di Cristina Bargero -IRES Piemonte
Introduzione
Il ridisegno dei confini amministrativi delle Province piemontesi, secondo i nuovi requisiti dimensionali richiesti, ossia almeno 2.500 chilometri quadrati di estensione del territorio e 350.000 abitanti, contempla un’ipotesi di aggregazione dei territori delle Province di Alessandria ed Asti.
Infatti, tali Province mostrano una contiguità non solo territoriale ed infrastrutturale, collocandosi al crocevia tra Torino e la Liguria, ma, sotto alcuni aspetti, anche socio-economica, sia per quanto concerne la struttura demografica che quella produttiva: si pensi, ad esempio, alle produzioni vinicole del Monferrato, che coinvolgono un’ampia area che va da Casale, Acqui a Nizza e Canelli, ma anche al distretto di Casale-Ticineto-Quattordio (oggi pesantemente toccato dalla crisi), di cui fanno parti imprese localizzate in alcuni comuni dell’astigiano. Dal punto di vista dell’erogazione dei servizi, inoltre il distretto sanitario di Casale Monferrato estende i suoi confini oltre la provincia di Alessandria, anche nell’astigiano.
Le specificità territoriali del sud del Piemonte
La dotazione infrastrutturale e il policentrismo
L’area sud-est del Piemonte, che comprende, ad est, il territorio della Provincia di Alessandria e, ad ovest, quello della Provincia di Asti, si caratterizza per uno spiccato policentrismo e per una certa interdipendenza tra nodi produttivi, che supera, spesso, i confini delle singole province di riferimento.
In effetti, la stessa posizione geografica, a cavallo di tre regioni la rende storicamente un crocevia di transito, favorendone le dinamiche centrifughe. E proprio il posizionamento nodale al centro del Nord-ovest italiano rappresenta il primo fattore di identità comune, potendo costituire tanto un fattore di dispersione quanto una base per una progettualità integrata in cui la dotazione infrastrutturale diventa una risorsa per il territorio. Da sempre quest’area si configura come una piattaforma di relazioni e di scambi e un importante nodo stradale, autostradale e ferroviario, come entroterra dei porti liguri, dotato di forte accessibilità alle metropoli padane e come cerniera di congiunzione. Nel tempo l’area ha saputo dotarsi di funzioni di servizio e smistamento (si pensi alla densità di strutture logistiche intermodali e retroportuali) destinate verosimilmente a un ulteriore notevole sviluppo nel caso in cui la posizione della portualità ligure sullo scacchiere geo-economico le consenta di intercettare i traffici marittimi tra centro Europa ed estremo Oriente.
La provincia di Alessandria è tendenzialmente policentrica e aperta verso territori contigui, attraverso:
- il triangolo Alessandria-Genova-Savona, chiamato anche il triangolo della logistica, che guarda alle relazioni forti con il sistema portuale;
- l’asse Cuneo-Alba-Asti-Casale Monferrato/Alessandria, che comprende anche il distretto del vino e aree di soggiorno e per il tempo libero (enogastronomia, enoturismo), con forti legami con l’astigiano;
- l’asse Alessandria-Casale Monferrato-Vercelli-Novara, che non è solo un “asse universitario”(l’Università del Piemonte Orientale), ma pure una grande fascia di apertura dei territori piemontesi alla Lombardia.
La provincia di Asti gravita essenzialmente sul capoluogo, sebbene alcune fasce di territorio abbiano strette relazioni:
- con le Langhe cuneesi per quanta riguarda Canelli e tutta la zona sud della Provincia;
- con Acqui Terme, per quel che concerne Nizza e parte della valle Belbo;
- con il Casalese, per i comuni limitrofi a Moncalvo;
- con la Provincia di Torino, per tutta l’area a produzione metalmeccanica, localizzata a nord.
La demografia
Una peculiare caratteristica di questi territori è l’accentuata fragilità demografica, in particolare nella Provincia di Alessandria, soprattutto in rapporto ai livelli di invecchiamento della popolazione residente. Si tratta di una condizione che in forma ricorrente solleva preoccupazione per le sue possibili ripercussioni sulle capacità di innovazione e di crescita economica.
Figura 1. Indice di vecchiaia e di dipendenza giovanile al 2010: Alessandria, Asti, Piemonte

Fonte: Osservatorio demografico Ires Piemonte
Il permanere – almeno su un piano teorico – di elementi di rischiosità appare chiaro se si considerano congiuntamente i due caratteri cruciali dei territori alessandrino e astigiano: la sottodotazione quantitativa del fattore umano, soprattutto nelle sue fasce giovanili, e la posizione intermetropolitana a fortissima accessibilità. Non sembra irrealistico, in simili circostanze, evocare l’immagine di una “terra di mezzo”, nella quale la fortissima connettività possa agire da via di fuga anziché come veicolo di attrazione, o essere investita da decisioni localizzative esogene che atterrano sul territorio senza istituire con esso efficaci relazioni di scambio e di riverbero economico e sociale.
Il tessuto produttivo
La composizione del valore aggiunto mostra per le province sia di Alessandria sia di Asti un peso dell’agricoltura superiore rispetto alla media regionale, grazie alle specializzazioni vitivinicole delle Langhe e del Monferrato e alla presenza di una filiera agroalimentare legata all’industria alimentare.
