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La condizione giovanile in Lombardia: evidenze dall’Osservatorio regionale

Copertina - 84- I Giovani e le Politiche Giovanili Copertina - 84- I Giovani e le Politiche Giovanili

di Sara Maiorino (PoliS-Lombardia) e Francesca Luppi (Università Cattolica del Sacro Cuore)

 Introduzione

La legge regionale 4/2022, denominata “La Lombardia è dei giovani”, è la prima legge regionale in Lombardia dedicata al target della popolazione giovanile, e si pone, fra gli altri, l’obiettivo di garantire il coordinamento delle azioni, misure e programmi a loro rivolte. Nell’articolo 1, che ne definisce l’oggetto e le finalità, sono richiamati diversi ambiti all’interno dei quali essa si propone di intervenire: tra questi, promuovere l’autonomia e il protagonismo dei giovani, sostenere l’educazione civica e la cultura della legalità, promuovere misure di inclusione sociale e di contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica, favorire la partecipazione femminile ai percorsi Stem (science, technology, engineering and mathematics), l’autonomia abitativa e la valorizzazione dell’imprenditorialità giovanile. Sono inoltre toccati i temi delle pari opportunità e della sensibilizzazione alla diversità, dello sport, della tutela dell’ambiente e dell’educazione finanziaria. All’articolo 2, si esplicita come le finalità della legge debbano essere perseguite con il concorso di giovani, enti locali e relative reti territoriali, istituzioni scolastiche e universitarie, associazioni e enti sportivi, ecclesiastici e del terzo settore, associazioni sindacali e imprenditoriali.

È la medesima legge a istituire l’Osservatorio regionale sulla condizione giovanile composto, al momento in cui si scrive, da PoliS-Lombardia, ente di supporto alle politiche della Regione Lombardia, insieme a un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica e dell’Istituto Toniolo. Le funzioni dell’Osservatorio sono individuate nel documento costitutivo e di funzionamento dello stesso e, tra queste, si evidenziano: la rilevazione, l’aggregazione e il trattamento dei dati e dei flussi informativi utili a rilevare lo stato della condizione giovanile, in raccordo con Aria Spa, Istat e altri soggetti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca e studio sul tema dei giovani; il monitoraggio e la valutazione degli esiti e degli impatti delle politiche e degli interventi regionali sui giovani; il raccordo con le diverse direzioni generali ai fini della rilevazione e dell’analisi delle misure di sostegno attuate nei vari settori d’interesse.

La ricerca condotta dal momento della costituzione dell’Osservatorio ha permesso di tracciare un quadro approfondito del contesto all’interno del quale si muovono i giovani lombardi, attraverso dati provenienti da fonti ufficiali di statistica (Istat, Eurostat), supportati da informazioni raccolte attraverso un’indagine campionaria ad hoc, indirizzata ai giovani lombardi e che tratta molteplici ambiti, fra cui l’educazione e il lavoro, la condizione abitativa, le intenzioni di stabilire un nucleo familiare autonomo e di avere figli, il tempo libero, lo sport e il volontariato. L’indagine è stata realizzata la prima volta nel 2023, mentre nel 2024 ha visto una seconda edizione. I dati di indagine a cui si fa riferimento nel presente contributo riguardano la survey svolta nel 2023.

 

 

Analisi dei risultati

 

Il percorso formativo e l’accesso al mercato del lavoro

L’integrazione delle fonti di dati provenienti dalla statistica ufficiale è stata svolta con particolare riferimento alle fasi di transizione verso la vita adulta. Per quanto riguarda la transizione scuola-lavoro emerge, ad esempio, come la Lombardia risulti di poco al di sopra dell’obiettivo europeo posto dall’Agenda 2030[1]: l’indicatore di dispersione esplicita, che misura la percentuale di giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente il sistema di istruzione e formazione, è pari al 9,9% (obiettivo europeo 2030: 9%). Prendendo tuttavia in considerazione un indicatore alternativo di dispersione, che misura la dispersione implicita, ossia la percentuale di studenti che non raggiunge un livello di competenza adeguato nei test Invalsi, a cui sono sottoposti gli alunni della terza media e quinta superiore, le percentuali sono decisamente maggiori, soprattutto per l’italiano e la matematica. Per le quinte superiori, ad esempio, risulta che più di un terzo gli studenti non raggiunga livelli di competenza adeguati in italiano e matematica, un valore che è aumentato molto a seguito della pandemia da Covid-19 (chiusure scolastiche prolungate, lezioni online ecc.).

