Editoriale. La territorializzazione delle politiche del cibo in Piemonte

    di Egidio Dansero e Francesca S. Rota (Università di Torino)

    Nel 2014 il numero 27 di Politiche Piemonte usciva online con un titolo significativo e ancora inusuale in Italia, “Nutrire le città: verso una politica alimentare metropolitana”, seguito l’anno successivo dal numero 36 dedicato ai “Pluralismi alimentari a Torino”. Ad accomunare le due uscite il merito di proporre una nuova visione del cibo e, in particolare, delle politiche rivolte a questa dimensione così costitutiva dell’essere umano e delle società.

    Attraverso il racconto di buone pratiche e casi di studio, i contributori di questi due numeri identificavano i prodromi di un nuovo movimento di pensiero e azione che, incentrato attorno alla valorizzazione economica, sociale e culturale del cibo, realizzava le sue prime significative esperienze soprattutto alla scala urbana e metropolitana. La Città di Torino e la Città metropolitana di Torino, in particolare, dimostravano di volersi spendere prima e in modo più convinto degli altri attori istituzionali per la costruzione di una governance alimentare territoriale e l’elaborazione di un'agenda del cibo partecipata e condivisa.

    La produzione e il consumo di cibo sono infatti attività culturalmente definite: quel che le persone possono e scelgono di mangiare dipende tanto dalla produzione locale di cibo e dal posizionamento del sistema economico nelle reti globali internazionali, quanto dalle condizioni culturali e politiche e dalle abitudini individuali. Il cibo è inoltre un importante vettore di sviluppo, contaminazione e incontro. E ha un forte valore simbolico in quanto attraverso di esso l’individuo costruisce parte del proprio sé e della propria identità individuale e di gruppo sociale.

    In questo numero si riprende il filo della riflessione sulle politiche locali del cibo in Piemonte con l’obiettivo di conseguire due principali risultati:

    • dare conto dei progressi compiuti in dieci anni nella territorializzazione delle politiche del cibo;
    • dare conto del contributo che la governance alimentare di scala locale può apportare agli obiettivi della coesione sociale e della sostenibilità.

    A un decennio di distanza, il cibo continua a confermarsi una questione di politica territoriale, ma con alcune differenze rispetto al passato. Innanzitutto, a livello del contesto politico e economico internazionale si è assistito allo scoppio di due crisi estremamente gravi, la pandemia da Covid-19 e il conflitto russo-ucraino, che hanno evidenziato criticità e limiti del sistema del cibo e richiesto risposte innovative a varie scale. In secondo luogo, è proseguita e si è rafforzata la spinta verso politiche urbane del cibo. A livello comunitario, un ruolo importante in questo processo è stato giocato dalle diverse call della programmazione europea di ricerca e innovazione Horizon, espressamente volte a rafforzare il ruolo delle città e dei cittadini nel trasformare il sistema del cibo. Inoltre, anche grazie alla strategia From Farm to Fork, si è aperto un dibattito volto alla costruzione di una food policy europea, con obiettivi più ampi e integrati rispetto alla PAC, per una trasformazione dei sistemi alimentari, considerati in tutte le diverse fasi e componenti, verso una maggiore sostenibilità.

    In questo contesto, contrassegnato negli ultimi anni anche dal proliferare di nuove pratiche alimentari, iniziative dal basso e progetti di cittadinanza attiva, si segnala l’attivazione del livello regionale. La vecchia impostazione settoriale delle politiche regionali per lo sviluppo rurale (PSR Leader e FEASR) si fa sempre più multifunzionale e multiscalare e proiettata nel riconoscimento delle profonde relazioni che l’alimentazione intrattiene con tutte le principali dimensioni dell’economia e della società.

    L’ente regionale, in particolare, ha l’opportunità non solo di favorire l’integrazione tra i diversi ambiti di policy che intercettano le questioni del cibo (economia, cultura, salute, coesione sociale, welfare), ma anche di monitorare e fornire le linee di indirizzo per il coordinamento delle diverse esperienze in atto (urbane e non) e la costruzione di una nuova geografia alimentare, in cui la produzione di cibo diventa pratica “corale” e di cura del territorio. Per esempio, il cibo diventa una delle chiavi attraverso cui leggere le relazioni e i flussi di beni e servizi che la città scambia con i territori ad essa esterni, dentro il nuovo spazio funzionale e progettuale emergente del metro-rurale e metro-montano. Ma il cibo è anche il risultato del rapporto fra luoghi e processi sociali e produttivi (cfr. i concetti di regioni del cibo, distretti del cibo, biodistretti, distretti agro-alimentari e distretti di economia solidale), nonché il mezzo attraverso cui sperimentare nuovi tipi di costruzione e fruizione degli spazi urbani (come nel caso degli orti urbani e delle pratiche di guerrilla gardening).

