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Vite ai margini. I senza dimora in Italia e in Piemonte

di Caterina Cortese(1) (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora)

Introduzione

Le persone senza dimora presenti in Italia sono 50.724. Questa è la cifra stimata dalla Seconda indagine sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema condotta da Istat in collaborazione con Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fio.PSD (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora) e Caritas Italiana(2). A trentasei mesi dallo svolgimento della prima indagine nazionale, la grave marginalità adulta si attesta su una cifra più o meno stabile (erano 47.648 nel 2011).

Il più grande valore di queste indagini è certamente quello di colmare finalmente una forte lacuna conoscitiva che ha sempre caratterizzato la grave marginalità come fenomeno spesso trascurato e ricondotto più genericamente ai fenomeni connessi alla povertà nelle sue diverse forme. Il legislatore, il politico e i professionisti del settore hanno oggi a disposizione stime certe e aggiornate nonché informazioni su cause, dinamiche ed evoluzioni del fenomeno che consentono loro di migliorare consapevolezza e politiche di intervento. Una piccola nota riguarda, tutt’al più, la natura campionaria dell’Indagine che, spiega l’Istat, osserva solo una parte e non l’intera popolazione della homelessness: l’indagine rileva infatti solo le persone che non hanno una dimora e che hanno mangiato presso una mensa e/o usato il dormito in una struttura di accoglienza(3) almeno una volta nel mese di rilevazione dell’indagine (21 novembre-21 dicembre 2014). La stima esclude i minori, le popolazioni Rom e tutte le persone che, pur non avendo una dimora, sono ospiti, in forma più o meno temporanea, presso alloggi privati (ad esempio, quelli che ricevono ospitalità da amici, parenti o simili). Sono inoltre escluse tutte le persone che vivono in condizione di sovraffollamento, vivono in alloggi occupati o in campi strutturati presenti nelle città.

La persona senza dimora, soggetto dell’indagine italiana è, dunque, quella persona che «versa in uno stato di povertà materiale e immateriale, che è connotato dal forte disagio abitativo, cioè dall’impossibilità e/o incapacità di provvedere autonomamente al reperimento e al mantenimento di un’abitazione in senso proprio». La connotazione di grave disagio abitativo è conditio sine qua non per distinguere la persona senza dimora dalla ormai obsoleta ma erroneamente ancora utilizzata espressione di persona senza fissa dimora che, rimandando a questioni meramente burocratico amministrative, si riferisce a persone come giostrai, nomadi e commercianti ambulanti che non dichiarano un domicilio abituale ma che non necessariamente vivono una condizione di deprivazione materiale che invece connota il campione della nostra indagine(4).

 

La situazione nazionale

Quello che cattura immediatamente l’attenzione leggendo il rapporto 2014 è che non è (solo) una questione di quantità numerica di persone senza dimora ma della qualità della vita di oltre 50 mila persone che in Italia vivono oggi ai margini. Sono per lo più uomini (43.467 pari all’85,7%) ma le donne sono in aumento (erano 6.238 del 2011, sono 7.257 nel 2014 ovvero il 14,4%). Sono per lo più stranieri (29.533 che corrisponde al 58,2% del totale) ma gli italiani aumentano passando da 19.325 a 21.259 del 2014, (ovvero dal 40,6% al 41,9%). La maggiore presenza di italiani fa aumentare anche l’età media del campione che sale a 44 anni. Cresce anche la percentuale di coloro che vivono da soli (dal 74,5% al 78,3%) ma un dato interessante riguarda la percentuale di italiani che nel 2014 dichiara, intervistato presso i servizi mensa e dormitorio, di vivere con figli e/o coniuge/partner: sono il 7% nel 2014 (mentre non erano stati classificati nel 2011). Inoltre, come si legge nelle note del Focus Istat, durante il mese di rilevazione 2.596 persone hanno dichiarato di possedere una dimora pur trovandosi presso i servizi destinati a target riconducibili alla grave marginalità.

Si tratta di dati che aiutano ad osservare come la homelessness sia un fenomeno complesso e multifattoriale di cui bisogna conoscere cause, percorsi e processi. Certamente è una condizione, quella dell’essere senza dimora, frutto di una combinazione degenerativa di processi esclusivi ed espulsivi che a partire da un singolo evento possono attivare un processo di accumulazione di difficoltà, impossibilità, incapacità, insicurezza che a volte, inaspettatamente, ti mette ai margini.

