di Riccardo Loss (Orizzontegiovani)
Introduzione
La Provincia Autonoma di Trento (PAT) rappresenta a livello nazionale un modello virtuoso e avanzato nella legislazione sulle politiche giovanili. Con un approccio orientato alla partecipazione attiva e alla valorizzazione del capitale giovanile, la PAT mira a coinvolgere i giovani come protagonisti nella vita sociale, economica e culturale delle comunità. La Legge Provinciale n. 5 del 2007 costituisce la base normativa di queste politiche e ha subito nel tempo aggiornamenti strategici per rispondere alle nuove sfide sociali e adattarsi alle esigenze in evoluzione della popolazione giovanile.
L’articolo presenta una panoramica di queste politiche, esplorando le seguenti sezioni: il contesto demografico di riferimento, la struttura normativa, gli strumenti operativi, il servizio civile universale, la governance e la valutazione dei Piani Giovani, ed infine la figura professionale del Manager Territoriale. Attraverso questa analisi, si intende evidenziare i successi e le criticità del modello, promuovendo una discussione costruttiva su come migliorare il sistema. Nelle conclusioni, si propongono tre elementi che dovrebbero essere integrati nel modello trentino di politiche giovanili per garantire il suo sviluppo e la sua sostenibilità nel futuro.
Il Contesto demografico e sociale
Il contesto demografico trentino è caratterizzato da tendenze particolari che influenzano direttamente le politiche giovanili.
Figura 1. Andamento della popolazione giovane (0-14 anni) ed anziana (65 anni e oltre) nella Provincia Autonoma di Trento dal1986 al 2022.

Fonte: Istat – ISPAT, Istituto di statistica della provincia di Trento, Elaborazioni ISPAT, Istituto di statistica della provincia di Trento 2024
Secondo i dati dell’Istituto di Statistica della Provincia di Trento (ISPAT), al 1° gennaio 2024 la popolazione residente era di 545.183 persone, con un tasso di crescita positivo rispetto all’anno precedente. Tuttavia, si riscontra un incremento dell’invecchiamento, con un saldo naturale negativo: i decessi superano le nascite dal 2015. Questa tendenza (vedi figura 1) ha spinto la PAT a sviluppare politiche che puntano alla valorizzazione dei giovani per contrastare l’invecchiamento demografico e promuovere l’inclusione delle nuove generazioni nel tessuto sociale.
La PAT ha scelto di investire sui giovani attraverso progetti educativi, di formazione professionale e di coinvolgimento civico. Il confronto con altre realtà europee, come la Germania, dove l’investimento sui giovani è elevato, ha ispirato la PAT a rafforzare le sue politiche per trattenere e attrarre capitale umano. Questo impegno si riflette nell’adozione di un modello legislativo e organizzativo di riferimento.
La struttura e gli obiettivi delle Politiche Giovanili
La Legge Provinciale n. 5 del 2007 definisce un quadro normativo solido, basato sul riconoscimento del ruolo dei giovani nel progresso sociale e territoriale, e orientato verso la partecipazione attiva. Gli obiettivi principali delle politiche giovanili nella PAT includono:
- Promozione dell’autonomia e della crescita personale: attraverso l’accesso alla casa e il supporto a iniziative per l’indipendenza abitativa;
- Incentivo alla formazione professionale e alla cultura imprenditoriale: sviluppando competenze necessarie per l’ingresso nel mercato del lavoro;
- Sostegno al volontariato e al servizio civile: incentivando i giovani a contribuire al benessere della comunità;
- Valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale: promuovendo il coinvolgimento dei giovani nella protezione e valorizzazione del territorio;
- Allineamento con le strategie europee: assicurando la mobilità e l’inclusione sociale secondo le direttive dell’Unione Europea.
Strumenti operativi: Piani Giovani di Zona (PGZ) e Piani Giovani d’Ambito (PGA)
Per la realizzazione delle politiche giovanili, la PAT ha introdotto strumenti specifici: i Piani Giovani di Zona (PGZ) e i Piani Giovani d’Ambito (PGA). I PGZ, rivolti a giovani tra gli 11 e i 29 anni, mirano a promuovere il coinvolgimento locale attraverso attività di formazione e di aggregazione sociale. Questi piani sono strutturati per favorire la partecipazione giovanile e sviluppare competenze tramite esperienze pratiche in contesti locali. I PGA, rivolti ai giovani adulti (18-39 anni), si concentrano su settori specifici, come associazioni universitarie e professionali, e su tematiche come la mobilità e la partecipazione interregionale e internazionale.
