Dark Mode Light Mode
Dark Mode Light Mode

Gli effetti socioeconomici della crisi pandemica: monitorare per conoscere

Di Cristina Bargero e Simone Landini – Ires Piemonte

Dal 2000 in poi abbiamo assistito a diverse crisi economiche ma, eccetto quella devastante del 2007-2008, sorta in ambito finanziario e poi diffusasi all’economia reale con ferite ancora non del tutto rimarginate, nessuna ha influito su tutto il pianeta con una forza pari a quella che stiamo vivendo.

La crisi economica che è conseguita dalla pandemia da Covid-19 è simile alla precedente solo per il fatto di aver impattato sull’intero pianeta, la principale differenza è che questa crisi è il primo vero “shock esogeno” che si sia mai potuto osservare: un evento dalla profondità ed estensione imprevedibili.

Infatti, se nel 2019 ci avessero descritto le cronache sanitarie, economiche e sociali che hanno caratterizzato gli ultimi 16 mesi avremmo pensato di trovarci di fronte a un racconto distopico. Il Covid-19 ha colpito la società moderna con effetti collaterali epidemiologico-sanitari, economici, sociali e comportamentali che hanno rivelato la fragilità di un sistema largamente globalizzato e fortemente interconnesso.

Questo effetto-rete ha avuto un risvolto negativo perché ha favorito ed accelerato la diffusione del contagio e, contemporaneamente, ha mostrato come catene del valore troppo allungate costituiscano un fattore di rischio in casi non solo di epidemia, ma anche di catastrofi naturali e di disordini politico-sociali in qualche angolo remoto del mondo. Le debolezze socio-economiche già esistenti si sono acuite e si è diffusa la consapevolezza che la struttura industriale europea sia deficitaria in molti settori.

D’altra parte, però, l’effetto-rete ha anche avuto un effetto positivo. Ad eventi straordinari sono corrisposte misure straordinarie coordinate: dopo l’urto inziale, che ha colto impreparati tutti i paesi, s’è compreso che ogni nodo, dalle istituzioni ai cittadini, doveva attivare azioni straordinarie, sia relativamente alle limitazioni di spostamento dei cittadini ed alla sospensione-chiusura di molte attività, sia alla capacità ed alla modalità di riorganizzare alcuni servizi, soprattutto grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Altrettanto straordinaria è stata la quantità di risorse erogate per mitigare gli effetti economici della pandemia su imprese, lavoratori e famiglie. Tutto questo ha ispirato un nuovo approccio alle politiche europee. Ad esempio, con l’introduzione del debito europeo condiviso, Next Generation EU ha costituito il maggior avanzamento nell’integrazione economica dall’introduzione dell’Euro, consentendo a tutti gli stati membri di disporre le risorse per la ripresa.

 

Il Piemonte non si è sottratto a tale dinamica. Come riportato nell’editoriale d’apertura del Presidente Michele Rosboch, dal maggio 2020 l’IRES Piemonte cura un rapporto periodico sul monitoraggio degli effetti socioeconomici della pandemia. Grazie allo sforzo collaborativo di istituzioni, direzioni regionali ed associazioni s’è stabilito un regolare flusso informativo che è parso da subito importante per comprendere quando stava accadendo, anche integrandolo con fonti informative pubbliche. I dati raccolti[1] in un anno di pandemia ed i contributi di questo numero della rivista ci raccontano come crisi, adattamento e cambiamento abbiano investito i principali ambiti della vita economico-sociale.

Il primo articolo, a cura di Carlo Di Pietrantonj, mediante un’analisi dei dati reali del monitoraggio epidemiologico racconta con grande dettaglio il susseguirsi delle fasi epidemiche in Piemonte, evidenziando similitudini e differenze che contraddistinguono le mutevoli condizioni al contorno del sistema fin dal febbraio 2020. Da questo contributo risulta chiaro come il sistema socioeconomico sia interconnesso e complesso, cosicché anche pochi eventi possano generare effetti diffusi e persistenti, differenti anche quando apparentemente simili.