Tra le cause individuate dall’indagine, vi sono le fratture personali/familiari (separazioni dal coniuge e/o dai figli nel 63% dei casi), la perdita di un lavoro stabile (riguarda il 56,1% delle persone intervistate), una disabilità, una malattia cronica e/o una dipendenza (nel 25,4% dei casi) ovvero si tratta di eventi di rottura della normalità che provocano insicurezza, fragilità e malessere.

Hanno percorsi diversi. Lo abbiamo già accennato. Vivono per lo più nelle grandi città: a Milano sono 12.004 le persone senza dimora (ovvero il 23,7% del totale), segue Roma con 7.709 (15,2%), Palermo dove vivono 2.887 (5,7%). Il dato è in calo in tutte queste città, mentre si registra nel 2014 una maggiore presenza, rispetto al 2011, a Firenze (da 1.911 a 1.992), a Torino (da 1.424 a 1.729) e a Napoli (da 909 a 1.559).

 

Tabella 1. Servizi e persone senza dimora per ampiezza del comune di appartenenza.

2011

2014

 

Servizi

Persone senza dimora

Servizi

Persone senza dimora

Aree metropolitane

289

32.792

280

31.710

Comuni periferici delle aree metropolitane

24

227

28

386

Comuni con 70-250 mila abitanti

388

13.339

363

16.559

Comuni capoluogo con 30-70 mila abitanti

101

1.29

97

2.069

Totale

802

47.648

768

50.724

Fonte: Istat, 2015, p.3

 

Prima di perdere la dimora il 65,4% viveva “a casa”, il 15,7% a casa di amici e il 18,9% presso altre sistemazioni. Adesso queste stesse persone dormono: in un dormitorio nel 60% dei casi; in luoghi di fortuna (roulotte, automobili, vagoni) nel 15% delle situazioni ascoltate; in strada, parco o area pubblica nel 38% dei casi. Anche se lavorano, guadagnano troppo poco (circa 300 euro al mese) per potersi mantenere un affitto o una vita dignitosa. Fanno i lavavetri, i giardinieri, i muratori a cottimo, i facchini, i trasportatori. Si rivolgono sempre di più ai servizi sociali territoriali, ma si affidano anche alle reti della solidarietà, al circuito parentale e amicale per ricevere aiuti in denaro o collette. Si tratta di persone che non riescono facilmente a reintegrarsi e sganciarsi dalla cura del servizio anzi, frequentano sempre più regolarmente mense e dormitori: le prestazioni (pranzo, cena e posti letto) sono aumentate del 15,4% rispetto al 2011.

Due elementi connotano questa analisi descrittiva della grave marginalità in Italia: l’intensità della povertà estrema (con conseguente peggioramento delle condizioni di vita delle persone senza dimora di cui abbiamo detto sopra), e la durata della condizione, che si traduce oggi in una allarmante cronicità. Aumenta infatti la durata media di chi si trova nella condizione di senza dimora: oltre 10 mila persone vivono in strada da più di 4 anni (21,4%). A questi marginali di sempre, si aggiungono in media ogni anno altri 1000 homeless cronici e, se si sommano le stime proposte dall’Istat rispetto alla durata, viene fuori che circa la metà delle 50.724 persone vive in strada già da un anno.

 

Tabella 2. Servizi e persone senza dimora per ripartizione geografica e alcune regioni e comuni.

2011

2014

 

Servizi

Persone senza dimora

Servizi

Persone senza dimora

Nord-ovest

257

18.456

270

19.287

Lombardia

151

15.802

154

16.003

Milano

49

13.115

52

12.004

Piemonte

63

2.112

73

2.259

Torino

25

1.424

31

1.729

Nord-est

209

9.362

185

9.149

Emilia Romagna

101

4.394

87

3.953

Bologna

24

1.005

19

1.032

Centro

165

10.878

147

11.998

Toscana

75

2.612

71

3.559

Firenze

28

1.911

27

1.992

Lazio

71

8.065

56

7.949

Roma

61

7.827

45

7.709

Sud

118

4.133

116

5.629

Campania

39

1.651

40

2.481

Napoli

18

909

18

1.559

Isole

53

4.819

50

4.661

Sicilia

38

4.625

35

3.997

Palermo

7

3.829

10

2.887

Italia

802

47.648

768

50.724

Fonte: Istat et al. (2015) Le persone senza dimora. Anno 2014 www.istat.it/it/archivio/175984

 

La grave marginalità nella Regione Piemonte: le persone, i servizi e le Unità di strada.

