Efficienza energetica e utilizzo di fonti rinnovabili nelle imprese: un esempio di valutazione della misura del FESR piemontese

    di Giovanni Cuttica (Ires Piemonte)

    L’industria è il settore che incide maggiormente sulle emissioni di CO2 in Piemonte: il valore si attesta approssimativamente tra il 32% (IREA) e il 42% (ARPA[1]) delle emissioni totali. Questo dato evidenzia la centralità dell’azione pubblica volta a incentivare le imprese per interventi di efficientamento energetico e installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. La peculiarità di queste policy è quella di essere strumenti “win-win”, in quanto a beneficiarne sono sia le imprese, tramite il risparmio dei costi, che la collettività, grazie a una diminuzione generale delle emissioni.

    Nel 2019 è stato redatto dall’Ires un Rapporto di Valutazione riguardante una misura promossa dalla Regione Piemonte volta ad incentivare interventi di efficienza energetica nelle imprese. Nei paragrafi seguenti sono riportati i principali risultati dell’analisi.

    Il bando efficienza energetica per le imprese

    La Regione Piemonte, tramite l’utilizzo di risorse provenienti dal POR FESR 2014-2020, ha predisposto una misura per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili nelle imprese. Questa misura, appartenente all’Asse IV del FESR, rientra nell’Obiettivo Tematico incentrato sulla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio nei settori produttivi e abitativi.

    La misura, denominata “Efficienza energetica e fonti rinnovabili nelle imprese”, è stata pensata per agevolare gli investimenti delle realtà produttive nel miglioramento dell’efficienza energetica all’interno delle proprie unità locali. È stato creato uno sportello dedicato gestito dalla Regione e la misura è stata articolata su due linee di finanziamento. La Linea-1 finanzia interventi di efficienza energetica ed è divisa in cinque tipologie[2] di sotto-interventi, la Linea-2 agevola l’installazione di impianti a fonti energetiche rinnovabili (FER).

    La misura si è rivolta alle imprese con unità locali nel territorio piemontese. Per le PMI non energivore[3] erano ammissibili richieste di finanziamento per un minimo di 50.000€ e un massimo di 3.000.000€. Per le PMI energivore e le Grandi Imprese erano consentite richieste di finanziamento per un minimo di 100.000€ e un massimo di 5.000.000€. L’incentivazione prevista poteva coprire la totalità dei costi ammissibili dell’investimento ed era suddivisa in una parte di finanziamento a tasso zero (fino al limite dell’80% del valore del progetto) e da una quota di fondo perduto (massimo il 20%). Le regole prevedevano una variazione nell’intensità dell’incentivazione rispetto alla dimensione del beneficiario: maggiore per le piccole imprese e minore per le grandi. 

    La D.G.R. n. 24-2725 del 29 dicembre 2015 disciplina il bando e ha previsto inizialmente una dotazione finanziaria di 50.000.000€. Nel 2017 vi è stata una rimodulazione giustificata da un alto tasso di risposta di aziende al bando e dalla disponibilità di risorse in avanzo da altre misure dell’Asse IV. La dotazione rimodulata ammonta a 95.806.000€, cubando il 10,4% delle risorse dell’intero POR-FESR (D.G.R. 22/12/2017, n. 42-6234).

    Metodologia valutativa

    La strategia valutativa seguita ha inteso rispondere a tre principali domande conoscitive:

    1. che caratteristiche hanno le imprese che hanno partecipato al bando?
    2. quali sono stati i benefici della partecipazione al bando?
    3. la struttura dell’intervento era calibrata sulla necessità delle imprese?

    Per rispondere ai quesiti è stata portata avanti una metodologia mista quali-quantitativa. Nello specifico, nella fase di desk research si è analizzata la documentazione relativa alla misura, la letteratura di riferimento e i report di Arpa, Ispra, Irea e GSE. Si è ampliata inoltre l’analisi attraverso l’elaborazione dei dati riferiti alle imprese beneficiarie, forniti dal settore regionale di riferimento. Nella parte di field research si è intervistato un campione di imprese per indagare gli aspetti riguardanti: le motivazioni che hanno spinto a partecipare al bando, le caratteristiche attuative della misura e i benefici prodotti dall’intervento.

