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I parchi al di là dei confini. Le esperienze del Parco Naturale delle Alpi Marittime e delle Aree Protette del Po e della Collina Torinese

di Marco Valle – SiTI-Istituto sui Sistemi Territoriali per l’innovazione

1. Introduzione

La aree protette sono oggi oggetto di una situazione contraddittoria: da un lato, costituiscono un grande insieme di spazi caratterizzati da risorse culturali e naturali quali testimoni della crescente sensibilità politica e sociale verso la protezione dell’ambiente, dall’altro sono vittime dei processi più generali ed è risaputo come la biodiversità continui a diminuire a livello globale. Tutto ciò sollecita una riflessione sul ruolo e sulle finalità (obiettivi e aspettative) di parchi ed aree protette.

Il concetto di area protetta si è evoluto nel tempo secondo uno schema che ne ha modificato significato e ruoli all’interno dei processi di governo del territorio [Gambino, 2008; Cimnaghi, 2010].E’ ormai riconosciuto che la conservazione della biodiversità, tradizionale missione dei parchi, non sia più l’unica finalità da perseguire all’interno di un’area protetta; inoltre, la comunità scientifica concorda sul ruolo fondamentale e attivo delle popolazioni locali nell’ambito dei processi di gestione [Phillips, 2003].

Nel tempo, è stata ampiamente riconosciuta la necessità di superare il concetto di “insularizzazione” delle aree protette, quella visione secondo cui le aree protette sono da interpretarsi come isole da tutelare, immerse in contesti separati sotto il profilo ecologico, paesaggistico e culturale dall’ambiente circostante. Da luoghi esclusivamente dedicati alla protezione dell’ambiente, i cosiddetti “santuari della natura” per usare un termine ormai obsoleto, i parchi e le riserve sono oggi territori che devono trovare strategie orientate allo sviluppo culturale ed economico [IUCN, 2003, 2008; Cimnaghi, 2010].

Nell’ultimo decennio le dinamiche descritte sono state ulteriormente accentuate ed accelerate dalla crisi economica. Proprio in relazione a questi nuovi scenari di congiuntura economica sfavorevole, la gestione di un parco deve coniugare le finalità e gli obiettivi istituzionali che ne hanno motivato la nascita con un efficace impiego delle risorse economiche, che si ipotizzano negli anni futuri sempre più scarse. Sempre più spesso è stato richiesto ai parchi un contributo per lo sviluppo sociale ed economico dei luoghi e delle popolazioni ad esse correlati. Il periodo di crisi può però essere colto, non solo come opportunità per migliorare l’efficienza del sistema, ma soprattutto come occasione per immaginare nuovi modelli gestionali e nuove strategie di medio – lungo termine per le aree protette.

 

2. Un nuovo concetto di area protetta

Questa necessità di “rivisitazione” del concetto di area protetta è stata esplicitata in numerosi incontri e documenti di settore; tra questi, si ritiene interessante citare il convegno promosso dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) nel 2003 “Benefits Beyond Boundaries – A New Paradigm for Protected Areas”, al cui termine sono stati definiti una serie di punti chiave che corrispondono ad altrettante linee di azione. In particolare, tali elementi riguardano principalmente la presa di coscienza circa il ruolo fondamentale che le aree protette rivestono nelle politiche di conservazione e tutela delle risorse ambientali e della biodiversità e la necessità di mettere in atto procedure di gestione innovative, capaci di mettere in rete le esigenze dei diversi stakeholder coinvolti (popolazioni indigene, comunità locali, investitori, nuove generazioni).

I nuovi paradigmi proposti prestano un’attenzione crescente alle esigenze di integrazione territoriale, di rafforzamento delle forme di cooperazione e di governance dal basso e sottolineano la necessità di coniugare conservazione, equità e sostenibilità dello sviluppo.

Anche a livello gestionale è necessaria un’evoluzione: è sempre più fondamentale saper mettere in rete i diversi stakeholder ed i gestori delle Aree Protette devono essere in grado di proporre approcci innovativi e adattabili ai diversi territori coinvolti.

Nell’ambito di questo passaggio da una “concezione insulare” ad un’idea di rete di Aree Protette, due esperienze sono di particolare interesse: quella avviata dal Parco Naturale delle Api Marittime e quella riconducibile alle Aree Protette del Po e della Collina Torinese.

 

3. Il Parco Naturale delle Alpi Marittime e la candidatura WHL-UNESCO

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime (PNAM) si trova in Piemonte nella provincia di Cuneo e si estende per una superficie di circa 28.000 ettari, occupando il territorio compreso tra la Val Grande in Val Vermenagna, la Valle di Gesso e la Valletta di Aisone in Valle Stura. È a gestione regionale e confina per circa 35 chilometri con il francese Parco Nazionale del Mercantour (PNM), con il quale forma un’area protetta di oltre 100.000 ettari. Dalla compresenza su un unico territorio di influssi alpini, provenzali, mediterranei e liguri nasce storicamente l’eccezionale diversità di specie animali e vegetali.

