A cura di Daniela Chiantore, Jacopo Chiara, Agostina Garazzino, Elena Porro (Regione Piemonte)
Negli ultimi anni si sono intensificati i movimenti e le manifestazioni che chiedono azioni rapide e concrete di contrasto al cambiamento climatico. Soprattutto i giovani avvertono che ad essere a rischio è il proprio futuro oltre a quello del pianeta e chiedono con forza delle risposte alla politica. Richieste che la Regione Piemonte non vuole lasciare cadere nel vuoto cominciando ad “attrezzarsi” per concorrere al contenimento dell’innalzamento della temperatura del pianeta
Negli ultimi anni si sono intensificati i movimenti e le manifestazioni che chiedono azioni rapide e concrete di contrasto al cambiamento climatico. Soprattutto i giovani avvertono che ad essere a rischio è il proprio futuro oltre a quello del pianeta e chiedono con forza delle risposte alla politica. Richieste che la Regione Piemonte non vuole lasciare cadere nel vuoto cominciando ad “attrezzarsi” per concorrere al contenimento dell’innalzamento della temperatura del pianeta e per implementare azioni di mitigazione degli effetti – già ampiamente percepiti – di questo innalzamento.Ma il processo di elaborazione delle politiche di contrasto al cambiamento climatico non è un compito facile. Da una parte, c’è una crescente consapevolezza sull’urgenza di dover fare qualcosa, dall’altra una scarsa percezione di quanto sia fondamentale pensare e attivare cambiamenti rapidi, lungimiranti e senza precedenti in tutti gli aspetti della società.
L’unico modo, infatti, per affrontare il cambiamento del clima è mettere in atto una molteplicità di cambiamenti, perché, con le parole di Albert Einstein, “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza che li ha creati.” A sancirlo è lo Special Report sul Riscaldamento Globale di 1,5°C, redatto dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e approvato a ottobre 2018, in cui si evidenzia la necessità di attivare rapidamente una serie di trasformazioni complesse e tra loro interconnesse per contrastare e contenere il fenomeno. Il report mostra anche come le conseguenze del riscaldamento globale di 1 °C siano già oggi in atto e come ogni incremento anche minimo della temperatura aumenti il rischio associato a cambiamenti di lunga durata e irreversibili.
Occorre quindi ripensare il sistema delle conoscenze, modificare abitudini e consuetudini, compiere nuove e diverse scelte che coinvolgano tutti i livelli istituzionali: mondiali, europei, nazionali e regionali, fino all’apporto personale di ognuno.
Innanzi tutto partendo dalla riduzione significativa della produzione di emissioni di CO2 da realizzare attraverso una pluralità di misure di mitigazione, tra cui: la consistente limitazione, se non l’azzeramento, dell’l’utilizzo di combustibili fossili nella produzione di energia, trasporti e industria e, nel contempo, la riduzione del consumo di energia, l’aumento dell’efficienza energetica e lo sfruttamento della cogenerazione.
É necessario anche difendersi dai rischi di inondazioni, siccità, ondate di calore che comportano danni alla salute, perdite di vite umane e insostenibili costi finanziari. Se i modelli elaborati dagli esperti di tutto il mondo non possono arrivare a prevedere i luoghi, i tempi, le dimensioni di tali fenomeni, sono però unanimi nell’affermare la loro sempre maggiore ricorrenza.La conoscenza e la consapevolezza di tali rischi è la base per attuare soluzioni di adattamento che contemplino tutti i comparti, differiscano da settore a settore e tra le diverse aree del territorio e richiedano un approccio intersettoriale, sinergico e coordinato.Non agire a fronte di una sostanziale certezza dei pesanti effetti sul fronte umano ed economico equivale a scegliere di perdere biodiversità, salute, vite umane.
Il cambiamento che deve essere innescato deve partire dalla ricerca e dall’innovazione dei servizi e dei prodotti, dalla modificazione della mobilità di merci e persone, dalla trasformazione dei sistemi di produzione industriale e agricola, dalle nuove scelte sulle fonti energetiche, dai nuovi modi di progettare le città , il lavoro (smart working), la gestione del ciclo di vita dei prodotti e la promozione dell’economia circolare, fino ad arrivare al cambiamento del modello di sviluppo.
2. L’azione politica internazionale contro il cambiamento climatico
Il panorama politico, scientifico e culturale internazionale ci restituisce una dimensione di impegno che si sta affermando, che invoca una presa di coscienza su quanto il cambiamento climatico sia non solo un fenomeno fortemente destabilizzante dal punto di vista degli impatti, ma anche un chiaro segnale dell’insostenibilità, sul piano ambientale, economico e sociale, del modello di sviluppo che caratterizza il nostro vivere sul pianeta.