Il secondo contributo, a cura di Pietro Terna, prosegue lo studio dell’epidemia con una prospettiva rivolta a comprendere quanto accaduto ed offre un quadro interpretativo a supporto del decision-making. Mediante la metodologia di simulazione basata sugli agenti, e calibrato sui dati reali del Piemonte, il modello simula il sistema socioeconomico piemontese dal micro al macro. Considerando i comportamenti di individui socio-demograficamente eterogenei e che, nelle loro principali attività quotidiane, interagiscono, il modello genera differenti sequenze di contagio e simula scenari evolutivi delle fasi di diffusione dell’epidemia. Anche tenendo conto delle decisioni assunte al regolatore nazionale e regionale per contenere la diffusione del virus e della campagna vaccinale, il contributo propone un’analisi descrittiva delle sequenze di contagio simulate ed un’analisi controfattuale del loro impatto.

Il terzo contributo, a cura di Fabrizio Arneodo, Roberta Castelli e Gianluca Cerboni, si suddivide in due parti. La prima parte offre un quadro dettagliato dell’attività di monitoraggio della mobilità adottate da 5T s.r.l. mentre la seconda parte si concentra sugli impatti della pandemia sulla mobilità giornaliera (anche in media oraria), sempre considerando un confronto con periodi equivalenti del 2019, quando la mobilità non subiva le restrizioni resesi necessarie per contenere la diffusione del Covid-19. L’articolo propone una cronistoria della mobilità su territorio piemontese, urbano, fra le province e fra le regioni.

Sempre in tema di mobilità, il quarto contributo, a cura di Andrea Andorno, offre un quadro sull’operatività dell’Aeroporto di Torino durante la crisi pandemica, con particolare attenzione al ruolo sociale dello scalo ed alla sostenibilità sociale, economica ed ambientale. Quello di Torino è stato uno degli scali con obbligo di operatività e i dati raccontano di un crollo dei passeggeri: inevitabile l’impatto sul bilancio di esercizio, anche in termini di redditività, e, per la prima volta nella sua storia, il ricorso alla CIG Straordinaria. Pur a fronte di queste difficoltà sono state attivate diverse iniziative straordinarie per il mantenimento dell’operatività in sicurezza e, nella prospettiva post-pandemica, non sono mancati gli investimenti. Il ruolo sociale dello scalo ed il suo rapporto con il territorio si sono sostanziati in azioni tipiche dello scalo ma anche con il sostegno emergenziale alla cittadinanza dei comuni limitrofi. Il quadro che emerge è quello di un sistema complesso fatto di collaborazione tra il gestore dello scalo, le compagnie aeree, gli handlers, gli enti pubblici, le attività economiche e le comunità del territorio che gravitano attorno alla struttura aeroportuale.

Il quinto contributo, a cura di Cristina Bergonzo, volge l’attenzione all’impatto della pandemia sul turismo, su cui hanno fortemente inciso le limitazioni della mobilità intra-regionale. L’articolo considera i periodi di chiusura della mobilità interna nazionale ed internazionale, e la sospensione delle attività, fatti che hanno notevolmente influito sulla regolare operatività del settore turistico rispetto al periodo pre-pandemico e si conclude con una prospettiva sulle principali tendenze prospettabili per la stagione turistica del 2021 ancora condizionate, in vario modo, dall’evolversi della pandemia.

Gli effetti dell’emergenza sanitaria sulle imprese piemontesi sono l’oggetto del sesto contributo, a cura di Sarah Bovini. Il quadro che emerge dalla demografia d’impresa, contrariamente alle aspettative, non appare così negativo, se raffrontiamo la situazione a quella degli anni recenti, soprattutto a causa di aspettative future anche incerte. Pare esserci un clima di quiete, in attesa di capire le evoluzioni della situazione economica, anche in virtù dei sostegni e dei ristori. Tuttavia, sebbene il sistema appaia in quiete e le sue singole parti abbiano subito forti cali di fatturato, queste ultime non sono rimaste del tutto inerti, spingendo l’acceleratore sulla trasformazione tecnologica, digitale, dei comportamenti aziendali ed organizzativi. L’articolo affronta anche il tema dei risvolti occupazionali in considerazione degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti, di cui si approfondirà nei successivi due contributi. Il contributo si conclude con la profilazione di una strategia per il futuro, fra rischi ed opportunità.

