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Campus Decentrati e Opportunità Educative. Uno strumento per ridurre le disuguaglianze o una annosa questione italiana?

di Federica Cornali e Valentina Goglio (Dipartimento di Culture, Politica e Società, Università di Torino)

Dagli anni ’90 molte grandi università italiane hanno istituito sedi decentrate. Questi siti di insegnamento, noti anche come “sedi extra-metropolitane” o “sedi decentrate”, sono situati in comuni diversi da quello della sede legale dell’università. La ricerca esistente ha dimostrato che le sedi universitarie decentrate possono contribuire allo sviluppo economico locale, affrontando al contempo obiettivi istituzionali come la riduzione della congestione nella sede principale. Questo contributo, a partire da dati raccolti sulle matricole dell’Università di Torino nell’anno accademico 2022-2023, si propone di accertare se i siti di insegnamento decentrati siano anche strumenti efficaci per ridurre le disuguaglianze nelle opportunità educative. In particolare, esamina il loro ruolo nel promuovere l’accesso all’università per studenti e studentesse provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati e/o appartenenti a categorie non tradizionali, ad esempio, coloro già inseriti/e nel mondo del lavoro e/o in età adulta.

Introduzione

Uno degli sviluppi più significativi nel sistema educativo universitario italiano dagli anni ’90 è stato il crescente trend della “decentralizzazione territoriale” (Rossi e Goglio, 2018). Questo termine si riferisce all’istituzione di sedi universitarie decentrate in tutto il paese, che rimangono amministrativamente e finanziariamente dipendenti dalle rispettive sedi principali. Secondo la definizione del Decreto Ministeriale (D.M. n. 987/2016), una sede decentrata è quella in cui “le strutture didattiche o di ricerca sono situate in un comune diverso da quello della sede legale dell’università”.

Per comprendere meglio questo fenomeno, è importante notare che negli ultimi decenni il sistema di istruzione terziaria italiano ha subito un’espansione generale, allineandosi con le tendenze internazionali, sebbene in misura minore. Tuttavia, a differenza di altri paesi europei, questa espansione non ha portato a una differenziazione dell’istruzione terziaria in percorsi universitari e non universitari (ad esempio, il Regno Unito ha introdotto gli University technical Colleges e la Germania ha istituito le Università di Scienze Applicate). Al contrario, l’Italia ha mantenuto in gran parte un sistema centrato sull’università, con uno sviluppo limitato delle opzioni di formazione tecnica post-secondaria, come gli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Di conseguenza, l’espansione dell’istruzione superiore in Italia è stata realizzata principalmente attraverso la decentralizzazione territoriale dell’insegnamento universitario. Questo ha comportato una distribuzione ampia dell’offerta di corsi universitari in tutto il paese, un aumento del numero di corsi di laurea e l’istituzione di nuove sedi, spesso situate in centri urbani più piccoli, note come “sedi decentrate”.

Questa tendenza alla decentralizzazione ha influenzato quasi tutte le università statali italiane. All’inizio degli anni Duemila, circa l’80% delle università statali italiane aveva implementato qualche forma di decentralizzazione. Attualmente, solo sette università non hanno istituito sedi decentrate, mentre circa 220 comuni in Italia ospitano sedi universitarie.

Questo studio intende dar seguito a precedenti ricerche svolte sul tema, utilizzando l’Università di Torino come caso di studio. Grazie a nuovi dati relativi alle matricole di tutta l’Università di Torino si cerca di rispondere all’interrogativo se la decentralizzazione universitaria possa dare un contributo positivo in termini di uguaglianza delle opportunità educative. L’Università di Torino, infatti, gestisce undici sedi decentrate (anche definite “sedi extra-metropolitane”) situate in comuni al di fuori della provincia di Torino e all’interno della Regione Piemonte: Alba, Asti, Biella, Cuneo, Ivrea, Savigliano e, al di fuori della Regione Piemonte, Aosta (Figura 1).