L’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco è uno degli appelli più importanti per comprendere e affrontare la crisi del rapporto tra uomo e pianeta, di cui il cambiamento climatico è una evidenza: dobbiamo tornare ad un modello di “custodia” della Terra e agire verso un nuovo umanesimo in cui la cura della casa comune e dei più poveri siano gli elementi di fondo di un nuovo paradigma di sviluppo.
L’Enciclica papale precede di pochi mesi l’approvazione di due documenti importanti politici, l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile e l’Accordo di Parigi (COP 21) sui cambiamenti climatici, entrambi adottati nel 2015, che sono contributi essenziali per guidare la transizione verso un nuovo modello di sviluppo economico che abbia come obiettivo non solo redditività e profitto, ma anche progresso sociale e salvaguardia dell’ambiente e delle sue risorse.
Sempre nel 2015 si avvia l’azione politica italiana verso il contrasto al cambiamento climatico: il 16 giugno viene approvata con Decreto direttoriale del Ministero dell’Ambiente, la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC), da cui prende avvio il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), ad oggi non ancora approvato ma in fase di consultazione.
Questi sono solo gli esempi più significativi, ma esiste ormai un contesto articolato di documenti, posizioni e norme in cui si stanno delineando obiettivi e indirizzi di azione.
Tra questi si colloca anche l’azione politica della Regione Piemonte per il contrasto al fenomeno del cambiamento climatico e la gestione dei suoi effetti a livello locale. I dati relativi alle variabili meteorologiche, così come l’aumentata frequenza di eventi estremi quali le ondate di calore, le precipitazioni intense, i periodi di siccità prolungata dimostrano come il Piemonte, insieme al resto della pianura padana, sia un territorio in larga misura già esposto a questi effetti. La stessa SNAC individua nell’area alpina e appenninica e nel distretto del Po (di cui il Piemonte è parte importante e strategica) due ambiti territoriali di particolare interesse nel territorio italiano, in relazione alla loro vulnerabilità e importanza sotto il profilo ambientale economico e sociale.
3. L’impegno della Regione Piemonte
L’impegno operativo di Regione Piemonte sul cambiamento climatico inizia nel novembre 2015 (D.G.R. 59-2493 del 23 novembre 2015) con l’adesione volontaria al Protocollo d’Intesa “UNDER 2 MOU”, ora identificato come Under2 Coalition, finalizzato a impegnare i governi sub-nazionali a attuare azioni strategiche per la mitigazione del cambiamento climatico. Alla base vi è infatti la convinzione che proprio le scelte locali siano il livello operativo più efficace per garantire l’attivazione di molte delle azioni utili in tal senso.
Per il Piemonte l’adesione al protocollo è stata una prima importante occasione per raccogliere e coordinare le proposte di azione di limitazione delle emissioni di gas serra e di contenimento delle conseguenze del cambiamento climatico, provenienti dai diversi comparti regionali: ambientale, energetico, agricolo, delle attività produttive e dei trasporti. In più, in qualità di ente firmatario dell’Under2Coalition, la Regione ha potuto partecipare al programma States and Regions e ottenere così l’accesso a dati e progetti di altre regioni che condividono le stesse problematiche ambientali, agevolando così lo scambio di buone pratiche e attività di benchmarking delle performance.
L’adesione al Protocollo comporta infatti un obbligo di reporting periodico delle azioni attivate in coerenza con gli impegni assunti.
Sempre dal punto di vista del reporting, dal 2018 la Regione Piemonte provvede alla compilazione del questionario proposto dalla piattaforma CDP (Carbon Disclosure Project): uno strumento riconosciuto a livello mondiale per la rendicontazione di dati climatici. Mentre dal punto di vista delle azioni politiche, un passaggio importante si concretizza nel La partecipazione al programma States and Regions di tale piattaforma consente alla Regione anche l’accesso a dati e progetti di altre regioni che condividono le stesse problematiche ambientali, agevolando così lo scambio di buone pratiche e attività di benchmarking delle performance.
Nel 2017 la Regione Piemonte decide di avviare un percorso di azione e di governo concreto del fenomeno, operando sia dal punto di vista della mitigazione che dell’adattamento: il 3 luglio la Giunta approva la Delibera n. 24-5295 che fornisce i primi indirizzi per la predisposizione e l’attuazione della Strategia regionale sui cambiamenti climatici (SRCC), quale attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile e, formalizza, per la sua redazione, la costituzione di un gruppo tecnico interdirezionale che lavora con il supporto di Arpa Piemonte.
