di Silvio De Nigris (Regione Piemonte – Settore Sviluppo Energetico Sostenibile)
Introduzione
La transizione energetica e l’adattamento ai cambiamenti climatici rappresentano sfide complesse che richiedono una visione strategica di lungo periodo. Troppo spesso gli enti locali affrontano questi temi attraverso iniziative frammentate e sconnesse tra loro. Le iniziative sono spesso lodevoli perché riguardano interventi di efficientamento energetico, installazione di impianti fotovoltaici o adesione a comunità energetiche rinnovabili. Quello che spesso manca, però, è un disegno complessivo che orienti le azioni verso obiettivi misurabili e coerenti.
Il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) risponde proprio a questa necessità. Non si tratta di un semplice documento burocratico, ma di uno strumento operativo che permette di fotografare la situazione energetica e climatica del territorio (inventario delle emissioni di base), definire scenari di sviluppo al 2030 e oltre, individuare una strategia di mitigazione e adattamento, e soprattutto identificare azioni concrete per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di resilienza climatica.
I PAESC (Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima – Sustainable Energy and Climate Action Plans, SECAPs) sono uno strumento condiviso a livello europeo, promosso nell’ambito del Patto dei Sindaci, che supporta gli enti locali nella pianificazione integrata delle politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Essi sono pienamente allineati con le principali strategie e normative dell’Unione europea, tra cui l’European Green Deal, la EU Adaptation Strategy e la European Climate Law, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica e resilienza al 2050.
In Piemonte, circa 400 comuni hanno aderito al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, impegnandosi formalmente a ridurre le emissioni climalteranti e ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici. Di questi, oltre 200 partecipano attraverso più di 30 aggregazioni territoriali (cfr. articolo Rota, Pietta, Colocci in questo numero della rivista). La Regione Piemonte, riconosciuta come coordinatore territoriale del Patto già dal 2009, ha sviluppato un modello innovativo per accompagnare gli enti locali in questo percorso, superando le difficoltà tecniche ed economiche che spesso ne ostacolano l’attuazione. La definizione e l’attuazione dei PAESC richiede, infatti, competenze, risorse e capacità organizzative che spesso i piccoli enti faticano a garantire.
Il primo limite riguarda le risorse umane e finanziarie. Nei comuni di piccola taglia, il personale tecnico è numericamente ridotto e frequentemente chiamato a occuparsi contemporaneamente di varie tematiche. In questo contesto, il tempo effettivamente dedicabile al PAESC è residuale e frammentato. Inoltre, la redazione del piano richiede competenze specialistiche – inventari delle emissioni, scenari energetici, analisi di vulnerabilità climatica, pianificazione di misure di adattamento – che non sempre sono presenti all’interno dell’ente, rendendo necessario il ricorso a consulenze esterne, con ulteriori costi e difficoltà di continuità nel tempo.
Un secondo nodo critico è il superamento dell’approccio “a silos”. Il PAESC, per sua natura, è uno strumento trasversale: integra politiche di mitigazione e adattamento e coinvolge settori diversi – lavori pubblici, edilizia privata, pianificazione territoriale e urbanistica, ambiente, mobilità, gestione del verde, protezione civile. Tuttavia, l’organizzazione amministrativa dei comuni è generalmente strutturata per competenze settoriali. Ne consegue che il piano può risultare sbilanciato a seconda del settore che ne assume la regia. La difficoltà di coordinamento interno rischia quindi di limitare l’effettiva integrazione tra politiche. Un ulteriore elemento di complessità riguarda il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici e della resilienza, ambiti ancora poco consolidati nella pratica amministrativa locale. A differenza della mitigazione – più facilmente associata a interventi tangibili come l’efficientamento energetico o l’installazione di impianti a fonti rinnovabili – l’adattamento richiede analisi di rischio, integrazione con la pianificazione territoriale e una visione di medio-lungo periodo che non sempre trova spazio nelle priorità operative quotidiane. Non sorprende, quindi, che molte delle azioni più concrete inserite nei PAESC si concentrino sulla riqualificazione energetica del patrimonio pubblico. Si tratta di interventi direttamente gestibili dall’ente, più facilmente finanziabili e politicamente visibili. Tuttavia, come evidenziato dalla maggior parte dei PAESC, le emissioni associate ai consumi energetici dell’amministrazione comunale raramente superano il 2% del totale delle emissioni territoriali. Questo dato mette in luce il principale paradosso operativo: gli enti locali tendono a intervenire soprattutto dove hanno competenza diretta, mentre la quota più rilevante delle emissioni dipende da settori – edilizia privata, trasporti, attività produttive – sui quali il potere di intervento è più indiretto e richiede strumenti regolativi, incentivi e processi di coinvolgimento degli stakeholder, ancora più complessi da attivare nei contesti di piccola dimensione.
