Dark Mode Light Mode
Dark Mode Light Mode

I principali contenuti del rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia del Piemonte

di Cristina Fabrizi Banca d’Italia – Sede di Torino[1].

Introduzione[2]  

Nel 2024 l’economia del Piemonte è cresciuta in misura modesta: l’attività si è ridotta nell’industria, anche per il calo della domanda estera, è rimasta su livelli storicamente elevati nelle costruzioni ed è ancora salita nei servizi privati non finanziari. L’annuncio di nuovi dazi da parte dell’amministrazione statunitense nei primi mesi del 2025 ha accresciuto notevolmente l’incertezza e i rischi di una revisione al ribasso della crescita globale.

Tali andamenti si inseriscono in un contesto di crescita di lungo periodo meno favorevole rispetto non solo alla media delle regioni del Nord, ma anche a quella nazionale. Oltre che alla componente demografica, il divario negativo è riconducibile alla dinamica della produttività. Tra i fattori rilevanti per quest’ultima, il Piemonte continua a caratterizzarsi per una più bassa dotazione di capitale umano qualificato, seppure emergano segnali positivi dalla dinamica delle immatricolazioni universitarie e dai risultati occupazionali degli iscritti negli atenei regionali. Alla capacità innovativa contribuisce un sistema universitario più propenso della media italiana alla brevettazione, caratteristica che si estende in generale alle start up innovative, anche se la loro incidenza in rapporto alla popolazione è inferiore.

Nel 2024 la crescita dell’economia del Piemonte è stata modesta. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale della Banca d’Italia, il prodotto è aumentato dello 0,7 per cento, in linea con la media nazionale. L’andamento è stato eterogeneo per settore. Nell’industria la produzione e, in misura più contenuta, il valore aggiunto si sono ridotti; vi ha contribuito la dinamica negativa delle esportazioni, soprattutto in Germania. Il calo dell’attività ha interessato diversi settori di specializzazione ed è stato molto intenso nel comparto automotive: in particolare, la produzione di autovetture nel polo torinese è scesa su livelli storicamente bassi. Nel terziario privato non finanziario la congiuntura è stata moderatamente positiva: una maggiore dinamicità ha interessato i servizi alle imprese e l’Information and communication technology (ICT), a fronte della debolezza nel commercio. I flussi turistici sono ancora aumentati, soprattutto quelli di stranieri, ma in misura meno intensa del 2023. Nelle costruzioni i livelli produttivi sono stati elevati, grazie soprattutto all’avanzamento dei cantieri del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che all’inizio dell’anno in corso si confermava superiore alla media nazionale.

La propensione agli investimenti delle aziende industriali e la domanda di credito per il loro finanziamento sono rimaste contenute: vi hanno influito il ciclo manifatturiero negativo, la forte incertezza e un costo del credito che, pur in lieve calo, è risultato ancora elevato. La redditività delle imprese, in crescita nel triennio precedente, è diminuita, soprattutto nella manifattura; nella seconda parte dell’anno anche la liquidità si è lievemente ridimensionata, ma è rimasta storicamente alta. I prestiti sono tornati a crescere, ma l’aumento ha riguardato un numero ristretto di operatori. La capacità di rimborsare i debiti ha registrato qualche segnale di deterioramento, concentrato nella manifattura.

Nei primi mesi del 2025 l’annuncio di nuovi dazi da parte dell’amministrazione statunitense ha accresciuto notevolmente l’incertezza e i rischi di una revisione al ribasso della crescita globale. In questo contesto, l’esposizione diretta del Piemonte al mercato degli Stati Uniti è in media più bassa rispetto a quella nazionale, ma significativa per alcuni settori di specializzazione (tra cui l’automotive, l’aerospazio, le bevande e l’oreficeria, oltre ai macchinari) ed eterogenea anche a livello territoriale.