Il settimo contributo, a cura di Daniela Nepote e Lucrezia Scalzotto, fornisce un dettagliato quadro degli aiuti alle imprese italiane e piemontesi in particolare, delineando anche un confronto con altri paesi (Germania, Francia, Inghilterra) e portando all’attenzione anche alcune criticità. In questo contesto, il sostegno è provenuto principalmente da contributi a fondo perduto, dilazioni o cancellazioni di imposta, ammortizzatori sociali, misure per la liquidità. In particolare, si affrontano i contributi a fondo perduto per imprese e lavoratori autonomi, anche attraverso i provvedimenti finalizzati a sostenere le imprese del territorio mediante i cosiddetti “decreti Ristori”. L’articolo propone una cronistoria degli interventi. Con il primo decreto Ristori si estendono e si rafforzano le misure di sostegno dei precedenti provvedimenti: questa estensione e rafforzamento è continuata con i decreti Ristori durante tutto il 2020, stimando che circa 39% delle imprese attive in Piemonte siano state interessate dalle varie misure nazionali. Oltre agli strumenti nazionali sono analizzati anche quelli a regia regionale per facilitare l’erogazione di nuovo credito al sistema produttivo piemontese, con un’incidenza pari a circa il 18% delle imprese.

 

L’ottavo contributo, a cura di Giorgio Vernoni, approfondisce l’impatto della crisi pandemica sul mercato del lavoro. Le misure straordinarie messe in campo dal legislatore, dal blocco dei licenziamenti a un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, ne hanno certamente attutito l’impatto, che, tuttavia, nel medio termine, se la ripresa dell’economia fosse ancora incerta o debole, potrebbe tramutarsi in un aumento della disoccupazione di lunga durata o addirittura nell’esclusione permanente dal mercato dei lavoratori più fragili. Nel 2020, infatti, il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato, mentre sono aumentati gli inoccupati, in particolare tra gli indipendenti e i dipendenti a tempo determinato nei servizi “non distanziabili” e incompatibili con lo smart working. Nel 2020, inoltre, sono diminuiti anche i nuovi contratti di lavoro, scendendo sotto la soglia dei 600.000 avviamenti, livello inferiore a quello della fase più acuta della crisi del 2008.

Da un’analisi più dettagliata dei dati relativi alla domanda di lavoro dipendente emerge che, a parte l’istruzione (con un carattere “stagionale” legato alle assunzioni del personale non di ruolo) e il lavoro domestico (per via dell’emersione di rapporti irregolari), gli unici profili in crescita sono quelli tecnici in ambito sanitario e infermieristico e nei servizi di assistenza personale. I profili che hanno mostrato una maggior flessione sono, invece, quelli del commercio, della ristorazione e del settore turistico-alberghiero, i più duramente colpiti dalla crisi legata alla pandemia e alle relative restrizioni.

Chiude il numero il contributo di Antonella Di Fabio che si concentra sul ruolo del volontariato nell’affrontare le concrete criticità delle fasce più deboli della popolazione, non solo in termini di difficoltà economiche ma anche relazionali. Il quadro restituito mette non solo in evidenza le profonde conseguenze sociali della pandemia ma anche lo straordinario ruolo del volontariato che, pur avendo dovuto limitare l’intervento a seguito delle sospensioni, ha comunque cercato di mantenere il servizio in modo innovativo, ad esempio sfruttando le vie telematiche, procedendo ad una sistematica rilevazione mediante il sistema informativo della rete Caritas.

 

I contributi evidenzino molte criticità ma riportano anche alcuni segnali incoraggianti. Tuttavia, la pandemia non si è ancora estinta e, come i più autorevoli studiosi insegnano, fintanto che una pandemia è in atto ogni previsione rischia di essere smentita dai fatti: in questo caso ed in questo periodo, il margine d’incertezza è molto ampio anche per il diffondersi di nuove varianti. Per questo, invece di richiedere previsioni, il regolatore regionale ha preferito monitorare per conoscere quanto stava e sta accadendo, così da poter preparare un percorso informato di ripresa, anche grazie ai periodici rapporti preparati dall’IRES Piemonte.

 

[1] Tutti i rapporti di monitoraggio sono consultabili al sito https://www.ires.piemonte.it/index.php/pubblicazioni-m/osservatorio-monitoraggio