di Alessio Lazzari
Introduzione
Negli ultimi decenni si è sviluppata una sensibilità crescente verso i temi legati alla presenza delle forme geologiche che si trovano all’interno dei territori. Le differenze geologiche che normalmente non vengono percepite rappresentano invece una diversità paragonabile alla vita biologica; tanto che ormai è stato introdotto il concetto di geodiversità ovvero: “varietà degli ambienti geologici” che è assimilabile alle comunità biologiche e all’eterogeneità delle specie che si integra con le strutture sociali e culturali”. (Panizza, 2002, p.102).
La caratteristica più marcata di questo tipo di bene culturale è che la sua fruizione (ma anche la sua salvaguardia) è strettamente locale, non può essere esportato o rimosso. Per questo si sta andando verso l’identificazione di “geositi”, ossia aree o località che rappresentano in modo esemplare eventi geologici o geomorfologici regionali per i quali è necessario definire un interesse geologico-geomorfologico per la loro tutela e conservazione.
Questa caratteristica rende necessaria una cornice di tutela e valorizzazione che a sua volta è locale e coinvolge l’area in cui si colloca il geosito. “I beni geologici e quelli geomorfologici in particolare, rappresentano in modo emblematico la geodiversità che caratterizza i differenti paesaggi italiani.” (Panizza, 2002).Il geosito sta quindi diventando il contenitore di un patrimonio culturale e scientifico che interessa il territorio in cui è ubicato. Citando Wimbledon (1995), i geositi sono elementi di un territorio che contengono un patrimonio geologico-geomorfologico a cui sia possibile attribuire una valenza scientifica e per i quali sia ragionevole definire un interesse per la protezione.
Nell’ambito della gestione del paesaggio ha un ruolo determinante lo studio dei geositi e la loro valorizzazione, ma prima di tutto la loro identificazione.L’identificazione avviene con la mappatura dei territori ed è la base per lo studio della storia geologica di un’area e per un suo sfruttamento come turismo sostenibile, inquadrandolo all’interno di un progetto di valorizzazione.Per questo il geosito si compone di unità minime di valutazione: i geotopi. Il geotopo è il contenitore di quei caratteri scientifici e culturali a cui si faceva riferimento prima, un valore culturale, a cui nel mondo anglosassone ci si riferisce genericamente con il concetto di “geological heritage”.Un geotopo rappresenta importanti testimonianze della geostoria e che interpretano l’evoluzione geologica di una regione, il significato dei processi in superficie e l’importanza delle rocce come elementi della formazione del paesaggio (Panizza e Piacente, 2003).In questo contesto di determinazione lessicale, il termine geotopo ha lo stesso valore che il termine biotopo ha in ambito biologico, intendendo come significato “la più piccola unità spaziale geograficamente omogenea”. (Sturm, 1996).
Per una maggiore attenzione al territorio
Da quanto detto si capisce che sarebbe necessaria una maggiore attenzione verso questa branca delle scienze della terra: in Italia non esiste una disciplina specifica per la geoconservazione, ma si possono desumere ambiti di competenza da diverse norme della legislazione in vigore o abrogate.
Oltre agli enti istituzionali, operano nell’ambito della geoconservazione anche enti non governativi come: AIGeo -Associazione Italiana Geografia fisica e Geomorfologia; FIST- Federazione Italiana di Scienze della Terra; ProGeo – Sezione italiana della “European Association for the Conservation of the Geological Heritage”; SGI- Società Geologica Italiana; SIGEA- Società Italiana di Geologia Ambientale.
A livello europeo la protezione dei beni geologici ha seguito l’evoluzione della sensibilità nei confronti della protezione della natura e degli ecosistemi. Dai primi isolati tentativi di protezione di inizio secolo, perseguiti da singoli stati o su single entità geologiche, alle iniziative a livello comunitario che hanno portato alla ratifica di importanti convenzioni da parte degli stati membri della Comunità europea. Ma l’ente di raccordo principale per la salvaguardia della geoconservazione, della conservazione dei beni culturali e dell’heritage è l’UNESCO che redige uno dei documenti più importanti in ambito di conservazione, il World Heritage List, in cui compaiono geotopi considerati beni dell’Umanità, tra cui alcuni geositi celebri : le Cinque Terre (Italia), il Parco di Yellostone (USA), il Deserto del Tenerè (Niger).