L’accompagnamento descritto in questo articolo si inserisce nel quadro del coordinamento territoriale promosso dalla Regione Piemonte nell’ambito del Patto dei Sindaci, quale azione strutturata e integrata nelle strategie regionali: un’iniziativa storicamente guidata dal Settore Sviluppo Energetico Sostenibile, ma sviluppata in collaborazione con le strutture responsabili della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS) – macro-strategia di attuazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU – e della Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico (SRCC), intesa come quadro programmatico trasversale di orientamento delle politiche regionali in materia di clima.
Il ruolo del coordinamento regionale
La Regione Piemonte ha strutturato il proprio intervento a sostegno della mitigazione e dell’adattamento climatico da parte degli enti locali su quattro pilastri fondamentali: l’Osservatorio Energia, le linee guida metodologiche per la redazione dei piani d’azione per l’energia sostenibile e il clima (PAESC), il finanziamento dei PAESC e il coinvolgimento in progetti europei.
L’Osservatorio Energia rappresenta probabilmente l’elemento più innovativo dell’iniziativa. La Regione ha sviluppato una piattaforma cloud che centralizza la raccolta dati da fornitori di servizi energetici (distributori di energia elettrica, gas, carburanti) e li mette a disposizione dei Comuni attraverso il portale IoComune di Sistema Piemonte. Tra i dati a disposizione vi sono ad esempio i consumi di energia elettrica e gas naturale in tutti i settori, i consumi di gasolio e GPL (per gli usi civili), dati del solare termico, del fotovoltaico e di consistenza degli impianti termici, nonché attestati di prestazione energetica. Questo elimina uno dei principali ostacoli alla redazione dei PAESC: la frammentazione e difficoltà di accesso ai dati energetici territoriali. I comuni non devono più rincorrere singolarmente i vari fornitori, ma possono attingere a un database regionale già strutturato e validato.
Le linee guida regionali per la redazione dei PAESC costituiscono il secondo elemento chiave. La Regione ha investito risorse significative per sviluppare, in collaborazione con il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, due documenti metodologici distinti per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Il processo di validazione è stato rigoroso: dal primo contatto con il JRC nel maggio 2023, attraverso diverse revisioni, fino all’approvazione ufficiale nel settembre 2024. Queste linee guida forniscono risposte operative a domande cruciali: come utilizzare i dati disponibili, come procedere in assenza di dati, come elaborare scenari futuri, quali obiettivi porsi al 2030, quali azioni inserire nel piano.
Il cofinanziamento regionale dei PAESC rappresenta il terzo pilastro. Riconoscendo che i costi di redazione di un PAESC possono rappresentare un ostacolo significativo, specialmente per i comuni di piccole dimensioni, la Regione ha strutturato un sistema di ripartizione delle spese: 55% a carico regionale per le attività standard (raccolta dati, analisi, elaborazione scenari, redazione report, caricamento sulla piattaforma europea), 45% a carico degli enti locali per le attività sito-specifiche (sopralluoghi, consultazione stakeholder, concertazione azioni). Questa suddivisione riflette la natura delle attività: quelle centralizzabili e standardizzabili vengono sostenute dalla Regione, quelle che richiedono presenza territoriale e confronto locale rimangono a carico degli enti.