In Piemonte le persone senza dimora sono 2.259 di cui 1.729 vivono a Torino. Sul totale del campione nazionale, rappresentano rispettivamente il 4,5% e il 3,4%. Percentuali contenute se si raffrontano i dati con quelli di città del Nord come Milano ma anche con la stessa Firenze che supera Torino numericamente in termini di presenze registrate nei servizi. In linea con il dato nazionale, l’84,5% delle persone senza dimora a Torino è maschio, età media 46 anni, da 2 vive per strada e vive solo nella quasi totalità dei casi. L’evento scatenante la condizione di senza dimora è la separazione dal coniuge e/o dai figli (74%), ma è anche un problema di perdita del lavoro stabile (70%), mentre la malattia non ha una rilevanza numerica significativa. Il 65,5% delle PSD che vive a Torino dichiara di non avere un lavoro e di non svolge nessuna attività remunerata. La rete dei servizi mensa e dormitorio è ben fornita (sono 73 e sono aumentati rispetto al 2011 quando erano 63); ed è frequentata, ben l’81,9% delle persone incontrate ha pranzato almeno una volta a mensa e il 71,5% ha dormito in una struttura di accoglienza notturna.

Torino è stata l’unica città italiana con una significativa consistenza del fenomeno homelessness nella quale è stato possibile portare avanti il primo studio di fattibilità sulle Unità di Strada (UdS)(5), grazie al buon livello di coordinamento e organizzazione con la quale questa attività viene svolta nel territorio comunale. Delle 229 UdS censite dall’Istat in Italia, 20 si trovano in Piemonte (8,7% del totale) quasi tutti operanti nella città di Torino. Obiettivo di questa indagine era quello di ampliare la conoscenza del fenomeno homeless intercettando anche le persone senza dimora che non si rivolgono ai servizi e, di fatto, le persone senza dimora contattate dalle UdS che non frequentano mense né accoglienze notturne sono state 63(6) ovvero il 3,5% delle PSD che vivono a Torino (1.792) e che sono state censite presso i servizi. Se in tale stima si includono anche le persone senza dimora che non hanno fornito le informazioni (ipotizzando che siano tutte persone che non frequentano mense né accoglienze notturne) la percentuale sale al 4,7%.

Le PSD intercettate dalla UdS hanno dunque caratteristiche diverse dal campione di riferimento: chiaramente dormono più spesso per strada (soprattutto luoghi all’aperto, stazioni o automobili), sono in gran parte italiani (circa la metà) e più spesso non hanno mai formato legami familiari; molto raramente lavorano e una parte decisamente elevata non ha mai lavorato. Infine, più frequentemente presentano problemi di dipendenza, soprattutto da alcool.

Una percentuale che sebbene circoscritta fa ancora più riflettere, proprio per la gravità della situazione esistenziale nella quale queste persone continuano, nonostante tutto e tutti, a vivere.

 

 

 

 

 

 

 

Nota(1) Caterina Cortese, PhD, Referente Ufficio Formazione, Ricerca e Innovazione Sociale, fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora, caterina.cortese@fiopsd.org

Nota(2) Il Focus dell’Indagine “Le persone senza dimora. Anno 2014” è scaricabile dal sito www.fiopsd.org oltre che sul sito Istat www.istat.it

Nota(3) I servizi mensa e dormitorio attivi nei 158 Comuni oggetto di indagine nel 2014 sono in tutto 768 (453 mense e 315 accoglienze notturne)

Nota(4)   Cfr. Linee di Indirizzo per il Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta in Italia a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali consultabili sul sito www.fiopsd.org

Nota(5)   Le Unità di Strada, secondo la definizione costruita dal Gruppo delle Unità di strada coordinato da fioPSD e fatta propria dall’Istat per l’Indagine, svolge attività di mappatura del disagio, ascolto, prevenzione, riduzione dei rischi e facilitazione all’accesso ai servizi direttamente recandosi sul territorio nelle zone potenzialmente interessate dal fenomeno grave marginalità. Per dettagli http://www.fiopsd.org/unita-di-strada/

Nota(6)   Si tratta di una stima sulla base di 50 interviste, 218 contatti e 60 PSD viste ma non contattate dalle UdS

2011

2014

 

Servizi

Persone senza dimora

Servizi

Persone senza dimora

Aree metropolitane

289

32.792

280

31.710

Comuni periferici delle aree metropolitane

24

227

28

386

Comuni con 70-250 mila abitanti

388

13.339

363

16.559

Comuni capoluogo con 30-70 mila abitanti

101

1.29

97

2.069

Totale

802

47.648

768

50.724