Figura 1. Sedi extra-metropolitane dell’Università di Torino

Fonte: elaborazione grafica a cura degli autori

Precedenti ricerche sulle sedi decentrate in Piemonte

Studi condotti sulle sedi decentrate dell’Università di Torino e del Politecnico di Torino in provincia di Cuneo nel primo decennio degli anni 2000 hanno mostrato che queste sedi possono offrire un importante contributo a ridurre le disuguaglianze educative. Molti degli iscritti alle sedi locali avevano dichiarato che non si sarebbero iscritti all’università in assenza di un’offerta formativa locale (Bertolini e Melis, 2010). In particolare, la ricerca sul Politecnico di Torino a Mondovì condotta nel 2009 registrava un 15% di studenti che non si sarebbero iscritti all’università in assenza della sede decentrata (Goglio, 2009). Si tratta di studenti che appartengono prevalentemente a categorie sociali spesso sottorappresentate tra gli iscritti all’università: provenienti da nuclei familiari con un livello di istruzione medio inferiore rispetto alla sede centrale, diplomati degli istituti tecnici e professionali e studenti in età matura, già attivi nel mercato del lavoro, che troverebbero difficile frequentare un ateneo distante dal loro luogo di lavoro e residenza (Goglio, 2011).

Inoltre, le sedi decentrate hanno dimostrato di garantire migliori performance agli studenti. Le ricerche sulle sedi cuneesi dell’Università di Torino (Goglio, 2008) hanno rilevato un minor tasso di abbandono e una durata degli studi inferiore rispetto ai laureati della Facoltà omologa con sede a Torino. Gli studenti della sede di Mondovì del Politecnico di Torino mostrano performance in termini di rendimento migliori rispetto ai colleghi della sede torinese del Politecnico: tasso di abbandono degli studi paragonabile al dato rilevato nelle sedi cuneesi dell’Università di Torino, con valori inferiori rispetto ai dati generali del Politecnico di Torino. Inoltre, i tempi di laurea sono contenuti (massimo un anno di ritardo rispetto al termine legale del corso) e l’alto tasso di proseguimento degli studi al livello magistrale è paragonabile al dato generale del Politecnico di Torino.

Per quanto riguarda l’agevolazione all’accesso al mercato del lavoro, alcune evidenze empiriche suggeriscono che i laureati delle sedi decentrate ottengono risultati leggermente migliori dei laureati delle sedi principali degli stessi atenei in termini di contratto di lavoro, remunerazione e successo nel trovare un lavoro vicino al proprio campo di studi (Animali e Seri, 2009; Goglio, 2011). Questo potrebbe essere dovuto al fatto che le sedi decentrate sono soggette a pressioni affinché attivino corsi di studio vicini alle esigenze locali (Bratti, Checchi e De Blasio, 2008), ma anche al fatto che l’espletamento a livello locale della propria carriera universitaria permette di tenere attive le relazioni personali, formali e informali, che facilitano l’accesso al mercato del lavoro una volta conseguita la laurea.

Una nuova indagine sulle sedi decentrate dell’Università di Torino

Nonostante le riforme del sistema universitario occorse negli ultimi 15 anni, i risultati di una recente indagine condotta sugli immatricolati dell’Università di Torino sembrano confermare il trend rilevato dalle ricerche citate. Le analisi qui presentate si basano su un questionario online obbligatorio completato da tutte le matricole dell’Università di Torino dell’anno accademico 2022-2023. Per effettuare un confronto significativo tra gli studenti e le studentesse delle sedi decentrate e quelli della sede principale, abbiamo selezionato solo “corsi gemelli”, definiti come corsi di laurea triennali e magistrali offerti sia nella sede principale sia nelle sedi decentrate con strutture di corso identiche. La Tabella 1 fornisce un riepilogo dei corsi gemelli e del corrispondente numero di studenti del primo anno.

