di Martino Grande (IRES Piemonte)
Chi sono i giovani d’oggi? Come stanno? Come dialogano con le Istituzioni? Sono solo alcune delle domande che ci siamo posti come gruppo di lavoro di IRES Piemonte quando abbiamo iniziato ad affrontare l’analisi di alcune politiche giovanili territoriali.
Le Istituzioni generalmente dichiarano alle nuove generazioni che l’attenzione nei loro confronti è prioritaria e che sono la chiave per progettare il futuro, ma i giovani si sentono ugualmente non ascoltati, non capiti e non inclusi.
Nell’affrontare la trasformazione dei modelli di vita della società attuale e in particolare la transizione all’età adulta, la politica negli ultimi decenni ha usato a volte toni paternalistici rivolgendosi ai giovani come “bamboccioni” per l’uscita ritardata dalla famiglia di origine, o come “choosy” relativamente al tema dell’inserimento lavorativo. E oggi che la denatalità è tema da prima pagina, ci si interroga su come incentivare i giovani a metter su famiglia e avere figli.
L’Istat ha recentemente certificato le difficoltà dei giovani italiani nel raggiungere un adeguato livello di benessere equo e sostenibile[1].
I giovani vivono nell’età di mezzo tra l’infanzia e l’età adulta, ma l’ingresso e l’uscita dalla giovinezza non sono più segnati come un tempo da riti di passaggio precisi: da qui la difficoltà crescente degli studiosi di definire le loro caratteristiche e delle amministrazioni nazionali e locali di progettare politiche a loro destinate.
In questo numero di Politiche Piemonte abbiamo cercato di mettere insieme docenti, ricercatori e ricercatrici che con i giovani e con le politiche giovanili lavorano quotidianamente in diverse regioni italiane, per fornire sguardi e punti di vista differenti sulla stessa materia.
Nel primo articolo, Rita Bichi ci introduce alla complessità della condizione dei giovani di oggi, alle loro differenze con le generazioni passate e alle principali caratteristiche che li rappresentano. La prima è la loro esiguità numerica, che combinata con l’invecchiamento della popolazione da luogo al cosiddetto “degiovanimento” della nostra società. Una seconda caratteristica riguarda lo scarso potere economico: i giovani sono più poveri che in passato. Altre caratteristiche significative sono la tendenza alla mobilità dei giovani e la fragilità dei legami istituzionali: i giovani si sentono lontani dalle istituzioni. Tra i giovani sono inoltre aumentati i malesseri legati alla solitudine e all’isolamento, specialmente dopo la pandemia. L’articolo si focalizza poi su alcuni atteggiamenti dei giovani, come la fiducia nella scuola, il mutato approccio al lavoro e alla partecipazione politica.
Nel secondo e terzo articolo ci addentriamo nel territorio piemontese con Paola Versino e Chiara Silvestrini che illustrano i risultati del lavoro di mappatura degli Informagiovani in Piemonte. Paola Versino descrive il lavoro di ricerca che ha permesso di individuare i servizi attivi sul territorio regionale e raccogliere informazioni aggiornate su molteplici aspetti, tra cui le loro modalità di gestione e di lavoro, la struttura organizzativa, i fabbisogni formativi degli operatori. La mappatura rappresenta un importante aggiornamento sullo stato dei servizi per i giovani a livello regionale, che è di interesse sia per gli attori che si muovono nell’ambito delle politiche giovanili sia per gli studiosi del tema.
Chiara Silvestrini approfondisce il focus sugli operatori degli Informagiovani piemontesi e sugli utenti del servizio, evidenziando la distanza generazionale tra i due e proponendo diverse strategie per (ri)focalizzare i servizi informativi sulla popolazione giovanile.
Nel quarto e quinto articolo ci spostiamo in Lombardia. L’articolo di Sara Maiorino e Francesca Luppi ci porta le evidenze della condizione giovanile lombarda, tratte da un’indagine campionaria ad hoc su molteplici ambiti, fra cui l’educazione e il lavoro, la condizione abitativa, le intenzioni di stabilire un nucleo familiare autonomo e di avere figli, il tempo libero, lo sport e il volontariato. L’articolo di Castelnovo, Pais, Rappelli e Saporito riporta i risultati di un lavoro di monitoraggio e aggiornamento della mappa degli Informagiovani in Lombardia, l’evoluzione dei servizi e le competenze degli operatori.
Il sesto articolo, di Riccardo Loss, esplora alcune politiche giovanili attuate dalla Provincia autonoma di Trento, la governance e la valutazione di strumenti operativi come i Piani Giovani di Zona e i Piani giovani d’Ambito e la figura professionale del Manager Territoriale.
Chiude la rassegna l’ottavo articolo, di Elisa Calò, che ci porta in Puglia e rappresenta la condizione giovanile dei giovani pugliesi attraverso un lavoro di ricerca che ha portato alla costruzione di un sistema di monitoraggio: un BES Giovani Puglia.
Dagli articoli emerge un quadro variegato delle politiche rivolte alla popolazione giovanile, che vuole offrire spunti di riflessione e richiamare l’attenzione di chi si occupa di giovani, dagli amministratori pubblici ai ricercatori fino agli operatori dei servizi.
I giovani sono pochi, ma per invertire questa tendenza occorre lavorare per ridurre i tempi che li separano dalla piena indipendenza e dalla formazione di una propria famiglia. Mettere i giovani nelle condizioni migliori per poter esprimere il loro potenziale e diventare soggetti attivi nel generare futuro è possibile ed è necessario che tutti insieme si lavori in questa direzione.
[1] BES 2023 in Italia 4,8 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni risultano deprivati in una o più dimensioni del benessere (istruzione, lavoro, coesione sociale, salute, benessere soggettivo, qualità del territorio)