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Editoriale: il Piemonte tra metamorfosi industriale e sfide strutturali

di Cristina Bargero, Ires Piemonte

Guardare il Piemonte oggi significa osservare una regione a un crocevia. Dietro le statistiche economico-sociali si nasconde una trasformazione profonda: un tessuto produttivo che cambia pelle, un mercato del lavoro che si ridisegna, una società che invecchia mentre cerca di attrarre nuove energie. È la storia di un territorio che per decenni ha fatto dell’industria automobilistica il proprio cuore pulsante e che ora deve trovare un nuovo equilibrio, mentre il mondo intorno accelera tra crisi climatica, rivoluzioni tecnologiche e tensioni geopolitiche crescenti.

Il 2024 ha raccontato proprio questa complessità: una regione che continua a crescere, ma che lo fa ridefinendo la propria identità economica, affrontando al contempo sfide ambientali, demografiche e sociali di portata epocale. Non è un passaggio indolore: la crisi dell’automotive pesa sulle statistiche dell’export, la produttività fatica a decollare, il capitale umano qualificato scarseggia rispetto agli standard europei. Eppure, sotto la superficie, qualcosa si muove. Nuove filiere emergono – aerospazio, semiconduttori, logistica, biomedicale – mentre settori tradizionali come l’agroalimentare e il tessile dimostrano inaspettata vitalità. Il mercato del lavoro cresce nonostante la crisi manifatturiera, il numero dei brevetti è superiore alla media nazionale, gli investimenti pubblici del PNRR cominciano a produrre effetti tangibili.

È una transizione silenziosa, lontana dai riflettori, che procede per accumulo più che per salti. Tra i protagonisti di questa trasformazione emerge con forza il settore della logistica, che sta assumendo un ruolo sempre più strategico nell’economia regionale. La posizione geografica del Piemonte – porta d’accesso all’Europa attraverso i valichi alpini, snodo tra il Nord industriale e i porti liguri – si sta rivelando un asset formidabile in un’epoca in cui i flussi di merci si riorganizzano e l’intermodalità diventa imperativo strategico. I poli logistici di Novara, Orbassano e Rivalta Scrivia non sono più semplici centri di smistamento, ma veri e propri motori di sviluppo, capaci di attrarre investimenti e generare economie di agglomerazione. E l’imminente completamento delle grandi opere ferroviarie europee – la Torino-Lione, il Terzo Valico dei Giovi – dovrebbe rafforzare questa vocazione. Nel 2024 la regione si è confermata tra le prime in Italia per trasporto intermodale, un primato che testimonia come, mentre l’industria tradizionale fatica, altri settori stiano costruendo le fondamenta della nuova economia regionale.

Quattro articoli – di Unioncamere Piemonte, Banca d’Italia, ARPA Piemonte e IRES – e l’editoriale del Presidente di Ires Piemonte permettono di comporre un quadro articolato di questa fase cruciale, ciascuno illuminando aspetti diversi ma complementari della realtà piemontese. Insieme disegnano il ritratto di un territorio che fatica ma non si arrende, che perde pezzi della propria storia industriale ma ne costruisce di nuovi, che affronta crisi strutturali senza perdere una certa, ostinata, capacità di guardare avanti.

Sarah Bovini di Unioncamere Piemonte evidenzia la crescita del PIL dell’1,2%, ma con profonde fratture settoriali. La crisi della filiera dell’auto ha segnato l’anno con un crollo dell’export, la peggiore performance tra le principali regioni esportatrici, che ha fatto perdere al Piemonte la quarta posizione nazionale. Il settore dei mezzi di trasporto ha subito un tracollo nelle vendite estere, mentre la produzione manifatturiera complessiva è scesa.

Tuttavia, alcuni comparti hanno mostrato notevole tenuta: l’alimentare e il tessile-abbigliamento hanno registrato crescite significative. Ma è sul fronte occupazionale che emerge il dato più sorprendente: nonostante la crisi industriale, l’occupazione è cresciuta del 3,0%, raggiungendo 1.854.000 lavoratori, con un tasso di disoccupazione sceso al 5,4%. A trainare questa crescita sono stati costruzioni e commercio/turismo, sostenuti dal PNRR e dalla ripresa post-pandemica. Per il 2025 Bovini prospetta una sostanziale stagnazione, con la produzione manifatturiera in calo per il quinto trimestre consecutivo ed esportazioni ancora in contrazione.

 

 

Cristina Fabrizi di Banca d’Italia identifica il nodo strutturale: il divario di crescita rispetto al Nord è legato alla dinamica della produttività e alla carenza di capitale umano qualificato. La quota di laureati tra i giovani piemontesi resta bassa nel confronto nazionale e molto distante dagli obiettivi fissati dall’Unione europea.

Emergono però segnali positivi: il tasso di immatricolazione universitaria è salito significativamente, superando la media settentrionale; i laureati negli atenei piemontesi registrano tassi di occupazione superiori al dato nazionale e tempi più brevi tra conseguimento del titolo e inizio dell’attività lavorativa. Il sistema universitario si distingue per capacità innovativa: le domande di brevetti accademici depositate sono superiori alla media del Nord e dell’Italia. Anche le imprese accademiche mostrano maggiore propensione alla brevettazione rispetto alla media italiana. Sul fronte produttivo, l’attività si è ridotta nell’industria, anche per il calo della domanda estera soprattutto in Germania, mentre è rimasta su livelli elevati nelle costruzioni ed è ancora salita nei servizi privati non finanziari. L’annuncio di nuovi dazi USA nei primi mesi 2025 ha accresciuto l’incertezza, colpendo settori chiave come automotive, aerospazio e macchinari.