    Nei paragrafi seguenti sono descritti i principali risultati delle fasi della ricerca. Nel paragrafo 2, “Le imprese beneficiarie”, è presentata la sintesi delle analisi svolte prevalentemente sulle banche dati a disposizioni; nel 3, “Evidenze emerse”, si riporta quanto emerso dalla ricerca sul campo tramite le interviste.

    Le imprese beneficiarie

    Al momento della stesura del rapporto di valutazione (dicembre 2019) erano state ammesse al finanziamento 205 imprese. Le imprese beneficiarie sono distribuite in modo eterogeneo sul territorio regionale: la provincia di Torino accoglie circa il 40% del totale, la provincia di Alessandria il 18% e le province di Cuneo e Biella tra il 13% e il 14%. Le province rimanenti (Asti, Novara; Vercelli, Verbania-Cusio-Ossola) hanno quote inferiori al 7%.

    Se si prendono in considerazione la somma degli importi ammessi a finanziamento per provincia, riscontriamo tre poli più significativi: la provincia di Torino (27%), la provincia di Cuneo (27%) e la provincia di Alessandria (24%). L’importo medio dei progetti ammessi nel caso delle grandi imprese è più del doppio rispetto a quello delle medie imprese: una relazione analoga si osserva scendendo nella scala dimensionale delle imprese. Come conseguenza, il 40% dei beneficiari corrisponde alle piccole imprese: le medie imprese costituiscono il 29%, le grandi imprese il 26% e il residuo 5% è rappresentato dalle micro imprese. Parallelamente le piccole e micro imprese insieme (~ 45% del totale) beneficiano solo del 15% delle agevolazioni complessive, le medie imprese coprono il 28% dell’importo ammesso totale e le grandi imprese se ne aggiudicano la porzione più cospicua, pari al 56%.

    Le categorie economiche (Ateco[4]) maggiormente rappresentate sono quelle della fabbricazione prodotti in metallo (25,37%), del comparto tessile (14,15%) e della fabbricazione gomma e materie plastiche (10,24%).

    Linee di intervento

    Di seguito, nella Tabella 1, si mostrano il numero di imprese e finanziamenti concessi divisi per linea di intervento, suddivisi in tre colonne in quanto le imprese potevano partecipare esclusivamente alla Linea-1, alla Linea-2 oppure ad entrambe le linee.

    Tabella 1. Numero imprese e finanziamento divise per linee

     

    Linea-1 – efficienza energetica

    Linea-2 – produzione da FER

    Linea-1 e Linea-2

    Numero di imprese

    68

    92

    45

    Finanziamento

    53.937.862,59 €

    21.677.213,86 €

    12.044.984,79 €

    Fonte: Dati forniti dal Settore Sviluppo Energetico Sostenibile della Regione Piemonte e Finpiemonte. Elaborazioni IRES

    Da questi dati emergono due elementi:

    • la Linea-1 ha utilizzato la maggior parte della dotazione finanziaria concessa (62% del totale);
    • sembra esserci una propensione da parte delle piccole e micro imprese a richiedere finanziamenti inerenti alla Linea-2 - interventi volti a promuovere la produzione da FER.

    È interessante notare che 45 imprese hanno fatto richiesta per finanziamenti di interventi appartenenti sia alla Linea-1 che alla Linea-2. Queste imprese sono per il 56% di piccole e micro dimensioni, per il 31% di medie e per il restante di grandi, condividendo proporzioni simili alle imprese che hanno partecipato esclusivamente alla Linea-2.

    La Linea-1 presentava cinque tipologie di intervento. La partecipazione alle tipologie è stata eterogenea. La Linea-1d “sostituzione di sistemi e componenti a bassa efficienza con altri a maggiore efficienza” presenta il maggior numero di interventi (38%), ma ha cubato solamente il 13% del finanziamento concesso. La linea che ha utilizzato la percentuale maggiore di dotazione finanziaria è la Linea-1b “interventi finalizzati all’aumento dell’efficienza energetica nei processi produttivi, diretta a ridurre l’incidenza energetica sul prodotto finale, tali da determinare un significativo risparmio annuo di energia utile”. Simile per utilizzo di risorse è la Linea-1a “installazione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento”.

