La ripartenza degli atenei piemontesi: misure intraprese

    di Alberto Stanchi (IRES Piemonte)

     

    Il 2 luglio scorso il Ministro Manfredi affermava “Il semestre del nuovo anno sarà un semestre prevalentemente in presenza”; il 21 ottobre il Ministro ha dichiarato “Il sistema è in grado di passare in tempo reale dalla didattica mista a quella a distanza”.

    Le due dichiarazioni rispecchiano i diversi momenti in cui sono state pronunciate: nel luglio scorso l’auspicio di tutti era un ritorno alla normalità nel più breve tempo possibile, a novembre questa normalità sembra si stia progressivamente allontanando e ora si prospetta un ritorno integrale alla didattica online.

    In questo articolo si proverà a fornire un primo bilancio di cosa sta succedendo negli atenei del Piemonte, si darà conto di come essi hanno organizzato la “ripartenza” e cosa potrebbe lasciare questa esperienza, attraverso interviste con testimoni privilegiati, riferimenti bibliografici e informazioni raccolte attraverso i siti Internet.

     

    La ripartenza: quale mix tra didattica in presenza e didattica a distanza?

    L’avvio dell’anno accademico 2020/21 ha visto il ritorno della didattica in presenza, quantomeno per una parte degli studenti. Il modello più diffuso prevede una limitazione della capienza massima delle aule al 50% di quella originaria, un limite che viene gestito attraverso un sistema di prenotazione delle presenze (gli studenti che desiderano assistere a una lezione si prenotano sul portale dell’ateneo, il sistema rilascia loro un QR code con il quale viene verificata l’identità al momento dell’ingresso in aula), e l’attuazione delle consuete misure di igiene pubblica (uso delle mascherine durante le lezioni, igienizzazione delle mani e degli ambienti, percorsi di entrata e di uscita dalle aule, apertura delle finestre a determinati intervalli di tempo).

    Accanto a queste norme di carattere generale gli atenei hanno cercato di salvaguardare la didattica in presenza per tutte le attività di carattere laboratoriale e privilegiando i corsi dei primi anni o specifici ambiti disciplinari. L’Università di Torino ha concentrato i laboratori in un determinato periodo di tempo, per dare modo agli studenti, soprattutto ai fuori sede, di organizzarsi e prevedere i loro spostamenti o la loro permanenza a Torino. Il Politecnico di Torino si è posto l’obiettivo di garantire a tutti gli studenti almeno un giorno alla settimana di didattica in presenza in aula, ferma restando la possibilità, per chi fosse impossibilitato, di seguire l’intera offerta formativa di primo e di secondo livello in modalità online. Data la necessità di mantenere il distanziamento interpersonale, il Politecnico ha acquisito ulteriori spazi per la didattica siglando accordi con enti territoriali. L’Università del Piemonte Orientale ha cercato di dare priorità agli studenti del primo anno di corso, per favorirne la partecipazione e perché iniziassero a sentirsi parte di una comunità. Vi sono poi i corsi di Medicina e di Infermieristica, nei quali la didattica in presenza è sostanzialmente obbligatoria.

    La ripresa delle attività didattiche in presenza è accompagnata dalla decisione da parte degli atenei di offrire tutti gli insegnamenti a distanza. Ogni ateneo, e al suo interno ogni dipartimento e corso di studio, ha scelto le modalità attuative che ha ritenuto più opportune o più praticabili; la scelta è stata presa in relazione ai contenuti formativi, alla preparazione specifica e alle preferenze dei docenti e a molte altre variabili. Ad esempio, l’Università di Torino ha dato la possibilità ai corsi di studio di organizzare la propria didattica secondo 5 scenari, dove il primo (il più semplice) prevede lezioni in presenza con ripresa video del docente e il quinto (il più articolato) prevede una didattica integrata, secondo un modello evoluto in cui didattica in presenza e didattica a distanza si fondono e di arricchiscono vicendevolmente.