Nel 2024 l’occupazione si è portata (con ritardo rispetto alla media del Paese) al di sopra dei livelli pre-pandemia. Nel corso dell’anno sono emersi segnali di indebolimento dell’utilizzo della forza lavoro, soprattutto nella manifattura. In prospettiva l’adozione dell’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sul mercato del lavoro: secondo nostre analisi, per quasi il 28 per cento degli occupati in regione vi sarebbe una relazione di complementarità con l’impiego di tale tecnologia, con potenziali benefici in termini di produttività; per circa un quarto invece prevarrebbe il rischio di sostituzione.

L’incremento dei redditi e la più bassa inflazione hanno favorito la crescita del potere d’acquisto; la crescita dei consumi è stata comunque contenuta. Il miglioramento delle condizioni di accesso al credito ha invece favorito la ripresa dei finanziamenti e delle compravendite di abitazioni. Il rapporto tra il debito delle famiglie e i loro reddito disponibile è ulteriormente sceso e la capacità di rimborso dei prestiti è rimasta elevata.

È proseguita la ricomposizione del portafoglio finanziario delle famiglie: a fronte della sostanziale stabilità dei depositi, sono ancora cresciute le quantità detenute di titoli di Stato, di altre obbligazioni e, seppure in misura contenuta, di quote di fondi comuni.

Nel 2024 gli investimenti degli enti territoriali piemontesi sono ancora aumentati, anche per la progressiva attuazione delle opere finanziate dal PNRR. Rispetto ai livelli contenuti del periodo 2013-20, l’incremento della spesa pro capite per investimenti negli ultimi quattro anni è stato in Piemonte più accentuato rispetto alla media del Paese. Con riferimento all’entità finanziaria del PNRR, per interventi in regione a maggio del 2025 gli enti pubblici disponevano di 7,7 miliardi e ulteriori 2,2 miliardi erano attribuiti direttamente a soggetti privati.

Fra il 2007 e il 2023 l’andamento dell’economia del Piemonte è stato peggiore della media del Paese e di quella del Nord: la regione ha subito in misura maggiore gli effetti della lunga recessione e anche la ripresa post-Covid è stata meno vivace. Il divario negativo è riconducibile alla componente demografica[3] e alla dinamica della produttività totale dei fattori, che fornisce una misura dell’efficienza con cui vengono combinati gli input produttivi e che dipende da numerosi fattori, tra i quali la dotazione di capitale umano e la capacità innovativa.

La quota di laureati in regione rimane bassa nel confronto nazionale e molto distante dagli obiettivi fissati dall’Unione europea: nel 2023 l’incidenza dei laureati tra i giovani (25-34 anni) si attestava in Piemonte al 29,5 per cento e, nonostante l’aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2015, rimaneva al di sotto della media nazionale e del Nord (rispettivamente, 30,6 e 32,9 per cento), oltre che molto distante dall’obiettivo fissato dal Consiglio UE per il 2030 (45 per cento).

Segnali positivi emergono dalla dinamica delle immatricolazioni universitarie e dai risultati occupazionali degli iscritti negli atenei regionali. Nel 2023 il tasso di immatricolazione è infatti salito in misura significativa rispetto al 2015, al 52,5 per cento, valore superiore a quello medio delle regioni settentrionali, anche se ancora inferiore alla media nazionale. Nel 2023 l’83,5 per cento degli immatricolati residenti in Piemonte si è iscritto presso atenei della stessa regione, un dato più alto rispetto alle aree di confronto. La più bassa mobilità degli studenti può essere collegata all’ampia offerta formativa del sistema universitario locale, in grado anche di attrarre studenti dalle altre aree del Paese e dall’estero. Nel periodo 2015-23, tra le regioni con un numero di immatricolati annui presso i propri atenei superiore a 15.000, il Piemonte è stata infatti la 2a in Italia per quota di studenti non residenti sul totale, con un saldo tra entrate e uscite ampiamente positivo e imputabile quasi interamente alle immatricolazioni in corsi di laurea in ambito scientifico.

