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Analisi GIS delle dotazioni urbane e spaziali nelle Alpi. Marginalità, isolamento e autonomia funzionale

di Alberto Di Gioia – DIST(1), Politecnico di Torino.

Introduzione

In questo testo verranno presentati alcuni risultati di ricerca sullo stato della montagna piemontese rispetto alle altre regioni dal punto di vista dei servizi e delle relazioni territoriali (isolamento, marginalità o autonomia funzionale). Questi risultati costituiscono una sintesi di un progetto molto più ampio(2), condotto come analisi multilivello dei caratteri dei sistemi urbani delle Alpi, i cui passaggi salienti hanno riguardato, dapprima, l’identificazione dei bacini urbani di gravitazione e le aree di integrazione di questi sistemi, quindi, l’analisi della loro dotazione urbana, con un focus sulle Alpi italiane.

 

Qui verranno ripresi i dati conclusivi legati all’individuazione delle tipologie comunali per dotazione urbana (paragrafo 2.) e i caratteri della marginalità, l’isolamento e l’autonomia funzionale (paragrafo 3.). I confini adottati sono stati il limite della Convenzione delle Alpi per quanto concerne i dati delle aree montane e pedemontane, il perimetro dell’Alpine Space per il limite delle gravitazioni (Perlik, Messerli e Bätzing, 2001; Perlik e Messerli, 2004; Bätzing, 2005; Dematteis, 2009).

 

Le tipologie di Comuni definite sulla base di servizi ed attività

Uno dei principali esiti dell’analisi condotta è stata la realizzazione di una classificazione dei Comuni alpini sulla base dei servizi e di altri tipi di attività collegati all’abitare e della loro distribuzione spaziale. Per effettuare ciò sono stati definiti 47 indicatori rappresentativi della presenza di vari livelli di dotazione (dai bar-caffè, alimentari, scuole elementari e tabacchi alle attività molto specializzate, come le università, gli ospedali o gli aeroporti). Le municipalità prive di dotazione per servizi e attività sono state considerate come livello 0, rappresentativo dei Comuni desertificati. I risultati complessivi e la visualizzazione del numero di Comuni per tipologia individuata sono contenuti all’interno della Tabella 1 e della Figura 1. Relativamente alle tipologie si può brevemente considerare come l’ordine sia crescente in base alla dotazione. I centri desertificati del tipo B rispetto a quelli del tipo A contengono infatti una funzione commerciale o di servizio non considerata però sufficiente a una attività residenziale continuativa. In questi centri, nella massima parte dei casi, anche l’indice occupazionale si mantiene a livelli decisamente bassi. I centri con funzioni minime (A e B) sono centri che rispettano le caratteristiche tipologiche pure del primo rango di dotazione urbana qui considerato, ovvero possiedono una sola funzione minima al mantenimento di un presidio abitativo (negozio di alimentari, scuola primaria o altro); i centri di tipo B hanno tuttavia almeno duefunzioni di quelle considerate per questo rango. Analogo ragionamento per i centri di base (A e B), rappresentativi di Comuni di gerarchia intermedia, connotata dalla presenza di servizi di livello inferiore diversificati su alcuni temi, che li rendono attrattivi per piccoli bacini locali. In alcuni casi tali centri dipendono dalla prossimità di infrastrutture di collegamento superiore, con una differenziazione maggiore di attività per la tipologia B. I centri turistici (A o B) rappresentano i centri monofunzionali, con attività specificatamente legate al turismo, caratterizzati da classici problemi di stagionalità delle attività, con un minimo livello di dotazione per servizi collettivi e altre attività collegate all’abitare nel caso dei centri di tipo B. Infine i centri multifunzionali (A o B) comprendono i centri maggiormente dotati e diversificati (tra cui sono da comprendersi anche centri turistici diversificati su più tipi di attività), soprattutto rispetto alle attività di base ed ai servizi collettivi.