La quota di laureati in Lombardia fra i 30-34enni è pari, per il 2022, al 31,3%: al di sotto della media europea (42,8%), ma poco superiore alla media italiana. In Lombardia si rileva una percentuale maggiore di giovani donne con titolo di studio terziario rispetto ai giovani uomini. Un livello di istruzione maggiore è solitamente considerato come un fattore protettivo contro la disoccupazione e i bassi salari. Tuttavia, se osserviamo i tassi di occupazione giovanile, essi risultano maggiormente elevati per gli uomini rispetto alle donne in parte perché una quota delle donne risulta inattiva, ma anche perché il tasso di disoccupazione risulta maggiore fra le giovani donne (10%), rispetto ai giovani uomini (7,2%).

L’indagine sulla condizione giovanile in Lombardia ha analizzato, fra gli altri, anche l’ambito del lavoro, e la soddisfazione dei giovani per i vari aspetti della loro vita lavorativa (carriera, salario, tipologia contrattuale, settore, mansioni, realizzazione personale, impegno richiesto, colleghi e luogo di lavoro). Disaggregando i risultati per genere, è emerso come vi fossero significative differenze fra uomini e donne nella percentuale di chi si dichiarava “molto” o “abbastanza” soddisfatta nelle dimensioni di carriera e salario, con una percentuale minore di donne mediamente soddisfatte in questi due ambiti rispetto agli uomini. Dunque, le giovani donne, nonostante rappresentino in media una quota superiore di laureati rispetto ai giovani uomini, hanno tassi di disoccupazione maggiori e livelli di soddisfazione inferiori in ambiti del lavoro non trascurabili rispetto a questi ultimi.

Le difficoltà incontrate nei percorsi educativi, e in seguito, nel percorso di transizione scuola lavoro, possono talvolta sfociare nella condizione di Neet (Giovani not in education, employment or training), condizione che, in Lombardia come a livello complessivo italiano, è maggiormente diffusa fra le giovani donne rispetto ai giovani uomini. La Lombardia presenta percentuali di Neet comparativamente inferiori a tante altre regioni italiane: si attestano infatti all’11,6% per il 2022, contro una quota italiana del 19%. Resta, comunque, importante indagare il fenomeno, al fine di comprendere e indirizzare i fattori che ne stanno alla base. Una parte di queste motivazioni si potrebbe rintracciare in condizioni esogene, ossia nella mancanza di incentivi esterni rivolti a prendere parte al mondo del lavoro (es.  numero minore di opportunità lavorative), come suggeriscono le elevate percentuali di Neet nell’Italia meridionale, dove le opportunità lavorative sono mediamente minori rispetto al nord. Non possono tuttavia essere ignorate le cause endogene, e in particolare le difficoltà incontrate durante gli studi, maggiormente presenti fra chi proviene da un tessuto socioeconomico familiare fragile, i cui livelli di apprendimento risultano, ad esempio, essere stati colpiti in maniera più negativa dalla pandemia (Alderighi et al., 2023).

 

L’autonomia dalla famiglia di origine e la progettazione di una propria famiglia

Le difficoltà sopra menzionate nei percorsi educativi e nella transizione vita-lavoro, oltre a una scarsa soddisfazione per i livelli salariali, potrebbero essere alcune delle cause che spingono le giovani generazioni a ritardare l’acquisizione dell’indipendenza abitativa e la formazione di un nucleo familiare autonomo. In Lombardia, nel 2022, risulta relativamente alta la percentuale di coloro che, pur trovandosi nella condizione professionale di “occupati”, rimangono a vivere con la famiglia di origine: in particolare, questa percentuale a livello lombardo si attesta al 49,7%, valore molto superiore rispetto al 39,1% registrato a livello italiano (Tabella 1).

Interrogati su quali fossero le ragioni che spingevano i giovani a ritardare l’acquisizione di un’autonomia abitativa, risulta consistente la percentuale di chi ha affermato che la condizione economica conta “Moltissimo”, pari al 45,8% dei rispondenti. Parallelamente, anche le ragioni afferenti all’ambito “Lavoro” sembrano incidere significativamente sulla scelta, come affermato da circa il 39% dei giovani intervistati sul tema.

Queste cifre suggeriscono quanto l’incertezza sulla propria condizione economica e lavorativa, possa essere un fattore frenante nel processo di acquisizione di autonomia dei giovani lombardi. Dato da leggere anche contestualmente a una condizione sociale ed economica esterna che ha visto i livelli di inflazione aumentare significativamente accanto a una crescente incertezza esacerbata dalla pandemia e dai recenti conflitti.

Tabella 1. Giovani di 18-34 anni, celibi e nubili, che vivono in famiglia con almeno un genitore. Valori percentuali in Lombardia e in Italia.

