di Viviana Ruggeri[1] (INAPP)
Introduzione
Il presente contributo sintetizza i risultati di una ricerca-intervento condotta da INAPP[2], nel 2020, in collaborazione con la Regione Piemonte, sui Centri per le famiglie intesi come servizi di welfare territoriale dedicati al sostegno delle relazioni familiari, della genitorialità e della coesione sociale.
La ricerca si colloca in un contesto segnato da processi convergenti: la persistente frammentarietà delle politiche familiari e la loro debolezza nel rispondere a una domanda sociale profondamente cambiata; i mutamenti demografici, economici e sociali che hanno accompagnato l’affermarsi di nuovi modi di fare famiglia (famiglie mono genitoriali, famiglie ricostituite, famiglie composte da genitori dello stesso sesso ecc.); la forte eterogeneità territoriale dei servizi rivolti alle famiglie; l’acuirsi, durante la pandemia, di bisogni relazionali, educativi e di cura che pongono in luce come i Centri per le famiglie – cresciuti da 37 a 47[3] negli ultimi sei anni, ma ancora sconosciuti ai più – possano offrire un contributo innovativo per la loro capacità di configurarsi come luoghi di prossimità, informazione, orientamento, consulenza, accompagnamento e attivazione di reti, collocandosi in una zona intermedia tra servizi sociali tradizionali e interventi preventivi più flessibili e relazionali. Il caso piemontese è stato scelto perché rappresenta, nel panorama italiano, una delle esperienze più avanzate di sviluppo e coordinamento di questa misura, sostenuta da una precoce cornice normativa regionale e da linee guida dedicate[4], nate dal lavoro congiunto degli stessi rappresentanti dei Centri sotto il coordinamento regionale che ne ha consolidato identità e funzioni.
Cosa offrono i Centri per le famiglie e come funzionano
L’attività di ricerca si è concretizzata nell’analisi di cinque casi studi: Centro Relazioni e Famiglie di Torino; Centro per le famiglie CISS Pinerolo e Torre Pellice; Centro per le famiglie di Pianezza -Venaria; Centro per le famiglie del Comune di Novara e Centro per le Famiglie Consorzio Monviso Solidale con tre sedi (Savigliano, Saluzzo e Fossano) selezionati tra i Centri che si sono resi disponibili alle interviste in profondità. Un primo elemento emerso riguarda la titolarità pubblica di tutti i casi analizzati, ma caratterizzata da differenti forme di integrazione con soggetti del Terzo settore e, in alcuni casi, anche con il privato. I modelli organizzativi osservati mostrano una crescente diffusione di forme collaborative tra pubblico e privato fondate su sostegno reciproco, co-gestione di servizi e valorizzazione delle competenze presenti sul territorio. Le equipe multidisciplinari che vi operano sono generalmente composte da psicologi, assistenti sociali, mediatori, educatori e personale amministrativo.
Quanto ai servizi offerti, l’elemento da cui partire è che queste infrastrutture offrono servizi alle famiglie, soprattutto in occasione di importanti passaggi evolutivi (la formazione della famiglia, la nascita e crescita dei figli, l’adolescenza, l’invecchiamento, ecc.) e soprattutto al sopraggiungere di eventi critici (una separazione, un lutto, una malattia o una disabilità, la perdita del posto di lavoro). Con il tempo, i Centri per le famiglie hanno progressivamente costruito un’ampia gamma di interventi, prevalentemente gratuiti, rivolti alle famiglie e differenziati per intensità: dalla promozione di reti e cittadinanza attiva, all’orientamento di primo livello, fino a servizi specialistici come consulenza, mediazione familiare e interventi multidimensionali in raccordo con i servizi sociali e sanitari. Ad ogni modo il sostegno alla genitorialità costituisce l’elemento maggiormente caratterizzante tutti i Centri intervistati, seppure con declinazioni diverse a seconda dell’utenza e del contesto territoriale. Alcuni Centri si concentrano maggiormente sulla prima infanzia e sulla funzione educativa e aggregativa della ludoteca; altri hanno invece sviluppato percorsi più articolati, basati su counselling relazionale, gruppi di sostegno e interventi consulenziali di tipo educativo o giuridico-legale. In diversi casi, risulta centrale anche la mediazione familiare, soprattutto nelle situazioni di separazione e conflittualità di coppia.
