I territori rurali del Piemonte per le sfide di sostenibilità. L’esperienza di “Imprese Rur@li”

    di Claudia Galetto, Ludovica Lella, Francesca Talamini, Stefania Tron (IRES Piemonte)

    “Imprese rur@li. Giovani imprenditori e sviluppo rurale sostenibile” è un progetto di ricerca-azione - realizzato negli anni 2019-2022 dalla Regione Piemonte, con il supporto scientifico di IRES Piemonte, la collaborazione del Comune di Cuneo e delle Province di Asti e Vercelli - che si colloca nel quadro delle politiche di sostenibilità e rurali della Regione e che si è prefissato obiettivi di co-costruzione di conoscenza con gli attori regionali e locali a supporto delle loro politiche.

    Il quadro di riferimento ha una duplice natura: l’insieme delle politiche europee che orientano i territori, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030, con indirizzi e risorse e alcuni campi teorici da cui attingere nella lettura delle dinamiche territoriali.

    Relativamente alle politiche europee, tra la molteplicità dei documenti prodotti sono da segnalare come rilevanti per lo sviluppo rurale il Green Deal europeo [1] e, come parte integrante, la strategia Farm to Fork [2], a sua volta integrata con il Piano di azione per l’economia circolare e una rinnovata Politica Agricola Comune. È da comprendere come questo scenario di cambiamento possa concretamente prender forma nei territori rurali producendo concreti cambiamenti nei modi di produrre e di vivere delle comunità locali e come le policy di area vasta, regionale e nazionale possano contribuirvi.

    Dal punto di vista teorico, dalla Scuola territorialista, il territorio è da considerare “prodotto storico dei processi di coevoluzione di lunga durata fra insediamento umano e ambiente, natura e cultura, e quindi, come esito della trasformazione dell’ambiente ad opera di successivi e stratificati cicli di civilizzazione” (Magnaghi, 2010) e, la questione dei cambiamenti attesi nel quadro sopra-descritto, richiede di assumere “una visione attiva del territorio e dei suoi abitanti nel delineare strategie per la salvezza dell’ambiente dell’uomo, gravemente minacciato dalle crisi sociali e ambientali in atto (…)” (Magnaghi, 2021). La tesi che Magnaghi sostiene è che sia necessario attribuire a questo ruolo del territorio (divenuto marginale nei modelli socio-economici contemporanei con i processi di globalizzazione) un’importanza primaria.

    Un cambiamento dei modelli di sviluppo per i territori rurali in chiave di sostenibilità implica allora che si realizzi una fase di ri-territorializzazione, dotata di nuovi valori di riferimento, con un ruolo chiave assegnato all’agricoltura e a nuovi modelli imprenditoriali per “risignificare” la ruralità, accompagnando la ricomposizione di strutture sociali e produttive (Barberis, 2009; van der Ploeg, 2015) e il superamento di una agricoltura tradizionale, ancorata a un modello produttivistico applicato al settore primario.

    Il progetto Imprese rur@li (Lella, Tron, 2022), si è concentrato sulle modalità imprenditoriali che esprimono alcune aziende e sui processi relazionali che collocano tali aziende in reti locali e sovra locali. Ha coinvolto attivamente aziende, enti locali e di area vasta, associazioni, università, scuole, agenzie di formazione professionale, associazioni e ordini professionali, fondazioni, parchi, ecc., al fine di alimentare la conoscenza e produrre interrogativi utili alle politiche locali per attuare la transizione nei territori.

     

    La sostenibilità nei modelli aziendali nei territori rurali del Piemonte

     

    Per i fini del progetto si sono scelte tre aziende in tre territori rurali del Piemonte. La scelta dei diversi contesti è scaturita dall’esigenza di analizzare (e validare scientificamente) diverse ‘ruralità’ del Piemonte in territori eterogenei - per geografia, morfologia, aspetti paesaggistico-ambientale, dinamiche socio-economiche e culturali, ecc. – e poter consentire di utilizzare chiavi interpretative dalle quali è possibile ricavare letture trasversali a scala regionale e/o extraregionale.

    I criteri per la selezione delle aziende sono stati:

    • la multifunzionalità, per cui la funzione dell’azienda si estende dalla produzione di beni primari, alla produzione di servizi utili alla collettività, esternalità positive con effetti diretti e indiretti sul territorio di appartenenza;
    • la complessità interna all’azienda, dal punto di vista organizzativo e delle competenze, e rispetto alle relazioni territoriali (reti) in molteplici forme di cooperazione e collaborazione;
    • la certificazione biologica (anche in conversione) e/o il benessere animale in allevamenti estensivi;
    • la titolarità o la presenza progettuale e gestionale di giovani in azienda (fruizione della misura del Programma di Sviluppo Rurale - PSR sull’insediamento dei giovani in azienda);
    • l’adesione ad una o più misure del PSR con fruizione di risorse del PSR;
    • la trasparenza nel comunicare i prodotti e la loro qualità, i processi produttivi, le certificazioni possedute;
    • la rappresentazione di produzioni agricole tipiche dei territori rurali piemontesi (quanto più possibile diverse, facendo attenzione a rappresentare le tipicità del territorio in cui l’azienda si colloca);
    • la copertura territoriale (cercando, quanto più possibile, di selezionare aziende su diverse aree del territorio di riferimento).