 

Figura 1 – Tipologie di centri dell’arco alpino italiano

01_DiGioia-Fig1

 

Tabella 1 – Tipologie di centri del Piemonte e delle altre regioni dell’arco alpino italiano(3)

01_DiGioia-Tab1

 

In breve, è possibile evidenziare come le regioni con il valore percentuale più alto di Comuni desertificati siano proprio il Piemonte (+22%) e la Liguria (+20% del totale), mentre quella con il valore minore sia il Veneto (+2%) seguito da Trentino e Friuli (+10% circa) e Lombardia (+13%). È evidente la differenza del valore ponderato rispetto al calcolo su valore assoluto, in quanto la Lombardia in questo caso si trova con 89 Comuni problematici, contro i 126 del Piemonte, i 34 del Trentino e i 12 del Friuli, rientrando all’interno della classifica delle regioni con montagna a rischio. Per approfondire queste considerazioni è poi interessante un confronto sulle altri tipologie di dati. Infatti sia la Liguria che il Piemonte si trovano, per centri multifunzionali, a essere piuttosto confrontabili con le altre regioni, a fronte di un 5% circa di centri multifunzionali in Piemonte e un 13% in Liguria, contro circa un 7% della medesima tipologia in Trentino e un 13% in Veneto. Analogo il confronto operato sui Comuni con funzioni minime: 56% circa sia del Piemonte che della Liguria contro un 60% del Trentino e un 43% del Veneto, e sui Comuni di base, 14% del Piemonte e 4% della Liguria contro un 7% del Trentino. Ciò che permette di fare ulteriori distinzioni tra regioni del Nord Ovest e del Nord Est, su questi dati, è riferito alla localizzazione di questi centri: mentre infatti il 7% dei centri multifunzionali del Trentino Alto Adige sono localizzati diffusamente nei diversi ambiti montani, di supporto molto spesso ai numerosi Comuni turistici, ecco che nel Nord Ovest (ad eccezione della Valle d’Aosta) tali centri sono posizionati soprattutto lungo il confine della Convenzione delle Alpi, in aree alpine pedemontane e soventemente inserite in sistemi di dipendenza metropolitana.

Le Alpi occidentali e soprattutto il Piemonte, come regione di concentrazione dei livelli minimi di dotazione per alcuni ambiti, risultano particolarmente ancorate a un doppio sistema delle aree dell’abbandono, da un lato, e delle aree dell’integrazione, dall’altro. Questo denota intensi squilibri, dovuti soprattutto all’influenza delle grandi città e la scarsa capacità di integrazione delle medie e piccole città. Nel Nord Est invece, a fronte di una diffusione più alta di centri multifunzionali, la struttura dei sistemi è più solida, con una migliore distribuzione delle diverse tipologie di centri e una presenza minore di aree desertificate.

 

Incroci trasversali tra i dati: marginalità, isolamento e autonomia funzionale

Incrociando i caratteri della dotazione urbana con quelli di integrazione spaziale definiti dai bacini di gravitazione urbana, è possibile creare una mappatura delle Alpi sulla base del concetto di marginalità. Analisi simili sono state condotte già in altri contesti, tra cui la ricerca condotta a livello nazionale da Confcommercio e Legambiente (Confcommercio, Legambiente 2008) sui Comuni italiani, che però si fermava ad una lettura molto generale e sostanzialmente inutile per la montagna, oppure le ricerche, per il Piemonte, dell’IRES (Crescimanno, Ferlaino, Rota, 2009, 2010). Qui la tematica è stata affrontata dal punto di vista relazionale tra i diversi sistemi insediativi a partire dalla dotazione urbana e dalle relazioni spaziali. In particolare, si sono incrociati tra loro questi parametri, sulla base delle analisi precedenti:

  • soddisfacimento dei caratteri minimi di dotazione urbana,
  • possibilità di accesso ad un centro locale in un tempo di 30 minuti,
  • possibilità di accesso ad un centro regionale nell’arco di 60 minuti,
  • possibilità di accesso ad un centro di rango superiore – transnazionale nell’arco di 60 minuti.