    Una delle modalità più utilizzate, sia all’Università di Torino sia al Piemonte Orientale, prevede che il docente inizi la propria lezione in aula e contemporaneamente avvii la diretta streaming, parlando a tutti gli studenti, sia a quelli presenti in aula, sia a quelli a casa. Per consentire questa modalità, gli atenei hanno dotato le aule di webcam e di relative infrastrutture tecnologiche (all’Università di Torino sono più di 350 le aule attrezzate, al Piemonte Orientale oltre 120). Nel caso in cui il docente lo consenta (il Vice Rettore del Piemonte Orientale ha ricordato i problemi di privacy, di tutela del diritto d’autore, di garanzia di libertà di insegnamento), la stessa lezione viene registrata e pubblicata sul sito web dell’ateneo, affinché possa essere fruita anche da chi non ha potuto farlo in diretta o da chi vuole rivederla per comprendere meglio alcuni passaggi. Inoltre, i docenti possono inserire materiali di approfondimento nel sito web dell’ateneo, per una fruizione asincrona da parte degli studenti.

    La virtual classroom del Politecnico di Torino può contenere la ripresa del docente, presentazioni powerpoint, strumenti collaborativi come la chat interna. Sotto questo profilo, ha affermato il Vice Rettore alla didattica del Politecnico, gli studenti sono molto abituati a usare le chat e il fatto di poter porre le domande attraverso questo strumento fa sì che essi ne pongano addirittura più di quante non facciano in aula. Il docente ha anche la possibilità di porre domande veloci (instant poll) agli studenti. Inoltre, l’ateneo ha dotato i docenti di ausili tecnologici, tra cui le tavolette grafiche dove si può scrivere a mano libera come su una lavagna tradizionale. Dal momento che le lezioni alla lavagna restano un modo fondamentale di fare didattica universitaria, queste tavolette rappresentano una buona alternativa.

    L’Università di Scienze Gastronomiche ha programmato la ripartenza di settembre organizzando le lezioni in presenza nel rispetto delle norme di distanziamento e contemporaneamente in modalità video su una piattaforma online per quanti non potessero seguire in aula. Le lezioni si tengono in parte nelle consuete aule dell’ateneo e in parte in sale messe a disposizione dal comune di Bra nel centro cittadino. L’ateneo ha inoltre stipulato un accordo di collaborazione con l’Istituto di credito BPER Banca, che mette a disposizione il proprio auditorium come spazio adibito alla didattica in presenza.

    Gli interventi degli atenei non si sono limitati alla didattica. Grazie ai fondi messi a disposizione dal Governo, le università hanno ampliato la no tax area, ovvero la fascia di studenti che sono esonerati totalmente o parzialmente dal pagamento delle tasse di iscrizione. Ad esempio, l’Università di Torino, non solo ha esteso la no tax area per studenti con ISEE fino a 20.000€ e ha rimodulato le fasce di contribuzione per ISEE fino a 30.000€, come previsto dal Governo, ma ha ridotto il costo per chi si iscrive part time e ha previsto una rateizzazione delle tasse su 4 rate. Al Politecnico di Torino l’area di esenzione totale è ben superiore alla soglia fissata dalla normativa, arrivando a 25.500€ di ISEE, mentre al Piemonte Orientale la fascia di studenti con ISEE che va dai 20 ai 30.000€ ha sconti sulle tasse superiori a quelli previsti dalla normativa. Inoltre, gli atenei hanno aumentato gli interventi per il tutorato (finanziando un numero maggiore di borse per attività di tutorato) e messo a disposizione risorse per l’acquisto di dispositivi elettronici o di servizi di connettività alla rete.

    Ma come hanno reagito gli studenti a queste misure? Per quanto riguarda la frequenza alle lezioni, secondo la Vicerettrice alla didattica dell’Università di Torino, la risposta alla possibilità di seguire in presenza è stata inizialmente quasi entusiastica, come se gli studenti fossero “felici” di tornare in aula. Con il progressivo diffondersi dei timori per la recrudescenza della pandemia, la frequenza è diminuita ed è aumentata la fruizione dei contenuti didattici online, soprattutto da parte di coloro che sono costretti a compiere viaggi utilizzando i trasporti pubblici. Un calo della frequenza si è verificato anche al Piemonte Orientale, come messo in luce dal Vicerettore alla didattica.

    Con le ulteriori limitazioni previste dal DPCM del 3 novembre 2020, fino a quando il Piemonte resterà nella cosiddetta “zona rossa”, tutta la didattica continuerà ad essere erogata esclusivamente a distanza, con l’eccezione dei corsi per i medici in formazione specialistica e in medicina generale, compresi i tirocini, le attività didattiche esperienziali (laboratori didattici, laboratori finalizzati alla realizzazione della tesi di laurea, tesi sperimentali), l’accesso alle biblioteche al fine di consultazione e di prestito, gli esami di profitto e finali delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale.