La Regione con questo atto ha inteso raggiungere diversi obiettivi.
· Innanzitutto ha voluto evidenziare lo stretto legame che la sua azione amministrativa intende garantire tra le politiche di contrasto al cambiamento climatico e quelle che devono portare il territorio piemontese verso lo sviluppo sostenibile, un impegno sancito con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 3-7576 del 28 settembre 2018, che ha dato ufficialmente avvio alle attività di costruzione del documento di Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile. Questo non solo perché uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 è dedicato proprio al contrasto al cambiamento climatico (Obiettivo 13) ma soprattutto perché si è radicata la consapevolezza che lavorare sul contrasto al cambiamento climatico influisce profondamente sul raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 (e della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile) volti ad eliminare la povertà, a garantire la salute, l’energia e la sicurezza alimentare, a ridurre le ineguaglianze, proteggendo nello stesso tempo gli ecosistemi, riducendo lo sfruttamento delle risorse naturali verso un modello economico più equo e rispettoso della natura. A sua volta perseguire tali obiettivi influenzerà le emissioni, gli impatti e le vulnerabilità al cambiamento climatico.
· In secondo luogo ha permesso di sperimentare nuovi modelli di governance. Il fatto che le ricadute del fenomeno siano trasversali ha infatti spinto la Regione a costruire un livello tecnico di governo delle politiche climatiche che abbracciasse tutte le competenze e le aree di intervento dei suoi uffici. La costituzione di un gruppo di lavoro inter-direzionale, ha portato a mettere a punto un metodo di confronto e condivisione tra settori diversi di azione che, con finalità diverse, oggi si ritrova applicato in regione anche su altri temi di politica regionale, che, per la loro complessità, richiedono per essere efficaci di approcci integrati di confronto e incontro tra interessi diversi (es: tavoli per la qualità dell’aria, per i trasporti, per l’energia, per il governo delle acque, ecc.).
Nello stesso tempo la SRCC ha un’altra importante peculiarità: è costruita come uno strumento di orientamento delle diverse politiche regionali: dalla sanità alla pianificazione del territorio, dall’agricoltura ai trasporti, dalla qualità dell’aria alla gestione della risorsa acqua, ecc. A ciascuna di esse, la SRCC chiede di dare risposte per contribuire alla mitigazione e adattarsi ai nuovi scenari che il nostro territorio già affronta e affronterà.
Strumenti di riferimento per la costruzione della Strategia, in quanto indispensabili nell’azione di contrasto al cambiamento climatico, sono i modelli di azione e i principi della Green e Circular Economy: la transizione duratura ed efficace verso un modello produttivo e di vita che riduca le emissioni di gas climalteranti e tenda al disaccoppiamento tra la crescita economica e l’impatto sulle risorse naturali (sviluppo sostenibile) rappresenta la scelta di valore che le nostre comunità possono e devono saper percorrere per garantirsi resilienza e, quindi, tutela e miglioramento del proprio benessere.
Nel concreto l’Amministrazione regionale è partita, facendo precedere ogni azione finalizzata alla costruzione della Strategia regionale da una accurata formazione culturale, scientifica ed etica degli operatori tecnici.
La formazione svolta nei mesi scorsi ha interessato tutti i funzionari del gruppo di lavoro inter-direzionale istituito per l’attuazione della Strategia regionale, provenienti dalle diverse Direzioni regionali e dai dipartimenti di Arpa Piemonte.
Per diffondere all’interno della Regione Piemonte la sensibilità al fenomeno e per condividere linguaggi e conoscenze e a supporto delle attività che il tavolo ha iniziato a sviluppare, sono stati programmati 5 incontri di un Corso di Formazione Obiettivo sulla Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici che ha coinvolto esperti provenienti dalle istituzioni, ma anche dal sistema privato, della ricerca, dell’associazionismo ecc. che hanno saputo inquadrare, ciascuno con la propria specificità, il tema del cambiamento climatico dandone una visione trasversale e strutturata.
Non è quindi un pool di esperti che lavorerà per costruire le misure di mitigazione e di adattamento per i vari comparti, ma saranno gli stessi operatori di ogni materia che, acquisita la conoscenza e la necessaria attenzione sui fenomeni dei mutamenti climatici, e supportati tecnici climatologi di Arpa, individueranno le azioni più opportune, sarà, quindi, un lavoro collegiale e condiviso, e per questo complesso e faticoso.