Ogni PGZ e PGA è coordinato da un Tavolo del confronto e della proposta, presieduto da un ente capofila. Questo tavolo riunisce rappresentanti delle istituzioni locali, della società civile, del mondo giovanile e delle strutture provinciali. Annualmente, vengono emessi bandi per selezionare progetti proposti da enti pubblici e privati, i quali sono integrati nel Piano Operativo Giovani (POG). La Giunta Provinciale può anche destinare finanziamenti a progetti speciali o collaborazioni tra PGZ e PGA di diverse aree. Ogni anno i PGZ, attraverso i POG (successivamente denominativi con modificazioni legislative Piani Strategici – PS), raccolgono stimoli e idee provenienti dal territorio e, anche attraverso dei bandi dedicati, finanziano e supporto azioni progettuali. I Piani Giovani attivi nel 2023 sono stati 33; divisi in 30 PGZ e 3 PGA. Complessivamente, durante il 2023 i Piani Giovani hanno previsto la realizzazione di 255 progetti; di questi 13 sono pluriennali (4 conclusi nel 2023 e 9 si concluderanno negli anni successivi).
Strumenti operativi: l’introduzione della figura del Referente Tecnico Organizzativo (RTO)
Il Referente Tecnico Organizzativo (RTO), istituito dalla L.P. n. 5/2007 e successive integrazioni, è una figura chiave per il coordinamento e l’implementazione delle iniziative previste dalla normativa. Nominato dal Tavolo per un periodo minimo di tre anni, con possibilità di rinnovo, l’RTO è responsabile di gestire gli obblighi normativi, coordinare la raccolta e l’istruttoria dei progetti, elaborare il Piano Operativo Giovani (POG) e supportare attivamente i progettisti. Il suo ruolo include anche la promozione delle migliori pratiche, l’ampliamento della rete territoriale e la partecipazione a sessioni di formazione con la Presidenza dell’Assemblea Territoriale (PAT). In situazioni motivate, può essere scelto tra i dipendenti pubblici degli enti locali membri del Tavolo. Le spese operative dell’RTO sono sostenute dal soggetto capofila, in accordo con i contributi provinciali.
Il Servizio Civile Universale Provinciale
Il Servizio Civile Universale Provinciale (SCUP), istituito con la L.P. n. 5/2007, rappresenta un altro pilastro fondamentale delle politiche giovanili trentine. Il SCUP è finalizzato a favorire lo sviluppo personale dei giovani, accrescendo la loro autonomia e agevolando la loro transizione all’età adulta. Inoltre, il servizio civile provinciale offre esperienze che promuovono valori di cittadinanza attiva, solidarietà e tutela del patrimonio culturale e ambientale.
Il SCUP è organizzato in collaborazione con enti accreditati e coinvolge attivamente giovani residenti nella provincia, che partecipano a progetti strutturati in diverse aree. La PAT si occupa di supervisionare e monitorare questi interventi, con l’obiettivo di garantire un’efficace formazione civica e professionale.
Governance e valutazione dei Piani Giovani
Con la Legge Provinciale n. 6 del 2018, la PAT ha riformato la governance dei Piani Giovani. La normativa ha introdotto un Piano Strategico (PS), in sostituzione del Piano Operativo Giovani (POG), che definisce gli obiettivi di ogni Piano Giovani, specificando le priorità, i criteri di selezione e le modalità di monitoraggio e valutazione dei progetti.
Per garantire la qualità e l’efficacia dei progetti, la PAT collabora con la Fondazione Franco Demarchi, che ha il compito di analizzare i dati e redigere un report di valutazione annuale. Tale report misura parametri come la coerenza tra obiettivi prefissati e risultati raggiunti, l’efficacia nella promozione dei Piani Giovani, l’efficienza nell’uso delle risorse e l’innovazione nei metodi operativi. Questo sistema di valutazione, che include autovalutazioni e interviste a campione, consente di monitorare continuamente i progressi e individuare aree di miglioramento.
