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Editoriale: la bici da mezzo di trasporto a strumento di promozione territoriale

di Carlo Alberto Dondona

 

Sono passati ormai due secoli e mezzo da quando il barone Karl von Drais inventò la draisina, l’antenata della bicicletta. Eppure, mai come oggi questo antico mezzo di trasporto sta vivendo una sorta di rinascimento: tornato sotto i riflettori, è diventato protagonista di politiche e iniziative pubbliche e private che lo rilanciano come simbolo di mobilità sostenibile, benessere e innovazione.

Il Novecento è stato senza dubbio il secolo dell’automobile, divenuta il mezzo di trasporto privato per eccellenza, soprattutto sulle brevi e medie distanze. La bicicletta, al contrario, sembrava relegata a un ruolo marginale, usata prevalentemente per fini sportivi o ricreativi. Le città italiane, a differenza di quelle del Nord Europa, non sembravano spazi adatti alla mobilità ciclabile: mancavano infrastrutture dedicate e percorsi protetti, e la cultura stessa dell’uso quotidiano della bici era poco diffusa.

Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. In modo silenzioso ma costante, una serie di fattori ha iniziato a incidere sulla percezione collettiva e sulle scelte di mobilità: la crescente congestione del traffico urbano, l’inquinamento atmosferico, l’urgenza di politiche ambientali efficaci hanno spinto molte amministrazioni a promuovere alternative più sostenibili all’auto privata. In questo contesto, la bici è tornata a essere un’opzione concreta e conveniente, soprattutto tra i giovani, anche grazie all’ampia diffusione dei servizi di bike sharing.

Il vero punto di svolta, però, è stato l’arrivo della pandemia, che ha accelerato una trasformazione già in atto. La bicicletta si è rivelata il mezzo ideale per un turismo di prossimità, all’aria aperta, lontano dagli assembramenti e con effetti benefici per la salute. Il “bonus bici” varato dal Governo ha incentivato l’acquisto e ha contribuito ad un boom senza precedenti nelle vendite, alimentato anche dalla crescente diffusione delle bici elettriche e a pedalata assistita.

È in questo contesto che prende forma il concetto di bike economy: un ecosistema economico che abbraccia tutte le attività connesse all’universo ciclistico — dalla produzione e vendita di biciclette e accessori, ai servizi di noleggio e manutenzione, fino alle infrastrutture e al cicloturismo. Un settore in espansione che unisce sostenibilità ambientale, innovazione industriale, turismo e salute pubblica, generando un impatto economico rilevante.

Nel 2023, la bike economy in Italia ha raggiunto un valore di 2,7 miliardi di euro, con un incremento del 50% rispetto a cinque anni prima. Questo valore comprende non solo la filiera produttiva, ma anche tutto l’indotto legato al cicloturismo. L’export di biciclette e componenti italiani ha toccato 1.149 milioni di euro, posizionando l’Italia come leader europeo per l’esportazione di bici non elettriche. Il settore impiega direttamente circa 17.600 persone, con una crescita del 16% tra il 2020 e il 2022. A livello europeo, la tendenza è analoga: si contano 15 milioni di biciclette prodotte ogni anno e 20 milioni vendute, per un totale di circa 900 imprese attive, 90.000 addetti e un fatturato industriale di 12 miliardi di euro. L’Italia è il secondo paese manifatturiero del continente, dopo la Germania, con circa 3 milioni di biciclette prodotte e un fatturato pari a 1,5 miliardi di euro.

Alla crescita della bike economy contribuisce in modo significativo anche il mondo digitale, che attira sempre più investimenti nella creazione di app per la navigazione, il monitoraggio delle attività, la condivisione sui social e la costruzione di vere e proprie community attorno alla passione per le due ruote che sempre di più si accompagna ad una spiccata sensibilità per la sostenibilità ambientale.

Un ruolo chiave è giocato infine dal cicloturismo. Nel 2024 ha generato in Italia un valore di quasi 9,8 miliardi di euro, grazie a 89 milioni di presenze turistiche. Non si tratta certo di una novità assoluta, ma il fenomeno ha conosciuto una nuova vitalità, anche grazie alle bici elettriche che hanno ampliato la platea degli utilizzatori, rendendo accessibili percorsi un tempo riservati ai più allenati. La crescente disponibilità di itinerari organizzati e ben segnalati risponde a una domanda in aumento di esperienze lente, autentiche, a contatto con la natura. Un turismo che si oppone al sovraffollamento delle città d’arte e delle mete balneari più frequentate, e che al contrario porta ricchezza in aree interne, marginali o fuori dai grandi circuiti, anche in periodi di bassa stagione.

Non si tratta di un turismo “povero”, come talvolta si potrebbe erroneamente pensare: il cicloturista ha una buona capacità di spesa, spesso superiore alla media, e proviene in molti casi dall’estero. Inoltre, chi viaggia in bici vive i luoghi con maggiore intensità, ricerca la qualità dell’offerta, osserva il paesaggio con attenzione e diventa — grazie ai social — un testimonial efficace e spontaneo del territorio.