 

 

Lombardia

Italia

Totale

64

67,4

Studenti

36,3

36,9

Occupati

49,7

39,1

Casalinghe

0,3

0,7

In cerca

di occupazione

12,6

22,1

In altra condizione

1,3

1,2

Fonte: Istat, 2022

 

Oltre alla difficile transizione scuola-lavoro e alla faticosa acquisizione di una autonomia abitativa, ad essere messa in discussione è anche (o soprattutto) la scelta di diventare genitore.

Analizzando le principali ragioni riportate dai giovani nella scelta di non avere un figlio nel breve periodo, emerge importante il peso della condizione economica e lavorativa, a cui segue la mancanza di un partner e di sicurezze nella vita (Tab.2). L’incertezza economica/lavorativa sembra maggiormente determinante per le mancate scelte dei 26-34enni (la riportano come prima ragione il 25,8%) rispetto a quelle dei più giovani (22,7%), e per i neet (33,7%). Il peso di una più generale percezione di insicurezza è riportato più frequentemente dai meno giovani (11,8%) rispetto ai più giovani (6,3%), da chi lavora (11,5%) rispetto ai neet (9,7%) e a chi studia (9,7%).

Tabella 2. Principale motivazione per non avere figli nei prossimi 12 mesi fra i giovani di 20-34 anni (%), per età e condizione occupazionale.

 

Età

 

Condizione occupazionale

 
 

20-25 anni

26-34 anni

 

Neet

Studente

Lavoratore

 

Situazione economica/lavorativa

22,67

25,8

 

33,74

23,29

23,86

 

Situazione abitativa

4,15

4,88

 

2,22

2,71

5,75

 

Salute

2,44

1,83

 

2,94

1,44

2,26

 

Mancanza di partner

13,67

11,85

 

17,17

12,92

11,69

 

Mancanza supporti nella cura

1,61

3,02

 

3,95

0,49

2,95

 

Mancanza sicurezze nella vita

6,32

11,83

 

9,71

5,02

11,45

 

No progetti/non vuole altri figli

43,43

32,55

 

23,95

47,83

35,04

 

Altro/non risponde

5,71

8,26

 

6,32

6,31

7,02

 

 

Fonte: Elaborazione su dati PoliS-SWG 2023

 

Incertezze e benessere

La percezione di dover progettare la propria vita in un contesto ad alta incertezza è una condizione comune ai giovani. Sempre secondo i dati dell’indagine PoliS-SWG (2023), il 40% dei giovani lombardi, infatti, percepisce incertezza nella vita.

La misura dell’incertezza nei confronti del futuro dipenderebbe da tre dimensioni: economica, sociale e ambientale. Gli indici – costruiti sulla base delle risposte fornite circa il livello di preoccupazione riguardo alle tematiche riportate in Figura 1 – hanno un valore che varia da 0 a 1, dove a valori maggiori corrisponde una maggior incertezza. Le tre incertezze sono risultate strettamente correlate l’una con le altre.

Chi riporta elevati livelli di incertezza economica (sopra l’ultimo quartile della distribuzione dell’indice di incertezza economica) nel 75,6% dei casi indica anche elevati livelli di incertezza sociale e nel 59,3% dei casi anche alta incertezza ambientale.

A percepire tali incertezze sono soprattutto giovani in condizioni più vulnerabili: donne, neet e chi ha figli. Sono poi i meno giovani (30-34 anni) a sentirsi mediamente più incerti su tutte le dimensioni rispetto ai più giovani (18-24 anni).

Figura 1. Dimensioni dell’incertezza percepita dai giovani (economica, sociale e ambientale) e loro componenti[2].

 

[1] Sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU, l’Agenda è costituita da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – inquadrati all’interno di un programma d’azione più vasto costituito da 169 target o traguardi, ad essi associati, da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro il 2030.

[2] Le tre dimensioni – economica, ambientale e sociale – sono emerse come risultato di una analisi fattoriale condotta sugli item riportati in figura. Nella figura le risposte alla domanda: “Quanto è preoccupato circa il fatto che le seguenti problematiche possano avere ora o nei prossimi anni un impatto sulla sua vita o quella dei suoi cari?”; per ciascun item risposte su una scala da 1 (Moltissimo) a 5 (Per niente).

Figura_1

Fonte: Elaborazione su dati PoliS-SWG 2023

Esiste inoltre una stretta relazione fra percezione dell’incertezza e benessere soggettivo: sempre secondo i dati d’indagine, i giovani lombardi che sperimentano elevati livelli di incertezza (sia questa sociale o economica) dichiarano anche un livello percepito di benessere psicologico più basso della media. Sembrerebbe, cioè, che i giovani più vulnerabili siano anche maggiormente a rischio depressivo, di isolamento e di demotivazione.

