di Massimo Tamiatti – Agenzia Piemonte Lavoro e di Carla Nanni – Ires Piemonte
Introduzione
Lo slogan “ambiente e lavoro” coniato dagli ambientalisti alcuni decenni fa sta diventando realtà fino al punto di cominciare veramente a pensare che Green Economy e futuro prossimo coincidano in un quadro economico in crisi ma nello stesso tempo in veloce mutamento. Si assiste ad una progressiva modifica delle modalità di lavoro, e conseguentemente del panorama delle figure professionali.
L’Italia rispetto alle tematiche ambientali appare in ritardo, con comportamenti aziendali e formativi eterogenei che si riflettono inevitabilmente sulle scelte occupazionali e organizzative delle imprese stesse
Sono ancora molte le aziende a “bassa” sensibilità ambientale e in questo caso la necessità di competenze in ambito ambientale rimangono molto scarse. Quando, invece, la sensibilità è più elevata si possono trovare situazioni eterogenee: in alcuni casi i bisogni professionali si sostanziano nella figura dell’esperto di produzione in grado di gestire le problematiche ambientali o con l’ausilio di esperti esterni per questioni puntuali; in altri casi l’azienda è “reattiva” e considera l’ambiente non solo da una prospettiva normativa ma anche strategica e tale approccio condiziona in misura significativa il complesso delle attività dell’azienda. In questo caso le competenze richieste diventano trasversali alle varie aree di attività e vengono ricercate figure professionali e responsabili dell’ambiente in grado di gestire gli interventi di tutela e di comunicarne i risultati all’interno e all’esterno dell’azienda. Nel caso, infine, di aziende “proattive”, le problematiche ambientali sono considerate un’opportunità in grado di generare vantaggi competitivi: si è di fronte ad aziende in grado di anticipare o addirittura di orientare i percorsi di sviluppo attraverso innovazioni tecnologiche ecocompatibili. Sono soprattutto queste le aziende in cui nascono nuovi profili professionali in campo ambientale.
Malgrado comportamenti aziendali non omogenei rispetto alle tematiche ambientali anche nel nostro Paese si sta comunque gradualmente diffondendo una tendenza green nell’economia e nel mondo del lavoro. Molte indagini hanno messo in rilievo anche per l’Italia in questi ultimi anni un incremento delle professioni ecologiche e il loro successo nel mondo del lavoro: l’80,6% delle persone che hanno frequentato un master ambientale, a distanza di un anno, ha trovato un’occupazione stabile. I mestieri “green” sembrerebbero dare qualche opportunità in più nel trovare un lavoro in questo momento.
Con la crescita della Green Economy l’interesse per i lavori verdi e la richiesta di nuove professionalità ambientali sono in aumento. Tuttavia non è facile misurarne le quantità e le dinamiche in quanto è arduo definire in maniera precisa il concetto di professioni “verdi”, dato che la Green Economy non esprime un settore economico quanto un cluster tecnologico che tende a pervadere l’intera produzione.
La domanda di green jobs
Inquadrare l'”ambiente” sotto il profilo occupazionale risulta tutt’altro che semplice, tra una concezione estensiva del fenomeno, che ne esalta il carattere trasversale e pervasivo, e una concezione riduttiva, che considera rilevanti solo i compiti previsti dalle norme di legge relative alla tutela e alla prevenzione dell’habitat naturale.
In questo lavoro(1), si è giunti a classificare come ambientali tutte quelle professioni/occupazioni che anche indirettamente abbiano finalità di tutela dell’ambiente naturale. La tutela ambientale è cioè il requisito base della definizione di professione ambientale. Si è inoltre ancorata la professione ambientale a due semplici criteri: l’attività – cioè i compiti che il professional svolge sul lavoro – e il contesto di riferimento entro cui questa attività si svolge.
Tenendo conto di tali criteri si sono definiti due cluster di professioni:
- Professioni con un livello medio/elevato di qualificazione “strettamente ambientali”, che svolgono compiti direttamente collegati alle problematiche ambientali, e che risultano occupate in contesti di riferimento ambientali: tecnici della raccolta dei rifiuti e bonifica, tecnici agronomi e ambientali, biologi, acquacoltori.
- Professioni con un livello medio/elevato di qualificazione “di contesto ambientale”, in cui si riscontra la presenza dell’ambiente unicamente nei compiti che svolgono, oppure, soltanto perché inserite in una filiera chiaramente ambientale: Ingegneri, Architetti, Geometri, Periti industriali, Chimici, Installatori, Manutentori, Elettricisti, ecc.