    Immagine 1. Le nove aziende caso-studio nei tre territori di progetto. Fonte: IRES Piemonte

     

      

     

    Tabella 1. Le aziende della pianura vercellese, della montagna cuneese e della collina astigiana

     

     

    L’analisi della sostenibilità delle aziende

    L’analisi dei modelli organizzativi si è basata su quattro focus di analisi che hanno una funzione dialogica, e non valutativa, della sostenibilità delle organizzazioni:

    1. i prodotti, ovvero l’output delle organizzazioni
    2. i processi produttivi
    3. l’organizzazione interna
    4. i rapporti con il territorio (a livello locale e/o sovralocale).

    Lo studio condotto sui nove casi ha evidenziato come le aziende sostenibili, dal punto di vista della produzione e dei processi produttivi abbiano una forte propensione a seguire pratiche di sostenibilità agro-ambientale, aderendo anche a certificazioni e a marchi di qualità, attuando pratiche per la tutela e la conservazione del paesaggio e della biodiversità, preferendo le varietà autoctone e le tipicità locali, anche attraverso la creazione di filiere corte e integrate. La qualità del prodotto, inteso come salubrità e genuinità, è un valore importante che cerca di essere trasmesso al consumatore, per migliorare gli stili di vita. Lo studio ha messo in luce la molteplicità di servizi che le aziende agricole e zootecniche offrono sul territorio (educativi, di mantenimento del territorio, della biodiversità e del paesaggio, sociali e turistici) e questo viene evidenziato da tutte le aziende, non solo quelle multifunzionali. L’attività agricola e zootecnica viene intesa come un valore sociale, a beneficio di tutta la collettività. In questo quadro la creazione di partnership e collaborazioni basate sulla fiducia e sullo scambio di conoscenze è fondamentale, sebbene dallo studio emergano differenze a livello territoriale e di settore produttivo. Il rapporto diretto, trasparente e consapevole con il consumatore è il principio che guida le attività di comunicazione e marketing.

    Dal punto di vista dei processi organizzativi, l’analisi ha dimostrato che le aziende sostenibili, soprattutto quelle di piccole dimensioni, a gestione familiare (come nel caso delle nove realtà coinvolte nello studio), lavorano sullo sviluppo e l’integrazione di competenze diversificate e trasversali, in cui le soft-skills (capacità di lavoro di squadra e di valorizzare i collaboratori, capacità di adattamento e propensione al rischio e all’innovazione, capacità di cogliere le opportunità, visione di problem solving), hanno un ruolo fondamentale. Grande attenzione viene posta alla capacità di costruire relazioni, capacità di management e marketing, conoscenza delle lingue straniere. Son passate in secondo piano le competenze di tipo agro-tecnico o zootecnico, che molto spesso vengono apprese o dopo un percorso di formazione specifico, oppure (più frequentemente, per quanto riguarda i nove casi-studio), con l’esperienza e con il lavoro sul campo con esperti/famigliari.

    Infine, per quanto riguarda il tema dei rapporti con il territorio, l’analisi ha confermato che nelle aree rurali dove è presente una visione di sviluppo territoriale condivisa e orientata alla sostenibilità, le relazioni sono molto più intense, numerose e coinvolgono diverse tipologie di soggetti. Altri fattori importanti sono la propensione alla multifunzionalità e alla diversificazione dell’azienda e l’investimento, anche personale, nell’innovazione (innovare implica dialogo e confronto e tessere relazioni).

     

    L’analisi delle reti territoriali

    Questa analisi è stata condotta attraverso l’organizzazione di tre “laboratori”, uno per territorio (Asti, Cuneo, Vercelli). Sono stati invitati i principali attori con cui i titolari collaborano a livello locale e sovra-locale. L’obiettivo era capire, insieme agli attori coinvolti nelle reti stesse, quali sono gli “ingredienti” alla base della costruzione di reti stabili e durature per lo sviluppo rurale sostenibile.

    Attraverso questo confronto sono emersi fattori trasversali, che afferiscono a tre diverse “categorie”:

    • fattori legati alle singole persone: le persone rappresentano il nodo principale della rete, esse devono avere capacità di relazionarsi, propensione al cambiamento, curiosità, apertura e capacità di ascolto e di mettersi in discussione. La rete funziona se le persone la vedono come un’occasione di “crescita collettiva”, su cui investire;
    • fattori correlati alle aziende e alla filosofia aziendale: indirettamente collegata al primo punto, anche l’impresa, intesa come organizzazione con una sua filosofia aziendale, aperta al cambiamento, alla costruzione di rapporti e di filiere. La struttura organizzativa e la gestione delle competenze hanno un ruolo chiave nel considerare la rete un’occasione di sviluppo (in chiave sostenibile) per l’azienda e per il territorio. Un altro fattore importante è il settore produttivo dell’azienda (che può essere più o meno “evoluto” in termini di innovazione e “aperto” alla creazione di network);
    • fattori del contesto territoriale: tra questi spiccano la presenza di una cultura diffusa di collaborazione e di apertura allo sviluppo e al cambiamento. Inoltre, può essere fondamentale la presenza di un ente “terzo” (es. PA, Associazioni di categoria, ecc..) capace di stimolare, “unire”, ma anche valorizzare le singole realtà territoriali, creando un contesto di supporto e coesione, nonché la disponibilità di strumenti finanziari. Un aspetto rilevante è infine la presenza di una strategia territoriale.

