A cura di Fiorenzo Ferlaino e Marco Bagliani
Qualcuno ha paragonato questa pandemia ad una guerra, altri hanno accostato l’arrivo del virus a scenari apocalittici, altri ancora, soprattutto all’inizio, a poco più di un’influenza. Sicuramente il virus ci ha colti di sorpresa e ci abbiamo messo un po’ a capire che era in atto (e ci sarà nel prossimo futuro) uno scontro duro tra questo nuovo virus e i nostri sistemi socioeconomici. Le statistiche dei primi mesi parlano quasi esclusivamente di morti, di contagi, di quarantene, di chiusure, di misure sanitarie. In questa fase iniziale dello scontro con Covid-19, il vantaggio è, purtroppo, del virus, che ha impattato fortemente…
..non solo sui nostri sistemi sanitari ma anche e soprattutto sui nostri sistemi sociali ed economici, sottoposti a forte stress e messi a nudo nella loro scarsa resilienza. Negli USA la disoccupazione che aveva toccato i minimi storici (il tasso di disoccupazione era poco più del 3 %, considerato piena occupazione dagli economisti) ora è giunto al 14% e si proietta al 16%. In Italia che era a 8,4% si prevede salga quest’anno all’11,8%. Covid-19 ha colpito tutte le economie. Secondo il “World economic outlook” del Fondo monetario internazionale (Fmi) a seguito della pandemia per il 2020 si attende una contrazione del PIL del 3%, di cui il 6% per le economie più sviluppate, il 7,5% per l’Eurozona, il 9,1% dell’Italia. Peggio di noi in Europa c’è solo la Grecia, -10%.
L’importanza e la gravità della pandemia hanno portato alla scelta di dedicare un numero speciale della nostra rivista alla trattazione di questa battaglia attualmente in corso tra il Covid-19 e le nostre società, in particolare il sistema Piemonte. Di fronte alla pletora di informazioni su questo virus di cui siamo tutti inondati, vogliamo mettere a disposizione del lettore una trattazione scientifica, che abbia il coraggio di evidenziare le numerose criticità, ma anche di segnalare gli elementi potenzialmente positivi. In effetti, accanto alle previsioni fosche, trapelano anche primi segnali positivi: sul fronte sanitario le ricerche scientifiche stanno progressivamente svelando le caratteristiche di questa malattia e molti enti sono al lavoro per mettere a punto vaccini di vario tipo. Anche sul lato economico, emergono alcuni interessanti segnali: si tratta di quelle voci, sempre più numerose, che chiedono di operare un rilancio dell’economia che prenda una direzione diversa rispetto alla traiettoria fino ad ora seguita, che non ripeta gli errori dell’attuale sistema produttivo.
Le proposte europee vanno in questo senso. L’Europa ha lanciato il “Next Generation EU”, uno strumento che mette sul piatto 750 miliardi di euro; una quantità di risorse come non aveva mai fatto per investimenti e riforme nell’ottica della transizione verde e digitale e per incrementare la resilienza delle economie nazionali. La programmazione 2014-20 non si chiuderà quest’anno ma continuerà fino al 2023 con nuovi fondi e, nello stesso tempo, partirà la nuova programmazione 2021-27, con fondi aggiuntivi. Doppi finanziamenti per chi è capace di coglierli. L’Agenda 2030 e la strategia per lo sviluppo sostenibile possono così essere realmente motori dell’innovazione, in grado di combattere il riscaldamento globale e assicurare uno sviluppo sostenibile per tutti. E’ un’occasione unica che può segnare un “prima” e un “dopo” grazie allo shock del Covid-19.
In questa prospettiva è bene ricordare che la vera resilienza, ossia la capacità di un sistema di non crollare di fronte ad uno shock esterno non risiede tanto in una statica resistenza, quanto piuttosto in una capacità di riorganizzazione e innovazione del sistema stesso. L’augurio è quindi quello di ritrovarsi nei primi mesi del 2021 con un nuovo numero speciale di Politiche Piemonte, dedicato non tanto all’attacco del Covid-19 al sistema Piemonte, quanto piuttosto alla reazione di un sistema Piemonte innovativo, sostenibile, resiliente e in grado di difendersi dal Covid-19.
Il numero speciale contiene più articoli del solito, per riuscire a coprire i molteplici aspetti interessati dall’impatto del Covid-19. Esso è così organizzato: parte dagli impatti e muove verso il cambiamento. Parte dall’impatto economico stimato dai ricercatori per la SVIMEZ, attraversa quindi i diversi settori (medicina e life science, trasporti, turismo, poli d’innovazione, scuola, ICT, smart working e lavoro agile, agricoltura), termina con alcuni insegnamenti.
In Piemonte la quota di valore aggiunto interessata dal lockdown, come si legge nell’articolo di Luca Bianchi e Carmelo Petraglia (che per primi hanno prodotto un Report, per la SVIMEZ, sugli effetti economici del virus in Italia), viene stimata al 37,9% del totale dell’economia regionale, oltre un punto percentuale al di sopra della media nazionale. E’ il guaio di chi ha una struttura economica più orientata all’industria e ai servizi privati. E certo non consola il fatto che il resto delle regioni del nord sia andato ancora peggio.