Tali “occupazioni ambientali” non generano necessariamente “nuove professioni”, infatti, gran parte delle professioni strettamente ambientali riguardano figure tradizionali “rinnovate”. Ci si trova pertanto di fronte ad un’articolazione di profili con caratteristiche diversificate:
- Allargamento e/o arricchimento delle competenze proprie di profili professionali già operanti nelle aziende: l’elettricista che acquisisce le competenze professionali aggiuntive per installare pannelli fotovoltaici, o l’architetto che ha aumentato le sue conoscenze sui materiali e sulle tecnologie per migliorare l’efficienza energetica delle costruzioni.
- Profili professionali “relativamente nuovi”, in quanto in precedenza non previsti dall’azienda ma già esistenti nel mercato del lavoro: l’addetto al montaggio di infissi a bassa dispersione termica svolge mansioni che devono essere classificate come green jobs, perché contribuiscono al risparmio energetico delle abitazioni, anche senza l’acquisizione di green skills aggiuntive.
- Professioni “effettivamente nuove” caratterizzate da competenze legate all’innovazione: Si tratta delle professioni emergenti della Green Economy come il consulente per il risparmio e l’efficienza energetica o il progettista di impianti FER.
L’indagine sul green job
Gli approfondimenti condotti riguardano sia aspetti quantitativi del fenomeno, desunti dalle assunzioni avvenute in Piemonte negli ultimi quattro anni e registrate nell’archivio delle Comunicazioni Obbligatorie (SILP – Sistema Informativo Lavoro del Piemonte), sia elementi qualitativi emersi dalle interviste realizzate con aziende del territorio piemontese che operano nel campo della green economy. Si tratta, in buona sostanza, di analisi miranti a verificare se le professioni verdi indicate da recenti indagini trovano riscontro negli archivi di dati amministrativi come il SILP recentemente adeguato alla Classificazione Istat delle Professioni 2011, o nelle risultanze delle interviste a testimoni aziendali privilegiati.
Detto questo, sono 8.472 gli avviamenti e 4.072 le persone con professionalità che si richiamano alla Green Economy assunte tra il 2008 e il 2011, in 1.521 aziende. Nello stesso periodo, le medesime aziende registrano, nel complesso, 204.347 assunzioni di altre professioni, pertanto i green jobs costituiscono il 4% delle assunzioni totali.
Gli andamenti annuali degli avviamenti al lavoro mostrano una certa discontinuità, tuttavia, nel 2011 si segnala una crescita delle professioni green del 23,5%, a fronte di una flessione nelle assunzioni di altre professioni pari a -9,5%.
In Piemonte le assunzioni “green” sono distribuite prevalentemente nei settori dell’Agricoltura (34,3%), dei Servizi alle Imprese (18,3%), dei Servizi alla Persona (9,8%) e della Trasformazione industriale (11,1%). Le persone assunte sono perlopiù maschi e cittadini italiani, mentre per le età si osserva una lieve prevalenza di coloro che hanno 35 anni e più, rispetto alle classi di età più giovani. Quanto al tipo di contratto si osserva come quelli a tempo indeterminato costituiscano nel complesso il 10,6% del totale.
Se dalla quantità delle assunzioni desunte da SILP si passa al numero di aziende, utilizzando i dati della Camera di Commercio al 2011, si contano in Piemonte 1.300 aziende green, tra le quali fanno la “parte del leone” quelle appartenenti agli ambiti economici delle “energie rinnovabili” e “gestione rifiuti”, rispettivamente 49% e 19% (fig. 1).
Figura 1 – Distribuzione percentuale per ambito economico delle imprese “green ” in Piemonte (2011)

Fonte: Camera di Commercio di Torino
Focus su due figure professionali green
Si è voluto approfondire le caratteristiche di due figure che emergono per numero di assunzioni relativamente più elevate:
I) I Tecnici raccolta rifiuti e bonifica applicano procedure, regolamenti e tecnologie proprie per controllare e garantire l’efficienza dei processi di raccolta, selezione, trattamento e smaltimento dei rifiuti e contribuiscono a valutare ed attuare programmi per la bonifica e il risanamento di aree inquinate. Sono 385 le assunzioni, 346 le persone assunte e 134 le aziende che hanno avviato queste persone al lavoro tra il 2008 ed il 2011 in Piemonte.
II) I Tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili assistono gli specialisti nella produzione di energie rinnovabili e nell’applicazione di tecniche di risparmio energetico; controllano apparati, impianti ed i relativi sistemi tecnici, garantendone il funzionamento e la sicurezza. Sono 418 le assunzioni, 331 le persone assunte e 146 le aziende che hanno avviato queste persone al lavoro tra il 2008 ed il 2011 in Piemonte.