     

    Riflessioni conclusive: sviluppo rurale, sostenibilità e territori

    In “Imprese rur@li” si è cercato di dare letture e interpretazioni rispetto al ruolo dell’agricoltura come presidio del territorio e motore dello sviluppo rurale sostenibile.

    Se da un lato le analisi dei modelli organizzativi/imprenditoriali, così come le attività di ricerca-azione partecipata, hanno messo in luce una crescente sensibilità e un interesse nel voler realizzare il cambiamento verso modelli produttivi, organizzativi e relazionali più innovativi. Sono emerse, tuttavia, diverse criticità (ad es. manca una visione comune di sviluppo territoriale in ottica sostenibile, c'è frammentarietà dal punto di vista culturale e tra livelli istituzionali, prevale un approccio settoriale rispetto a un approccio territoriale, mancano reti stabili e durature come strumento a supporto dello sviluppo) che ostacolano o possono essere un freno allo sviluppo dei territori rurali in chiave sostenibile.

    La sostenibilità, vista in un processo di ri-territorializzazione, non è una generica definizione o una politica astratta calabile dall’altro, ma il risultato di molteplici pratiche situate, che si sedimentano attraverso movimenti top-down e bottom-up, costituiti da contrattazioni, scontri, scelte, riletture culturali e geografiche del territorio, motivazioni ambientali, economiche e di giustizia sociale e ricerca di un loro ri-equilibrio con il concorso di una pluralità di attori (Wenger, 1998). L’efficacia di questi processi non può prescindere da azioni di concertazione democratica tra enti territoriali e popolazione locale, cioè dalla progettazione territoriale e dal contributo partecipativo della popolazione che calibra le proprie pratiche in relazione al luogo in cui agisce, mostrando in questo modo il livello di capitale sociale presente nel territorio.

    Uno degli insegnamenti che si trae dal progetto è che occorre privilegiare la formazione di sistemi rurali nei quali è fondamentale l’integrazione e la diversificazione delle attività e un ruolo nuovo delle imprese, capaci non solo di produrre cibo qualitativamente sostenibile ma attività che restituiscono benefici in ambiti e settori diversi da quello prettamente agricolo. Questo passaggio fa uscire da una rappresentazione settoriale per abbracciare una prospettiva di sviluppo locale, che incorpora la ruralità in spazi inediti di lavoro, che ricompone parti oggi sconnesse, come la città e la campagna, e che considera l’agricoltura inserita nel sistema socio-economico territoriale come catalizzatore di cambiamenti (nel welfare, nel turismo, nell’innovazione tecnologica e sociale, nella gestione di servizi eco-sistemici, per la transizione energetica, nei processi di economia circolare, ecc.). La complessa articolazione che deriva, dall’evoluzione del mondo agricolo come produttore di cibo, all’esigenza dettata da più fattori, non solo economici, di diversificare le attività, attira e fa evolvere professionalità inedite che dialogano per aumentare la sostenibilità e che producono nuovo lavoro.

     

    Note

    [1] Per approfondimenti: https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it

    [2] Per approfondimenti: https://food.ec.europa.eu/horizontal-topics/farm-fork-strategy_en

     

          Bibliografia

    Barberis C. (2009), La rivincita delle campagne. Economie e culture del mondo rurale dalla povertà al benessere, Donzelli, Roma.

    Lella L., Tron S. (a cura di) (2022), Imprese rur@li. Giovani imprenditori e sviluppo rurale sostenibile, IRES Piemonte, Torino. https://www.ires.piemonte.it/pubblicazioni_ires/ImpreseRurali_pubblicazione_aprile2022.pdf

    Magnaghi A. (2010), Il progetto locale. Verso la coscienza di luogo, Bollati Boringhieri, Torino.

    Magnaghi A. (2021), Il principio territoriale, Bollati Boringhieri, Torino.

    Van der Ploeg J. D. (2015), I nuovi contadini. Le campagne e le risposte alla globalizzazione, Donzelli, Roma.

    Wenger E. (1998) Communities of practice: learning, meaning and identity, Cambridge University Press, New York 1998; tr. it. (2006) Comunità di pratica. Apprendimento, significato e identità, Raffaello Cortina, Milano.

     

     

    Per approfondimenti:

    Scheda progetto: https://www.ires.piemonte.it/index.php/component/joodb/74/95-imprese-rur-li-giovani-imprenditori-e-sviluppo-rurale-sostenibile

     

    Parole chiave: sostenibilità, sviluppo rurale, nuovi modelli imprenditoriali e processi relazionali-territoriali

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