La costruzione tecnica delle opzioni di mitigazione e adattamento dovrà poi essere recepita nelle scelte politiche che l’Amministrazione regionale dovrà mettere in atto attraverso la pianificazione di settore e la programmazione delle risorse finanziarie.
4. L’integrazione delle pianificazioni settoriali per l’abbattimento delle emissioni di gas climalteranti
Il gruppo di lavoro interdirezionale sta già lavorando alla costruzione della Strategia sia attraverso l’azione di confronto e progettazione, sia attraverso un lavoro di analisi e integrazione delle pianificazioni settoriali regionali. Ne sono un esempio il lavoro realizzato tra il gruppo di coordinamento della Strategia Regionale e i colleghi redattori del Piano Energetico Ambientale Regionale-PEAR, del Piano di Tutela delle Acque-PTA, del Piano Regionale della Qualità dell’Aria-PRQA.
Il gruppo, inoltre, ha già condiviso, a livello tecnico, linee di sviluppo e struttura (Figura 1) nonché gli obiettivi generali della Strategia (Figura 2), attraverso un percorso partecipato e di confronto tra i funzionari esperti dei diversi uffici regionali e di Arpa Piemonte.
Figura 1 – Road map del processo di implementazione della Strategia regionale per il cambiamento climatico
Figura 2 – Finalità e obiettivi della Strategia regionale per il cambiamento climatico
il lavoro a congiunto ha consentito, in tutte e tre le pianificazioni di settore sopracitate, da una parte di integrare gli elementi di conoscenza relativi agli scenari climatici al 2030. Dall’altra parte di condividere le valutazioni degli impatti sulle componenti di azione del Piano, con la conseguente individuazione dei necessari riallineamenti delle azioni. Nel PEAR e nel PRQA, si è iniziato anche a valutare quanto le azioni di piano possano significativamente contribuire all’abbattimento delle emissioni di gas climalteranti (GHG) e, quindi, a mitigare il fenomeno. La Strategia Europa 2020, la Strategia Energetica Nazionale approvata nel 2017, il redigendo Piano Nazionale Energia e Clima stanno definendo in modo preciso gli obiettivi di abbattimento delle emissioni dei GHG a cui le azioni di tutti i comparti di intervento delle politiche regionali devono contribuire. La misura di questo contributo, da parte dei singoli comparti di azione della Regione, è quindi uno strumento fondamentale. In tale prospettiva un’azione strategica su cui si sta impegnano il gruppo di lavoro interdirezionale, è la costruzione del bilancio delle emissioni di GHG della Regione Piemonte, che è lo strumento necessario per valutare il contributo delle diverse fonti emissive (trasporti, agricoltura, impianti produttivi, riscaldamento domestico, etc.) e la capacità di stoccaggio degli stessi GHG, da parte del comparto vegetale (naturale e/o agricoltura) e del suolo. In tal senso è in fase di attuazione l’idea di costituire un vero e proprio “mMercato volontario del carbonio”in Piemonte che individui il comparto forestale e il verde urbano,come sistemi di potenziale stoccaggio e accumulo di carbonio. I servizi che la natura e il sistema delle infrastrutture verdi possono fornire per il contrasto al CC rappresentano un ambito di grande potenzialità che già da anni le strutture regionali stanno studiando e sviluppando, sia in funzione del miglioramento della qualità ambientale, sia per rendere più resiliente il territorio proprio al fenomeno del CC.
L’analisi fino ad ora svolta, comunque, evidenzia che molte attività regionali sono già coerenti con gli obiettivi del contrasto al CC ma è necessario valorizzarne gli effetti, r, In questo senso sarà indispensabile introdurre strumenti di valutazione delle politiche e delle programmazioni regionali soprattutto in riferimento ai fondi strutturali.
5. Conclusioni
In Regione Piemonte il percorso per costruire azioni efficaci per il contrasto ai cambiamenti climatici è stato avviato, è urgente tuttavia accelerare i processi di cambiamento e di assimilazione di questo problema in tutti i settori di intervento. Questo potrà avvenire solo con il coinvolgimento integrato delle diverse strutture regionali e del territorio ovvero degli enti locali e della società civile. E’ necessario, quindi, costituire un “sistema” Piemonte capace di progettare, attuare e valutare le proprie politiche sui cambiamenti climatici come, più in generale, sullo sviluppo sostenibile. Le Strategie regionali in corso di costruzione sul cambiamento climatico e, più in generale, sullo sviluppo sostenibile, dovranno assumere questo compito integrando i diversi piani e i diversi attori per aprire a una nuova stagione che rafforzi la resilienza economica, sociale e ambientale del Piemonte.