubblica.

    Le Regioni, a fronte di tale situazione, si trovano a dover elaborare risposte rapide ed efficaci ad eventi improvvisi e sempre più frequenti, in un contesto globalizzato, dove, spesso, le dinamiche, invece, hanno confini nazionali, europei ed internazionali e, di conseguenza, gli strumenti a disposizione risentono dell’assetto istituzionale.

    Eppure, come già evidenziato dalla letteratura economica a fine anni ’80 del secolo scorso (Sabel, 1989), vi è una riscoperta delle economie regionali, come luoghi privilegiati per innescare dinamiche positive di crescita e di reazione ai momenti di crisi.

    A tal proposito, il radicamento territoriale degli attori aiuta la competitività dei sistemi locali, grazie a comportamenti collettivi degli attori pubblici e privati, facilitati dalla prossimità geografica (Corpataux e Crevoisier, 2007).

    Ma veniamo al Piemonte.

    Nella regione rimangono alcune debolezze strutturali, in primis quelle connesse alla demografia e all’invecchiamento della popolazione, problema del resto comune a tutte le economie avanzate, come ci ricorda in un suo recente saggio (Occidenti e Modernità. Vedere un mondo nuovo) lo storico Andrea Graziosi.

    Il policentrismo amministrativo piemontese, spesso sintomo di frammentazione, necessità di maggiori risorse nell’erogazione dei servizi e, quindi, elemento di debolezza, in realtà può essere letto anche come policentrismo produttivo, in cui i diversi territori, con le loro specializzazioni produttive, giocano un ruolo fondamentale per l’economia.

    Il tessuto manifatturiero, infatti, si è confermato fondamentale per la tenuta dell’economia regionale, grazie soprattutto all’elevato livello di internazionalizzazione.

    I cambiamenti geopolitici, gli investimenti del PNRR sulle reti infrastrutturali e il completamento ormai prossimo del Terzo Valico stanno confermando e rafforzando la centralità del Piemonte come territorio di snodo verso il Centro-Nord Europa, consolidandone la “vocazione logistica”, con l’incognita, tuttavia, connessa alla fragilità delle infrastrutture esistenti, come mostrano le criticità legate alla chiusura del Frejus, in seguito agli eventi calamitosi nel territorio della Maurienne.

    Le due transizioni- quella ambientale e quella digitale- che costituiscono l’ossatura del PNRR, stanno inoltre orientando le politiche regionali, in ragione delle sfide ambientali e di competitività.

    Da qui discende la capacità reattiva del territorio, delle sue istituzioni e della società a queste sfide che, per certi aspetti, è stata sorprendente, mobilitando risorse tecniche, sociali ed economiche e rompendo schemi che sembravano consolidati, ma ormai superati dai fatti.

    I contributi presenti in questo numero di Politiche Piemonte consentono un interessante inquadramento della situazione piemontese sotto molteplici aspetti, restituendo una lettura multiforme della società piemontese

    Il primo articolo di Sarah Bovini di Unioncamere Piemonte, dopo aver ricostruito il contesto di riferimento mondiale e nazionale della congiuntura 2022/2023, si sofferma sulla crescita regionale del 2022, risultato di dinamiche positive in tutti i principali settori eccetto per l’industria, rimasta stabile. Il settore manifatturiero piemontese, tuttavia, si è mostrato solido, nonostante le difficoltà connesse al conflitto in Ucraina e ai rincari delle commodities energetiche, mantenendo un trend espansivo, soprattutto grazie all’export, pari a 59,0 miliardi di euro, che ha segnato un aumento a valori correnti del 18,5% rispetto al 2021. Grazie a queste performances, il Piemonte si conferma la quarta regione esportatrice con una quota del 9,4% sul totale nazionale. Risultati anche sul fronte occupazionale, con un tasso di occupazione che è passato dal 65% del 2021 al 66,3% del 2022.

     

    Il secondo pezzo, a cura di Cristina Fabrizi di Banca d’Italia, evidenzia come   l’economia piemontese sia ancora cresciuta per subire poi una frenata, a causa, dello shock energetico e dal rialzo dei prezzi. Sottolinea, poi, l’importanza degli investimenti connessi al PNRR che contribuirebbero in misura rilevante al valore aggiunto e all’occupazione nelle costruzioni. Infine, vi è un focus sui rischi connessi ad un’alta dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di materie prime e beni intermedi, legati alla possibilità di interruzioni nelle forniture e di ampi rialzi dei prezzi, che vede il Piemonte meno esposto rispetto al resto del paese e alle altre Regioni dell’economia regionale, che per il Piemonte risulta lievemente inferiore alla media italiana e tra i più bassi tra le regioni del Centro-Nord.