E il tema dell’isolamento sociale e della solitudine si lega anche alla percezione di una mancanza di luoghi di aggregazione. Un giovane lombardo su due della fascia 18-25 anni e il 58% di chi ha fra i 26 e i 34 anni pensa di non avere a disposizione sufficienti luoghi di aggregazione. Fa anche riflettere il fatto che lo spazio privilegiato per la socialità sia rappresentato dai locali della ristorazione (lo afferma un giovane su tre), mentre al secondo posto vengono indicati i parchi pubblici, ma da poco più del 13% dei giovani intervistati.

Anche il modo in cui i giovani trascorrono il tempo libero suggerisce il ruolo importante della non-relazione o della relazione mediata (Figura 2): per un giovane su tre il tempo libero si trascorre prevalentemente davanti ad uno schermo (videogiochi, film, social network).

Lo sport, infine, sembra rivestire un ruolo importante: sebbene rappresenti la principale attività svolta nel tempo libero solo per un giovane su cinque, quasi il 60% dei giovani lombardi pratica uno sport, valore superiore alla media italiana che si attesta poco sopra il 50% (Fonte: Istat, 2021).

Figura 2 Tipo di attività svolte in prevalenza durante il tempo libero, per classe d’età[1] 

 

[1] Risposta alla domanda: “Quali sono le attività che preferisce svolgere durante il tempo libero?” (prima alternativa scelta).

 

Figura_2

Fonte: Elaborazione su dati PoliS-SWG 2023

 

Conclusioni

Sebbene il contesto lombardo, rispetto alla media italiana, offra ai giovani maggiori opportunità sia nel mercato del lavoro che nella formazione ad alti livelli, i dati confermano la presenza di una generale difficoltà ad acquisire autonomia dalla famiglia di origine, anche al fine di realizzarne una propria. Difficoltà economiche e condizioni lavorative precarie sono spesso associate a maggiori difficoltà a realizzare la propria autonomia abitativa e i progetti familiari. Accanto alla vulnerabilità socioeconomica, emerge una diffusa incertezza percepita, che tuttavia non è solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale. Sono ancora una volta le categorie più vulnerabili dal punto di vista socioeconomico e coloro che sono più ai margini della vita sociale a sperimentare incertezza e bassi livelli di benessere soggettivo.

Questi fattori agiscono da freno su quello che dovrebbe essere, naturalmente, il ruolo delle giovani generazioni, ovvero costituire il “motore sociale” di ogni società. Rispetto alle componenti più “anziane” della popolazione, infatti, i giovani sono maggiormente portati a modificare lo spazio in cui agiscono, attuando una progettualità che cresce e si alimenta di visioni positive del futuro. Sostenere la progettualità dei giovani, vuol dire quindi assecondare l’energia che alimenta il cambiamento, offrire loro le risorse per innovare il contesto sociale in virtù di nuove prospettive generative.

E proprio in questo senso i giovani possono (e devono) essere chiamati ad assumere ruoli attivi nella società e nella comunità locale, non solo sul fronte lavorativo. Rimettere in gioco le giovani generazioni vuol dire responsabilizzarle e renderle parte attiva delle relazioni sociali che producono valore per la comunità. Questo deve essere fatto a partire dalle potenzialità che i giovani hanno (es. abilità nell’uso delle tecnologie) ma anche riconoscendo le loro maggiori fragilità, non solo di formazione e lavorative, ma anche in termini psicologici ed emotivi.

Pertanto, favorire un ruolo attivo delle nuove generazioni nella comunità ha una doppia valenza. Da una parte genera valore sociale attraverso l’erogazione di servizi che rispondono a necessità e bisogni (anche relazionali) spesso non colti e ascoltati dal welfare formale; allo stesso tempo consente ai giovani di sperimentarsi e mettersi alla prova, sia dal punto di vista delle competenze pratiche che di quelle emotivo-relazionali, riducendo il rischio di sperimentare isolamento e marginalità.

L’Osservatorio sulla condizione giovanile in Lombardia può giocare, in questo senso, un ruolo di raccordo importante fra i bisogni, le problematiche, ma anche le aspettative e le intenzioni delle giovani generazioni, e le risposte attraverso misure e interventi ben pianificati, che coinvolgano associazioni, enti e servizi localizzati che operano sul territorio più a stretto contatto con questa fascia della popolazione.

 

Bibliografia

Alderighi, L., Ballatore, R. M., & Tonello, M. (2023). Hidden drop-out: Secondary education (unseen) failure in pandemic times (No. 1293). GLO Discussion Paper.

Luppi, F., Maiorino, S., Migliavacca, M., & Poy, S. (2024). La condizione giovanile in Lombardia. In La Condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2024. (pp. 143-160). Il Mulino.

 

 

Parole chiave: Giovani; Lavoro; Incertezze; Benessere; Neet