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Il comune di Torino ripensa i servizi in modo partecipato

a cura di Daniela Ghidini – Comune di Torino, Direzione Servizi Educativi

Introduzione

Le radici del percorso intrapreso dal Comune di Torino hanno molteplici origini: un sistema globale e una riforma nazionale in atto da tempo che vede il ruolo dell’ente pubblico profondamente trasformato. Rispetto a 30 anni fa, la pubblica amministrazione ha mutato progressivamente la sua missione: sempre meno gestore diretto di servizi, sempre più regolatore del sistema. Un ruolo di governo, sviluppo, garanzia e controllo con cui Torino aveva fatto poco i conti, orientando fino a qualche tempo fa le politiche educative verso il sostegno e la promozione di servizi a gestione diretta.

Gli scenari della crisi hanno toccato la nostra città in modo profondo: le difficoltà di bilancio, che nel 2011 hanno determinato l’uscita dal patto di stabilità, la diminuzione di risorse umane e finanziarie, l’innalzamento dell’età dei lavoratori della Direzione Servizi Educativi, con tutte le relative implicazioni, il venir meno del turn over generazionale, fino alla scelta di dare in concessione alcuni nidi comunali ad altri gestori.

Tutto questo si inserisce nella complessità della nostra realtà locale, Torino, una città attraversata in questi ultimi decenni da profonde trasformazioni e da cambiamenti sociali, economici, culturali, urbanistici che hanno inciso sulla vita delle famiglie e sulla cultura dell’infanzia. Oggi Torino è una città plurale a tutti gli effetti, sia nelle sue identità e appartenenze sia nella sua composizione sociale.

Più del 30% dei nostri bambini ha almeno un genitore straniero, si è passati dalla one factory town con una precisa vocazione industriale, dove ritmi e tempi erano scanditi dagli stabilimenti, a una nuova identità con molteplici vocazioni e modi di lavorare, spazi diversi tra tempo lavorativo e tempo privato. E’ mutata la vita delle famiglie nel rapporto tra genitori e figli, si è trasformata la cultura pedagogica, sono cambiati i mezzi di comunicazione e informazione. Nel complesso si è modificata la prospettiva della disponibilità di risorse, private e pubbliche, delle famiglie e degli enti locali.

 

Dalla crisi una spinta al rinnovamento

Questi cambiamenti hanno ridisegnato il quadro di riferimento e aperto un acceso dibattito tecnico e politico sull’attualità delle scelte e dei modelli dei servizi. Come tecnici, ci siamo trovati ad affrontare una crisi non passeggera ma strutturale, da affrontare con soluzioni, al di là dei problemi contingenti, di lungo respiro.

E in quanto dipendenti pubblici, ci siamo interrogati sul senso ed il significato del nostro ruolo nell’attuale situazione storico-sociale: chi lavora all’interno di organizzazioni pubbliche è consapevole di avere nell’operatività quotidiana un ambito di azione politica? Pur all’interno di competenze limitate, in contesti con gerarchie e frammentazioni che spesso ostacolano collegamenti e connessioni, come possiamo assumerci la responsabilità di influenzare situazioni e processi decisionali?

Ci è parso che la crisi ci chiedesse di porci “dalla parte del futuro”, richiamandoci alla responsabilità di ristrutturarci e all’urgenza di costruire insieme prospettive in grado di oltrepassare il guado del contingente per aprire orizzonti di sviluppo dei servizi, coniugando necessario e sostenibile.

Abbiamo voluto interpretare attivamente il difficile momento storico, puntando sulla partecipazione come valore che da tempo ci caratterizza, in quanto servizi “educativi”: da un lato superando posizioni difensive e negative – recinti culturali dentro cui spesso si rischia di rimanere imbrigliati – e dall’altro avviando un dialogo costruttivo e un ripensamento complessivo dello straordinario patrimonio educativo che abbiamo, volano per aprirsi a nuovi paradigmi capaci di collocarci nei profondi e strutturali cambiamenti in atto.