    Se analizziamo più nel dettaglio le imprese beneficiarie di queste due linee, notiamo che nel caso della Linea-1a tra le 13 imprese coinvolte vi sono 10 grandi imprese e 3 medie imprese: questo dato fa supporre che la linea di interventi 1a sia più appetibile per le imprese già strutturate e che, vista anche la percentuale di finanziamenti concessi, si tratti di interventi che necessitano di investimenti importanti; inoltre tra queste imprese nessuna ha partecipato ad interventi della Line-a2, mentre quasi la metà (5) ha fatto altri interventi inerenti ad altre tipologie della Linea-1, il che fa ipotizzare che vi siano stati investimenti più complessi per l’efficientamento energetico dell’azienda beneficiaria.

    Il numero di imprese che hanno risposto al bando ha avuto un buon andamento nel primo anno di attivazione della misura, nel 2018 vi è stato un rallentamento e una ripresa significativa nel 2019. La curva delle domande ammesse a finanziamento può essere spiegata da un “fattore novità” e un “fattore chiusura”. Il fattore novità spiegherebbe l’alta risposta del primo anno, infatti questa misura ha rappresentato un unicum interessante nel panorama degli aiuti volti a favorire investimenti in efficienza energetica. Il fattore chiusura invece potrebbe spiegare l’inversione del trend dell’ultimo anno: la Regione ha deciso di comunicare la chiusura temporanea del bando alla fine di luglio 2019 e questo ha portato ad avere un numero importante di nuove richieste.

    Guardando separatamente le due Linee, notiamo un andamento positivo della Linea-2, con un leggero calo nel 2017, e uno negativo della Linea-1 dopo il 2017, con una lieve ripresa nel 2019 (Figura 1).

    Figura 1 – Andamento domande per Linea di finanziamento

    Fonte: Dati forniti dal Settore Sviluppo Energetico Sostenibile della Regione Piemonte e Finpiemonte. Elaborazioni IRES

    Una possibile spiegazione della dinamica temporale delle due linee di intervento può risiedere nelle caratteristiche delle imprese che hanno fatto domanda. La presenza di una componente maggiore di imprese di media e grande dimensione sulla Linea-1 e tendenzialmente la presenza di imprese di dimensioni minori sulla Linea-2 può far supporre che le imprese strutturate abbiano aspettato l’uscita del bando (2016) per mettere in opera investimenti che già avevano in previsione. La misura regionale avrebbe stimolato maggiormente l’investimento soprattutto nelle imprese di più piccole dimensioni (2019), in ambiti la cui progettazione e realizzazione dell’intervento di efficientamento risulta di sicura efficacia in termini di risparmio nei costi energetici e apparentemente meno impattante sull’organizzazione aziendale e della produzione, come l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (per es. fotovoltaico). 

    Efficienza energetica e produzione da FER

    Le due linee di finanziamento, oltre a distinguersi per tipologia di beneficiari e per costi degli interventi, si differenziano anche per quanto riguarda i risultati: per la Linea-1 si può parlare di risparmio energetico basandosi su interventi volti ad aumentare l’efficienza delle imprese, per la Linea-2 invece è più corretto parlare di “produzione energetica” da FER, con l’obiettivo comune di diminuire le emissioni di CO2 e promuovere l’autoconsumo di energia.

    In un certo senso anche la Linea-2 rappresenta un risparmio in quanto contribuisce a diminuire l’ammontare della richiesta di energia al sistema elettrico nazionale, sostituendola con l’autoproduzione a basse emissioni. Quindi, parlando dei risultati conseguiti dagli interventi sulle diverse linee, sembra più appropriato utilizzare "efficientamento energetico” per la Linea-1 e “produzione” per la Linea-2; quando invece si tratteranno valori che riguardano l’intera misura, si opterà per l’utilizzo di “risparmio energetico”. I valori riportati sui risultati degli interventi realizzati sono stati forniti dalle aziende beneficiarie nelle varie istruttorie per il finanziamento, quindi sono auto-dichiarati. Le unità di misura prese in considerazione per quantificare i risparmi sono kg di CO2 e kWh.