Il Parco Naturale delle Alpi Marittime ed il Parco Nazionale del Mercantour cooperano fin dal 1987, con la sottoscrizione del gemellaggio tra i due parchi. Il 1993 vede l’ottenimento congiunto del Diploma Europeo “European Diploma for protected areas” e nello stesso anno nel sito Argentera-Mercantour danno l’avvio ai rilasci di gipeto nell’ambito del progetto internazionale di reintroduzione della specie sull’arco alpino. Sono seguiti nel 1998 la firma della “Carta del Gemellaggio”, attraverso la quale i due Parchi hanno voluto ribadire il loro impegno ed attitudine a lavorare in partenariato e nel 2006 l’approvazione bilaterale del “Mercantour Alpi Marittime. Piano d’azione comune per lo sviluppo integrato e sostenibile” con l’individuazione di cinque assi attorno ai quali organizzare il lavoro comune:

1. consolidare l’aspetto formale ed istituzionale della cooperazione;

2. conoscere meglio il patrimonio naturale, culturale e paesaggistico per gestirlo in maniera ottimale;

3. educare all’ambiente;

4. contribuire allo sviluppo sostenibile dello spazio transfrontaliero di cooperazione;

5. costruire, comunicare e promuovere uno spazio transfrontaliero comune.

Le azioni previste nel Piano d’azione comune sono state sviluppate in coerenza con gli assi dei fondi strutturali 2007-2013 ed ha portato allo sviluppo di un PIT – Piano Integrato Transfrontaliero Spazio transfrontaliero Marittime Mercantour- con un grosso contributo per i due parchi.

Questo percorso virtuoso ha portato nel 2007 alla costituzione di un gruppo di lavoro incaricato della redazione dei documenti costitutivi del GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale). Il GECT, il cui statuto è stato ratificato nel giugno 2013, ha lo scopo di agevolare e promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale tra i suoi membri e costituisce una tappa storica per le due aree protette che hanno ora a disposizione un organo giuridico in grado di rinforzare le azioni su scala transfrontaliera in continuità con quelle intraprese dal gemellaggio del 1987 a oggi.

La costituzione di una struttura giuridica transfrontaliera di livello europeo (Regolamento CE n. 1082/2006) apre per i due parchi una prospettiva privilegiata rispetto al nuovo periodo di programmazione comunitaria.

Un primo progetto riconducibile al GECT riguarda il coordinamento del processo per l’iscrizione dell’area tra i siti del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO[PNAM e PNM 2006a, 2006b].

 

4. Le Aree Protette del Po e della Collina Torinese e la candidatura MAB-UNESCO

Se il percorso intrapreso dal Parco Naturale delle Alpi Marittime arriva alla candidatura alla World Heritage List dell’UNESCO, l’Ente Aree Protette del Po e della Collina Torinese sta sviluppando un progetto che vede la candidatura al programma MAB – Man and the Biosphere – come occasione di apertura ad una rete internazionale.

Il Programma MAB – Man and the Biosphere – è stato avviato dall’UNESCO negli anni ’70 allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso programmi di ricerca e capacity-building(1). Esso ha portato al riconoscimento delle Riserve della Biosfera con la finalità di promuovere e sostenere un rapporto equilibrato fra la comunità umana e gli ecosistemi e creare siti privilegiati per la ricerca, la formazione e l’educazione ambientale, oltre che poli di sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e pianificazione territoriale.

L’obiettivo di conciliazione tra istanze di sviluppo antropico e tutela della biodiversità degli ecosistemi viene perseguito attraverso l’individuazione di tre zone:

• una zona centrale in cui viene preservata la biodiversità vegetale e animale, destinata alla ricerca (Core Area);

• una zona cuscinetto di gestione ecologica per le attività a basso impatto in termini di silvicoltura, agricoltura ecologica ed ecoturismo (Buffer Zone);

• una zona di sviluppo sostenibile delle risorse per l’artigianato, i servizi e le attività agro-silvo-pastorali più estensive (Transition Area).

La Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera ne conta attualmente 621 presenti in 117 paesi di tutto il mondo, con una localizzazione prevalente delle iscrizioni in Europa e Nord America, seguita dall’Asia e Pacifico e dall’America Latina e Caraibi. Per quanto concerne il contesto italiano, ad oggi sono registrate 9 Riserve di Biosfera e sono molte le aree che stanno seguendo il processo volto ad ottenere il riconoscimento del programma MAB ed entrare nella Rete delle Riserve [UNESCO 1996, 2008].

In questo contesto si inserisce una proposta progettuale dell’Ente Aree Protette del Po e della Collina Torinese che, nato nel 1990, attualmente si estende per una superficie totale di oltre cinquemila ettari coinvolgendo tre province e trentasette comuni.

