La scuola al tempo del coronavirus

    A cura di Luisa Donato e Carla Nanni - Ires Piemonte

    Il 31 dicembre 2019 la Cina ha segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota, poi identificata come un nuovo coronavirus, nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei[1] è così che inizia il primo provvedimento riconducibile alla scuola che fornisce indicazioni per la gestione di studenti e docenti da/per la Cina.

    Da allora l’Italia, come il resto del mondo, è stata investita dalla pandemia da COVID 19, virus di cui ancora non si dispone né di vaccino né di cura. La risposta del Paese è stata la prevenzione attraverso il distanziamento sociale. Le scuole che, per loro natura, sono comunità ad alto tasso relazionale sono state, pertanto, le prime a chiudere.

    La riapertura delle scuole si allontana sempre più

    In Piemonte la scuola si ferma con le vacanza di carnevale, durante le quali viene approvata la prima ordinanza regionale che ne stabilisce la chiusura fino a fine febbraio[2].

    I primi di marzo, oltre ad essere prorogata la sospensione delle attività didattiche ed educative in tutto il Piemonte, viene disposta l’igienizzazione degli ambienti scolastici.

    Contestualmente si stabilisce a livello nazionale la presa di servizio dei collaboratori scolastici che lavorano presso le cooperative e si mette in sicurezza l’anno garantendo la ‘Validità dell’anno scolastico’, nonostante il mancato raggiungimento dei 200 giorni previsti per legge[3].

    Con il primo Decreto del presidente del consiglio la sospensione dei servizi scolastici viene estesa in tutta Italia e prorogata fino metà marzo. Nel documento si stabilisce che i Dirigenti scolastici sono tenuti ad attivare la didattica a distanza. Si avvia così quella che sarebbe corretto definire “una didattica d’emergenza” più che “a distanza”, poiché si attua senza indicazioni per i docenti, i quali in breve tempo mettono in atto quello che è stato definito un “salto di generazioni[4]” nell’uso delle strumentazioni informatiche. Tutto per consentire, in qualche modo, la prosecuzione del percorso scolastico educativo degli studenti confinati nelle proprie case da ormai un mese e che già si prospettava di tenere lontani ad oltranza dalla scuola in presenza[5].

    A metà marzo entra in vigore il decreto ‘Cura Italia’ che, confermando la sospensione di tutti i servizi educativi-scolastici, ordina la pulizia straordinaria dei locali (già svolta in Piemonte). Nel decreto vengono stanziati 85 milioni di euro per il 2020 per strumenti utili alla didattica a distanza. Emerge la prima problematica da affrontare: la carenza di strumenti e connessione in numerosi contesti familiari che complica o impedisce la didattica a distanza. In questo contesto iniziano ad aumentare le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione, nella partecipazione al sistema e negli apprendimenti degli studenti. Ma l’emergenza sanitaria è in piena espansione e ciò implica la proroga di tutte le misure adottate fino a metà aprile.

    Si giunge così (aprile) al momento di dare indicazioni per la chiusura dell’anno scolastico. Si prevede che, per il solo a.s. 2019/20, il Ministro dell’Istruzione possa adottare specifiche misure relative alla valutazione finale degli alunni e sullo svolgimento degli esami di Stato conclusivi di primo e secondo ciclo. Nel Decreto Legge dell’8 aprile è finalmente prevista una misura apposita per la didattica a distanza (art. 2, comma 3), svolta finora dai docenti senza una specifica disposizione, se non quella in base alla quale i dirigenti avevano l’obbligo di attivarla. Dopo aver svolto due ruoli fondamentali, sollecitare la comunità educante a continuare il proprio compito di far scuola, ma “non a scuola”, e non interrompere il percorso di apprendimento degli studenti[6], la didattica a distanza inizia a delinearsi per metodi, contenuti e criteri di valutazione.

    Il ministro dell’Istruzione comunica che l’attività didattica in aula “riprenderà solo quando il quadro epidemiologico lo consentirà, alle condizioni ragionevoli di sicurezza per tutti: per gli alunni, per il personale scolastico e, di riflesso, per l’intera società” [7]. Di fatto la scuola non riapre.