 

Il Progetto Crescere 0-6: un percorso partecipato

L’esigenza e la preoccupazione di continuare a tutelare servizi educativi come bene comune e diritto delle bambine e dei bambini di tutta la città ha aperto un confronto interno che ha portato alla costituzione di un Team di progetto formato dal Direttore, Dirigenti, Responsabili Pedagogici e Amministrativi che hanno messo a disposizione tempo e competenze. L’atto innovativo è stato quello di progettare e realizzare un percorso partecipativo aperto a personale dei servizi pubblici e privati, genitori, parti sociali, istituzioni accademiche e filantropiche, associazioni con l’obiettivo di mettere a confronto bisogni, visioni e osservazioni sulle prospettive di sviluppo dei servizi educativi per l’infanzia.

E’ stato così proposto un breve ma intenso programma di consultazione e di lavoro comune in un clima di apertura per individuare spunti e direzioni possibili per una nuova stagione delle politiche pubbliche. L’intento era di promuovere una visione responsabile di chi sa come funzionano i servizi e se ne sente co-autore, evitando di delegare ad altri la soluzione di questioni e assumendosi la responsabilità di proposte.

La sfida consisteva nel puntare sulle potenzialità della partecipazione come metodologia democratica e generativa, sulla forza dell’ascolto e dell’incontro di molteplici punti di vista, ad aprire visioni creative e costruttive. Dal punto di vista tecnico, ci è stato di grande supporto il nostro sapere pedagogico: inesperti di processi partecipati ma competenti sul piano della gestione dei gruppi, dei processi di ascolto, del sostenere curiosità ed esplorazione, del creare contesti di apprendimento che favoriscono il pensiero creativo e divergente. Le caratteristiche del processo si fondano su alcuni presupposti: l’assunzione da parte del Team di progetto della responsabilità diretta dell’intero processo, valorizzando le competenze interne, cogliendone anche gli aspetti formativi e di crescita professionale. Parallelamente ci siamo avvalsi della collaborazione di Avventura Urbana, quale partner esperto nella progettazione partecipata.

Il team ha avuto quindi il ruolo di cabina di regia in tutto il processo, cercando di garantire l’ascolto attivo delle diverse voci, valorizzare le differenze, puntare alla gestione del conflitto senza negarlo, assumendo il rischio di sostare nell’incertezza di un percorso i cui esiti non erano definiti a priori, ma lasciandosi orientare da “valori di processo”.

L’esigenza di piena trasparenza del processo ha portato a curare con grande attenzione la comunicazione, altro aspetto cruciale: è stata creata una pagina sul sito istituzionale della Città (www.comune.torino.it/servizieducativi/crescere06/‎) in cui sono stati reperibili man mano tutti i documenti del progetto Crescere 0-6, i report delle interviste, gli esiti degli incontri, il procedere delle fasi, le documentazioni prodotte e fornite durante tutto lo svolgimento del programma.

Il percorso partecipato si è posto inoltre l’obiettivo di creare un contesto di conoscenza condiviso: si è prodotto pertanto un documento conoscitivo che delineasse un quadro di massima sufficientemente chiaro perché tutti potessero avere le fondamentali informazioni di base (dati sulla popolazione, sui servizi esistenti, sulle condizioni, le offerte, le domande dei servizi, sui costi, le tariffe…), per poter ragionare insieme su possibili futuri modelli di servizio.

 

Il Progetto Crescere 0-6: le tappe

Il progetto si è composto di diverse tappe: la prima fase pubblica ha visto a giugno 2013 l’avvio della comunicazione del percorso attraverso il manifesto del progetto, da parte dell’Assessorato alle Politiche Educative. In parallelo è stata avviata la fase di ascolto, realizzata dai componenti del Team di progetto e Avventura Urbana: tra giugno e settembre 2013 sono state effettuate con il metodo dell’ascolto attivo circa settanta interviste a genitori, operatori e diversi portatori di interesse, rappresentativi di diversi punti di vista, mirate a raccogliere la loro visione del presente e del futuro possibile dei servizi educativi.

