di Sarah Bovini Responsabile Ufficio Studi e Statistica, Unioncamere Piemonte
Il 2024 si è concluso con un’espansione moderata dell’economia mondiale, stimata da FMI e OCSE attorno al 3,3%. Questo dato aggregato, tuttavia, maschera andamenti profondamente eterogenei: a trainare la crescita sono stati gli Stati Uniti, la cui inaspettata robustezza, alimentata da un mercato del lavoro solido e da consumi resilienti, ha sostenuto la performance globale. Al contrario, l’Eurozona ha faticato a ingranare, penalizzata da un comparto manifatturiero in prolungata stagnazione, su cui hanno pesato gli alti costi energetici e condizioni finanziarie ancora restrittive.
In questo quadro, il progressivo calo dell’inflazione nelle economie avanzate ha creato le condizioni per un graduale ritorno alla normalità della politica monetaria. L’intero scenario è stato però dominato da un’elevata incertezza, alimentata dalle tensioni geopolitiche e da un denso calendario elettorale, fattori che hanno agito da freno sulla fiducia di imprese e consumatori.
Guardando al biennio 2025-2026, le proiezioni indicano una crescita globale stabile ma contenuta (2,9%), con le economie emergenti asiatiche a fare da traino, mentre si delinea un rallentamento per gli Stati Uniti e solo una timida ripresa per l’Eurozona.
All’interno di questo scenario, le previsioni della Commissione Europea per la zona euro indicano una crescita del PIL limitata allo 0,9% nel 2025, destinata ad accelerare all’1,4% nel 2026. Il motore principale di questo cauto sviluppo saranno i consumi privati, sostenuti dal recupero del potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, due fattori freneranno la ripresa: da un lato, la debolezza degli investimenti, scoraggiati da condizioni di finanziamento ancora onerose e dall’incertezza generale; dall’altro, le persistenti difficoltà del settore manifatturiero, specialmente in economie chiave come la Germania.
Scendendo all’interno dei confini nazionali emerge come nel 2024, la debole crescita dell’economia italiana (+0,7%), di intensità analoga a quella registrata l’anno precedente, sia stata sostenuta dall’apporto positivo della domanda interna al netto delle scorte e della domanda estera netta. Dal punto di vista settoriale, il valore aggiunto ha visto un buon recupero in agricoltura (+2,0%), una crescita moderata nei servizi (+0,6%) e una sostanziale stagnazione nell’industria (+0,1%). Questa dinamica si è riflessa positivamente sul mercato del lavoro, con un rafforzamento dell’occupazione e dei redditi.
L’economia nazionale ha poi iniziato il 2025 con una lieve accelerazione, registrando nel primo trimestre un aumento del PIL dello 0,3%, trainato dal comparto primario e industriale a fronte di una stabilità dei servizi.
In base a dati di Prometeia, nel 2024, l’economia piemontese ha mostrato una performance migliore rispetto alla media nazionale, con una crescita del PIL dell’1,2% che ha portato il valore della ricchezza prodotta a quasi 161 miliardi di euro, superando i livelli pre-pandemici. Tale risultato è frutto di dinamiche settoriali contrastanti: mentre il comparto industriale segnava una flessione, la creazione di valore è stata sostenuta da agricoltura, edilizia e servizi.
Questa dualità tra un’industria in affanno e altri settori più resilienti è diventata ancora più evidente analizzando le diverse componenti dell’economia regionale.
Le previsioni macroeconomiche per il Piemonte per l’anno in corso delineano una fase di sostanziale stagnazione, con una crescita del PIL limitata a un modesto +0,4%. Questo debole progresso è sostenuto quasi interamente dalla domanda interna, trainata dagli investimenti delle imprese (+1,1%) e da una sorprendente tenuta del valore aggiunto industriale (+0,9%). Tuttavia, questi segnali positivi vengono fortemente frenati dal crollo del settore delle costruzioni (-0,8%), ormai orfano degli incentivi fiscali, e dalla debolezza sia dei consumi delle famiglie (+0,5%) sia dell’export (+0,5%), che non riescono a fornire una spinta significativa.