    Nel mentre, vengono stanziati ulteriori 80 milioni di euro con risorse del Piano Operativo Nazionale (finanziato con i fondi strutturali europei) destinati all'acquisto di pc, tablet e dispositivi per la connessione internet, dedicati alle scuole del primo ciclo, che si aggiungono agli 85 milioni di euro già ripartiti dal ministero[8].

    Il 21 aprile è nominato un Comitato di esperti che dovrà occuparsi di progettare l’apertura delle scuole a settembre[9]. La parola d’ordine è distanziamento. Il ritorno in classe sarà graduale e differenziato. Attualmente si ipotizzano differenti scenari in base all’evoluzione dell’emergenza sanitaria. Si pensa a classi suddivise in gruppi, banchi singoli distanziati e disposti in cerchio. La priorità sarà per la fascia che va dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado con rientro previsto a settembre.

    Con l’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio , entrato in vigore il 4 maggio 2020, si conferma la chiusura delle scuole fino al 17 maggio, ma tramite i mezzi di comunicazione il ministro dell’Istruzione parla già di ripresa a settembre.

    L’Ufficio Scolastico Regionale e la task force per la didattica a distanza

    L’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte (di seguito USR), all’inizio di marzo, ha istituito una task force per la didattica a distanza[10]. In primo luogo è stato realizzato un monitoraggio presso tutte le scuole (statali e paritarie) per comprendere lo stato dell’arte sulla disponibilità e utilizzo delle piattaforme per la didattica online, capire le criticità e attivare azioni di supporto.

    Quasi tutte le scuole del primo ciclo hanno risposto al monitoraggio (94%) e, tra queste, solo 5 scuole non avevano attivato alcuna forma di didattica online: sono state contattate e aiutate dai docenti esperti dell’Equipe formativa territoriale per la didattica innovativa attiva in Piemonte. Le scuole nel primo ciclo per il 92% utilizzano le funzionalità del registro elettronico (di queste il 23% in maniera esclusiva) e ben il 56% delle scuole usa piattaforme dedicate all’educazione: Edmondo, Google Suite for educational e We-School quelle più utilizzate.

    Quanto alle scuole del secondo ciclo (100% di risposte) tutte risultano avere attivato la didattica a distanza. Il 95% utilizza come strumento il registro elettronico, di cui il 14% in maniera esclusiva, mentre il 77% fa uso di piattaforme dedicate, di cui le più diffuse sono: Google Suite for educational (in uso nel 43% delle scuole), Moodle 23%, Edmondo 12% e We-School 10%. I risultati non possono dar conto delle differenze presenti anche all’interno delle medesima istituzione scolastica: l’attivazione della didattica online e l’uso delle piattaforme può variare da un consiglio di classe all’altro. Tuttavia, testimoniano lo sforzo messo in campo dalle scuole e, soprattutto, costituiscono un punto di partenza in una situazione in forte evoluzione.

    La task force per la didattica a distanza dell’USR ha mantenuto un contatto pressoché costante con le scuole, rispondendo alle domande/richieste di dirigenti, docenti e non ultimo dei genitori.

    Sempre nella prima decade di marzo l’USR ha attivato un bando “Una scuola adotta un’altra scuola”: le istituzioni scolastiche si possono proporre per richiedere o dare aiuto, in questo momento, principalmente per l’implementazione e il potenziamento della didattica online (a metà aprile avevano risposto 54 autonomie scolastiche).

    L’USR partecipa anche alla task force istituita dalla Regione Piemonte per “accompagnare le scuole nella transizione digitale” insieme con altri importanti soggetti del territorio: consorzio Topix, Csi Piemonte e Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo. La finalità immediata è supportare le scuole nella didattica a distanza, al contempo si lavora alla presentazione di un piano strategico per potenziare (o implementare, dipende dai casi) la connettività di tutte le scuole del Piemonte.

    Sul sito dell’USR è stata attivata una sezione dedicata all’emergenza Coronavirus che comprende: iniziative, progetti e strumenti a supporto sulle scuole, normativa e linee guida del Garante della Privacy e, non ultimo, alcune esperienze positive che le scuole desiderano condividere.

    Le lezioni on line

    In una nota del 17 marzo il Ministero dell’Istruzione specifica cosa si intenda per Didattica a distanza: non può essere considerata come il semplice invio di compiti ma è necessaria “la costruzione ragionata e guidata del sapere attraverso un’interazione tra docenti e alunni. Qualsiasi sia il mezzo attraverso cui la didattica si esercita”.

