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La borsa di studio: un ponte verso l’università? Gli esiti di uno studio randomizzato controllato

di Federica Laudisa (IRES Piemonte), Samuele Poy (IRES Piemonte, Università del Piemonte Orientale)

Introduzione

Gli studenti delle scuole superiori sono a conoscenza del sistema del diritto allo studio universitario (DSU) e dell’esistenza di EDISU Piemonte? Questa è la domanda di ricerca espressa da EDISU Piemonte, l’ente strumentale della Regione Piemonte che ha il compito di gestire gli interventi regionali a favore degli studenti universitari. Tuttavia, alcune analisi pregresse condotte da IRES Piemonte su dati amministrativi hanno evidenziato che una percentuale consistente di studenti immatricolati al primo anno in due atenei del Piemonte (pari al 58%), pur soddisfacendo il requisito economico per beneficiare della borsa di studio, non ne aveva fatto richiesta. L’ipotesi è che non ne fossero a conoscenza. Considerata in qualche misura assodata l’ipotesi di ricerca, si è introdotto un ulteriore obiettivo conoscitivo: verificare se informare dei benefici del DSU gli studenti iscritti all’ultimo anno delle scuole superiori potesse avere un effetto positivo sulla decisione di proseguire gli studi a livello universitario.

Nella letteratura sul tema in Italia questo studio rappresenta quasi un unicum, fatta eccezione per quello precursore condotto da Abbiati et al. (2017) ma mosso da ipotesi di ricerca differenti: appurare se informare gli studenti delle scuole superiori sui costi universitari, sui rendimenti occupazionali e sui rischi di abbandono dei vari corsi di laurea (e sulla borsa di studio), incidesse sui tassi di prosecuzione degli studi e mitigasse l’influenza delle origini sociali nelle scelte post-diploma. Ne consegue che i risultati non sono strettamente comparabili.

La metodologia della ricerca: uno studio randomizzato controllato

Il livello di conoscenza degli studenti riguardo alla borsa di studio (e altri benefici economici) è stato rilevato intervistando un campione di circa 6.500 studenti iscritti alle classi V delle scuole secondarie di 2° grado in Piemonte, nel 2022/23, pari al 21% della popolazione scolastica complessiva di riferimento. Il campione degli istituti è stato estratto casualmente, utilizzando un piano di campionamento stratificato affinché fosse rappresentativo sia dell’intero territorio del Piemonte (suddiviso in cinque aree) che del tipo di percorso formativo (liceo classico e scientifico, altri licei, istituto tecnico, istituto professionale). Quindi, le scuole campionate sono state suddivise sulla base di un sorteggio in “trattate” e di “controllo”. Esclusivamente nelle classi delle scuole “trattate”, subito dopo la rilevazione tramite questionario avvenuta durante l’orario scolastico, si è tenuto un incontro informativo di circa mezz’ora, nel quale sono state fornite informazioni su: i requisiti per accedere alla borsa di studio, la modalità di presentazione della domanda, le tempistiche e l’importo di borsa. Quindi, in maniera molto superficiale, è stato spiegato in cosa consiste il servizio abitativo e ristorativo e l’esonero totale dalle tasse universitarie negli atenei piemontesi.

A distanza di cinque-sei mesi dal conseguimento del diploma, tutti gli studenti sono stati nuovamente intervistati per indagare sulle loro scelte post-diploma. Infine, sono stati messi a confronto i tassi di passaggio al sistema universitario dei due gruppi “trattati” e controllo. In breve, per testare l’ipotesi di ricerca è stato condotto uno studio randomizzato controllato.

Le lacune informative degli studenti sono ampie

L’indagine ha accertato l’ipotesi di partenza: gli studenti delle scuole superiori sono ampiamente disinformati sui dispositivi del DSU. Nonostante il 95% degli studenti dichiari di sapere che si può ottenere una borsa di studio in caso di iscrizione all’università, solo il 3% indica correttamente la modalità per richiederla e il 6% conosce i requisiti per beneficiarne[1]. Neanche il 9% degli studenti conosce l’EDISU Piemonte, l’ente che eroga la borsa di studio (figg. 1-2).