Dall’unione dei risultati si è ottenuta una classificazione finale che prevede 6 diversi livelli di marginalità:

  • Marginalità assoluta. Comuni caratterizzati dal mancato soddisfacimento di tutti i parametri sopra citati, in definitiva isolati e privi di attività.
  • Marginalità relativa – molto forte: Comuni caratterizzati dal soddisfacimento del primo parametro, quindi dotati di servizi o attività minime, ma non accessibili da centri esterni o difficilmente accessibili.
  • Marginalità relativa – forte: Comuni dotati ai attività e servizi minimi e accessibili a centri di rango locale.
  • Marginalità relativa – debole: comuni scarsamente dotati di attività ma molto accessibili o comuni con dotazioni minime scarsamente integrati a livello locale
  • Marginalità relativa – solo su grandi centri: comuni che non soddisfano il solo ultimo parametro, ovvero l’accessibilità a grandi città.
  • Non marginali: Comuni che soddisfano tutti i parametri considerati.

Accanto alla valutazione sulla marginalità, sono state condotte ulteriori analisi incrociate rispetto all’isolamento – parametro legato ai soli parametri di accessibilità e non di dotazione – e all’autonomia funzionale – viceversa legata ai soli parametri di dotazione per attività minime (prima) e rare (dopo). Questo incrocio è utile per questo motivo: le aree isolate, quando dotate di una certa autonomia, possiedono dei livelli di marginalità inferiori rispetto ad aree relativamente isolate ma prive di servizi ed attività. Analogamente centri molto interconnessi, ma dipendenti esternamente per attività e servizi specializzati, sono da considerarsi meno autonomi rispetto a centri caratterizzati come poli di servizio locale o centri multifunzionali interni.

I risultati sono riassunti in Figura 2. Da una prima lettura emergono i livelli delle penetrazioni urbane delle grandi città nelle aree alpine, focalizzate soprattutto su Torino, Bergamo, Brescia, Verona, Trento e Udine. In secondo luogo si nota come il livello della marginalità, piuttosto diffuso, sia molto differenziato per aree geografiche. La marginalità assoluta, relativa molto forte o forte è diffusa soprattutto sulle aree montane più interne del cuneese, della Val Camonica, dell’Alta Valtellina, della Val Venosta e delle aree più interne di Veneto e Friuli. Tuttavia tale dimensione è da leggere in stretta relazione con i risultati della cartografia precedente, in relazione alle tipologie comunali. Infatti aree con una marginalità forte e molto forte, ma associate alla presenza di centri multifunzionali o turistici molto evidenti, come nel caso dell’Alta Valtellina o della Val Venosta, denotano la presenza di territori caratterizzati da significativi livelli di autonomia, mentre è il contrario per aree marginali prive di particolari evidenze per quanto concerne la specializzazione dei centri.

 

Figura 2 – Le diverse carte mostrano (dall’alto a sinistra verso destra) i livelli di marginalità, di isolamento, di autonomia funzionale per attività minime e per attività superiori.

01_DiGioia-Fig2

 

Conclusioni

Dall’analisi emerge una casistica molto diversificata di realtà urbane alpine e a cui corrispondono livelli diversi di dotazione e autonomia funzionale. Sia pure con percentuali diverse, Comuni desertificati, Comuni con dotazioni minime, Comuni con funzioni di base, Comuni turistici, Comuni multifunzionali esistono in Piemonte come nel resto delle regioni alpine e richiedono politiche territoriali capaci di rispettare e valorizzare questa diversficazione intrinseca del territorio. Certamente, le casistiche sono troppo numerose per poter definire qui una descrizione di ordine generale. Tutt’al più è possibile identificare qualche linea di indirizzo orientativa. Per esempio, nella considerazione dei centri multifunzionali, le politiche, dovrebbero prendere in considerazione di far partire da questi centri progetti di sviluppo e rafforzamento della montagna, coinvolgendo i Comuni di gravitazione. Con esempi concreti, i centri multifunzionali e le aree integrabili potrebbero costituire dei distretti di sviluppo, prima di tutto in riferimento alle possibilità di utilizzazione e fornitura di servizi, la cui ampiezza dovrebbe essere determinata dalle aree di gravitazione differenziando la tipologia di strategie sulla base dei caratteri dei sistemi (ulteriori dettagli in merito ai sistemi individuati in Di Gioia, 2012a, 2012b). Per i centri di base si ipotizza un ruolo strategico soprattutto nelle aree montane più interne dove sono considerabili come presidi di importanza primaria, sia per quanto riguarda la loro dotazione che per la diffusione di processi di integrazione. I centri di base corrisponderebbero, all’interno della logica dei distretti, a diramazioni dei centri multifunzionali verso le zone più periferiche per ambiti in cui siano localizzati centri multifunzionali. Oppure a centri di rafforzamento primario in ambiti in cui non siano presenti centri multifunzionali, in cui localizzare attività di servizio decentrate (presidi).