Certificazione delle competenze e il Manager Territoriale
Per sostenere la professionalità degli operatori coinvolti nelle politiche giovanili, la PAT ha introdotto la certificazione delle competenze per ruoli chiave come quello del Manager Territoriale. Il percorso di certificazione, gestito dalla Fondazione Franco Demarchi, richiede un’esperienza comprovata e mira a valorizzare le competenze dei responsabili, specialmente nel coordinamento e nella gestione delle reti territoriali. Tale certificazione rafforza il riconoscimento professionale del ruolo e garantisce una maggiore efficacia nella realizzazione delle politiche giovanili.
Centri Giovani e riconoscimento della loro funzione
I Centri Giovani rappresentano un punto focale nel sistema delle politiche giovanili della PAT. Definiti dalla L.P. n. 5/2007, essi sono strutture pubbliche gestite da enti locali o da organizzazioni del terzo settore e hanno l’obiettivo di fornire ai giovani uno spazio per attività formative, ludiche, artistiche e culturali. Con la L.P. n. 6/2018, la PAT ha confermato il ruolo dei Centri Giovani come punti di riferimento per la promozione dell’imprenditorialità giovanile e per l’orientamento professionale.
Conclusioni
Le politiche giovanili della PAT rappresentano un modello innovativo e replicabile, incentrato sul protagonismo giovanile e sul coinvolgimento attivo delle comunità locali. Questo approccio si fonda sulla collaborazione tra enti pubblici, il terzo settore e i giovani stessi, con l’obiettivo di creare un sistema che promuova la sostenibilità, la crescita personale e la coesione sociale. Tuttavia, affinché questo modello continui a essere efficace e rispondente alle nuove sfide, è fondamentale adattarlo continuamente alle trasformazioni sociali e demografiche in corso. In particolare, per garantire lo sviluppo e la sostenibilità delle politiche giovanili in Trentino nel futuro, è fondamentale che il modello adottato fino ad ora integri tre aspetti che delineo qui brevemente.
Il primo aspetto cruciale da considerare è l’informalità come elemento di sviluppo comunitario. La giovinezza, come evidenziato dal demografo Alessandro Rosina [1], è un periodo segnato da incertezze e timori, ma anche da una forte voglia di protagonismo. Oggi, questa voglia di partecipare al cambiamento sociale si scontra con una partecipazione tradizionale che non risponde pienamente alle necessità dei giovani. Sebbene questi ultimi siano consapevoli della necessità di contribuire al bene comune, spesso non trovano spazio nelle forme di coinvolgimento classiche. Tuttavia, emergono nuove forme di partecipazione, come boicottaggi, petizioni e manifestazioni collettive, anche grazie all’uso delle tecnologie digitali. In Trentino, i gruppi informali, che spaziano dall’arte all’amore per la montagna, stanno sperimentando nuove forme di progettazione con il supporto di enti del Terzo Settore. Esempi come la rete nazionale “Si può fare” e il Bando Fermenti[2] dimostrano l’importanza di riconoscere e incentivare questi gruppi. Se ben supportata, l’informalità potrebbe essere istituzionalizzata, per evitare che le opportunità per i giovani vengano perse a causa di una visione limitata delle istituzioni. L’obiettivo dovrebbe essere quello di favorire lo sviluppo di queste esperienze attraverso fondi dedicati e strumenti adeguati.
Il secondo elemento fondamentale riguarda la strategia dei processi. Le politiche giovanili, per essere efficaci nel lungo periodo, non devono limitarsi a interventi a breve termine. I bandi e i progetti strategici, pur essendo utili, spesso non sono sufficienti a rispondere alle sfide complesse e alle esigenze evolutive della comunità. I finanziamenti, infatti, sono spesso limitati a periodi brevi, non superiori ai cinque mesi o biennali, mentre le politiche giovanili necessitano di interventi che possano avere un impatto nel medio-lungo termine. Come sottolineato dai sociologi A. Bazzanella e C. Buzzi[3], le politiche giovanili devono essere considerate non solo come interventi destinati ai giovani, ma come azioni che favoriscono la relazione tra i giovani e i loro contesti di vita. Promuovere strategie a lungo termine significa progettare interventi che mettano in relazione le attività giovanili con la comunità, prevenendo l’isolamento e contribuendo positivamente alla dinamica sociale. Un approccio basato sul lungo periodo aiuta a costruire relazioni intergenerazionali e a garantire che le politiche giovanili non vengano viste come un’iniziativa isolata, ma come parte integrante dello sviluppo comunitario.
