Editoriale. Misure locali di contrasto alla povertà

    a cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ires Piemonte)

    Diversi fattori e comportamenti possono condurre un adulto abile al lavoro e la sua famiglia verso varie situazioni di deprivazione, più o meno severe. E queste situazioni influiranno sulle capacità di quel nucleo di nutrirsi e sostenersi, di mantenere un’abitazione adeguata, di curarsi, di prendere parte alla vita sociale e mantenere la propria dignità.

    L’influenza delle deprivazioni sulle capacità non è automatica, dipende da aspetti soggettivi e risulta legata ai servizi ed alle risorse disponibili nonché al contesto locale.

    Un esempio. Nel 2018 G. aveva 62 anni. Dopo la laurea lavorò in banca, decise di licenziarsi ma trovò agevolmente un altro impiego. Ebbe una figlia e grazie al reddito sufficiente del marito, smise di lavorare. Successivamente si separò, ed ottenne il mantenimento solo per la figlia. Trovò un’occupazione come operatrice sociale in un centro terapeutico, lavorando dal pomeriggio a tarda sera. L’orario, problematico, la portò a cercare e accettare un’occupazione diversa, a domicilio, in nero; aveva 42 anni. Fece anche un Cantiere di Lavoro in Prefettura; poi ha partecipato ad un Progetto di Pubblica Utilità -. Nel 2018 faceva la badante ad ore, per un periodo. Attualmente non paga l’affitto perché vive in usufrutto, ma ha accumulato un debito per le spese di condominio non versate. Ha perso la rete amicale ed è incorsa in una grave malattia.

    Un progressivo sovrapporsi di difficoltà ha impoverito e ha influito negativamente sulle capacità di agire e reagire.. Forse alcuni servizi pubblici sono stati carenti, ma quali: consulenza nella separazione? Servizi di orientamento e ricerca del lavoro? L’assenza di misure di conciliazione lavoro-famiglia o di interventi per prevenire l’accumularsi del debito? Occorre poi considerare i comportamenti personali. Una persona che non avrebbe mai pensato di doversi rivolgere ai servizi sociali, servizi che oggi forse possono offrire qualche risposta di tamponamento.

    Questo numero di Politiche Piemonte illustra alcuni degli interventi pubblici in regione volti a contrastare povertà e impoverimento. Si fa riferimento particolare agli interventi locali o comunque a quelle misure sulle quali si sviluppa l’influenza dei governi regionale e locali.

    Si considerano in primo luogo, nell’articolo Rafforzare l’occupabilità degli adulti fragili, tre diverse misure regionali rivolte a disoccupati di lungo periodo oppure persone svantaggiate nel reinserimento lavorativo per via dell’età o di altre circostanze di natura personali. Dai cantieri di lavoro e progetti di pubblica utilità messi in atto da enti locali, a servizi orientati al lavoro, inserimenti in tirocinio presso imprese e tutoraggio degli stessi. Strumenti quindi diversi ma accomunati dall’obiettivo di aumentare l’occupabilità. Gli esiti di progetti e cantieri pubblici vanno ricercati nel sussidio monetario fornito e nelle misure di reinserimento sociale, più che nell’aumento delle competenze del destinatario. I servizi al lavoro sono più legati all’offerta del mercato del lavoro, ma persone a bassa scolarità o in difficoltà richiedono più flessibilità negli strumenti, un tutoraggio adeguato nel corso del tirocinio in azienda e talvolta servizi integrativi. Peraltro il tirocinio non sempre viene accettato o risulta adatto per persone con lunghe carriere lavorative, seppure interrotte.

    Quindi vengono descritti, nel secondo articolo, i diversi interventi di contrasto alla povertà e di inclusione sociale, messi in atto dai Comuni, i soggetti più prossimi al manifestarsi delle situazioni. Vi sono parte degli interventi dei servizi sociali che sono erogati attraverso una valutazione professionale dei bisogni. Essi riguardano situazioni con bisogni spesso complessi e margini di occupabilità limitati o scarsi. Altri interventi sono forniti direttamente dai Comuni, con istruttorie basate su requisiti definiti, ad esempio legati allo stato di disoccupazione, al reddito, a bisogni abitativi urgenti. Emerge dall’analisi la limitatezza nella copertura dei bisogni, quindi la frammentazione e la disomogeneità delle risposte attivate dagli interventi comunali; un’ulteriore carenza riguarda la conoscenza dei percorsi degli utenti e degli esiti, conoscenza che è limitata e spesso disponibile solo ai singoli operatori.

    Nei contributi presentati si vuole anche dar conto dei primi esiti delle nuove misure nazionali di reddito minimo: in particolare del Reddito di Inclusione (ReI). Misura che è stata affiancata dagli interventi statali volti al rafforzamento dei servizi:  il cd PON Inclusione ed il Fondo Povertà e il potenziamento dei servizi per l’impiego. Nell’insieme queste misure forniscono una tutela economica minima per la povertà, basata su criteri definiti e omogenei e puntano a superare le criticità degli interventi locali. Infatti sia il ReI che il successivo Reddito di Cittadinanza (RdC) si basano sulla collaborazione tra servizi pubblici per il lavoro e servizi sociali e comunali all’interno di ambiti territoriali ampi, adeguati per individuare e offrire percorsi di inserimento sociale e lavorativo, adeguati strumenti di controllo, la costruzione di progetti personalizzati basati sulle capacità ed esigenze delle persone e dei nuclei poveri, procedure di valutazione degli esiti. Augusto Vino illustra l’impatto sui servizi comunali dovuto alla gestione del Reddito di Inclusione, mentre il contributo di Luca Fanelli fornisce una descrizione a scala nazionale sull’esperienza ReI con riflessioni sul passaggio al RdC dal 2019. 

    La messa in pratica della collaborazione tra diversi attori e servizi pubblici costituisce un ingrediente necessario del contrasto alla povertà: le modalità sono presentate nell’articolo di Franca Pizzo.

    Si fornisce quindi una descrizione di misure per il disagio abitativo e per l’emergenza abitativa). I costi dell’abitare sono rilevanti nel bilancio delle famiglie, soprattutto in quelle più povere di mezzi, e possono divenire fattore di vulnerabilità. La fornitura di alloggi sociali ha una chiara funzione capacitante; altre misure hanno un obiettivo soprattutto preventivo per nuclei in difficoltà economica: impedire la maggiore deprivazione derivante dallo sfratto per morosità.

    Infine, l’ultimo articolo, tocca la questione della povertà minorile, illustrando le attività di un progetto finanziato dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che opera secondo una chiara logica preventiva, di investimento sociale. Il Fondo è alimentato dalle Fondazioni di origine bancaria e viene gestito dall’impresa sociale Con I Bambini.

    I contributi oltre a fornire una panoramica degli strumenti usati testimoniano anche il processo, necessario, di modificazione delle politiche per far fronte ai mutamenti sociali. La storia di G. è in tal senso esemplare della frammentazione dei percorsi lavorativi individuali e della precarizzazione del lavoro e sembra indicare che singole prestazioni non bastano. Serve poter contare su servizi di base diversi, tra cui le misure di conciliazione, la custodia dei bimbi, i servizi di trasporto. Nelle situazioni maggiormente a rischio di povertà o deprivazioni c’è cioè bisogno di combinare più politiche, con approcci non solo riparativi ma anche preventivi e secondo logiche di investimento sociale.

     

     

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