Alcuni centri con funzioni minime potrebbero rafforzarsi, se non specializzarsi, in relazione a determinati tipi di attività di servizio dei sistemi(4). Le ipotesi di rafforzamento, coordinate ad esempio all’interno di Piani di Sviluppo, potrebbero contemplare, sempre all’interno della logica dei distretti, la possibilità di agire direttamente sull’insediamento di determinate attività economiche, oltre che di servizi, relazionate all’uso e la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali. Si potrebbero elencare come temi generali il turismo sostenibile, la produzione di beni e servizi ad elevato valore culturale e ambientale, attività di ricerca e progettazione ad alto contenuto innovativo, sviluppo di applicazioni avanzate nelle tecnologie dell’informazione, produzione accumulazione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili. La possibilità di rafforzamento dei servizi, per queste aree, dipende quindi dalla possibilità di sviluppare localmente prospettive di questo tipo, oltre che dalle relazioni con i Comuni di rango superiore dei distretti.

 

Bibliografia

Bätzing W., Le Alpi. Una regione unica al centro dell’Europa, Bollati Boringhieri, Torino, 2005.

 

Crescimanno A., Ferlaino F., Rota F.S., La montagna del Piemonte: varietà e tipologie dei sistemi territoriali locali, IRES Piemonte, Torino, 2010.

Dematteis G., “Polycentric urban regions in the Alpine Space”, in Urban Research and Practice, n.2 (1), 2009, pp. 18-35.

Di Gioia A., Prospettive di sviluppo dei sistemi urbani delle Alpi. Analisi spaziale del ruolo dei servizi, Politecnico di Torino, Tesi di dottorato, Torino, 2012a.

Di Gioia A., “Integrare le Alpi sulla base del rafforzamento dei servizi, dell’occupazione e di nuove forme dell’abitare”, in corso di pubblicazione per il volume curato da Varotto M., Castiglioni B. per la biennale internazionale alpina 2012 della Fondazione Angelini Di chi sono le Alpi?. Appartenenze politiche, economiche e culturali del mondo alpino contemporaneo, Edizione Padova University Press, 2012b.

Perlik M., Messerli P., Bätzing W., “Towns in the Alps. Urbanization processes, economic structure, and demarcation or European Functional Urban Areas (EFUAs) in the Alps”, in Mountain Research and Development, 21 (3), 2001, pp. 243-252.

Perlik M., Messerli P., “Urban Strategies and Regional Development in the Alps”, in Mountain Research and Development, 24 (3), 2004, pp. 215-219.

 

 

 

Nota(1) Politecnico di Torino (DIST) e Associazione Dislivelli, viale Mattioli 39, 10125, Torino, e-mail: alberto.digioia@polito.it

Nota(2) Per approfondire metodologia e indicatori riferirsi a Di Gioia (2012a, 2012b)

Nota(3) In questa tabella non sono stati considerati esclusivamente i Comuni interni al confine della Convenzione delle Alpi ma anche quelli confinanti. Infatti molti centri importanti di gravitazione, non montani, sono adiacenti al confine. Il totale dei Comuni pertanto è di 2106 anziché di 1980 (126 Comuni adiacenti ed esterni)