I laureati di corsi a ciclo unico e magistrali negli atenei piemontesi registrano un tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo di studio superiore al dato nazionale e del Nord (fig. 1.a); per quelli che risultano occupati a un anno dalla laurea l’intervallo di tempo trascorso tra il conseguimento del titolo e l’inizio dell’attività lavorativa è in media più contenuto rispetto alle aree di confronto (fig. 1.b).

Oltre alla creazione di capitale umano, il sistema universitario regionale nel confronto nazionale è relativamente efficace nel trasferimento delle conoscenze scientifiche al tessuto produttivo e alla società attraverso l’attività di brevettazione e la costituzione di imprese accademiche innovative. Tra il 2015 e il 2019 (ultimo anno di disponibilità dei dati), infatti, le domande di brevetti accademici depositate presso lo European Patent Office (EPO) sono state in regione 10,1 ogni 100 docenti afferenti all’area scientifica, più che nel Nord e in Italia (fig. 2.a). Inoltre, nel periodo 2004-24 negli atenei regionali sono state costituite 7,4 imprese ogni 100 docenti dell’area scientifica (6,5 nel Nord e 6,2 in Italia); circa il 77 per cento di quelle costitute dal 2019 risultava iscritto alla fine del 2024 nella sezione speciale del Registro delle imprese dedicata alle start up innovative[4], un dato superiore a quello delle aree di confronto (fig.  2.b). Tra il 2004 e il 2019 il 9,3 per cento delle imprese accademiche regionali costituite nel periodo ha depositato almeno una domanda di brevetto, a fronte del 6,6 nel Nord e del 5,1 in Italia (fig. 2.b).

Figura 1- Risultati occupazionali nel periodo 2015-23 (1)

 

(a) tasso di occupazione a un anno dalla laurea

(valori percentuali)

(b) tempo trascorso tra laurea e inizio dell’attività lavorativa (2)

(mesi)

 

Fonte: nostre elaborazioni su dati dell’indagine Almalaurea; cfr. la voce Istruzione terziaria regionale in Rapporti annuali regionali – Note metodologiche, Banca d’Italia, Economie regionali, giugno 2025.

(1) I dati fanno riferimento alla media delle osservazioni comprese nel periodo 2015-23. – (2) Dati riferiti agli occupati a un anno dalla laurea. Le parti tratteggiate dell’istogramma fanno riferimento al tempo che intercorre tra il conseguimento del titolo di studio e l’inizio della ricerca dell’attività lavorativa.

 

Figura 2 – Brevetti e imprese accademici

(a) domande di brevetto depositate nel periodo 2015-19

(unità ogni 100 docenti)

(b) caratteristiche delle imprese

(valori percentuali)

Fonte: per il pannello (a), elaborazioni su dati REGPAT dell’OCSE e MUR; per il pannello (b), elaborazioni su dati NETVAL, Registro delle imprese e REGPAT dell’OCSE; la voce Formazione scientifica, innovazione e trasferimento tecnologico degli atenei regionali in Rapporti annuali regionali – Note metodologiche, Banca d’Italia, Economie regionali, giugno 2025.

(1)           Numero di domande di brevetto ogni 100 docenti afferenti all’area scientifica e affiliati alle università dell’area in cui tra i depositanti compare almeno un ateneo dell’area. – (2) Numero di domande di brevetto ogni 100 docenti afferenti all’area scientifica e affiliati alle università dell’area in cui tra gli inventori compare almeno un docente affiliato ad atenei dell’area. – (3) Quota di imprese accademiche iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese dedicata alle start up innovative sul totale di quelle costituite nel periodo 2019-24. I dati sulle imprese accademiche costituite nel 2024 sono ancora provvisori. – (4) Quota di imprese accademiche che hanno depositato almeno una domanda di brevetto nel periodo 2004-19 sul totale di quelle costituite nello stesso periodo. Scala di destra.