Le statistiche descrittive mostrano che nelle sedi decentrate le studentesse sono leggermente sovra rappresentate (+4,4 punti percentuali rispetto agli stessi corsi nella sede centrale), così come le matricole provenienti da percorsi scolastici meno prestigiosi (es. istituti professionali, +10 p.p. e istituti tecnici, indirizzo tecnologico +2,6 p.p.). Al contrario, tra coloro che hanno frequentato percorsi accademici più prestigiosi—come il liceo classico e scientifico—sono più presenti nella sede principale (+6 p.p. e +11 p.p., rispettivamente), mentre le matricole del liceo delle scienze sociali prevalgono nelle sedi decentrate (+5,5 p.p.). Queste differenze non sono dovute a variazioni nei campi di studio, poiché l’analisi si concentra su corsi di laurea identici offerti sia nelle sedi decentrate che nella sede principale (vedi Tabella 1).

Esaminando il background socio-economico (approssimato dall’istruzione e dall’occupazione dei genitori), emergono alcune differenze notevoli, in particolare riguardo all’istruzione. Le matricole i cui genitori hanno livelli di istruzione medio-bassi sono più frequentemente iscritte nelle sedi decentrate (ad esempio, genitori con un diploma di scuola secondaria inferiore, +6 p.p., o un diploma di scuola secondaria superiore, +4 p.p.), mentre coloro con genitori ad alta istruzione sono più numerosi nella sede principale (genitori con una laurea, +7 p.p., o un dottorato, +4 p.p.).

Per quanto riguarda l’occupazione dei genitori, le differenze sono minori ma comunque osservabili. I genitori degli studenti e delle studentesse nelle sedi decentrate più frequentemente sono lavoratori autonomi (+4 p.p.) o operai (+3,5 p.p.), mentre genitori dirigenti o liberi professionisti sono leggermente più numerosi fra le matricole della sede centrale (+3 p.p.). Infine, abbiamo confrontato le tempistiche legate alla decisione degli studenti di iscriversi all’università. L’assunto di base è che chi possiede un background socio-economico più forte, maggiore motivazione e obiettivi accademici a lungo termine più probabilmente ha preso questa decisione ben prima dell’ultimo anno di scuola secondaria superiore, possibilmente con il supporto—o in alcuni casi, la pressione—delle loro famiglie. Possiamo quindi aspettarci che questi studenti siano più probabilmente iscritti a corsi nella sede principale più prestigiosa; al contrario, gli studenti che escono dalla scuola secondaria superiore senza piani chiari e con un impegno accademico inferiore possono percepire le sedi decentrate come una scelta meno “rischiosa” (ad esempio, a causa dei costi di mobilità inferiori). Infatti, gli studenti che hanno deciso di iscriversi all’università molto presto—durante la scuola primaria o secondaria inferiore, o i primi anni di scuola superiore—sono più numerosi nella sede principale (+11 p.p. e +3 p.p., rispettivamente). Al contrario, tra gli studenti che hanno deciso di intraprendere gli studi universitari solo dopo aver completato l’esame di maturità (+12 p.p.) o durante l’ultimo anno di scuola superiore (+2 p.p.), la scelta ricade più frequentemente sulla sede decentrata.

Tabella 1. Numero immatricolati iscritti nella sede centrale e nelle sedi decentrate dell’Università di Torino, anno accademico 2022-2023

Lauree triennali
Sede di Torino
Nr.
Sedi decentrate
 
Nr.
Economia aziendale
845
Economia aziendale
Cuneo
61
Educazione professionale
69
Educazione professionale
Savigliano
44
Infermieristica
127
Infermieristica
Aosta
18
Infermieristica
332
Infermieristica
Asti
67
   
Infermieristica
Cuneo
98
   
Infermieristica
Ivrea
75
Scienze dell’educazione
408
Scienze dell’educazione
Savigliano
135
Scienze motorie e sportive
272
Scienze motorie e sportive
Asti
191
   
