di Manuela Vinai e Emilio Sulis (Q.R.S. Soc. Coop.)
Introduzione
La situazione del territorio biellese merita un approfondimento in primo luogo in quanto appare emblematica del processo di terziarizzazione dell’economia, in presenza di una repentina riduzione del ruolo della produzione manifatturiera, con una forte ricaduta sull’occupazione e sulle condizioni di vita della popolazione. Un secondo motivo di interesse é la possibilità di disporre di uno strumento per l’analisi quale un Osservatorio sociale in grado costruire e diffondere conoscenza sulle trasformazioni in atto.
Dall’anno 2005 è infatti operativo un osservatorio sociale puntuale e approfondito, nato e voluto da quella parte di cittadinanza attiva rappresentata dal volontariato organizzato e riunito nel C.S.V. di Biella e dalla Caritas, con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Lo strumento è pubblicato online all’indirizzo www.osservabiella.it e rende conto della situazione socio-economica mediante ricerche sui temi più rilevanti, presentate con uno stile volutamente asciutto per poter essere strumento di supporto alla progettualità degli operatori del settore e di sensibilizzazione.
Trasformazioni del tessuto economico e sociale
Le fumanti ciminiere e il suono delle sirene delle fabbriche che hanno caratterizzato il paesaggio visivo e sonoro del Biellese fino a pochi decenni fa, sono oggi il simbolo del tramonto dell’epoca d’oro dell’industria. Il territorio si è ormai sostanzialmente uniformato al resto del Piemonte e dell’Italia, con un tessuto economico tenuto insieme ancora da un’industria tessile sempre più di nicchia, esercizi commerciali di grandi dimensioni e nuove attività nei servizi, per un’economia locale costruita a partire, in parti uguali, dai redditi da lavoro (detenuti da una forza lavoro di circa 82mila persone, con un tasso di occupazione del 64%) e redditi da pensione (77.385 le pensioni erogate in provincia, per un importo medio di 908 euro, di cui ben 48.213 di vecchiaia, per un reddito medio di 1.118 euro). Ai molti capannoni semivuoti si affiancano le imprese, ancora soprattutto tessili, che ancora resistono, ultimo avamposto a difesa del più importante tratto identitario locale.
Dalle ricerche di OsservaBiella.it prendiamo spunto per descrivere cos’è successo nel Biellese degli ultimi anni, quali ripercussioni ci sono state sulla vita delle persone, quali soluzioni micro e macro si possono delineare.
Il Biellese innanzitutto è passato da 205mila abitanti del Censimento del 1971 a 182mila del 2011, con una diminuzione della popolazione che ha riguardato soprattutto la fascia giovanile e giovane-adulta.
Tabella1. Popolazione nei censimenti in provincia di Biella per fasce di età (1971-2011)
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1971 |
1981 |
1991 |
2001 |
2011 |
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0 -9 |
25.882 |
20.581 |
13.960 |
14.549 |
13.996 |
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10 – 24 |
37.994 |
39.289 |
34.000 |
24.136 |
22.501 |
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25 – 44 |
56.312 |
53.433 |
53.205 |
54.274 |
45.215 |
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45 – 64 |
52.844 |
52.319 |
52.469 |
51.021 |
53.006 |
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65 + |
32.390 |
36.513 |
37.657 |
42.980 |
47.474 |
Fonte: Istat
L’attività economica principale dell’ultimo secolo è l’industria tessile, ancora oggi la principale realtà produttiva, con un’impresa manifatturiera attiva su tre (886 su 2432) per oltre 10mila addetti in tutta la provincia. Il settore si è tuttavia fortemente ridimensionato: vent’anni or sono le aziende tessili erano il doppio (1.576, nel 1995) e gli addetti del settore superavano le 20mila unità. Ma la recente crisi ha riguardato tutte le imprese, diminuite del 6,4% negli ultimi sei anni, con un saldo negativo di 1.219 attività; particolarmente colpito il settore edile, che vede oggi 2.751 imprese registrate, mentre erano 3.303 nel 2005.
Gli effetti nelle vite delle persone e famiglie
L’andamento dell’economia locale si intreccia e genera conseguenze dirette e indirette su molti aspetti sociali, quali la situazione abitativa, lo stato di salute, le relazioni. Il disagio abitativo si manifesta in primo luogo nella difficoltà ad affrontare le spese di locazione. Gli sfratti sono la punta di un iceberg (oltre 2000 sono stati eseguiti dal tribunale di Biella negli ultimi 7 anni), così come sono centinaia le persone che rimangono escluse dai bandi dell’edilizia pubblica e accedono ai servizi preposti: sono stati 3.600 gli accessi allo sportello Politiche abitative del Comune di Biella nel 2013. Parallelamente, le abitazioni perdono valore: un appartamento in affitto in zona centrale nel 2008 veniva valutato in 455 euro al mese, nel 2013 vale 375 euro. Questo fenomeno da un lato accresce l’accessibilità alla casa per le famiglie a medio-basso reddito, ma dall’altro può generare una ulteriore perdita di reddito per le famiglie dei piccoli proprietari, già in difficoltà nel far fronte all’aumento delle imposte sulle seconde case.
