Di Arianna Santero e Eugenia Mercuri (Università di Torino, Dipartimento di Culture, Politica e Società)
Introduzione
Le separazioni rappresentano una componente strutturale della vita famigliare italiana: nel 2024 l’ISTAT ne ha registrate 75.014, di cui 5.865 in Piemonte (ISTAT 2026). Il loro andamento segue quello di matrimoni e unioni civili, anch’essi in recente calo, dopo una lunga fase di crescita avviata dalla legalizzazione del divorzio con la Legge n. 898/1970, accelerata dalle riforme sul c.d. “divorzio breve” del DL 132/2014 e della Legge n. 55/2015.
Nelle coppie che hanno avuto figli/e, la separazione genitoriale può condurre a profondi cambiamenti non solo delle abitudini quotidiane di bambini e bambine che si spostano tra “due case” (Merla et al., 2024), ma anche delle responsabilità dei genitori verso di loro, per quanto riguarda la presa di decisioni, il mantenimento economico e accudimento, e il tempo da trascorrere insieme.
In un contesto internazionale in cui gli ideali di “buona paternità coinvolta” stanno lentamente mutando, queste dinamiche assumono un rilievo particolare in Italia, dove sono diffuse pratiche di cura “tradizionali” rispetto al genere, influenzate da norme su maternità e paternità, leggi e politiche familiari, e disuguaglianze ancora presenti nel mercato del lavoro.
L’affidamento condiviso, secondo cui entrambi i genitori dopo la separazione devono decidere insieme ciò che riguarda i figli, oggi è previsto nella maggior parte dei casi, e in diversi paesi stanno aumentando le ricerche su questo tema. Questi studi stanno evidenziando alcuni limiti del modello del “buon divorzio”, secondo cui l’affidamento congiunto si accompagnerebbe a stili di co-genitorialità cooperativi. Le pratiche di genitorialità, in effetti, risultano molto eterogenee (Naldini, Santero & Mercuri, 2021). Tuttavia, pochi studi, non solo in Italia, riguardano come i padri contemporanei negoziano e svolgono queste pratiche dopo la separazione.
In questo articolo, integriamo prospettive sulla paternità con studi sulle pratiche familiari, per rispondere alla domanda di ricerca: quali pratiche di paternità emergono dopo la separazione?
I risultati si basano su 40 interviste discorsive realizzate con madri e padri separati residenti in Piemonte, regione in cui l’incidenza dei divorzi è in linea con quella nazionale (1,3 ogni 1000 abitanti) (Istat, 2026)[1] e quella delle famiglie in cui le madri sono nel mercato del lavoro è più elevata della media nazionale (Save the Children, 2026). Le interviste hanno riguardato la storia familiare, le risorse socioeconomiche dei genitori, le pratiche e aspettative di genitorialità prima e dopo la separazione. Al momento dell’intervista, i genitori avevano altre relazioni eterosessuali o omosessuali, oppure erano single, e riferivano di diverse situazioni lavorative principalmente della classe media, seppure anch’esse in cambiamento dopo la separazione.
Analisi dei risultati
L’analisi delle interviste ha messo in luce come la separazione non produca effetti univoci sui modi di intendere e attuare la paternità, ma apra piuttosto una fase di ridefinizione delle pratiche di cura e delle responsabilità genitoriali. Nella maggior parte dei casi, più che rappresentare una rottura netta, da cui discendono esiti omogenei, la separazione si configura come rinegoziazione, il cui esito e successivo adattamento dipendono da fattori biografici, relazionali, istituzionali e culturali.
In particolare, sono emersi quattro modelli idealtipici di pratiche di paternità post-separazione: 1) continua, 2) aumentata, 3) assente e 4) diminuita.
Questi modelli sono stati identificati incrociando due dimensioni:
(a) il coinvolgimento paterno nella cura materiale, compreso l’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata;
(b) come, e in che misura i padri cambiano le loro pratiche di co-genitorialità dopo la separazione.
Nel caso del coinvolgimento paterno continuo, la separazione non modifica sostanzialmente l’impegno paterno, già consistente prima della rottura della coppia genitoriale. I padri appartenenti a questo gruppo descrivono una continuità del loro ruolo: erano presenti nella quotidianità dei figli e delle figlie prima della separazione, e continuano a esserlo dopo, anche se con modalità organizzative diverse, spesso scandite più rigidamente dai tempi di permanenza nelle due abitazioni. In questi casi la separazione tende a cristallizzare, più che a trasformare, equilibri di cura già consolidati.
Nei casi del coinvolgimento aumentato invece, la separazione agisce come un punto di svolta che avvia un cambiamento, portando i padri a ridefinire il proprio ruolo in senso più attivo e autonomo. Alcuni intervistati descrivono una maggiore partecipazione non solo al tempo trascorso con i figli, ma anche alla gestione della loro vita quotidiana: appuntamenti medici, scuola, organizzazione delle attività. Questo incremento, nelle narrazioni dei padri intervistati, è legato al desiderio di esprimere, o mostrare di aderire, a un modello di “buona paternità” più coinvolta, seppure studi internazionali basati su dati relativi al benessere dei figli nel corso di vita mostrino esiti talvolta negativi per loro, quando il cambiamento rispetto alle pratiche pre-separazione è profondo.
Al contrario, nel modello di coinvolgimento paterno diminuito, la separazione comporta una riduzione dell’impegno paterno nella cura dei figli e delle figlie, spesso in relazione a difficoltà organizzative, derivate da nuovi impegni di lavoro o cambi di residenza, oppure a nuove configurazioni familiari. In diversi casi, la formazione di una nuova coppia, la distanza geografica tra le abitazioni o l’intensità degli impegni lavorativi contribuiscono a rendere più sporadico il rapporto con i figli. La cura diventa episodica e concentrata nei momenti di visita, con una minore partecipazione alla gestione quotidiana, seppure, nell’affidamento condiviso, continui la partecipazione alla presa di decisioni.