    Va in questa direzione l’attività della Regione Piemonte nel dare attuazione alla legge nazionale n. 205 del 27 dicembre 2017 che istituiva i distretti del cibo quali aggregazioni inter-comunali finalizzate allo sviluppo territoriale, la coesione e l'inclusione sociale, favorendo l'integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale. I distretti hanno come obiettivo la sicurezza alimentare, la diminuzione dell'impatto ambientale delle produzioni e la riduzione dello spreco alimentare. Altro scopo fondamentale è la salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari. Da notare che i distretti del cibo possono riguardare non solo aree rurali, ma aree urbane e periurbane con significativa presenza di attività agricole al fine di favorirne una riqualificazione sociale e ambientale. Dopo che sono stati inseriti nell’ordinamento regionale con la L.R. n. 1 del 22 gennaio 2019 (Riordino delle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale), la Regione Piemonte ha definito nel 2020 il regolamento per l’individuazione e la disciplina dei distretti del cibo e con D.G.R. 10-4980 del 6/5/2022 ha infine definito le “disposizioni per la concessione dei contributi per la costituzione e l'avviamento dei distretti del cibo”, che proprio in questi mesi stanno prendendo avvio sul territorio regionale.

    Muovendo da queste premesse, il primo contributo del presente numero (Il sistema regionale del cibo in Piemonte: una mappatura), a firma di Claudio Marciano, delinea le principali caratteristiche del sistema del cibo in Piemonte adottando una prospettiva geografica e territoriale, che dà conto tanto delle dotazioni (materiali e immateriali) e degli attori presenti nei vari ambiti del food, quanto delle loro relazioni. L’obiettivo dell’autore è mostrare la ricchezza e rilevanza del sistema cibo in Piemonte, sollecitando la politica a un ragionamento complessivo di scala regionale per la gestione dei “bacini locali del cibo” e la messa in valore delle produzioni locali.

    Un invito che in Piemonte trova oggi risposta nei nuovi recenti strumenti e indirizzi politici, di cui dà conto il secondo contributo a firma di Vittorio Bosser Peverelli, Tiziana Pia, Valentina Archimede e Chiara Maeva Soster (Le politiche del cibo di Regione Piemonte: dalle Linee guida al Piano operativo triennale). Come testimoniano gli autori, l’amministrazione regionale ha attuato diversi passi in avanti nella definizione della governance delle politiche per il sistema-cibo piemontese. Tra questi, spicca la creazione, all’interno della Direzione Agricoltura e cibo, del settore “coordinamento delle attività sulle politiche del cibo”, con una attenzione particolare al consumo consapevole, alla conoscenza della qualità del cibo e della sostenibilità del sistema produttivo, e alle implicazioni ambientali, etiche e sociali delle produzioni agricole e del consumo alimentare.

    Per comprendere meglio l’iter di formazione, gli obiettivi e le azioni assunte dai distretti del cibo, il terzo contributo del numero restituisce l’esito di una intervista condotta con Roberto Ghio, Sindaco di Santena e Presidente del Distretto del cibo Chierese-Carmagnolese: il primo ad essere stato riconosciuto ai sensi della legge regionale n. 1 del 22 gennaio 2019 “Riordino delle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale”. Ghio parte dalla considerazione di come il panorama dei distretti del cibo in Italia sia ampio e articolato (186 quelli censiti a marzo 2023, di cui la maggior parte concentrati in Toscana e Calabria) per evidenziare come il distretto del Chierese-Carmagnolese si distingua per la buona integrazione con gli altri partenariati di scala vasta e per il tentativo di costruire una cultura delle produzioni agroalimentari locali di qualità tra gli stessi attori del territorio e dei territori limitrofi.

    Il quarto contributo (I territori rurali del Piemonte per le sfide di sostenibilità. L’esperienza di “Imprese Rur@li”) muove dall’esperienza del progetto Imprese Rur@li per richiamare anch’esso l’importanza di un legame fecondo tra imprese, cittadini e amministrazioni in nome della valorizzazione sostenibile del territorio e delle economie rurali. Nello specifico, l’attività di ricerca azione condotta con gruppo di aziende agricole della pianura vercellese, della montagna cuneese e della collina astigiana ha permesso di enfatizzare il ruolo chiave della concertazione democratica tra enti territoriali, del contributo partecipativo della popolazione e della capacità delle imprese di realizzare attività di carattere sociale in ambiti e settori diversi da quello prettamente agricolo.