Tabella 1. Composizione del valore aggiunto al 2010: Alessandria, Asti, Piemonte
|
Agricoltura |
Industria |
Servizi |
|
|
Alessandria |
1,8 |
25,9 |
72,2 |
|
Asti |
2,5 |
27,3 |
70,2 |
|
PIEMONTE |
1,4 |
26,7 |
71,8 |
Fonte: Istituto Tagliacarne 2010
Il tessuto produttivo di entrambe le province, caratteristica comune, del resto, a tutta la Regione, si caratterizza per la larga diffusione di micro-imprese e piccole medie imprese, cui si affiancano, tuttavia, soprattutto nell’Alessandrino, gruppi industriali di una certa rilevanza anche internazionale.
Figura 2. Distribuzione delle unità locali per addetti al 2009

Fonte: Istat
La provincia di Alessandria si connota per un mix di grandi imprese e di PMI (Piccole Medie Imprese) distrettuali. Le prime caratterizzano i settori della plastica/chimica (Mossi&Ghisolfi, Guala Closures e Solvay), dei cementi (Buzzi Unicem, Italcementi e Cementir), delle costruzioni (Gruppo Gavio), delle macchine grafiche (il gruppo Officine Meccaniche Cerutti), dell’alimentare e dolciario (Bistefani, Elah-Dufour, Campari, Pernigotti, Roquette); le seconde strutturano due dei maggiori distretti industriali italiani: quello orafo, di Valenza Po, e quello “del freddo”, di Casale Monferrato.
La fascia centrale della Provincia di Alessandria, ossia quella che comprende le città di Alessandria, Tortona e Valenza Po, costituisce il principale motore produttivo della provincia, con le specializzazioni produttive della logistica, dell’orafo e della plasturgia; quella meridionale che coinvolge l’Alto Monferrato e l’Appennino ligure vede le proprie specializzazioni produttive nei settori dolciario e vitivinicolo; quella settentrionale comprendente il sistema collinare del Basso Monferrato, fascia fluviale del Po, la città di Casale Monferrato, si caratterizzata per il distretto del freddo, oggi profondamente toccato dalla crisi manifatturiera, e altre produzioni di macchinari.
Per quanto riguarda la Provincia di Asti, nella zona nord sono relativamente modeste le produzioni vitivinicole e quelle agroalimentari, mentre sono più rilevanti la dotazione ambientale (qualità del paesaggio) e gli insediamenti produttivi (Villanova d’Asti). Nel Sud, vi è una la tradizione vitivinicola vivace, in particolare sul versante della produzione di spumanti (Gancia, Bosca), e vi si registra anche la presenza di istituti e centri di ricerca nel settore enologico (Istituto sperimentale di Enologia di Asti). In questo ambito, le difficoltà dell’Astigiano sembrano connesse a una mancata differenziazione rispetto alle zone limitrofe delle Langhe cuneesi.
Entrambe le province, quindi, sono caratterizzate da una struttura imprenditoriale diffusa (con l’elevata densità di numero di imprese) e potenzialmente in grado di sfruttare le positive condizioni accennate, da una soddisfacente struttura formativa (dal sistema scolastico all’Università), da una buona collaborazione e cooperazione tra le istituzioni (che si misurano efficacemente con le opportunità dello sviluppo locale) e le rappresentanze delle categorie.
A fronte di questo insieme di vantaggi competitivi non vanno sottaciute anche alcune rilevanti criticità,
quali la struttura idrogeologica degli argini dei fiumi, soggetta ad alluvioni e dissesti idrogeologici.
Conclusioni
In un periodo di crisi economica e di crescente apertura dei mercati, l’aggregazione dei territori provinciali può rivelarsi un’opportunità per le Province del Sud-est del Piemonte, permettendo una progettazione integrata, in una logica di area vasta, che consenta di rafforzarne le peculiarità, quali la posizione geografica e la dotazione infrastrutturale che li rendono una piattaforma logistica naturale tra la portualità ligure e il Nord Italia entro una struttura economica ad elevata diversificazione produttiva, con reticoli locali che si agglomerano intorno a nodi urbani importanti. È questo fenomeno policentrico che costituisce la ricchezza dell’insieme dell’area vasta.
Una maggior integrazione tra i diversi territori e le politiche consentirebbe di valorizzare maggiormente la “piattaforma logistica”, quella “tecnologica” – della ricerca universitaria, dei poli di innovazione, delle innovazioni green- quella “paesaggistico-culturale” – del turismo enogastronomico, termale, dei manieri, ecc.. – e, infine, quella settoriale – dell’orafo, della metalmeccanica, dell’alimentare e del credito.
Bibliografia
Barella D., 2008, I quadranti del territorio piemontese: le prospettive del Sud-Ovest, Scenari per il Piemonte del 2015, Ires Piemonte, Torino
Bargero C.,2008, I quadranti del territorio piemontese: le prospettive del Sud-Est, Scenari per il Piemonte del 2015, Ires Piemonte, Torino
Ferlaino F., Senn L.,2011, Per lo sviluppo della Provincia di Alessandria, www.politichepiemonte.it
Approfondimenti
http://www.ires.piemonte.it/pubblicazioni.html?sobi2Task=sobi2Details&catid=14&sobi2Id=237
http://www.ires.piemonte.it/pubblicazioni.html?sobi2Task=sobi2Details&catid=14&sobi2Id=236