    

Una maggiore propensione alla brevettazione rispetto alla media italiana caratterizza in generale le start up innovative piemontesi, anche se la loro incidenza in rapporto alla popolazione è inferiore. Tra il 2012 e il 2024 le società di capitali piemontesi che si sono iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese sono state 4,8 ogni 10.000 abitanti con almeno 15 anni di età (contro 7,3 nel Nord e 6,0 nella media nazionale)[5]. Tale minore presenza, secondo nostre analisi, dipende in gran parte dalla specifica composizione settoriale dell’economia regionale, specializzata in comparti nei quali normalmente la creazione di imprese innovative è meno frequente. Di quelle nate tra il 2012 e il 2019 (ultimo anno di disponibilità dei dati) il 7,4 per cento aveva presentato una domanda di brevetto presso l’EPO (6,8 nel Nord e 5,7 nella media italiana).

Tra gli altri fattori rilevanti per la crescita e la produttività vi sono lo sviluppo digitale e la qualità del contesto istituzionale, che nel rapporto sono analizzati e confrontati con le altre aree del Paese attraverso la costruzione di due indicatori sintetici, l’r-DESI per il livello di digitalizzazione e l’indice complessivo sulla qualità dell’azione pubblica (QAP). Lo sviluppo digitale è in regione superiore alla media del Paese, ma inferiore a quello del Nord nelle competenze della popolazione, nell’integrazione digitale delle imprese e nella dotazione infrastrutturale; la pubblica amministrazione si caratterizza invece per un livello di digitalizzazione più elevato anche di quello della macroarea. La qualità del contesto istituzionale è più elevata della media italiana, ma più contenuta di quella delle regioni settentrionali, in particolare per alcune tipologie di servizi ai cittadini, come la sanità e i servizi pubblici locali.

 

[1] Le opinioni espresse in questo articolo non impegnano la responsabilità dell’Istituto di appartenenza.

[2] Il documento è consultabile all’indirizzo: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2025/2025-0001/index.html.

[3] Per un’analisi delle dinamiche demografiche e dell’impatto sul mercato del lavoro cfr. anche L’economia del Piemonte, Banca d’Italia, Economie regionali, 1, 2024.

[4] Le start up innovative possono avere un ruolo importante per la crescita dell’occupazione e della produttività: per favorirne l’ingresso sul mercato e lo sviluppo il legislatore (con la L. 221/2012) ha introdotto un regime giuridico speciale che permette l’iscrizione in una sezione speciale del Registro delle imprese. Tale sezione è riservata alle società di capitali non quotate, con meno di 5 anni di attività e sede principale in Italia che presentano un fatturato inferiore a 5 milioni, che non sono risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda, che non distribuiscono utili e che hanno come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Infine, tali società devono rispettare almeno uno di tre requisiti sostanziali: investire almeno il 15 per cento del fatturato in ricerca e sviluppo, avere personale altamente qualificato (almeno un terzo di dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori oppure almeno due terzi con laurea magistrale), essere titolari o licenziatarie di brevetto o software registrato. Chi aderisce a tale regime può accedere fino al 5° anno di vita a specifiche agevolazioni, come l’abbattimento degli oneri amministrativi, la facoltà di costituzione online senza il necessario intervento di un notaio, una disciplina societaria e del lavoro più flessibili, incentivi fiscali all’aumento del capitale di rischio e procedure semplificate per l’accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

[5] L’incidenza di queste imprese risulta maggiore in provincia di Torino, dove si concentra quasi il 70 per cento del totale regionale. Circa i 2/5 di esse operano nel settore della produzione di software e consulenza informatica, il 12,2 per cento nella ricerca e sviluppo e l’8,2 negli altri servizi di informazione; nella manifattura si concentra il 17,4 per cento di tali imprese (15,0 in Italia).