Editoriale: strategie regionali per l'energia

    di Carlo Alberto Dondona (IRES Piemonte)

    L’energia è da sempre un fattore strategico dello sviluppo e l’attuale fase storica, definita dalla transizione ecologica, ne sta accentuando ancora di più l’importanza. Per 100.000 anni - dopo la scoperta del fuoco - il legno è stata la fonte prioritaria di energia sul pianeta. Il carbone, seppur usato nella metallurgia, deve infatti attendere la rivoluzione industriale e l’invenzione del motore per soppiantare il legno come combustibile primario.

    Tra le altre fonti di energia utilizzate nel tempo, la forza motrice dell’acqua serviva prevalentemente per l’irrigazione dei campi o la macina dei mulini (che sfruttava anche l’energia eolica), mentre l’energia del sole, usata dagli specchi ustori di Archimede nell’assedio di Siracusa nel 212 a. C., deve attendere la fine del XIX secolo per il primo prototipo di pannello fotovoltaico.

    È solamente in epoca recente, dalla metà circa del XIX secolo, che i combustibili fossili, il petrolio in primis e poi il metano, diventano una fonte primaria di energia per alimentare le fabbriche e poi le automobili, e vengono quindi utilizzati per l’illuminazione e la cucina. L’altra fonte è l’energia idroelettrica con cui si  incominciano a illuminare case e città e trova impieghi diversi nell’uso produttivo e civile.

    L’ultima grande fonte di energia, in ordine di tempo, ad essere stata scoperta e utilizzata è stata quella nucleare.

    Quindi, nella storia dell’umanità, sono relativamente poche le fonti energetiche impiegate e va anche ricordato che l’avvicendamento di una nuova fonte non ha mai fatto scomparire del tutto l’uso di quelle precedenti: il legno non ha più quel ruolo di combustibile primario avuto per secoli, ma non possiamo certo dire che il suo consumo sia diminuito nel tempo, si è piuttosto diversificato.

    Quello che nel tempo è però sicuramente cambiato è il quantitativo di energia richiesto, che ha subito una fortissima accelerazione nel corso degli ultimi sessanta anni, da quando la popolazione mondiale è passata da 3 agli attuali 8 miliardi di persone, con relativa crescita dei consumi. Nello stesso periodo, l’intera economia mondiale è progressivamente cresciuta con un andamento del PIL mondiale maggiore della crescita demografica. Solo per fare un esempio dell’aumentato fabbisogno, in Italia si passa da 1,6 milioni di auto circolanti nel 1960 ai 38,8 del 2021, a cui poi dobbiamo aggiungere le migliaia e migliaia di elettrodomestici e altri apparecchi inventati nel tempo e, ovviamente, dal crescere della produzione industriale.

    Una domanda di energia che pareva inarrestabile e (sufficientemente) soddisfatta dall’offerta e che, invece, proprio in questi mesi è diventata oggetto di crisi. Una crisi che può portare a ripensare l’intero sistema di approvvigionamento, a cui si aggiunge anche la spinta all’abbandono dei combustibili fossili che sta orientando da tempo le politiche della UE.

    Il ripensamento delle fonti energetiche a causa dell’impatto negativo sul clima  e la crisi delle tradizionali fonti di approvvigionamento, dovuta alla guerra in Ucraina, si inseriscono entro un sistema economico già provato dalla pandemia e dall’eccezionale siccità climatica (ma probabilmente “normale” nel futuro, se non si raggiungono gli obiettivi della Strategia per lo Sviluppo Sostenibile), che mette a rischio anche una fonte pulita e di solito abbondante come quella idroelettrica.

    Le politiche energetiche si trovano quindi schiacciate fra un sistema economico in transizione energetica e stili di vita ancora totalmente dipendenti dal gas e dal petrolio. Tutto ciò entro vincoli che alla necessità di dotarsi di fonti alternative più green contrappongono la difficoltà al   loro stoccaggio (il fotovoltaico è perfetto ma al momento non è possibile immagazzinare tutta l’energia prodotta) e il rischio, del cosiddetto greenwashing,  che si inquini ancora di più (l’estrazione del litio necessario per le batterie, essenziali per la mobilità elettrica e non solo, ha un altissimo consumo di suolo e di acqua ad esempio).

    Questo numero di Politiche Piemonte cerca di offrire un quadro della situazione in Piemonte: quali sono le politiche regionali in tema di energia, qual è la situazione attuale e quali sono le prospettive a medio e lungo termine? Seguono  poi alcuni approfondimenti sulle potenzialità legate al risparmio energetico, alle nuove fonti come l’idrogeno o, come il legno, che si usano da migliaia di anni ma possono finalmente essere utilizzate in modo diverso e meno impattante.

    Il primo articolo, a cura di Filippo Baretti della Regione Piemonte, è dedicato ai contenuti del Piano Energetico Ambientale della Regione (PEAR), che è il principale strumento di pianificazione in ambito energetico e ambientale a livello locale e contiene le politiche per raggiungere (o superare) gli obiettivi posti, a sua volta, dal Piano Nazionale e dall’Unione Europea con il cosiddetto Pacchetto Clima Energia 2030. I principali obiettivi del PEAR riguardano: l’aumento della produzione di Fonti Rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e la riduzione dei consumi e il potenziamento delle infrastrutture per la generazione distribuita proveniente da fonti rinnovabili.

    Il secondo articolo, a cura di Silvio De Nigris (Regione Piemonte) illustra la situazione del bilancio energetico del Piemonte e, quindi, la descrizione dei principali flussi energetici che insistono sul territorio Piemontese nonché le dinamiche in atto sugli usi finali di energia. Viene trattato il comparto della generazione elettrica, che risulta essenziale per comprendere quanto si sta facendo sul fronte delle fonti rinnovabili e sull’andamento delle emissioni di CO2. Segue poi un’analisi dedicata alle fonti energetiche rinnovabili e ai consumi dei principali vettori energetici: energia elettrica, prodotti petroliferi e gas naturale. Il Rapporto si conclude con un monitoraggio dell’andamento in atto dei principali indicatori energetici alla luce degli obiettivi definiti nel Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR).

    Nel terzo articolo, a cura di Marcello Baricco (Università di Torino) si illustrano le potenzialità di una fonte energetica pulita come l’idrogeno che potrebbe avere molteplici usi e di cui il Piemonte è capofila nella sperimentazione.

    Nel quarto articolo, a cura di Marco Carpinelli e Sara Macagno (Ires Piemonte) si affronta l’importante tema del risparmio energetico negli edifici, che abbiamo visto essere uno degli obiettivi del PEAR, ed in particolare per il settore pubblico, negli ospedali che sono grandi utilizzatori di energia.

    Nel quinto articolo, a cura di Andrea Crocetta (Leno) si descrive una risorsa importante per il settore energetico locale come quella della filiera forestale e, in particolare, per quei piccoli borghi nelle aree interne che possono utilizzare l’abbondanza  di materiale e nello stesso tempo creare una filiera produttiva che oltre a generare calore e acqua calda può offrire posti di lavoro.

    Nel sesto articolo, Alessandro Sciullo ci racconta cosa sono e cosa fanno le Comunità energetiche, una novità nel panorama italiano, che puntano alla messa in comune dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, da soggetti diversi, pubblici e privati, e che può rappresentare una risposta “dal basso” alla crescente domanda di energia.

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