Fig. 1 -Le principali variabili macroeconomiche del Piemonte

Variazione % 2025/2024 su valori concatenati, anno di riferimento 2020
Fonte: Unioncamere Piemonte su dati Prometeia
Nel 2024 il tessuto imprenditoriale piemontese ha subito una leggera contrazione, registrando un saldo negativo tra aperture e chiusure di imprese che si è tradotto in un tasso di crescita del -0,09%. Questo risultato è peggiore sia del dato regionale del 2023 sia della media nazionale del 2024. L’analisi conferma una trasformazione strutturale: continua la robusta crescita delle società di capitale (+3,19%), mentre calano le imprese individuali e le società di persone. A livello settoriale, i comparti dei servizi, delle costruzioni e del turismo mostrano una dinamica positiva, in controtendenza rispetto all’industria, al commercio e all’agricoltura che invece registrano una flessione. La contrazione risulta infine diffusa in quasi tutte le province della regione.
Fig. 2- Sedi d’impresa registrate in Piemonte

Fonte: Unioncamere Piemonte su dati InfoCamere
Il 2024 ha segnato un’inversione di tendenza per il tessuto manifatturiero regionale. La produzione media annua è calata dello 0,8%, dato che, tuttavia, nasconde dinamiche fortemente differenziate tra i comparti. L’analisi settoriale rivela, infatti, come la crisi sia stata trainata da flessioni marcate in settori chiave come i mezzi di trasporto e il tessile, che hanno registrato cali produttivi ben superiori alla media regionale. Al contrario, altri settori come l’alimentare hanno mostrato una maggior tenuta, chiudendo l’anno con un risultato positivo e contribuendo a mitigare il dato complessivo. Al calo della produzione industriale si è associata anche una flessione degli ordinativi (-0,3%) e una riduzione del fatturato (-0,4%).
Questa debolezza industriale si è riflessa direttamente sulla performance internazionale. Nel 2024, infatti, l’economia del Piemonte ha mostrato la sua vulnerabilità alle dinamiche internazionali, registrando una significativa battuta d’arresto nelle esportazioni. Il valore delle merci vendute all’estero è sceso del 4,9%, attestandosi a 60,5 miliardi di euro. Questa performance negativa, la peggiore tra le principali regioni esportatrici italiane, ha fatto perdere al Piemonte la quarta posizione a livello nazionale, superato dalla Toscana.
La principale causa di questa flessione risiede nella profonda crisi del settore dei mezzi di trasporto, storicamente il pilastro dell’export regionale, che ha subito un crollo del 21,3%. A pesare sul risultato complessivo sono state anche le difficoltà economiche di partner commerciali cruciali come la Germania, verso cui le vendite sono diminuite dell’11,2%.
Tuttavia, in questo scenario complesso, alcuni settori hanno mostrato una notevole tenuta, agendo in controtendenza. Il comparto alimentare ha continuato a crescere, segnando un +4,7%, mentre la filiera del tessile e abbigliamento ha registrato l’incremento più significativo, con un brillante +7,5%.
A questa debolezza strutturale del comparto industriale si è contrapposta, nel 2024, una sorprendente vitalità del mercato del lavoro piemontese che ha vissuto una fase di significativa espansione, con una crescita dell’occupazione del 3,0% che ha portato il numero totale di lavoratori a 1.854.000. Questo slancio ha spinto il tasso di occupazione regionale al 69,0%, un netto miglioramento rispetto all’anno precedente.
A trainare questa dinamica positiva sono stati principalmente i settori delle costruzioni e del commercio/turismo, che hanno registrato aumenti rispettivamente del +6,6% e del +6,3%. La crescita ha interessato quasi tutti i comparti, con la sola eccezione dell’agricoltura, che ha segnato un calo del 4,9%.