Per noi è stato questo un passaggio fondamentale, un lavoro di ascolto molto formativo che ha rafforzato il desiderio e la motivazione a proseguire nel percorso. Puntando su un ascolto attivo e attento agli apporti che ci arrivavano, abbiamo verificato come le persone, poste nelle condizioni di ascolto e riflessione, lontane dai riflettori, sappiano uscire da facili slogan e posizioni ideologizzate; di fronte a domande semplici, in una situazione che richiede di fermarsi a pensare possibili risposte, emergono pensieri differenti, spunti nuovi, sfumature e profondità inattese.

Con questa azione, abbiamo scelto di non partire dalle nostre rappresentazioni delle questioni cruciali da affrontare, ma da ciò che emergeva dalla fase di ascolto, che ha così costituito il filo conduttore del successivo percorso.

Subito dopo il lancio del progetto, è stato costituito un “Tavolo degli stakeholders”, circa quaranta persone, portatori di interessi strategici, rappresentativo delle tre componenti dei servizi: domanda-offerta-risorse. Il primo compito è stato quello di condividere il “Documento informativo per aprire la discussione”, ovvero, come già sopra detto, la selezione di dati e informazioni importanti per fondare la discussione pubblica su basi esplicite e comuni. Pertanto, a partire dall’indice, i principali contenuti sono stati prodotti promuovendo l’apporto di chi proponeva riflessioni, modifiche, integrazioni alle prime bozze da noi preparate.

A partire da ottobre 2013 si è avviato il lavoro di coinvolgimento dell’intera comunità locale, chiamata a discutere su tre questioni individuate come cruciali, tra quelle emerse:

  • la domanda, i modelli di servizio e la loro sostenibilità;
  • gli elementi di qualità in un servizio educativo per la prima infanzia;
  • l’integrazione tra pubblico e privato nei servizi per la prima infanzia.

Sono stati realizzati quindi 10 incontri territoriali diffusi nella città, aperti a operatori pubblici e privati ed a soggetti variamente interessati a questioni educative che, partendo dal quadro conoscitivo, hanno discusso e portato il proprio punto di vista, aiutati dal ruolo dei facilitatori degli incontri (svolto dai componenti del Team coadiuvati da colleghi di diversi settori e del privato sociale): 309 partecipanti, 27 report di discussione sono il primo prezioso contributo di questo processo di cittadinanza attiva.

Sono seguiti quattro incontri a novembre, con l’obiettivo di approfondire i temi di maggiore interesse emersi dai report di ottobre, per esplorare possibili scenari di cambiamento e innovazioni dell’attuale sistema di offerta. In particolare: flessibilità nelle modalità di erogazione del servizio; integrazione pubblico-privato; inclusione e criteri di accesso; compresenze degli adulti e rapporto numerico adulti-bambini.

Su questi temi si è avviato il confronto, per elaborare proposte, ipotesi di intervento e fattibilità. A questi incontri hanno partecipato circa 100 persone, suddivisi in 8 gruppi di lavoro, in cui i componenti del Team hanno assunto un ruolo non più solo di facilitazione, ma di mediazione dei punti di vista, dei conflitti, per giungere a possibili elaborazioni di proposte concrete.

Nel contempo, fin dall’inizio del processo, sono stati organizzati momenti e occasioni che abbiamo chiamato “di nutrimento”, percorsi paralleli di ricerca e indagine con il coinvolgimento del mondo accademico e scientifico e delle best practices presenti sul nostro territorio. A luglio è stata presentata pubblicamente la Ricerca sulla domanda di servizi per la prima infanzia a Torino, realizzata dalla Fondazione Agnelli in collaborazione con la città.