Figura 1. Percentuale di studenti che conosce la borsa di studio e come si presenta richiesta



Il livello di conoscenza non è distribuito uniformemente nella platea studentesca. Le studentesse, chi ha un background familiare più elevato (genitori laureati), chi ha performance scolastiche migliori ed è liceale – in breve, gli studenti più avvantaggiati – sono più informati e hanno una probabilità significativamente maggiore di voler proseguire gli studi. Si tratta di risultati noti in letteratura (INVALSI, 2023; AlmaDiploma, 2023), ma c’è anche un elemento di novità che emerge dall’indagine: aver partecipato più intensivamente ad attività d’orientamento e conoscere i benefici DSU, a parità dei fattori sopra citati (oltre ad altre caratteristiche socio-anagrafiche), aumenta in misura statisticamente significativa (di circa 10 p.p.) la probabilità di voler continuare gli studi. Naturalmente è difficile stabilire se sia l’intenzione di voler proseguire gli studi a indurre gli studenti ad informarsi di più, o viceversa; tuttavia, una risposta sul ruolo cruciale che può giocare l’attività informativa nell’influenzare le scelte post-diploma emerge dai risultati dello studio randomizzato controllato.

Informare sui benefici DSU incrementa le iscrizioni universitarie

Mettendo a confronto i tassi di passaggio al sistema universitario del gruppo di studenti che hanno partecipato all’incontro informativo rispetto a quello di controllo, emerge che i primi hanno una probabilità significativamente maggiore di iscrizione all’università, pari a +2,8 p.p.

L’effetto è positivo in particolare per le studentesse (+4,0 p.p.), per i liceali (+3,9 p.p.) e per chi prima dell’incontro informativo aveva dichiarato di aver partecipato a poche attività d’orientamento universitario (+3,6 p.p.), segno che si è riusciti almeno in parte a colmare le lacune informative di partenza. L’effetto maggiore dell’azione informativa si rileva in particolare per chi era incerto sulla prosecuzione degli studi per motivi economici, con un differenziale +8,3 p.p. di immatricolazioni universitarie rispetto al gruppo di controllo. Questo risultato è in linea con la finalità della borsa di studio che è proprio quella di rimuovere – o quantomeno attutire – gli ostacoli di ordine economico per quanti intendano proseguire gli studi a livello universitario e si trovino in condizione di disagio.

Nessun impatto si evidenzia, invece, sui diplomati degli istituti professionali per i quali probabilmente occorrerebbe un’azione informativa più approfondita e personalizzata, considerato che i percorsi professionali sono specificatamente indirizzati verso il mondo del lavoro. Questa ipotesi è avvalorata dallo studio di Martini et al. (2021), da cui risulta che il programma Percorsi (un intervento teso a incentivare le famiglie a risparmiare per il finanziamento degli studi universitari dei figli)[2] ha l’effetto di incrementare le iscrizioni universitarie proprio dei diplomati professionali, piuttosto che dei diplomati liceali e tecnici.

Informare fa crescere le richieste di borsa

L’incontro informativo ha avuto anche l’effetto atteso di aumentare la probabilità di richiedere la borsa di studio (+7,4 p.p): il 22% degli studenti nel gruppo di controllo ha fatto domanda di borsa rispetto al 29% degli studenti “trattati” (fig. 3). L’impatto è ragguardevole soprattutto per gli studenti con genitori non diplomati (+15,9 p.p.) e poiché il titolo di studio è una buona proxy della condizione socio-economica, verosimilmente si può supporre che sia proprio il target di riferimento.

Inoltre, considerato che in Piemonte il 19% degli studenti iscritti richiede la borsa (elaborazione IRES su dati EDISU) – una percentuale che se “depurata” dalle richieste di fuori sede e studenti internazionali si riduce di 3-4 punti percentuali – si ipotizza che l’effetto ci sia stato anche per il gruppo di controllo e che nel gruppo di trattati ammonti almeno a 10 punti percentuali.

Nota: effetti marginali di un modello probit. Nel modello si controlla per le seguenti variabili: area geografica, indirizzo scolastico e voto di diploma; l’intenzione di iscrizione all’università; genere, background migratorio e titolo di studio dei genitori. Errori standard clusterizzati a livello di scuola. Significatività ***(1%), **(5%), *(10%).