Figura 2. Tasso di disoccupazione in Provincia di Biella per genere (2007-2013)

Fonte: Istat
La diminuzione del lavoro si accompagna inoltre a cambiamenti della qualità: contratti precari, orari di lavoro prolungati, insicurezza diffusa. Il legame biunivoco tra situazione economica e stato di salute della popolazione è evidente. Soprattutto per la salute mentale, anche se vi sono ripercussioni anche sulle dipendenze, con o senza sostante, o sulle disabilità, con maggiori difficoltà nell’assistenza e nei percorsi di autonomia.
In questo contesto le relazioni sociali vengono duramente sollecitate, in un panorama caratterizzato da un’incidenza notevole di nuclei anziani e sempre meno famiglie. Se aumentano le separazioni e i divorzi, diminuiscono le persone giovani che formano nuovi nuclei, come mostrano i dati sui matrimoni (nella fascia di età 15-49 anni, dal 1993 al 2013, i coniugati sono passati da 46mila a 30mila unità, mentre le persone celibi o nubili dal 39% al 55% del totale) e sulle nascite (diminuite del 21% in 10 anni, da 1504 nel 2003 a 1180 nel 2013). L’età media cresce (da 43 anni nel 1991 a 47 nel 2011) con situazioni critiche dovute a crescente solitudine e isolamento delle persone anziane.
Le storie personali partono e si intrecciano nel quadro socio-economico sintetizzato. Indebitamento, povertà orgogliose e nuove povertà ne sono un esempio. In primo luogo, una risposta alle diminuite possibilità economiche, in una società di consumi, spinge sempre più persone ad indebitarsi. In una ‘storia di povertà’ raccolta dall’Osservatorio, si riporta la situazione di un’operaia, separata e con una figlia, dal cui reddito di lavoro vengono trattenuti 800 euro ogni mese a copertura di vari debiti contratti con quattro diverse finanziarie, arrivando a uno stipendio netto di 290 euro. Tra le nuove povertà, anche persone che trovano nel gioco d’azzardo una soluzione e uno sfogo, così come nelle droghe tradizionali (alcool) e “nuove”, tra cui il ritorno della cocaina per una fascia giovanile sempre più disorientata.
Il fenomeno più diffuso è quello della povertà delle persone anziane, legato all’aumento del costo della vita e all’erosione del potere d’acquisto dei redditi da pensione, oltre al venir meno di relazioni interpersonali e familiari. Il volontariato raccoglie quotidianamente tale sfida e raggiunge persone non abituate a chiedere, per quei meccanismi di orgoglio e vergogna che portano a nascondersi, nonostante l’urgenza e la gravità della propria situazione di povertà. Emblematico il caso, riportato da un volontario del Banco Alimentare, di un’anziana donna che attende la consegna settimanale di alimenti, tanta è la fame, con una pentola d’acqua calda pronta sui fornelli accesi.
Riflessioni conclusive
Quali soluzioni proporre? Sostenere e incentivare il volontariato organizzato appare una prima e profonda risposta, soprattutto da parte di enti e istituzioni pubbliche. Da un punto di vista micro, vi sono molteplici buone prassi che vanno da interventi di supporto economico e di compagnia, per un sostegno puntuale in caso di necessità o per ricreare relazioni sociali e costruttive, di fiducia e prossimità. Tali relazioni non possono essere lasciate ad interventi dei servizi professionali oppure alle sole cure mediche senza intervenire sull’ambiente sociale complessivo in cui la persona vive quotidianamente(1).
Per quanto riguarda un più ampio respiro, si sta parlando di diversificazione industriale, recupero di mestieri e saperi tradizionali, turismo. Nel frattempo, Biella è stata capoluogo di importanti iniziative di sensibilizzazione, come SharEat(2) o come lo SlotMob, campagna nazionale contro il gioco d’azzardo patologico che è partita proprio dal capoluogo laniero. Anche la recente iniziativa denominata Alleanza contro la Povertà, per sensibilizzare e richiedere un Piano governativo di contrasto, ha trovato terreno fertile nel Biellese grazie al lavoro svolto da OsservaBiella.
L’ opera di analisi e diffusione della conoscenza prosegue nell’Osservatorio dei bisogni e delle risorse seguendo le parole di Antonio Sandri, fondatore del progetto: “Bisogna inciampare nelle povertà, per accorgersi e conoscerle. L’osservatorio deve aiutare a vedere in modo che nessuno possa dire: io non lo sapevo”. Conoscere le povertà per educare la popolazione e rendere possibili interventi di contrasto. Questo l’obiettivo di Caritas e CSV per uno strumento prezioso che tiene viva l’attenzione sui dati della situazione socio-economica di un territorio in rapido cambiamento.
Bibliografia
CCIAA di Biella e Unione Industriale Biellese (a cura di), “Economia Biellese”, anno 2014
Perini, don Giovanni, Solidarietà, Partecipazione, responsabilità e politica, in OsservaBiella. Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse, “Convegno 2011”
E.Sulis, Il futuro e le sue sfide, Rivista Biellese, 1/2011
M.Vinai, E.Sulis, “Il lavoro, tra crisi e precarietà”, in OsservaBiella. Osservatorio permanente delle povertà e delle risorse, sez. “Lavoro e reddito“
Nota(1) In un recente convegno di OsservaBiella sono state riportate molteplici ‘buone prassi’ provenienti dal terzo settore, dal mondo del volontariato e dai servizi pubblici: gli interventi sono pubblicati su youtube come Zero Poverty Biella
Nota(2) SharEat é una colletta alimentare organizzata in occasione di eventi sportivi e culturali a favore di famiglie in difficoltá