    Il risparmio totale riconducibile all’intera misura equivale a 71.153.019,50 kgCO2 e 311.952.913,84 kWh. La linea che maggiormente incide sulle mancate emissioni di CO2 è la Linea-1a (38%), a seguire la Linea-1b (27%) e la Linea-2 (22%); per quanto riguarda il risparmio di kWh troviamo le medesime proporzioni: 37% Linea-1a, 26% Liena-1b e 22% Linea-2. Le emissioni di CO2 in Piemonte ammontano a 24.043.000.000 kgCO2 (ARPA 2018), il risparmio generato dalla misura si attesta attorno al 0,3%; è da considerare però che le imprese beneficiarie sono 205, una porzione molto piccola dell’universo piemontese (0,15%, dati ISTAT). 

    Per quanto riguarda la produzione, la quantità di energia elettrica imputabile all’installazione di pannelli fotovoltaici, grazie al sostegno della misura regionale, corrisponde a 70.910.771,05 kWh. Anche questo dato sembrerebbe indicare un elevato impatto della misura poiché, da un’indagine del GSE (2016; 2018), risulta che nel settore industriale la produzione lorda da impianti fotovoltaici è pari a 859.000.000,00 kWh (~50% è destinato l’autoconsumo). La produzione energetica generata dalla sola Linea-2 sarebbe dunque pari al 4,2% del totale della produzione di kWh da pannelli fotovoltaici nel settore industriale piemontese. Se prendiamo in considerazione il totale (industria, terziario, residenziale) della produzione di energia da fotovoltaico per provincia, troviamo che la misura ha percentuali rilevanti.

     

    Evidenze empiriche

    Quali sono le motivazioni che hanno spinto le imprese a partecipare al bando? Quali sono i punti di forza e di debolezza della messa in opera della misura? Quali effetti ha avuto l’intervento? Di seguito proviamo a rispondere a queste domande con quanto emerso durante la ricerca sul campo.

    Motivazioni ed effetti della partecipazione al bando

    Come evidenziato da altre valutazioni di misure finanziate dal POR FESR (Cominu et al., 2019), si riscontra un cosiddetto “effetto accelerazione”, ossia la capacità di accelerare i tempi della messa in opera di un investimento rispetto all’ipotetica situazione di assenza dell’intervento pubblico. In altre parole, le imprese intervistate avrebbero comunque fatto l’intervento di efficientamento energetico o produzione da FER, ma lo avrebbero fatto più in avanti nel tempo.

    La capacità di sollecitare le scelte di un’impresa non è un fattore da trascurare, soprattutto per temi come l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili. La misura, infatti, viene ideata anche per contrastare le dinamiche del cambiamento climatico, quindi un’accelerazione dei tempi nei quali la decarbonizzazione si realizza è un elemento di rilievo per la policy. Inoltre accelerare l’introduzione di processi produttivi più efficienti sposta più velocemente la frontiera produttiva, generando effetti di imitazione nel sistema regionale anche per meccanismi competitivi al suo interno.

    Oltre al tempo, che svolge una funzione critica nell’assicurare una maggior competitività alle imprese, è emerso un “effetto addizione”, ossia la propensione da parte dei beneficiari intervistati di fare interventi più consistenti di quelli previsti, grazie alle opportunità offerte dal bando. Per “interventi consistenti” intendiamo investimenti che hanno richiesto un quantitativo di risorse economiche che, in assenza del bando, sarebbe stato inferiore.

    Attuazione della misura

    Il punto critico più ricorrente, riscontrato durante le interviste alle imprese, riguarda l’iter amministrativo. Il bando è parso molto complesso e probabilmente questo è dovuto proprio alla materia di finanziamento: la gestione dei valori di efficientamento energetico e produzione di energia da FER prevedeva di evidenziare indicatori molto dettagliati sia della situazione pre-investimento che della situazione post-investimento.

    Le problematiche legate all’iter della misura evidenziano inoltre un tema di rilievo rispetto al target della policy regionale, ossia la difficoltà di partecipazione delle piccole imprese, aspetto che richiama due elementi: la soglia minima di investimento e le procedure amministrative. In particolare la soglia minima di 100.000€ per le imprese energivore è stata oggetto di discussione da parte delle imprese intervistate, in quanto ritenuta una cifra troppo elevata per le piccole realtà.