Il numero segue con l’analisi specifica dei settori più importanti. A cominciare da quello della produzione sanitaria e farmaceutica che sebbene ancora marginale sull’economia piemontese (vale circa l’1% in termini di occupati e di fatturato e il 2,2% di export) era in crescita prima della crisi e, grazie a una impresa d’eccellenza, è stata in grado di intercettare i nuovi bisogni: è piemontese, come ci informa l’articolo di Cristina Bargero sulle Life Science, una impresa (la DiaSorin) che ha sviluppato un nuovo test di identificazione degli anticorpi al Covid-19.
Rispetto al periodo precedente l’inizio dell’emergenza (periodo compreso tra 3 e 23 febbraio 2020), il traffico in Piemonte si è ridotto del 62% nei giorni feriali e del 89% nei giorni festivi (dati resi pubblici da 5T). Si può stimare che solo il 30-35% del traffico merci abbia continuato a muoversi. Un disastro. L’intervista di Cristina Bargero a Francesco Oriolo, un testimone privilegiato del settore logistico e del trasporto delle merci, evidenzia i problemi che Covid-19 ha creato ma anche le accelerazioni che ha imposto, con cambiamenti nei comportamenti della domanda e nella gestione dell’offerta che interesseranno il prossimo futuro e la riorganizzazione stessa del settore.
Il turismo è certamente un settore importante messo in ginocchio dalla pandemia, come evidenzia l’articolo dedicato scritto da Carlo Alberto Dondona e Cristina Bergonzo. La stima, attraverso tre scenari di apertura del settore, definisce una perdita dai 3 ai 4,2 milioni di arrivi all’anno in regione. Un bel colpo cui si sta rispondendo. Secondo Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino, bisogna accettare la sfida e migliorare “la crisi arriva dopo un lungo periodo di crescita del settore e, pur determinando sul breve e medio periodo un danno consistente (si stima una perdita del 70-80% del fatturato nel 2020), vista in prospettiva sarà comunque temporanea e potrebbe rappresentare un’opportunità per migliorare in quelle parti dove eravamo più deboli”.
L’articolo di Filomena Berardi e Daniela Nepote tratta del sistema della ricerca nei poli d’innovazione regionali. Anche in questo caso il colpo è stato duro ma molto differenziato, grave per settori più tradizionali molto minore in quelli innovativi e nel sanitario-farmaceutico. In questo contesto intressanti sono i processi che il Covid-19 ha generato: le collaborazioni inter-polo si sono intensificate e, sebbene non si siano verificate riconversioni della produzione, ci si è mossi verso ri-organizzazioni e diversificazioni della produzione delle imprese afferenti.
L’articolo di Luisa Donato e Carla Nanni tratteggia in modo puntuale la risposta della scuola alla sua chiusura. Una sorta di presa di coscienza che ha cambiato, e per sempre, alcune rigidità. Oltre il 90% delle scuole piemontesi ha risposto con la didattica a distanza e la task force per la didattica a distanza dell’Ufficio Scolastico Regionale ha mantenuto un contatto pressoché costante con le scuole, rispondendo alle richieste di dirigenti, dei docenti e dei genitori. Ma insieme all’innovazione l’accelerazione di alcuni processi si è profilata, nel lockdown, con l’effetto di moltiplicatore delle disuguaglianze cui una scuola rinnovata dovrà rispondere.
Le reti ICT, affrontate da Francesca Rota, mettono in evidenza un dato importante: il fatto che le condizioni positive di sovradimensionamento delle reti e penetrazione delle connessioni abbiano consentito di fare fronte all’improvviso aumento della domanda. Certo non dappertutto ma nell’insieme il sistema, che avrebbe potuto andare in “tilt”, come è successo per altri sistemi, ha retto. Resta il problema delle aree interne e soprattutto dei ritardi del Piano BUL, il piano nazionale per la banda ultra-larga varato dallo Stato nel 2015. La sua attuazione non dipende dalla mancanza di risorse quanto, soprattutto, dalla complessa macchina autorizzativa che richiede tempi troppo lunghi.
Indagine ENEA su lavoro agile, curata da Marina Penna, Bruna Felici e Roberta Roberto, fa il punto sulla situazione del lavoro agile in Italia e in Piemonte rimarcando che “quello che, in tempo di Covid-19, è stato conosciuto dal grande pubblico come smart working, non è lavoro agile perché privo di alcune componenti sostanziali: strategia e preparazione da parte di aziende e istituzioni, volontarietà dell’adesione e possibilità di scegliere luoghi e tempi in funzione delle esigenze organizzative e personali da parte dei dipendenti”. La fase pandemica che stiamo ancora attraversando apre tuttavia potenzialità del tutto inaspettate nelle modalità di lavoro agile: si modificano le relazioni, si raggiungono, sebbene virtualmente, luoghi e eventi geograficamente lontani, si ridefinisce la mobilità urbana a minore impatto e minori emissioni di gas climalteranti.