Il territorio protetto risulta complesso e diversificato: comprende in primo luogo grandi centri urbani, Torino, Moncalieri, San Mauro, Chivasso con l’infrastrutturazione e le forti pressioni antropiche che ne derivano, ma al contempo anche paesaggi di alta qualità percettiva, luoghi ricchi di testimonianze storiche e ambienti di elevata qualità naturalistica e di biodiversità. Queste peculiarità ne fanno un caso esemplare per la candidatura MAB ponendo in evidenza il ruolo della Transition Area. Inoltre, visto l’ampissimo numero di stakeholder coinvolti, il Parco sta valutando di implementare nuovi modelli gestionali che potrebbero diventare una buona pratica a livello nazionale. Inoltre il riconoscimento MAB, se da un lato può essere il punto di partenza di nuove progettualità, d’altro canto si inserisce in un filone di iniziative “a rete” (una per tutte Corona Verde) delle quali il Parco è stato protagonista [Parco fluviale del Po torinese, 2009; Ostellino, 2010].

Anche per il Parco Aree Protette del Po e della Collina Torinese, quindi, così come per il Parco Naturale delle Alpi Marittime la tendenza è quella di lavorare “al di là delle frontiere” rappresentate dai confini dell’area protetta agendo da un lato localmente in una sinergia sempre più formalizzata con i territori limitrofi, ma dall’altro mirando ad inserirsi in sistemi a scala globale.

 

5. Per concludere

Sembra lecito affermare che il passaggio da una concezione insulare delle aree protette ad una concezione di sistema impone il coinvolgimento e la partecipazione di un numero sempre maggiore di attori, oltre all’adozione di forme appropriate di pianificazione e di governance, forme che devono essere innovative e orientate alla compatibilità, allo sviluppo locale, alla partecipazione delle popolazioni, alla crescita civile e culturale, al recupero di identità territoriali oltreché alla conservazione della biodiversità.

Tante parole chiave la cui concretizzazione in processi in grado di autosostenersi a livello finanziario costituisce la moderna sfida delle aree protette.

 

Bibliografia

E. Cimnaghi (2010) Il ruolo delle aree protette nello sviluppo di un territorio, atti della XXXI Conferenza Italiana di Scienze Regionali, Aosta 20-22 settembre 2010.

Ente di gestione del Parco fluviale del Po torinese (2009) Dal bilancio sociale 2005 ai progetti per il futuro, Editore Ente di gestione del Parco fluviale del Po torinese, Moncalieri.

R. Gambino, D. Talamo, F. Thomasset (a cura di) (2008), Parchi d’Europa, verso una politica europea per le aree protette, Edizioni ETS, Pisa.

IUCN, 2003, V IUCN World Parks Congress, Benefits beyond Boundaries, 8-17 September 2003, Durban, South Africa.

IUCN (2008), Guidelines for applying protected area management categories, Dudley Editor, Gland, Switzerland.

Ostellino I. (2010), Un parco fluviale intorno a Torino: dal Fiume Po al progetto di area metropolitana “Corona Verde”, in Parchi metropolitani, A. Cavaliere e I. Ostellino, (a cura di) Edizioni ETS Pisa.

Parco Naturale Alpi Marittime e Parc National Mercantour (2006), Piano d’azione comune Mercantour – Marittime, Parc National duMercantour /Parco naturale Alpi Marittime, Valdieri e NiceCedex.

Parco Naturale Alpi Marittime e Parc National Mercantour (2006), Atlante del patrimonio naturale e culturale Mercantour– Marittime, Enti di gestione del PNAM e del PNM, Valdieri.

Phillips I. (2003),, Turning Ideas on their Head. The New Paradigm for Protected Areas, Durban, George Wright Society Forum, 20, 8–32.

UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) (1996), The Seville Strategy & the Statutory Framework of the World Network, documento disponibile online all’indirizzo http://unesdoc.unesco.org/images/0010/001038/103849eb.pdf e consultato in data 18 novembre 2013.

UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) (2008), Madrid Action Plan for Biosphere Reserves 2008-2013, documento disponibile online all’indirizzo http://unesdoc.unesco.org/images/0016/001633/163301e.pdf e consultato in data 18 novembre 2013.

 

 

Nota(1) La capacity-building è un concetto complesso per il quale sono state proposte negli anni diverse definizioni. Si riporta a titolo esplicativo quanto riportato nel 1991 dall’United Nations Development Programme, secondo cui la capacity building consiste nella costruzione di un ambiente favorevole allo scambio e allo sviluppo degli elementi istituzionali, operativi e partecipativi necessari alla gestione di un territorio. Si tratta, quindi, di un processo continuo e a lungo termine, al quale devono partecipano tutti gli stakeholder coinvolti, dando il loro contributo in termini di aspettative e di indicazioni strategiche