Il cicloturismo, in definitiva, non è solo un modo diverso di viaggiare, ma un indicatore del livello di vivibilità e sostenibilità di un territorio, oltre che un’opportunità concreta di sviluppo locale.

Questo numero di Politiche Piemonte è dunque dedicato all’importante ruolo che l’economia della bicicletta può giocare in Piemonte.

Il primo articolo, a cura di Cristina Fabrizio e Ottavio Castelletti della Direzione opere pubbliche, difesa del suolo, protezione civile, trasporti e logistica della Regione Piemonte. L’articolo descrive in modo articolato e approfondito la strategia della Regione Piemonte per promuovere la mobilità ciclistica come leva per la sostenibilità ambientale, la salute pubblica, l’inclusione sociale e lo sviluppo economico del territorio. Il cuore di questa strategia è il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC), strumento di pianificazione che integra politiche infrastrutturali, culturali e di governance per incentivare l’uso quotidiano e turistico della bicicletta.

Attraverso investimenti mirati, campagne culturali, formazione tecnica, strumenti normativi e coordinamento tra enti, la Regione punta a rendere la bicicletta una scelta di mobilità naturale, sicura e vantaggiosa, contribuendo al raggiungimento di obiettivi ambientali, sociali ed economici entro il 2050.

Cristina Pellerino e Emanuela Sarti di VisitPiemonte fanno il punto sull’offerta turistica e la promozione della rete cicloturistica del Piemonte.  offrendo anche un quadro sugli operatori del settore, guide ciclo-escursionistiche e noleggiatori emerso da una recente indagine. Il cicloturismo sta diventando un motore importante del turismo italiano grazie anche a un pubblico sempre più giovane, femminile e attento alla cultura locale. In Piemonte questa crescita è ben visibile, sia nell’offerta turistica (percorsi, eventi, servizi) sia nel coordinamento istituzionale, sostenuto dal Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, che punta su una rete di oltre 3.000 km di itinerari ciclabili. La Regione investe anche su promozione digitale, mappature interattive, accessibilità e grandi eventi sportivi, con ricadute economiche significative. Le indagini su operatori e noleggiatori confermano una domanda in aumento, soprattutto per escursioni giornaliere, e una clientela prevalentemente italiana ma con crescente interesse dall’estero.

Carlo Alberto Dondona di Ires Piemonte analizza i punti di forza e di debolezza del sistema del cicloturismo in Piemonte. Il cicloturismo è una tendenza in forte crescita in Europa, e il Piemonte si posiziona come destinazione ideale grazie alla sua varietà paesaggistica, ricchezza enogastronomica e vicinanza a mercati strategici. I cicloturisti, con elevata capacità di spesa e interesse per esperienze autentiche, si dividono in tre tipologie principali: turisti della vacanza attiva, quelli che viaggiano con la propria bici per itinerari iconici, e chi imposta l’intero viaggio in sella.

Per capitalizzare questo potenziale, la regione deve affrontare sfide cruciali: potenziare la rete ciclabile rendendola più sicura e interconnessa, offrire servizi su misura (strutture bike-friendly, noleggi, assistenza) e migliorare comunicazione e promozione attraverso piattaforme digitali e grandi eventi. L’obiettivo è creare un ecosistema integrato che valorizzi le specificità locali, connetta il Piemonte ad altre regioni e promuova un turismo lento e sostenibile, generando valore economico e benefici ambientali.

Il Professor Andrea Scagni di UNITO offre invece una prospettiva non solo legata al cicloturismo con i risultati di un’approfondita indagine condotta sulla mobilità degli studenti in ambito urbano. Dal 2016 UNITO rileva periodicamente le abitudini di mobilità della propria comunità, con indagini che hanno permesso di elaborare i Piani Spostamenti Casa-Lavoro richiesti dalla normativa. L’ultima, nel 2024, è stata realizzata con il Politecnico e gli enti locali, per una visione integrata e aggiornata. I dati raccolti sono oggi fondamentali per orientare politiche verso una mobilità più sostenibile.

Infine Maria Cristina Caimotto di UNITO ci descrive come l’adozione delle politiche per la ciclabilità comporti un cambiamento di prospettiva sia per le amministrazioni pubbliche che per i cittadini che tuttavia non è facile da gestire per le prime e da accettare per i secondi. Sebbene la ciclabilità offra benefici per la salute, l’ambiente, la sicurezza stradale e l’economia, la sua promozione incontra forte resistenza. Questa ostilità deriva da narrazioni radicate che associano l’auto a libertà e successo, e dalla percezione che le strade siano “delle auto”. Per superare queste barriere, è essenziale riscrivere l’immaginario collettivo, costruendo nuove narrazioni che parlino alle emozioni e ai valori universali delle persone, garantendo al contempo alternative e un’ottima intermodalità.