Dai colloqui con i testimoni delle aziende oggetto della nostra indagine, si avverte una forte articolazione delle diverse figure professionali effettivamente impiegate nei differenti processi di produzione o di utilizzazione delle tecnologie, che mal si adatta al sistema rigido di classificazione Istat. Per cui viene da pensare che le denominazioni “Tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili” e “Tecnici della raccolta rifiuti e bonifica” costituiscano in realtà dei “contenitori” che inglobano profili ben diversi. Per contro, sorge l’ipotesi che figure altamente specializzate, utilizzatrici di competenze specifiche e prettamente legate ad un approccio green, siano incluse in etichette più generiche. Quello che emerge dalle interviste è piuttosto significativo:
- la tematica green è al centro di molte innovazioni;
- tali innovazioni possono essere di prodotto o di processo e entrare pertanto nell’attività in momenti diversi della filiera;
- tali innovazioni possono interessare il green business o la green production, possono cioè costituire l’oggetto stesso della produzione dell’ambito economico o esserne una componente importante della catena del valore;
- il green si presenta come una risposta forte alla crisi settoriale, con tassi di crescita significativi, sebbene difficili da attribuire statisticamente all’innovazione di tipo ambientale;
- le innovazioni richiedono processi di ristrutturazioni profonde delle attività precedenti e spesso scaturiscono dalla necessità di affrontare la crisi di domanda che interessa particolarmente settori maturi, anche con grandi economie di scala e tradizionali;
- in generale si tratta di imprese piccole e del tutto congruenti con la realtà produttiva nazionale e regionale.
L’offerta formativa su temi ambientali
L’offerta formativa su temi ambientali comprende un insieme composito di percorsi di apprendimento riconducibili alla green economy. Essa si configura come un fondamentale supporto per adeguare le competenze professionali nella direzione di un’economia verde, in considerazione anche dei vincoli proposti dagli obiettivi europei al 2020. Nell’offerta formativa 2010/11 degli atenei piemontesi si contano 18 corsi riconducibili a temi ambientali, pari al 6,6% del totale complessivo, in linea con quanto avviene nella maggior parte delle regioni italiane (tra il 5-7%).
Figura 2 – Offerta formativa ambientale : corsi di laurea per Regione (valori assoluti e incidenza
percentuale ). Anno accademico 2010/11

Fonte: ANVUR (Agenzia Nazionale della Valutazione e della Ricerca), Rilevazione annuale 2011
Nella formazione professionale, limitatamente ai corsi finanziati da Regione Piemonte e Province, vi sono 260 corsi, che possono essere definiti green, frequentati da poco meno di 2.600 persone ed erogati da 69 enti, perlopiù agenzie formative.
La quota dei corsi su temi ambientali e quella dei loro partecipanti sul totale complessivo si colloca rispettivamente al 2,9% e al 2,6%. I corsi risultano molto differenti tra loro per obiettivi, durata e utenza alla quale sono rivolti. La maggior parte dei corsi sono di formazione aziendale, perlopiù di breve durata, relativi alla gestione dell’ambiente e della sicurezza, ai sistemi per la certificazione della qualità e all’aggiornamento nel campo delle energie rinnovabili. Si segnalano anche i corsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) – pochi in numero assoluto ma di durata anche pluriennale – rivolti alla formazione di tecnici dell’analisi ambientale e allo sviluppo locale; progettisti, installatori, manutentori di impianti solari, termici e fotovoltaici; tecnici per l’ambiente, efficienza energetica, energie rinnovabili e sicurezza.
In conclusione, la quota di iscritti a corsi universitari green in Piemonte (principalmente nelle facoltà del Politecnico) si attesta su valori simili a quelli presenti nella maggior parte delle Regioni italiane. Si tratta di una presenza in crescita, ancorché lieve, così come emerge anche per coloro che seguono percorsi nella formazione professionale finanziata con risorse pubbliche.
Poiché le attività economiche che si richiamano alla Green Economy paiono ancora quantitativamente poco consistenti e con una crescita molto frammentata ed eterogenea, si ritiene che l’investimento in attività di ricerca e formazione e nelle attività green che prevedono assunzioni di profili con livelli di specializzazione elevato potrebbe fornire un contributo importante allo sviluppo complessivo della nostra Regione.
Per approfondimenti
http://www.ires.piemonte.it/osservatori/219-green
Nota(1) Per il dettaglio della metodologia utilizzata si rimanda al capitolo 10 del Rapporto Green Economy in Piemonte 2013, Ires Piemonte, dal quale questo articolo è tratto