L’utenza dei Centri per le famiglie
La maggior parte dell’utenza accede ai servizi dei Centri in modo volontario, attraverso il passaparola, Internet e, in misura minore, i consultori familiari; è tuttavia cresciuto negli ultimi anni l’invio ai Centri da parte dell’autorità giudiziaria e dei servizi sociosanitari. Dalle interviste emergono differenze significative tra l’utenza che arriva spontaneamente e quella su mandato esterno. Quest’ultima è spesso costituita da famiglie multiproblematiche, segnate da fragilità economiche, abitative, culturali e relazionali, che possono mostrare resistenze o difficoltà nel sostenere il percorso avviato. Gli utenti che si rivolgono spontaneamente ai Centri sembrano invece presentare una maggiore consapevolezza del proprio bisogno e una più alta disponibilità al cambiamento.
Il profilo prevalente dell’utenza spontanea è costituito da donne italiane, coniugate, con figli minori, di età media intorno ai quarant’anni e appartenenti alla classe media. È tuttavia in crescita anche la domanda maschile, legata soprattutto alla crisi di coppia, mentre le donne si rivolgono più frequentemente ai Centri per questioni connesse al sostegno alla genitorialità. Tra i bisogni più ricorrenti emergono infatti la conflittualità di coppia, il sostegno alla genitorialità, anche fragile, e il bisogno di contrastare solitudine e isolamento, in particolare nei nuclei monogenitoriali. Rilevante è anche il peso delle difficoltà economiche, che la crisi del 2008 ha accentuato, incidendo sulla stabilità familiare, sulle relazioni e, in alcuni casi, sul benessere psicofisico delle persone.
Conclusioni
Questo paragrafo conclusivo riprende alcune riflessioni emerse dalla ricerca-intervento, successivamente condivise e discusse con tutti i Centri per le Famiglie del Piemonte nell’ambito del Tavolo di Coordinamento regionale, riunito in webinar il 19 novembre 2020. Il confronto ha consentito di validare i principali risultati dell’indagine e di mettere a fuoco alcuni ambiti di miglioramento dell’azione dei Centri, nonché alcune indicazioni utili al rafforzamento delle policy regionali orientate a valorizzarne il ruolo nel più ampio sistema dei servizi di prossimità.
Nel complesso, la ricerca restituisce l’immagine dei Centri per le Famiglie come infrastrutture sociali promettenti, ma non ancora pienamente valorizzate. Investire su questi servizi significa rafforzare non solo il sostegno alle famiglie più fragili, ma anche la capacità dei territori di prevenire isolamento, impoverimento relazionale e vulnerabilità educativa. Il contributo principale della ricerca sta nell’aver mostrato che i Centri possono rappresentare un nodo strategico di un welfare di prossimità più integrato, flessibile e orientato ai legami sociali. Perché questo potenziale si traduca in una politica stabile, occorrono però indirizzi nazionali più chiari, standard condivisi, maggiore sistematizzazione dei dati, rafforzamento delle reti locali e un investimento non episodico sulle competenze e sulla funzione pubblica di questi servizi.
L’analisi del territorio e le interviste relative ai cinque casi studio suggeriscono inoltre alcuni target potenziali non ancora pienamente intercettati dai Centri. Tra questi vi sono, in primo luogo, le famiglie immigrate, ancora poco presenti nei Centri rispetto alla loro consistenza sul territorio piemontese; in secondo luogo, vi sono gli adolescenti, portatori di bisogni evolutivi complessi e attraversati da fenomeni quali dispersione scolastica, uso precoce di sostanze, bullismo e cyberbullismo; infine, vi sono le famiglie in disagio economico e le madri disoccupate o inattive, per le quali la fragilità lavorativa e la scarsità di servizi di cura rappresentano fattori di ulteriore vulnerabilità. È anche su questi fronti che i Centri per le Famiglie dovrebbero rafforzare la propria funzione preventiva e di prossimità.
Bibliografia
Migliore M.C. (2018), Popolazione: aggiornamento delle dinamiche e una lettura per generazioni, genere e cittadinanza, Torino, Ires Piemonte.
Presidenza del Consiglio dei ministri – DIPOFAM (2012), Piano nazionale della famiglia. L’alleanza italiana per la famiglia, Roma.
Tursi E., Migliore M.C. (2019), La popolazione piemontese nei prossimi vent’anni. I risultati delle previsioni Ires Piemonte, Torino, Ires Piemonte.
[1] Responsabile del gruppo di lavoro Inapp. L’offerta integrata di welfare territoriale.
[2] A cura d Viviana Ruggeri “Politiche e servizi di welfare a sostegno delle famiglie: il caso dei centri per le famiglie nella Regione Piemonte” INAPP Report.26, 2022
[3] https://www.regione.piemonte.it/web/temi/diritti-politiche-sociali/politiche-sociali/famiglie/centri-per-famiglie
[4] DGR 4 agosto 2016, n. 89-3827