Altro prezioso contributo è stata la ricerca sulle condizioni di lavoro dei servizi educativi della città, in relazione all’avanzamento dell’età dei lavoratori, realizzata dal Dipartimento di Psicologia dell’università di Torino e presentata a tutti i rappresentanti del nostro personale.

Nel mese di novembre 2013, è stato inoltre organizzato un seminario che ha affrontato il tema della qualità, fortemente sentito e richiamato in tutti i contesti, sia nelle interviste, sia nel Tavolo stakeholders, che negli incontri pubblici. L’obiettivo di questo seminario, rivolto ai rappresentanti del Tavolo, è stato quello di iniziare a condividere le strategie con cui i diversi gestori hanno impostato il lavoro per qualificare la loro azione educativa nel nido e nella scuola dell’infanzia, mettere a fuoco gli elementi ritenuti di qualità e conoscere gli strumenti di valutazione utilizzati.

 

Ultima fase del percorso e risultati

Le idee e le proposte emerse dal lavoro fin qui svolto sono confluite in una sintesi, consegnata alla politica, che verrà restituita alla cittadinanza nei mesi di aprile e maggio 2014 con 10 incontri, uno per circoscrizione, nei quali si potranno sollecitare e raccogliere eventuali ulteriori osservazioni in merito dai partecipanti.

I temi individuati e le proposte elaborate riguardano due macro-questioni:

  • la necessità di adattare e regolare il sistema di offerta alle mutate esigenze delle famiglie e dei bambini, con organizzazioni più flessibili e possibili innovazioni utili;
  • l’importanza di costruire un sistema integrato dei servizi educativi, con organismi di governance e un quadro di riferimento comune che espliciti gli elementi di qualità ritenuti fondamentali e inderogabili.

Da qui potranno partire nuovi percorsi di lavoro, costruzione di ipotesi di nuove organizzazioni dei servizi, linee politiche di sviluppo dei servizi educativi adeguate e congrue rispetto ai tempi ed ai bisogni contemporanei di bambini e famiglie.

Il nostro mandato rispetto al Percorso partecipato si sta quindi per concludere: aldilà degli esiti, in parte ancora da raccogliere e che crediamo richiedano un tempo più lungo per poter essere valutati, ci piace evidenziare i guadagni indiretti che sentiamo invece di poter ricavare. Siamo convinti che sia stato importante lo stile ed il processo che abbiamo offerto, un’occasione che ha chiamato le persone alla responsabilità dell’esercizio di una cittadinanza attiva, che cerca di portarle a rappresentarsi come attori di un sistema, e non spettatori o giudici, che richiede la messa in gioco dei diversi ruoli in una modalità solidale e costruttiva.

Il senso di appartenenza è sempre un fattore motivante e di sostegno alla nostra vita, lavorativa ma anche di cittadini, e ancor di più lo diviene in momenti di forte crisi, dove avvertiamo quanto danno procurino le contrapposizioni in cui si rimane bloccati, mentre il mondo va avanti e i problemi aumentano.

In un processo del genere, i partecipanti sono legittimati e si riconoscono come soggetti responsabili in cui l’agire individuale e collettivo assume realmente un valore politico.

È stato importante l’apporto di punti di vista diversi, e pensiamo sia valsa la pena di creare situazioni di incontro, confronto, a volte scontro, ma anche scambio, tra soggetti diversi, che altrimenti non avrebbero trovato, in questo momento, altri spazi di dialogo: essenzialmente soggetti dei diversi servizi (Iter, nidi e scuole d’infanzia, uffici centrali), differenti ruoli (genitori, responsabili, operatori…) e soggetti appartenenti ai diversi ambiti: privato, sociale, no-profit, associativo.

 

Bibliografia

I. Romano, Cosa fare, come fare, Chiarelettere, 2012

E. Morin, La via, Raffaello Cortina, 2012

M. Benasayag, A. Del Rey, L’elogio del conflitto, Feltrinelli, 2008