     

    Il contributo di Stefano Aimone di Ires Piemonte, affronta il tema della reazione del Piemonte alla “permacrisi”, ossia un periodo esteso di instabilità e insicurezza. A tal proposito i dati evidenziano come la regione abbia mostrato una forte capacità di affrontare le difficoltà: gli investimenti sono aumentati del 10%, le esportazioni sono cresciute del 18,5% a valori correnti (6,5% a valori costanti). Il nodo critico riguarda l’impatto sulle spese delle famiglie per acquisti di beni e servizi, dove si segnalano difficoltà in aumento riguardo alla difficoltà ad affrontare le spese mediche (22,5% degli intervistati) e il pagamento delle bollette (23,8%.). La tipologia di spesa per cui è registrato l’incremento maggiore nel corso dell’ultimo anno è l’acquisto di generi alimentari, passata dal 14,4% al 18%.  Rispetto alle politiche da attuare in futuro, emerge come la sfida riguardi in particolare la coerenza strategica e attuativa delle misure messe in campo, oltre che l’efficienza della macchina pubblica nella loro attuazione.

     

    Il pezzo a cura di Gianmario Nava di Arpa Piemonte, restituisce una fotografia dello stato dell’ambiente in Piemonte, in particolare rispetto alla situazione idrica e alla qualità dell’aria.

    Emerge, in primo luogo, come il 2022 sia risultato il secondo anno meno piovoso dell’intera serie storica dal 1958, con una precipitazione cumulata è stata di 611.9 mm, che ha portato ad un deficit pluviometrico del 42% rispetto alla media climatica del trentennio 1971-2000. La combinazione di alte temperature e di siccità osservate dell’anno 2022 non mostrano, inoltre, precedenti nel periodo storico preso in considerazione.

    Con riferimento agli eventi climatici mostra come l’estate si sia chiusa con un mese di agosto particolarmente instabile con frequenti temporali e apporti pluviometrici in media con il valore di riferimento, non sufficienti però a ridurre lo scostamento negativo dei corsi d’acqua dell’intera regione, soprattutto di Tanaro e Stura di Demonte, Scrivia e Bormida.

    Riguardo alla qualità dell’aria, il valore limite di concentrazione media annuale di PM10 (40 µg/m3) non è stato superato nel 2022 in nessuna stazione della rete regionale, per il quinto anno consecutivo. Gli ultimi 20 anni mostrano una diminuzione complessiva del valore medio annuale, con una tendenza alla stabilità nell’ultimo periodo. Rimane, tuttavia, una difficoltà a garantire il conseguimento del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana (pari a 50 µg/m3, da non superare più di 35 volte per anno civile) soprattutto sull’agglomerato di Torino. Rispetto al particolato, PM2,5 il valore è stato superato in circa il 41% delle stazioni contro il 38% dell’anno precedente.

     

     Maria Giangrande, Elisa Toso, Lucia Zanetta dell’Osservatorio Culturale del Piemonte analizzano le dinamiche del settore culturale, sia per quanto riguarda partecipazione che produzione.

    I dati Istat mostrano come la partecipazione culturale dei piemontesi alle attività culturali – svolte sia fuori casa sia in casa - nel 2022 sia in recupero rispetto all’anno precedente, ma ancora distante dai livelli pre-covid. Si evidenzia come la diffusione delle tecnologie digitali abbia aperto a nuovi modelli di consumi culturali che affiancano, e non semplicemente sostituiscono, quelli precedenti. Può sembrare ancora marginale la fruizione digitale di altri contenuti culturali. I musei e beni culturali suscitano senza dubbio molto più appeal dal vivo: i circa duecento musei e beni culturali del Piemonte, monitorati da OCP, hanno registrato complessivamente 5,7 milioni di ingressi, in netta ripresa rispetto all’anno precedente (+115%), ma non ancora ai livelli del 2019. Per quanto riguarda le industrie di produzione culturale, i valori produttivi del 2022, dopo la pesante flessione del 2020, mostrano un netto miglioramento rispetto a quelli dell’anno precedente e un riavvicinamento a quelli del 2019. Emerge, infine, come le evoluzioni registrate, soprattutto nei comportamenti di partecipazione e consumo, comportino un cambiamento nelle modalità di avvicinamento e di fruizione del contenuto culturale.

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