Il quarto e ultimo pilastro è quello del coinvolgimento in progetti europei con cui la Regione persegue l’obiettivo di assistere gli enti locali nello sviluppo di azioni concrete (esperimenti o azioni pilota dentro a progetti di ricerca) e per il supporto alla comunicazione. I comuni del network del Patto dei Sindaci sono, di fatto, i primi destinatari di progetti europei gestiti dalla Regione Piemonte per l’erogazione di servizi a supporto degli enti locali, quali ad esempio assistenza tecnica per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici attraverso forme contrattuali innovative o la promozione delle Comunità Energetiche Rinnovabili. Quest’ultime, ad esempio, saranno oggetto di supporto grazie alle risorse finanziarie, pari a 1.2 M€, messe a disposizione sulla Legge Regionale n. 22/2025 “Promozione e sostegno delle comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo collettivo di energia rinnovabile”.
In aggiunta, la Regione ha anche svolto delle attività di studio e indagini preliminari volte a verificare lo stato di adesione dei Comuni al Patto dei Sindaci e raccogliere le esigenze degli enti locali e mettere a punto la strategia di assistenza tecnica avviata nel 2024. L’indagine ha consentito di ricostruire un quadro articolato del livello di consapevolezza e di azione dei comuni piemontesi sui temi della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, evidenziando una diffusa percezione delle criticità energetiche e degli impatti climatici, ma anche un significativo ritardo nell’adozione di strumenti strategici integrati come i PAESC. Al tempo stesso, i risultati hanno messo in luce una forte concentrazione degli interventi sul patrimonio pubblico e sulla gestione del rischio idrogeologico, a fronte di persistenti barriere di natura finanziaria, tecnica e organizzativa, confermando la necessità di un accompagnamento strutturato e di un rafforzamento del coordinamento regionale per sostenere i comuni nel passaggio da azioni puntuali a politiche climatiche più sistemiche.
L’operazione nel dettaglio
Focalizzando qui l’attenzione sul pilastro del cofinanziamento dei PAESC, l’iniziativa della Regione si articola attraverso due procedure parallele: una rivolta agli enti locali, l’altra agli operatori economici.
Per gli enti locali, il processo prevede: manifestazione di interesse, approvazione e sottoscrizione di un accordo di collaborazione con la Regione, conferimento dell’incarico per il PAESC, e infine sviluppo del piano in collaborazione con la Regione e i professionisti selezionati. La Regione ha lanciato due edizioni dell’avviso, una nel 2024 e una nel 2025, raccogliendo complessivamente 14 beneficiari: i comuni singoli Condove, Foglizzo, Terruggia, Nichelino, Arona, Almese, Settimo Torinese, Beinasco, le unioni di comuni “Vigna e Vini” (Bruno, Calamandrana, Castelletto Molina, Castelnuovo Belbo, Cortiglione, Fontanile, Incisa Scapaccino, Maranzana, Mombaruzzo, Nizza Monferrato, Quaranti, San Marzano Oliveto e Vinchio), “Valli Orco e Soana” (Frassinetto, Ingria, Noasca, Pont Canavese, Ronco Canavese, e Valprato Soana), “Dora5Laghi” (Andrate, Borgofranco d’Ivrea, Carema, Chiaverano, Lessolo, Montalto Dora, Nomaglio, Quassolo, Quincinetto e Settimo Vittone) e le aggregazioni Piossasco-Bruino, San Maurizio Canavese-Varisella, Sangano-Villarbasse. A questi comuni, è stato riconosciuto un co-finanziamento complessivo di circa € 100.000.
Per gli operatori economici, la Regione ha pubblicato nel 2024 un avviso per la costituzione di un elenco di professionisti, studi professionali e società idonei a supportare la redazione dei PAESC. I requisiti richiesti includono esperienza quinquennale in pianificazione energetica/ambientale e competenze specifiche nella redazione di PAES/PAESC. Una volta formato l’elenco, per ogni ente beneficiario vengono richiesti preventivi a tre operatori dell’elenco, selezionando poi l’offerta migliore sulla base di criteri di competenza, esperienza e rotazione.