 

 

La struttura Promozione Ambientale di ARPA Piemonte racconta un 2024 estremo dal punto di vista climatico: le precipitazioni hanno registrato un’anomalia positiva rilevante rispetto alla norma del periodo di riferimento, risultando il secondo anno più piovoso della serie storica. È stato anche il quarto anno più caldo dal 1958, con una temperatura media annuale superiore di oltre un grado al periodo di riferimento. Eventi estremi concentrati tra febbraio e ottobre hanno causato danni ingenti, con la primavera che ha visto precipitazioni più che doppie rispetto alla norma climatica.

Sul fronte della qualità dell’aria, si registrano progressi significativi: le concentrazioni degli inquinanti sono state in media le più basse di tutta la serie storica. Il valore limite di concentrazione media annuale di PM10 non è stato superato in nessuna stazione della rete regionale per il settimo anno consecutivo. Anche il biossido di azoto ha rispettato il valore limite su quasi tutto il territorio regionale. Persistono però difficoltà nel garantire il conseguimento del valore limite giornaliero per le polveri PM10. L’ozono resta l’unico fra gli inquinanti critici a non mostrare una netta tendenza di riduzione, con valori sostanzialmente stabili legati alle caratteristiche meteorologiche annuali.

Positivi i dati sulle acque: la portata media annua di quasi tutti i corsi d’acqua è risultata superiore ai valori storici di riferimento, con alcuni fiumi che hanno registrato portate pari o superiori al doppio del valore medio storico. Anche la qualità delle acque di balneazione ha mostrato un miglioramento, con un aumento delle zone in classe Eccellente.

 

 

 

Stefano Aimone di Ires Piemonte evidenzia come il Piemonte stia vivendo una vera e propria metamorfosi produttiva, dove la crisi dell’automotive viene gradualmente compensata dalla crescita di nuove filiere strategiche – aerospazio, semiconduttori, logistica, biomedicale, energie rinnovabili, chimica verde. Decisivo il ruolo degli investimenti pubblici del PNRR, che stanno rafforzando infrastrutture, transizione digitale ed evoluzione del sistema formativo e di ricerca. Sul fronte sociale, emerge una regione demograficamente in crescita – oltre 4.000 residenti in più nel 2024, grazie a riduzione della mortalità e ripresa dei flussi migratori – ma con fragilità significative. La sanità regge – la speranza di vita dei piemontesi ha raggiunto gli 83,4 anni – ma gli anni di vita in buona salute si riducono a 59, con criticità crescenti nella salute mentale di giovani e donne e peggioramenti negli stili di vita in tutte le fasce d’età.

Aimone sottolinea, poi, come il completamento delle grandi opere ferroviarie (Torino-Lione, Terzo Valico) sia destinato a moltiplicare il ruolo strategico della logistica regionale, mentre sul digitale persistono forti disparità tra grandi e piccoli comuni.

 

Il Presidente di Ires Piemonte Alessandro Sciretti, nell’editoriale di questo numero, sceglie una parola che oggi suona quasi controcorrente: ottimismo. Non quello ingenuo o di facciata, ma un “ottimismo operativo” che si misura nei fatti più che nelle parole. “Il 2024 non è stato certo un anno facile”, ammette, ma “mentre qualcuno scriveva necrologi industriali, altri già costruivano nuovi capitoli: nell’aerospazio, nella microelettronica, nella logistica, nella chimica verde, nell’agroalimentare evoluto”. È il ritratto di un Piemonte che cambia “senza proclami, in modo quasi impercettibile ma costante”, che si ridisegna nei numeri – nella crescita dell’occupazione, nel ritorno degli investimenti pubblici, nella vitalità del terziario – più che nei titoli di giornale. Sciretti non nega i problemi – produttività bassa, divario demografico, transizioni ancora incompiute – ma li legge “come parte del percorso”, riconoscendo che “dietro ogni limite si intravedono le energie che stanno ridisegnando il futuro regionale”. La velocità del Piemonte, scrive, “non è quella di chi corre, ma di chi tiene la rotta”, con quel pragmatismo sobrio, testardo, tipicamente piemontese che preferisce dire “rimbocchiamoci le maniche” piuttosto che “andrà tutto bene”.

 

I dati raccolti confermano questa lettura: la crescita dell’occupazione nonostante la crisi industriale, i brevetti universitari superiori alla media nazionale, il miglioramento della qualità dell’aria, gli investimenti del PNRR che cominciano a produrre effetti sono i segni concreti di un territorio che non ha bisogno di slogan ma di metodo e continuità. Il Piemonte che emerge dalle analisi raccolte in questo numero è una regione che smette di raccontarsi come “ex regione industriale” e comincia a riconoscersi come laboratorio di transizione, con la spinta del PNRR sulle infrastrutture e l’innovazione digitale, la resilienza delle reti territoriali, il protagonismo delle università, l’evoluzione della sanità, la maturità con cui le comunità locali affrontano le sfide ambientali.