    Con l’emergenza Covid19 i docenti, dopo un primo momento di incertezza, quando ha iniziato a essere sempre più chiaro che il ritorno a scuola non sarebbe arrivato a breve, hanno risposto cercando di mantenere i contatti con gli allievi, ciascuno in maniera differente anche in relazione ai mezzi disponibili agli studenti: inizialmente con i social e il telefono, ma nel breve è stato utilizzato il registro elettronico, uno strumento ampiamente conosciuto per la comunicazione tra docenti e famiglie. Progressivamente, con tempistiche differenti e in maniera non omogenea sul territorio, i docenti, hanno iniziato la didattica online con l’utilizzo delle videoconferenze e delle diverse piattaforme educative, alcune utili per organizzare il lavoro di gruppo online (oltre il Registro elettronico, piattaforme come ClassRoom, Padlet for schools), altri per scaricare contenuti, altri ancora per la formazione sulle modalità di questo tipo di didattica.

    Il lavoro dei docenti è stato supportato da una grande mobilitazione di soggetti che a diverso titolo si occupano di educazione. Numerosi i webinar proposti, a titolo di esempio: nell’ambito del progetto Riconnessioni della Compagnia di San Paolo - sito per l’innovazione tecnologica, organizzativa e didattica per le scuole del primo ciclo - i numerosi webinar per la didattica a distanza hanno raggiunto oltre 38mila utenti; webinar sulla valutazione della Didattica a Distanza nell’ambito del Piano Formazione Docenti del MIUR; webinar organizzati dalle case editrici (Pearsons, De Agostini, Giunti ecc.).

    La risposta della scuola all’emergenza, di per sé eterogenea nei contenuti e nella tempistica, ha dovuto anche adattarsi alle necessità delle famiglie. La chiusura delle scuole, ma anche dei servizi educativi per la prima infanzia, è stata una prova senza precedenti per le famiglie. Con i genitori che in alcuni casi devono proseguire con il lavoro esterno, in altri sono a casa in ferie/aspettativa o alle prese con lo smart working, in altri casi hanno perso il lavoro. Quello che è stato sottolineato da più parti è che il lockdown e la conseguente chiusura delle scuole ha avuto un effetto di moltiplicatore delle disuguaglianze. In primo luogo per la connettività. Alcune famiglie non hanno a disposizione una connessione internet o un computer/tablet per la didattica online; l’investimento del Ministero dell’Istruzione[11] che ha fatto giungere direttamente alle 546 istituzioni autonome piemontesi 5.645.000 euro per l’acquisto di tablet e computer ha certamente aiutato ma non può essere sufficiente. Inoltre, come nota la sociologa Chiara Saraceno[12], le famiglie svantaggiate più spesso vivono in  condizione di sovraffollamento in cui i minori devono dividere spazi e dispositivi con altri famigliari. Sono le famiglie dove è più probabile che gli adulti non abbiano sufficienti competenze per aiutare e seguire i propri figli, specie nella primaria, nella didattica a distanza.

    Inoltre, una quota di bambini e ragazzi in questi 2 mesi non è stata raggiunta dai propri docenti o non ha avuto i mezzi per seguire la didattica online. Si tratta di una forma di dispersione, le cui dimensioni al momento non sono note.

    Quale eredità

    L’esperienza della didattica online in risposta alla pandemia ha messo in evidenza alcune criticità: dalle insufficienze di tipo strumentale (connessione ad internet, possesso di computer e tablet) a quelle legate più all’utilizzo degli strumenti informatici. Tuttavia, l’emergenza ha spinto la scuola verso una gigantesca sperimentazione dell’utilizzo delle tecnologie informatiche per l’educazione, che ha fatto compiere un salto in avanti di anni. Dal punto di vista dei docenti, dalle interviste e commenti pubblicati nella stampa, emerge un incremento del tempo dedicato alla formazione sia per l’uso degli strumenti telematici, diffusi già in precedenza ma in maniera contenuta, sia per la didattica a distanza che prevede modalità specifiche, non la semplice trasposizione online della lezione frontale. Inoltre, questi mesi sono stati utili ai docenti per testare e validare le proposte di bacheche online, strumenti per videoconferenze, contenuti didattici, webinar, i cui risultati saranno una preziosa eredità per le scelte delle scuole nei prossimi anni scolastici.