    Il quinto contributo (Politiche locali del cibo: verso una food policy a Torino), Luca Battisti, Riccardo Giovanni Bruno, Federico Cuomo, Egidio Dansero e Giacomo Pettenati ritornano sulla questione delle politiche del cibo di scala urbana e metropolitana, per calarsi nello specifico del processo di costruzione di food policy a Torino e nel Torinese. Il contributo sottolinea come l’esperienza torinese, rispetto a quella ad esempio di Milano e Roma, sia particolarmente segnata dalle difficoltà della creazione di una narrazione e una strategia unitaria di scala metropolitana.

    Il sesto e ultimo contributo di Veronica Allegretti e Alessia Toldo (Analisi socio-spaziale della povertà alimentare a Torino) presenta i risultati di un’analisi condotta sulle persone destinatarie di solidarietà/assistenza alimentare a Torino. Attraverso le risposte fornite a un questionario distribuito a 205 beneficiari e beneficiarie, le autrici tratteggiano l’aspetto multidimensionale della loro deprivazione (che è insieme materiale, sociale, relazionale e psicologica) e richiamano l’urgenza di considerare il contrasto alla fragilità alimentare come tema di politica pubblica da realizzare attraverso aiuti materiali ma anche sociali.

    In conclusione, il presente numero mostra che, se anche la territorializzazione delle politiche del cibo è evidentemente un processo lungo che passa attraverso un iter culturale prima ancora che politico, la politica può dare un impulso importante e la sensazione è che in Piemonte sia in atto da ormai un decennio un interessante sforzo di sensibilizzazione e sperimentazione, in collaborazione con molti degli stakeholder presenti nel territorio, tra cui l’Università. La Regione può svolgere un ruolo di coordinamento e promozione in un confronto con analoghe esperienze in analoghe regioni in un processo di costruzione di una politica del cibo alla scala regionale, capace di collegarsi e rafforzare i dinamismi presenti nella diversità di contesti territoriali, urbani, periurbani e rurali, individuando e intervenendo sulle criticità e sulle connessioni carenti.

    Può andare in questa direzione la politica regionale dei distretti del cibo, andando oltre la semplice riproposizione, per quanto importante, dei distretti rurali e agro-alimentari, per valorizzare e rafforzare gli elementi innovativi presenti nella normativa del 2017 e nelle tante esperienze che si stanno affermando sul territorio regionale. Nella prospettiva di una territorializzazione delle politiche del cibo vi sono due strumenti che sinora non sono stati ancora utilizzati in Piemonte.

    Il primo è quello delle “comunità del cibo”, istituiti con la L. n. 194 del 1 dicembre 2015 “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare”, che all’art. 13 definisce le «comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare» come gli ambiti locali derivanti da accordi tra agricoltori locali, agricoltori e allevatori custodi, gruppi di acquisto solidale, istituti scolastici e universitari, centri di ricerca, associazioni per la tutela della qualità della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, mense scolastiche, ospedali, esercizi di ristorazione, esercizi commerciali, piccole e medie imprese artigiane di trasformazione agraria e alimentare, nonché enti pubblici. Diverse regioni italiane hanno individuato e promosso numerose “comunità del cibo” ed è quasi paradossale che nel territorio dove, grazie a Slow Food, l’idea di comunità del cibo si è fatta strada ed affermata fino ad arrivare a un riconoscimento normativo nazionale, questo strumento non sia ancora stato inserito nella normativa regionale, mentre potrebbe essere molto funzionale alle nuove linee guida regionali.

    L’altro strumento di potenziale grande interesse nella territorializzazione delle politiche del cibo è quello delle green community, che si sta affermando in Italia e in Piemonte e che ben affronta in una prospettiva place-based, integrata e circolare temi come quello delle risorse idriche, dell’energia, dei rifiuti, del patrimonio forestale e architettonico mentre si ferma, per quanto riguarda l’ambito agricolo, all’individuazione di un modello di azienda agricola sostenibile, abbandonando quella prospettiva territoriale che è invece presente per gli altri ambiti.

    Un ulteriore ambito riguarda l’integrazione delle politiche del cibo nella strategia regionale di sviluppo sostenibile (SRSvS) e in quella metropolitana per quanto riguarda il Torinese, così come nelle diverse agende urbane, sapendo raccordare le diverse scale di governo, in una prospettiva di governance allargata che guardi in modo innovativo i rapporti città-campagna e produttori-consumatori.

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