Scienze motorie e sportive
Cuneo
82
Servizio sociale
104
Servizio sociale
Biella
56
Tecniche di laboratorio biomedico
29
Tecniche di laboratorio biomedico
Cuneo
10
Tecniche di radiologia medica
18
Tecniche di radiologia medica
Cuneo
9
   
Tecniche erboristiche
Savigliano
41
Totale lauree triennali
2204
Totale lauree triennali
 
887
 
Lauree Magistrali a Ciclo Unico
Sede di Torino
Nr.
Sedi decentrate
 
Nr.
Giurisprudenza
686
Giurisprudenza
Cuneo
24
Scienze della formazione primaria
193
Scienze della formazione primaria
Savigliano
146
Totale Lauree Magistrali
879
Total Lauree Magistrali
 
170
 
Totale
3083
Totale 
 
1057

 

Conclusioni

L’istituzione di sedi decentrate è stato un argomento a lungo dibattuto in Italia, e questo studio mira a far luce sul loro ruolo all’interno del sistema di istruzione superiore con evidenze empiriche originali.

Utilizzando un nuovo dataset che comprende tutti gli studenti del primo anno dell’Università di Torino, l’analisi rivela che le sedi extra-metropolitane tendono ad attrarre un segmento distinto della popolazione studentesca. Questi studenti sono generalmente caratterizzati da background socio-economici più bassi e orientamenti accademici più deboli rispetto a quelli iscritti nella sede principale dell’università. La capacità delle sedi decentrate di attrarre studenti di prima generazione—i primi nelle loro famiglie ad accedere all’istruzione terziaria—e studenti con orientamenti accademici più deboli (ad esempio, diplomati di scuole superiori meno prestigiose o quelli senza un piano accademico chiaro fino alla fine della scuola superiore) può essere vista come un punto di forza di queste sedi. Da questa prospettiva, le sedi decentrate rappresentano una risposta informale alla mancanza di differenziazione istituzionale nel settore dell’istruzione terziaria. Inoltre, le sedi decentrate danno un contributo significativo —anche se spesso sottovalutato— all’aumento del livello di istruzione terziaria tra i giovani in un paese che si colloca al penultimo posto in Europa per i livelli di istruzione superiore nella popolazione giovanile (29,2%), ben 12,5 punti percentuali al di sotto della media dell’UE27 (43,9%, Eurostat, 2023).

Bibliografia

Animali, S. e Seri, P. (2009) Diffusione geografica delle sedi universitarie e sviluppo locale. Knowledge impact nel caso delle Marche, Macerata, Eum.

Bertolini, S. e Melis, N. (2010) I laureati di scienze politiche a Cuneo. Quaderni Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, n. 8/2010.

Bratti, M., Checchi, D. e De Blasio, G. (2008) Does the Expansion of Higher Education Increase the Equality of Educational Opportunities? Evidence from Italy. Working Paper n. 679, Roma, Banca d’Italia.

Eurostat (2023) Tertiary Educational Attainment, Age Group 30-34 [Dataset]. Eurostat. https://doi.org/10.2908/TESEM030.

Goglio, V. (2008) L’università in provincia di Cuneo. I Quaderni Della Fondazione CRC. Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, n. 4. https://fondazionecrc.it/wp-content/uploads/2021/10/Q4.pdf.

Goglio, V. (2009) Il Politecnico di Torino in provincia di Cuneo. I Quaderni Della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, n. 6. https://fondazionecrc.it/wp-content/uploads/2021/10/Q6.pdf.

Goglio, V. (2011) Could Regional Universities Promote Early Entrance into the Labour Market and Fight Uncertainity? In H.-P. Blossfeld, D. Hofacker, & S. Bertolini (Eds.), Youth on globalized labour markets (pp. 317–337). Barbara Budrich.

Rossi, F. e Goglio, V. (2018) Satellite University Campuses and Economic Development in Peripheral Regions, Studies in Higher Education, DOI: 10.1080/03075079.2018.1506917.

Parole chiave: sedi decentrate, opportunità educative, politiche educative