La struttura degli incarichi riflette la ripartizione delle responsabilità: per ogni PAESC vengono sottoscritti due distinti contratti con il medesimo operatore economico, uno da parte della Regione (per le attività centralizzate), uno da parte dell’ente locale (per le attività territoriali). Questo modello garantisce chiarezza sulle competenze e nelle responsabilità, evitando sovrapposizioni o vuoti di coordinamento.
Tabella 1. I beneficiari del cofinanziamento regionale a sostegno della redazione di PAESC
Enti locali Beneficiari | Partecipazione | Cofinanziamento Regionale | Cofinanziamento locale | Costo complessivo | Prov | popolazione 31.12.2024 |
Comune di Condove | Singolo | € 4.688,46 | € 3.836,41 | € 8.524,87 | TO | 4.436 |
Comune di Foglizzo | Singolo | € 3.267,77 | € 2.673,63 | € 5.941,40 | TO | 2.256 |
Comune di Terruggia | Singolo | € 2.114,46 | € 1.730,01 | € 3.844,46 | AL | 868 |
Comuni di Piossasco e Bruino | Aggregazione tra Piossasco e Bruino | € 12.078,00 | € 9.882,00 | € 21.960,00 | TO | 26.433 |
UNIONE collinare Vigna e Vini | Aggregazione tra: Bruno Calamandrana Castelletto Molina Castelnuovo Belbo Cortiglione Fontanile Incisa Scapaccino Maranzana Mombaruzzo Nizza Monferrato Quaranti San Marzano Oliveto Vinchio | € 10.736,00 | € 8.784,00 | € 19.520,00 | AL | 8.606 |
UNIONE Valli Orco e Soana | Aggregazione tra: Frassinetto Ingria Noasca Pont Canavese Ronco Canavese Valprato Soana | € 5.184,15 | € 4.241,57 | € 9.425,72 | TO | 3.863 |
Comune di Nichelino | Singolo | € 11.071,50 | € 9.058,50 | € 20.130,00 | TO | 45.830 |
Comune di Arona | Singolo | € 9.166,18 | € 7.499,60 | € 16.665,79 | NO | 13.853 |
Dora5Laghi | Aggregazione tra: Andrate Borgofranco d’Ivrea Carema Chiaverano Lessolo Montalto Dora Nomaglio Quassolo Quincinetto Settimo Vittone | € 7.166,77 | € 5.863,72 | € 13.030,49 | TO | 13.227 |
Comune di Almese | Singolo | € 4.237,37 | € 3.466,94 | € 7.704,30 | TO | 6.315 |
San Maurizio Canavese – Varisella | Aggregazione tra San Maurizio Canavese e Varisella | € 6.371,28
| € 5.212,86 | € 11.584,14 | TO | 10.275 |
Sangano – Villarbasse | Aggregazione tra Sangano e Villarbasse | € 4.361,50
| € 3.568,50 | € 7.930,00 | TO | 3.676 |
Comune di Settimo Torinese | Singolo | € 11.071,50
| € 9.058,50 | € 20.130,00 | TO | 45.693 |
Comune di Beinasco | Singolo | € 4.701,12 | € 3.846,37 | € 8.547,49 | TO | 17.481 |
Fonte: elaborazione propria su dati Regione Piemonte
Conclusioni e prospettive
L’esperienza piemontese presenta indubbi elementi di pregio. Il modello di coordinamento regionale dimostra come un’autorità territoriale possa efficacemente supportare i comuni nella sfida della pianificazione climatico-energetica, fornendo dati, metodi e risorse economiche. La validazione europea delle linee guida conferisce credibilità metodologica all’intera operazione, mentre l’Osservatorio Energia rappresenta un’infrastruttura duratura che potrà servire anche per il monitoraggio futuro dei piani.