Stefano Cavaletto affronta la crisi subita dall’agricoltura a causa del lock down ma anche i cambiamenti che ne hanno implementato alcune attività. Alcuni settori si sono fermati, ad esempio l’agriturismo o il settore florovivaistico. Le esportazioni hanno subito una diminuzione della domanda di prodotti italiani. La chiusura ha anche evidenziato il ruolo mutualistico, spesso sommerso e taciuto, irregolare, della manodopera immigrata con l’attività agricola. Dall’altra, a seguito delle misure di lock down, molte aziende agricole hanno cambiato approccio: ha vinto chi ha implementato forme di vendita diretta o a domicilio, chi si è avvalso di piattaforme digitali, i piccoli negozi di prossimità o chi è entrato nei canali distributivi dell’e-commerce.
Riconosciamolo: il Covid-19 ci ha preso tutti di sorpresa e in misura maggiore, chiaramente, ha preso di sorpresa una struttura sanitaria che, sebbene in linea, per la spesa, con il trend medio europeo, era, ed è, in profonda trasformazione. Di questa trasformazione ci parlano Giovanna Perino e Gabriella Viberti, che si soffermano sulle scelte fatte e sulle lezioni che da esse ci giungono, ma anche l’articolo di Stefania Bellelli, Lorenzo Giordano, Luisa Sileno e Guido Tresalli. Una trasformazione fondata su due assi portanti: la deospedalizzazione, con il relativo obiettivo della razionalizzazione della spesa pubblica, e la complementare costruzione della rete territoriale, con il relativo obiettivo di costruire percorsi di cura che partono dai poli ospedalieri e arrivano fino al domicilio degli assistiti in una sorta di continuità assistenziale che pervade sinergicamente, grazie alle Unità Speciali per la Continuità Assistenziale (USCA) ,l’articolazione dei servizi. Il primo obiettivo, la deospedalizzazione, si era in gran parte raggiunto, il secondo, la medicina territoriale, stava per partire e necessitava di nuovi investimenti. Il coronavirus si è introdotto in questo processo scompigliandolo e mettendo a nudo le debolezze presenti e suggerendo lezioni da imparare.
Un buona lezione è suggerita dai dati sulla qualità dell’aria e sul rumore al tempo del Coronavirus. Come ci informano Francesco Lollobrigida, Jacopo Fogola, Stefano Bande, Secondo Barbero, Daniele Grasso e Giorgio Galli, di Arpa Piemonte, sono bastate poche settimane di blocco per riscoprire l’Ambiente. Un ambiente più pulito, più ricco di suoni naturali. Il mandato è quello del rispetto degli impegni presi con l’Agenda 2030: quando questo periodo finirà si dovrà porre attenzione affinché gli equilibri ambientali e la sostenibilità forniscano risposte concrete ai bisogni di imprese e cittadini e non siano considerati e percepiti come un ‘lusso da ricchi’.
Un’altra lezione ci viene dal pezzo di Michele Marra, Paola Capra, Cecilia Nessi, Marco Dalmasso e Giuseppe Costa, che affronta il tema della falsa democraticità della pandemia. Ha colpito tutti, ma alcuni di più. Partendo dalla letteratura viene costruita una ipotesi di lavoro del Servizio di Epidemiologia dell’ASLTO3, per verificare anche in Piemonte le condizioni di svantaggio dei ceti meno abbienti, già indagata altrove. La diversa dotazione di risorse materiali e immateriali, come per esempio la disponibilità e la qualità degli spazi abitativi; l’alfabetizzazione, l’uso e il possesso di tecnologiche di comunicazione; l’appartenenza a reti sociali; le competenze genitoriali; la diversa capacità di affrontare e stemperare conflitti famigliari; la capacità di intraprendere nuove abitudini; sono tutti fattori che giocano a sfavore dei ceti più svantaggiati, soprattutto nel medio-lungo periodo. La pandemia mette a nudo tutto questo sfidando la politica e le scienze sociali.
L’ultima lezione ci viene dal pezzo che chiude questa rassegna, quello di Renata Pelosini di ARPA Piemonte sui legami e le connessioni della pandemia e del cambiamento climatico. La sfida che la pandemia ha lanciato si può riassumere nella domanda: saremo capaci o no a uscire dalla vecchia normalità insostenibile e a entrare in una nuova normalità sostenibile? Saremo capaci o no a abbandonare le fonti fossili, a rinnovare le città, a riusare i borghi abbandonati, a ridurre il traffico, a lavorare maggiormente in modo agile? In altri termini, il Piemonte sarà in grado di essere traghettatore verso il nuovo, sarà in grado di essere territorio cerniera tra l’Europa del Nord e del Sud che la sua posizione richiede, o continuerà nel suo lento, inesorabile e pluridecennale declino? La biforcazione è chiara: o si innova o si declina. Hic Rhodus, hic salta.