Questo aumento dell’occupazione ha avuto conseguenze positive anche sul fronte della disoccupazione: il numero di persone in cerca di lavoro è diminuito di 12.000 unità, portando il tasso di disoccupazione al 5,4%, un dato inferiore alla media nazionale. È da sottolineare anche il calo di 28.000 persone inattive, un segnale di maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Tuttavia, nonostante i progressi, persiste un marcato divario di genere, con un tasso di occupazione maschile (75,6%) ancora di 13,3 punti superiore a quello femminile (62,3%).
Le difficoltà sono proseguite nei primi mesi del 2025, osservando le dinamiche in atto nella prima parte dell’anno in corso emerge come nel periodo aprile-giugno 2025 il sistema produttivo regionale non sia riuscito ad espandere in maniera significativa la propria base imprenditoriale che ammonta a 419.635 imprese.
Parallelamente il comparto manifatturiero regionale piemontese ha proseguito la sua fase di difficoltà, evidenziando una contrazione della produzione manifatturiera per il quinto trimestre consecutivo. Tale andamento negativo è riconducibile non solo alle persistenti incertezze geopolitiche globali e alla potenziale minaccia di dazi statunitensi, ma anche a profonde crisi strutturali che affliggono comparti cruciali dell’economia regionale
Fig. 3 – La produzione industriale in Piemonte

Fonte: Unioncamere Piemonte, Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese
La variazione media della produzione manifatturiera per il I trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si attestata al -1,7%. In controtendenza rispetto alla produzione, gli ordini totali mostrano un incremento dello 0,8%. Questa crescita è trainata principalmente dagli ordini esteri (+1,8%), mentre quelli interni registrano un più modesto +0,4%. Questo leggero aumento degli ordini, nonostante il calo produttivo, potrebbe segnalare un’aspettativa di ripresa per i prossimi trimestri, con le imprese che accumulano il portafoglio ordini.
Anche sul fronte del commercio estero i primi tre mesi del 2025 non sono iniziati nel migliore dei modi, il valore delle esportazioni piemontesi di merci si è attestato a 14,9 miliardi di euro, registrando una diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-3,5%), dinamica che appare in controtendenza rispetto a quella vissuta a livello nazionale. Nello stesso periodo il valore delle merci importate è stato pari a 11,6 miliardi di euro, l’1,1% in meno rispetto al trimestre gennaio-marzo 2024, portando il saldo della bilancia commerciale a +3,3 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 3,7 dell’anno prima.
Tra le principali regioni esportatrici, il Piemonte ha purtroppo registrato la performance peggiore confermandosi al quinto posto con una quota del 9,3%. La Lombardia si è riconfermata al primo posto, contribuendo al 25,4% dell’export nazionale e segnando una crescita tendenziale delle vendite oltre confine dell’1,0%. L’Emilia-Romagna si è classificata seconda con una quota del 12,9%, registrando tuttavia una flessione dell’1,1% rispetto al primo trimestre 2024. Un calo analogo (-1,2%) ha interessato il Veneto, che si posiziona terzo con una quota del 12,3%. La Toscana ha consolidato la quarta posizione (10,2% dell’export nazionale) grazie a una crescita dell’8,2% delle vendite estere, trainata in particolare dal forte contributo del comparto farmaceutico, chimico-medicinale e botanico
L’economia piemontese sta vivendo una complessa fase di transizione, in cui i suoi tradizionali motori industriali mostrano profondi segni di affanno. Il 2024 e l’inizio del 2025 sono stati segnati dalla crisi della manifattura e da un export in netta contrazione, zavorrato dalle difficoltà di settori strategici come l’automotive. A questa debolezza strutturale si è contrapposta, tuttavia, una sorprendente capacità di tenuta del mercato del lavoro, che ha continuato a crescere. L’orizzonte per il 2025 resta quello di una sostanziale stagnazione, poiché le difficoltà dell’industria frenano le dinamiche positive di altri comparti. La sfida futura per il Piemonte sarà quindi quella di superare questa dicotomia, con una ripresa legata alla capacità di rinnovare il proprio tessuto produttivo.