Infine, il modello della paternità assente evidenzia situazioni in cui il coinvolgimento paterno, in base alle interviste con i padri, è descritto come limitato sia prima sia dopo la separazione. In questi casi, la rottura della coppia non modifica sostanzialmente una distribuzione già fortemente sbilanciata della cura, spesso legata a dinamiche di genere tradizionali e a carriere lavorative molto richiedenti.
Questi modelli non sono statici, ma possono evolvere nel tempo, influenzati da cambiamenti nelle condizioni di vita, confermando l’importanza di adottare prospettive longitudinali per comprendere appieno questi processi e organizzare il supporto alle famiglie e alla genitorialità, tenendo conto dei diversi aspetti e significati che genitori e figli “tengono insieme”, quando modificano o mantengono le loro pratiche familiari.
I risultati evidenziano alcuni fattori alla base dei cambiamenti nelle pratiche di paternità:
- la posizione nel mercato del lavoro e l’organizzazione degli orari;
- la presenza di reti familiari di supporto, in particolare i nonni;
- la distanza tra le abitazioni dei genitori;
- la formazione di nuove unioni e la nascita di altri figli;
- la qualità della relazione tra ex partner, che incide sulla cooperazione genitoriale;
- le norme culturali e istituzionali che definiscono aspettative e possibilità di azione.
In particolare, la paternità aumentata e quella continua tendono ad emergere nelle ex coppie in cui entrambi i genitori hanno una posizione lavorativa simile, mentre la paternità diminuita è più frequente nei casi caratterizzati da una maggiore divisione tradizionale delle responsabilità economiche o da forti vincoli organizzativi.
Inoltre, emerge la discrepanza tra il principio giuridico dell’affidamento condiviso e le pratiche effettive: sebbene formalmente i genitori siano entrambi responsabili, in particolare della presa di decisione congiunta, nella realtà quotidiana il carico di cura resta spesso squilibrato, con i figli che trascorrono più tempo con le madri, non solo per consuetudine o norme, ma anche per preferenze, nuove possibilità o nuovi vincoli, espresse e vissute da genitori e figli.
Conclusioni
Il nostro studio fa luce su come le famiglie negoziano la divisione di genere del lavoro di cura in relazione a diversi fattori ed evidenzia la necessità di ulteriori ricerche sulla discrepanza tra rappresentazioni e pratiche. La ricerca mostra come la paternità dopo la separazione sia un fenomeno eterogeneo e in continua evoluzione, che non può essere compreso attraverso modelli semplificati o normativi. La diffusione dell’affidamento condiviso e l’affermazione culturale dell’ideale del “padre coinvolto” non si traducono automaticamente in una partecipazione paritaria alle pratiche di cura. La separazione non rappresenta di per sé un fattore di cambiamento delle pratiche familiari, ma piuttosto un momento in cui tali pratiche possono essere sia confermate sia ridefinite. I cambiamenti verso una paternità più coinvolta sembrano richiedere condizioni favorevoli, come preferenze, risorse adeguate e una minore rigidità nelle organizzazioni del lavoro, relazioni cooperative tra ex partner, gradualità nel proporre ai figli le nuove modalità organizzative, tenendo conto del loro punto di vista e del loro benessere rispetto al cambiamento.
La ricerca sottolinea quindi l’importanza di considerare la prospettiva di figli e figlie, per comprendere l’impatto delle diverse configurazioni di cura sul benessere familiare.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, i risultati suggeriscono la necessità di interventi che tengano conto della pluralità delle situazioni familiari e sostengano concretamente la partecipazione paterna alla cura, e materna al mercato del lavoro, non solo attraverso norme giuridiche, ma anche tramite misure che incidano sulle condizioni lavorative e sui servizi di supporto alle famiglie.
Bibliografia
Istat, 2026, Statistiche Report. Matrimoni, unioni, separazioni, divorzi. Roma, Istat. Disponibile al link: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/01/MATRIMONI-UNIONI-SEPARAZIONI-DIVORZI_anno-2024.pdf
Merla, L., Murru, S., Nobels, B., Izaguirre, L., & Robbeets, C., 2024, Children in shared physical custody in Belgium and Italy – Final transversal report of the MobileKids project. Cirfase, UCLouvain. Disponibile al link: https://hdl.handle.net/2078.5/214264
Naldini M., Santero A., Mercuri E., 2021, Co-parenting styles as family practices after parental break-up in Italy, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, 4, pp. 933-958. Disponibile al link: https://www.rivisteweb.it/doi/10.1423/103732
Save the Children, 2026, Dossier. La maternità in Italia. Le equilibriste. Disponibile al link: https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2026_0.pdf
Per approfondimenti:
L’articolo riporta alcuni dei risultati di ricerca del progetto sociologico e giuridico “InFaCt, Changing Families, Changing Institutions?”, finanziato da Compagnia di San Paolo e Università di Torino. Una trattazione più estesa è disponibile nel numero monografico “«Nuove» famiglie e istituzioni. Barriere, risorse, innovazioni”, 1/2020, La Rivista delle Politiche Sociali.
Parole chiave: Famiglie post-separazione, Paternità, Pratiche di cura.
[1] Questo dato non comprende le separazioni tra ex coniugi né tra genitori non sposati, prassi quest’ultima più diffusa nel Nord Italia.