    Questioni aperte

    Tra gli aspetti più interessanti emersi è da segnalare il ruolo delle associazioni di categoria. Diverse imprese intervistate hanno citato le associazioni come attore centrale nel veicolare e promuovere le opportunità degli incentivi regionali: certe imprese sono venute a conoscenza del bando proprio grazie alle associazioni e poi sono state affiancate da personale specializzato nel supporto alla partecipazione dei bandi. Il tema del ruolo delle associazioni di categoria nella promozione delle politiche industriali regionali meriterebbe di essere affrontato in future analisi mirate a individuare quegli attori intermedi che entrano nel processo degli interventi pubblici e che rappresentano un ausilio alle funzioni imprenditoriali.

    Un’altra questione aperta riguarda gli strumenti di policy utilizzati e in particolare il sostegno a fondo perduto. Emerge una tendenza da parte delle aziende a valutare positivamente la misura soprattutto grazie alla presenza del fondo perduto. In assenza di fondo perduto, probabilmente, ci sarebbe stata una risposta minore al bando da parte delle imprese. Queste osservazioni portano ad una considerazione più generale che merita di essere approfondita: quanto e in che modo gli strumenti finanziari proposti nel POR FESR incidono sulla scelta di partecipare ad interventi finanziati da fondi europei? La misura è stata attuata durante un periodo di contenuto costo del denaro e buona disponibilità da parte del sistema bancario nei confronti di imprese sane e dinamiche: sembra necessario approfondire il tema anche per eventuale scenari futuri.

    Conclusioni

    Questo articolo trae origine da un rapporto[5] realizzato nell’ambito dell’attività di Valutazione e Monitoraggio del POR FESR 2014-2020. Nel rapporto sono state analizzate le caratteristiche e gli effetti principali della misura “Efficienza Energetica e Fonti Rinnovabili nelle Imprese”, intervento tra i più rilevanti dell’intera programmazione – per dotazioni e numero di imprese beneficiarie. In questo articolo sono stati riportati solo alcuni dei risultati e, a fronte anche del mutamento del contesto socio-economico, si ritiene opportuno aggiungere due considerazioni ulteriori. 

    La prima riguarda il drastico aumento dei costi dell’energia verificatosi negli ultimi mesi a causa della pandemia e del conflitto bellico tra Ucraina e Russia. Questo fattore, unito ad un aumento dei tassi e del costo del denaro – in particolare dal 2022 –, ha modificato radicalmente il contesto rispetto al 2016 (anno di avvio della misura descritta). La situazione attuale riporta questo tipo di incentivazioni pubbliche al centro dell’agenda, in quanto interventi simili potrebbero aiutare sensibilmente le realtà produttive a rispondere efficientemente agli shock di natura esogena.

    Visto il numero di imprese coinvolte e il buon andamento della misura nella passata programmazione, la seconda considerazione riguarda l’importanza di continuare a promuovere interventi volti a migliorare l’utilizzo efficiente delle risorse energetiche e a porre attenzione alla provenienza delle risorse stesse, puntando ad un processo di decarbonizzazione. Si tratta di un tema sottolineato anche dalla Strategia per lo Sviluppo Sostenibile Regionale, utilizzata come guida anche per il PR FESR 2021-2027. Nel nuovo Programma Operativo la misura è stata, infatti, riproposta e modificata attraverso l’ausilio di procedure più snelle, ad esempio ritoccando il budget minimo di investimento, elemento di criticità nella passata edizione.

     

    [1] www.arpa.piemonte.it/news/qualita-dell2019aria-e-clima-una-sfida-odierna-con-lo-sguardo-al-futuro (visitata il 10 ottobre 2019).

    [2] 1a Installazione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento; 1b Interventi finalizzati all’aumento dell’efficienza energetica nei processi produttivi; 1c Interventi finalizzati all’aumento dell’efficienza energetica degli edifici nell’unità locale; 1d Sostituzione puntuale di sistemi e componenti a bassa efficienza con altri a maggiore efficienza; 1e Installazione di nuove linee di produzione ad alta efficienza.

    [3] La dicitura “impresa energivora” indentifica un’impresa con un alto consumo di energia.

    [4] Ateco 2007 n.13, n.22, n.25. catalogazione ISTAT.

    [5] https://www.regione.piemonte.it/web/sites/default/files/media/documenti/2021-01/versionefinale_rapporto_valutazione_efficienza_energetica.pdf

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