     

    Cosa ci lascerà questa esperienza?

    È innegabile che la didattica a distanza abbia rappresentato nella scorsa primavera, e continui a rappresentare oggi, una risposta all’emergenza. In questa fase, in cui l’interazione tra studenti e tra questi e i docenti è limitata o sospesa, gli atenei debbono prestare particolare attenzione agli studenti svantaggiati sotto il profilo scolastico e sociale: sono loro che rischiano di abbandonare gli studi o di avere un livello di apprendimento insufficiente. A loro vanno quindi indirizzati gli interventi di tutoraggio e – ove possibile – la messa a disposizione di attività mirate aggiuntive. Accanto a interventi specifici, gli atenei dovrebbero fornire indicazioni e suggerimenti su come meglio fruire della didattica a distanza, tenendo conto degli effetti sulla postura, sulla vista e sulla concentrazione (va in questa direzione la guida Smart Learning. Consigli per lo studio ai tempi della quarantena, a cura del corso di laurea magistrale in psicologia del lavoro e del benessere nelle organizzazioni dell’Università di Torino).

    Tuttavia, gli sforzi compiuti dagli atenei e l’esperienza accumulata in questi mesi consentono di guardare al futuro con meno timore. Tutti gli intervistati sono dell’avviso che la didattica a distanza non può sostituire la didattica in presenza, ma vi può e vi deve essere complementarietà. Secondo il Vicerettore alla didattica del Piemonte Orientale la didattica blended (quale modello misto per l’apprendimento) funziona bene, se si sanno cogliere i pregi e si abbandonano i difetti. Ad esempio, si possono usare gli strumenti tecnologici per erogare i contenuti di base di un corso e svolgere approfondimenti e discussioni in aula. Secondo la Vicerettrice alla didattica dell’Università di Torino le nuove tecnologie per l’apprendimento sembrano essere in grado di raggiungere studenti con caratteristiche non tradizionali, come gli adulti, che finalmente dispongono di opportunità formative in orari e modalità a loro consoni, su ampia scala. In questo modo, anche gli atenei tradizionali possono svolgere meglio il loro ruolo in tema di lifelong learning facilitando quindi la domanda crescente di apprendimento permanente. Il Vicerettore alla didattica del Politecnico ha affermato che questa esperienza ha dato all’ateneo la consapevolezza e l’esperienza di poter usare strumenti tecnologici per fare didattica blended in modo strutturato. Con questo approccio i docenti potranno sfruttare meglio il loro tempo e dedicare sforzi alla didattica progettuale, lasciando alla didattica a distanza contenuti più facilmente trasmissibili con una semplice ripresa video.

    Gli spunti forniti dagli intervistati collimano con alcuni dei temi emersi nel corso di un’indagine nazionale sulla didattica ai tempi del Covid-19. I docenti universitari italiani sono dell’avviso che la didattica in presenza è insostituibile e le nuove piattaforme tecnologiche non sono di per sé capaci di rinnovare la didattica. Tuttavia, le nuove tecnologie, anziché sostituire la didattica in presenza, possono arricchirla agevolando forme più interattive e collaborative di didattica, a condizione che i docenti abbiano fruito di una adeguata e specifica formazione.

    In conclusione, il nostro sistema universitario dovrebbe cercare di tradurre questo momento in un’opportunità di rinnovamento. Non si tratta di trasformare gli atenei tradizionali in atenei telematici, ma di estendere l’offerta formativa a fasce di potenziali studenti finora non adeguatamente considerate e di usare le nuove tecnologie per veicolare i contenuti di base degli insegnamenti, lasciando all’interazione in aula approfondimenti, momenti di discussione, studi di caso.

     

    Bibliografia

    EUA (2020), European higher education in the Covid-19 crisis, Briefing

    De Paola M. (2020), Scuole e università: un modello flessibile per la riapertura, La Voce, 7/9/2020

    Ramella F., Rostan M. (2020), UNIVERSI-DaD. Gli accademici italiani e la didattica a distanza durante l'emergenza Covid-19, Working Papers CLB-CPS 1/20

    Rumiati R. (2020), C’è un futuro per la didattica a distanza, La Voce, 14/9/2020

    Russo M., Alboni F., Colombini S., Morlini I., Pavone P., Sartori L. (2020), Covid-19 e studenti UNIMORE: come l’emergenza cambia lo studio e l’esperienza universitaria, DEMB Working Paper Series, N. 173

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