L’azione dell’UNESCO
L’UNESCO ha avviato tre programmi per la valorizzazione del territorio:
- Il progetto “Man and Biosphere” che è rivolto alla creazione di “riserve di biosfera” in cui anche il patrimonio geologico svolge un ruolo fondamentale in quanto base in cui il biotopo si evolve.
- Il progetto “Geoparks”, che è finalizzato alla creazione e alla tutela di Geoparchi, ovvero territori che comprendono uno o più beni geologici di valenza mondiale, in stretta relazione con i siti di interesse ecologico, archeologico o culturale (ad esempio il GeoParco del Beigua in provincia di Savona). Soggetto principale della protezione nei geoparchi sono proprio i geositi.
- Il progetto “Geosites”, promosso da UNESCO e coordinato da IUGS – International Union of Geological Science, che promuove e supporta lo studio dei problemi geologici di significato mondiale legati ai geositi e la loro identificazione, conservazione e valorizzazione.
E’ importante citare anche il working group denominato “Geomorphological Sites”, formato da varie istituzioni scientifiche e atenei mondiali e fondato a Tokyo nel 2001, che ha come obiettivo quello di raffinare i metodi di selezione e valutazione dei geomorfositi.
Ci si potrebbe chiedere come mai tanti organismi differenti lavorino su questo tema. La risposta è che nella definizione di “geosito” potrebbe rientrare teoricamente ogni oggetto naturale significativo per le Scienze della terra, in quanto geotopo. Pertanto è indispensabile valutare e selezionare i geositi secondo parametri e metodi d’analisi rigorosi che tengano conto di particolari qualità; nella letteratura scientifica di questo campo esistono varie scuole di pensiero che affrontano le modalità e i criteri da utilizzare. Il fine di questi organismi è quello di arrivare ad una definizione, più o meno definitiva, per una metodologia della classificazione dei geositi. Il discorso si fa più semplice per il geotopo.
In Italia la valorizzazione di tali luoghi è operata dal circuito dei Geoparchi (progetto Geoparks) che alimenta un settore del turismo, definito appunto “geoturismo”, in costante aumento in tutto il mondo. Il geoturismo è una forma di turismo sostenibile che mette al centro del proprio interesse la valorizzazione degli aspetti fisici, geografici, geologici di un territorio in relazione alle forme che questi creano con il paesaggio. Esso non riguarda solo l’aspetto fisico di interesse geologico o geomorfologico che caratterizza un territorio, ma coinvolge anche la combinazione dei servizi e delle infrastrutture turistiche del territorio al fine di valorizzare il patrimonio geologico ed i geositi presenti insieme con altri aspetti del patrimonio culturale e naturalistico.
In Italia i Geoparchi istituiti sono otto: Parco Naturale Rocca di Cerere; Parco Naturale Regionale delle Madonne; Parco Naturale Regionale del Beigua; Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna; Parco Naturale Adamello Brenta; Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano; Parco delle colline metallifere Grossetane; Alpi Apuane. Normalmente, i Geoparchi si trovano all’interno di parchi naturali già istituiti e ne rappresentano una ulteriore valorizzazione proprio in termini di conservazione e offerta turistica, offrendo percorsi guidati mirati alla conoscenza delle risorse geologiche e paessagistiche che si trovano nella loro area.
Con riferimento al caso del Piemonte, così come per le altre regioni italiane, si auspica che la via della istituzione di geoparchi diventi sempre più uno strumento per la tutela e la valorizzazione dei geositi che diventano in questo modo una vera unità spaziale geografica attorno alla quale si può costruire la difesa del territorio e del paesaggio e incrementare lo sviluppo del turismo sostenibile.
Bibliografia
Panizza M. (2002), I Beni Geologici della Provincia di Modena, in D’Andrea M., Lisi A., Mezzetti T., a cura di, Patrimonio geologico e geodiversità. Esperienze ed attività dal Servizio Geologico d’Italia all’APAT, APAT, Roma