    Quel che resta in eredità è la consapevolezza che uno strumento indispensabile in una situazione emergenziale possa non esser il più adeguato in base alle diverse età ed esigenze degli studenti. Infatti, sebbene nella scuola dell’infanzia l’utilizzo del web abbia permesso di mantenere i contatti, c’è stata molta perplessità sull’opportunità di una lunga esposizione agli schermi per bambini e bambine[13]. Così come nella primaria in cui le lezioni online hanno avuto un essenziale ruolo di contatto ma, nel migliore dei casi, facendo i conti con la difficoltà di interazione tra docenti e studenti. Nella secondaria di primo e secondo grado, infine, la numerosità dei docenti e la complessità delle materie ha esposto studenti e famiglie ad un notevole sforzo organizzativo, per non restare indietro.

    La scuola non si è fermata. La prossima sfida sarà mettere a sistema il bagaglio di conoscenze interiorizzate in un tempo relativamente breve. E’ giunto il momento di ‘insegnare qualcosa di diverso, in modo diverso’, come sottolinea l’Associazione Docenti e Dirigenti scolastici Italiani[14], nell’ottica di sviluppare quelle competenze globali, rilevate anche dall’OCSE nelle sua indagine internazionale sui 15enni, e che si basano su una migliore comprensione dell’interconnessione e dell’interdipendenza umana.           

     

     

    [1] Circolare Ministero della Salute n. 3187, del 01.02.2020.

    [2] Ordinanza regionale del 23 febbraio , “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, all’art. 1, comma 2, lettera b) che stabilisce la “Chiusura dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali (compresi i tirocini), master, corsi universitari di ogni grado e università per anziani, con esclusione di specializzandi in  discipline mediche e chirurgiche e delle attività formative svolte a distanza”; il provvedimento ha efficacia fino al 29 febbraio.

    [3] Decreto Legge n. 9 del 02 marzo 2020: “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19”. Art. 20 presa di servizio collaboratori scolastici. Art. 32 validità anno scolastico.

    [4] Intervista prof.ssa Laura Tomatis, componente della task force sulla didattica a distanza dell’Ufficio Scolastico Regione Piemonte.

    [5] La sospensione dei servizi scolastici viene prorogata al 3 aprile dal D.P.C.M. del 11 marzo 2020

    [6] Prime indicazioni operative per la Didattica a distanza del MIUR, 17 marzo 2020.

    [7] Intervento del Ministro nel question time alla Camera del 22 aprile 2020.

    [8] Attraverso un bando le scuole possono ricevere risorse immediatamente spendibili. Comunicato stampa Ministero dell’Istruzione del 17/04/2020: “L’elenco delle scuole a cui saranno assegnate le risorse sarà compilato sulla base degli indicatori socio-economici, del tasso di deprivazione territoriale, del livello di disagio negli apprendimenti e del tasso di abbandono scolastico, con l’obiettivo di raggiungere le fasce più deboli della popolazione e quindi i ragazzi che stanno incontrando maggiori difficoltà nello studio a distanza. Superata la fase emergenziale, i dispositivi digitali acquistati dalle scuole potranno essere di supporto alle attività didattiche ordinarie”.

    [9] Comunicato stampa Ministero dell’Istruzione del 21/04/2020.

    [10] Il paragrafo è debitore dell’ intervista con la Prof.ssa Laura Tomatis (17/04/2020), componente della task force sulla didattica a distanza coordinata dalla Dirigente Pierangela Dagna dell’Ufficio Scolastico Regionale.

    [11] Decreto del riparto dei fondi e degli assistenti tecnici a tempo determinato ai sensi dell’articolo 120, comma 5 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 e misure per l’emergenza (26/03/2020).

    [12] C. Saraceno, Scuola e politiche per l’infanzia alla prova dell’emergenza, LAVOCE.INFO, 10/04/2020.

    [13] Rapporto “Scuole aperte, società protetta”, Politecnico di Torino.

    [14] ADI - Associazione Docenti e Dirigenti scolastici Italiani, La scuola una priorità: soluzioni per la riapertura a settembre, aprile 2020

     

     

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