Conclusioni

La borsa di studio rappresenta una forma di aiuto economico attraverso cui nel nostro Paese si intende garantire il diritto di raggiungere i più alti gradi di istruzione ai capaci e meritevoli privi di mezzi, in base a quanto sancito dalla Costituzione. Tuttavia, questa ricerca attesta come tra gli studenti delle scuole superiori ci sia un elevato livello di disinformazione riguardo a questo beneficio, il che mina l’efficacia della politica stessa. Se gli studenti non sono a conoscenza del sostegno di cui potrebbero beneficiare, infatti, è evidente che il sistema del diritto allo studio non potrà incidere sulla decisione di proseguire gli studi, in particolare di chi proviene da contesti socio-economici più svantaggiati, ovvero di coloro che mostrano tassi di accesso all’università più bassi.

La ricerca, allo stesso tempo, mette in luce che informare gli studenti sull’esistenza della borsa di studio ha un impatto significativo sulla decisione di iscrizione all’università, soprattutto per chi è incerto se proseguire gli studi a causa di difficoltà economiche. La borsa di studio, quindi, può rappresentare un fattore decisivo nella scelta post-diploma e diventare uno strumento strategico per aumentare le immatricolazioni universitarie in Italia, che, vale la pena ricordarlo, è tra gli ultimi paesi in Europa per percentuale di laureati nella fascia 25-34 anni.

Quali indicazioni di policy ne derivano? Senz’altro che i policy makers – MUR, Regioni, enti per il diritto allo studio – dovrebbero mettere in campo delle azioni informative, ad esempio tramite opuscoli o comunicazioni pubblicate sui registri elettronici scolastici, rivolte a studenti e genitori. Sarebbe un intervento quasi a costo zero da effettuare su tutto il territorio nazionale. Sebbene l’analisi sia stata svolta in Piemonte, infatti, si suppone che risultati simili si riscontrerebbero anche in altre regioni, poiché il sistema d’informazione sulle politiche di sostegno è manchevole in tutto il Paese.

La borsa di studio, tuttavia, non può essere incidente nella scelta decisionale di prosecuzione degli studi quando i dubbi non sono legati a motivi economici. Una quota non trascurabile degli studenti intervistati (il 16%), difatti, attribuisce la propria indecisione a fattori di natura psicologica, emotiva o vocazionale. Per chi, ad esempio, non riesce a trovare un corso in linea con i propri interessi, teme di non farcela, percepisce l’università come troppo difficile o manifesta ansia e disagio, sarebbe necessario prevedere degli strumenti di supporto differenti per agevolare il passaggio dalla scuola all’università. E in questo ambito sembra esserci un ampio margine di intervento.

Bibliografia

Abbiati G., Argentin G., Assirelli G., Barone C., Schizzerotto A. (2017), Orientamento educativo e disuguaglianze di fronte all’istruzione universitaria in Italia: risultati da un esperimento randomizzato, in «Quaderni di Sociologia», 74, pp. 7-31.

AlmaDiploma (2023), XX Indagine. Profilo dei Diplomati 2022, Rapporto 2023.

Herbaut E., Geven K. (2020), What works to reduce inequalities in higher education? A systematic review of the (quasi-)experimental literature on outreach and financial aid, in «Research in Social Stratification and Mobility», 65, February.

INVALSI (2023), Rapporto Invalsi 2022.

Martini A., Azzolini D., Romano B., Vergolini L. (2021), Increasing College Going by Incentivizing Savings: Evidence from a Randomized Controlled Trial in Italy, in «Journal of Policy Analysis and Management», Vol. 40, n° 3, pp. 814-840.

Per approfondimenti: F. Laudisa, S. Poy, Informare gli studenti delle scuole superiori sulla borsa di studio: quale effetto sull’iscrizione all’Università? in «Autonomie locali e servizi sociali» 2/2024, pp. 257-286.

Parole chiave: diritto allo studio universitario, informazione, studio randomizzato controllato


[1] Per richiedere la borsa di studio la procedura è esclusivamente online; i criteri di accesso consistono nell’avere un valore dell’ISEE (Indicatore della situazione economica familiare) al di sotto di una certa soglia e l’aver acquisito un certo numero di crediti all’anno.

[2] Riguardo alle caratteristiche del programma Percorsi e ai suoi esiti si rimanda al contributo di D. Azzolini, Risparmiare per studiare? Una panoramica sui programmi di risparmio per l’istruzione in Italia, in questo stesso numero.