Infine, il terzo principio essenziale da integrare nelle politiche giovanili dovrebbe essere la trasversalità. La L.P. 5/2007 sottolinea che le politiche giovanili devono intersecarsi con tutti gli ambiti della vita comunitaria, come pari opportunità, interculturalità e coesione sociale. Purtroppo, nel tempo, la trasversalità è stata progressivamente marginalizzata e le politiche giovanili sono state relegate a comparti specifici, come la famiglia, lo sport o le pari opportunità. Tuttavia, per un vero sviluppo delle politiche giovanili, queste dovrebbero essere considerate un bene essenziale per la comunità, influenzando ogni ambito della pubblica amministrazione. Un cambio di paradigma è necessario: come dimostrano esempi nazionali come la Regione Toscana e il Comune di Parma, dove le politiche giovanili sono trattate in modo trasversale tra tutti gli assessorati, anche in trentino sarebbe opportuno garantire che le politiche giovanili non vengano assorbite da altre aree, ma che piuttosto “contaminino” positivamente ogni settore. Difatti spesso si riscontra che, quando le politiche giovanili sono materia di competenza di assessorati con anche altre competenze (cultura, sociale, sport) il rischio è che tali competenze risultino prioritarie.
Un possibile passo in avanti potrebbe essere la creazione di uffici dedicati alle politiche giovanili in ogni assessorato, con strumenti di valutazione come la “Valutazione dell’impatto generazionale” della Fondazione Bruno Visentini, che permetterebbero di monitorare l’efficacia e l’impatto complessivo delle politiche a lungo termine.
In conclusione, per garantire lo sviluppo e la sostenibilità delle politiche giovanili in Trentino, è fondamentale adottare un approccio che integri informalità, strategia dei processi e trasversalità. Solo così le politiche giovanili potranno realmente rappresentare un motore di cambiamento e di innovazione per la comunità, contribuendo in modo efficace e duraturo alla crescita e alla coesione sociale del territorio.
Bibliografia
Bazzanella A., Buzzi C. (2015), Fare politiche con i giovani. Letture e strumenti, Milano, Franco Angeli
Malfer L., Benacchio A., Degli Agli C., Rastelli G. (2020), Dossier Politiche Giovanili 2020, Trento, Provincia autonoma di Trento – Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili
- Istituto Giuseppe Toniolo (2023), La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2023, Bologna, Il Mulino
Fondazione Bruno Visentini (2019), Il Divario generazionale e il reddito di opportunità, III Rapporto 2019, Roma, Luiss University Press
Cristoforetti A. e Rotolo E. (2022), Quarto Report Annuale di valutazione dei Piani Giovani della Provincia di Trento, Trento, Fondazione Franco Demarchi
Picello F., Zanoni S., Salvaterra T., Politiche Giovanili in Italia, Rivista Giovani e Comunità locali, Volume 4 n. 2/2020
Per approfondimenti
http://www.statistica.provincia.tn.it/
https://www.consiglio.provincia.tn.it/leggi-e-archivi/
https://serviziocivile.provincia.tn.it/
https://www.fdemarchi.it/tutti-i-progetti/manager-territoriale-certificazione-competenze
https://www.comune.parma.it/it/novita/notizie/politiche-giovanili
https://www.fermenti.gov.it/leggi-il-bando/il-bando-in-breve/gruppi-informali/
Parole chiave: giovani, politiche, comunità
[1] A. Rosina, Giovani under 35, i nuovi poveri di un paese senza progetto: https://www.ilsussidiario.net/news/italia-post-covid-giovani-under-35-i-nuovi-poveri-di-un-paese-sen za-progetto
[2] Vedi i relativi link negli Approfondimenti a fine articolo
[3] Bazzanella A., Buzzi C. (2015), Fare politiche con i giovani. Letture e strumenti, Milano, Franco Angeli