Tuttavia, l’implementazione ha evidenziato anche alcune criticità che meritano riflessione. Il principale nodo problematico riguarda il carico di lavoro amministrativo per la Regione. La gestione di 14 procedure di affidamento separate, pur essendo di importo unitario relativamente contenuto (mediamente 10.000-12.000 euro ciascuna), genera un volume significativo di attività amministrative: valutazione preventivi, sottoscrizione accordi, liquidazione fatture, rendicontazione. Questo impegno amministrativo sottrae risorse al coordinamento tecnico-scientifico, che dovrebbe costituire il valore aggiunto reale del ruolo regionale.
Un secondo elemento di criticità concerne il limitato interesse degli operatori economici. Gli importi unitari relativamente contenuti e la frammentazione degli incarichi, spesso gestiti al minimo ribasso, hanno reso l’iniziativa poco attrattiva per alcuni operatori. Un approccio alternativo, volto a centralizzare gli incarichi su pochi operatori avrebbe invece potuto garantire economie di scala e standardizzazione dei processi. Al contempo, il rischio di un’eccessiva standardizzazione non va sottovalutato: ogni territorio ha specificità che richiedono personalizzazione delle analisi e delle proposte.
Le prospettive di miglioramento potrebbero orientarsi verso un modello più aggregato. Invece di procedure multiple per singoli enti, si potrebbe configurare un sistema con pochi incarichi riferiti a lotti di PAESC. Questo consentirebbe di:
- ridurre drasticamente il carico amministrativo regionale
- attrarre operatori di maggiore dimensione e capacità operativa
- generare economie di scala nella raccolta dati e nelle analisi di contesto
- standardizzare metodologie e output, facilitando il confronto tra territori
La sfida sarà trovare il giusto equilibrio tra efficienza amministrativa, economie di scala e personalizzazione territoriale. L’aggregazione per lotti tematici o geografici potrebbe rappresentare la sintesi tra queste esigenze, mantenendo il presidio regionale sulla qualità metodologica e la coerenza complessiva, affidando a pochi operatori selezionati la responsabilità di multipli PAESC, ma garantendo spazi di confronto e adattamento locale attraverso il coinvolgimento diretto degli enti beneficiari.
In conclusione, è fondamentale ribadire che la pianificazione locale per l’energia sostenibile e il clima non rappresenta una necessità strategica imprescindibile per orientare la transizione energetica dei territori. Senza un PAESC, i comuni rischiano di disperdere risorse in interventi sconnessi, perdendo coerenza d’insieme e capacità di massimizzare l’impatto delle azioni. Questa necessità si fa ancora più pressante per i comuni di piccole e medie dimensioni, che spesso non dispongono delle competenze tecniche interne né delle risorse economiche per affrontare autonomamente processi così complessi. Il supporto e il coordinamento territoriale da parte delle Regioni non è quindi un’opzione accessoria, ma una condizione indispensabile per garantire equità nell’accesso alla pianificazione climatico-energetica ed evitare che la transizione ecologica accentui i divari territoriali. Solo attraverso un presidio regionale forte, che fornisca metodi, dati, risorse e accompagnamento tecnico, i piccoli comuni potranno dotarsi di strumenti di pianificazione all’altezza delle sfide climatiche ed energetiche del nostro tempo, contribuendo così, ciascuno per la propria scala, al raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione e resilienza climatica.
Parole chiave: Patto dei Sindaci, PAESC, Piemonte, pianificazione energetica climatica, coordinamento territoriale, decarbonizzazione
Abstract: La Regione Piemonte, in qualità di coordinatore territoriale del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, ha sviluppato un modello innovativo di supporto agli enti locali per la redazione dei Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC). L’iniziativa integra assistenza tecnica, metodologica ed economica, fornendo linee guida validate dal Joint Research Center della Commissione Europea, un osservatorio energetico regionale e cofinanziamento degli incarichi professionali. Attraverso due edizioni (2024-2025), 14 beneficiari tra comuni e unioni hanno avviato la pianificazione climatico-energetica del proprio territorio.