di Elisa Calò (Fondazione IPRES)
Introduzione
Le politiche giovanili della Regione Puglia, a partire dall’approvazione – nel 2005 – del programma ‘Bollenti Spiriti’, sono state strutturate attorno all’obiettivo di favorire il contributo delle giovani generazioni al cambiamento sociale, economico e culturale del territorio (Ranieri, 2024; Ipres, 2010 e 2011).
Nel solco di questa prospettiva, nel 2021 la Regione ha avviato un processo partecipativo volto alla costruzione del Programma delle Politiche Giovanili 2022-2025. Il percorso partecipativo ha coinvolto, al fianco degli attori dello sviluppo regionale (partenariato socio-economico, amministrazioni comunali, sistema universitario), oltre 4.000 ragazzi e ragazze pugliesi, sollecitati a declinare bisogni e soluzioni per rendere la Puglia un territorio attrattivo e in grado di promuovere il protagonismo giovanile in ogni aspetto della vita sociale, economica, culturale. L’esito del processo è confluito in un documento finale, approvato con DGR 245/2022, che stila un manifesto delle politiche giovanili pugliesi e incardina in quattro ambiti tematici (Infrastrutture materiali e immateriali, Idee, Spazi, Impegno Civile) gli interventi programmati per il quadriennio 2022-2025. Tale documento contiene in nuce una visione di più ampio respiro, in quanto riconosce che i giovani oltre a essere le “principali vittime della crisi socio-economica, rappresentano senz’altro la soluzione per uscirne”.
In questa logica, per far sì che i giovani siano concepiti non solo come ‘destinatari’, ma anche come effettivi ‘protagonisti’ dell’intervento pubblico (Cioffi e Pierattini, 2023; Dandona et al., 2004; Migliavacca e Rosina, 2022), la Sezione Politiche Giovanili della Regione Puglia ha manifestato l’esigenza di disporre in maniera continuativa e strutturata di informazioni sulla condizione dei giovani che vivono in Puglia, per poter acquisire elementi di input imprescindibili per la definizione di politiche pubbliche data-driven (Istituto Toniolo, 2023; Miali, 2022; Migliavacca e Rosina, 2022; Monti e Marchetti, 2022; RGS, 2022). A tal fine, la Sezione Politiche Giovanili della Regione Puglia ha richiesto alla Fondazione Ipres lo svolgimento di una specifica attività di ricerca finalizzata alla costruzione di un sistema di monitoraggio della condizione giovanile.
L’esito del lavoro di ricerca ha condotto alla costruzione di un sistema di monitoraggio, un BES[1] Giovani Puglia composto da 63 indicatori, dei quali 57 sono già disponibili mentre i restanti 6 dovrebbero essere oggetto di apposite rilevazioni[2]. Il sistema di monitoraggio proposto risulta:
– robusto dal punto di vista statistico, in quanto il 75% degli indicatori considerati sono di fonte ISTAT mentre le altre fonti fanno parte del Sistema Statistico Nazionale o Europeo;
– significativo, in quanto la selezione è avvenuta a valle della mappatura degli indicatori dei principali sistemi di monitoraggio nazionali ed europei che guardano alla dimensione giovanile; gli indicatori considerati sono pertanto rilevanti rispetto alla tematica oggetto d’indagine e consentono di confrontare il contesto regionale con quello nazionale;
– dotato di coerenza esterna, in quanto i cluster e le dimensioni nel cui ambito sono stati individuati gli indicatori regionali si inseriscono nel quadro di riferimento strategico europeo e nazionale.
Per ciascuno dei 57 indicatori già rilevati dalle fonti statistiche ufficiali sono forniti:
– i metadati (definizione indicatore, fonte e rilevazione, scala territoriale a cui è disponibile, frequenza della rilevazione, estensione della serie storica, data dell’ultimo aggiornamento, disponibilità della disaggregazione per genere);
– i dati che popolano l’indicatore in serie storica[3], a scala regionale (o al più provinciale quando significativa) per tutte le regioni italiane, per la ripartizione Mezzogiorno e per l’Italia, con distinzione per classe d’età e di genere.
Il database così costruito è stato utilizzato per una prima analisi di contesto della condizione giovanile in Puglia.
Principali caratteri della popolazione giovanile in Puglia
Per parlare della condizione dei giovani in Puglia non si può prescindere dall’osservazione delle principali dinamiche demografiche. Al 1° gennaio 2023, la popolazione residente in Puglia ammonta a 3.907.683 abitanti. Di questi, poco più di un quinto (834.102 pari al 21,3% del totale) ha un’età compresa tra i 15 e i 34 anni a fronte di un dato nazionale del 20,4%. La maggiore presenza giovanile si riscontra nelle province di Barletta-Andria-Trani (22,9%) e Foggia (22,7%). La dinamica dell’ultimo quinquennio evidenzia una contrazione del -5,7% per la classe d’età 15-34 anni a fronte del -1,7% per il totale della popolazione regionale. La contrazione maggiore (-11,1%) si riscontra nella fascia d’età 25-29 anni, in particolare nelle province di Brindisi (-16,5%) e Lecce (-13,2%). Nello stesso periodo a livello nazionale, i 15-34enni sono diminuiti del 2,2%, con punte del 5,7% nella fascia 25-29 anni.
La contrazione della consistenza della popolazione nelle fasce d’età giovanili risente oltre che delle dinamiche demografiche derivanti dai cambiamenti negli stili di vita, anche del fenomeno migratorio, che interessa in maniera sempre più consistente i giovani. Nel 2021, 14.744 pugliesi tra i 18 e i 39 anni (l’1,5% della popolazione della stessa età) hanno trasferito la propria residenza fuori regione. Le principali province di origine sono Bari (24,8%) e Foggia (21%). L’emigrazione pugliese avviene ancora prevalentemente all’interno dei confini nazionali: in media oltre l’80% dei trasferimenti tra il 2010 e il 2021 ha avuto come destinazione un’altra regione italiana; ciononostante le destinazioni estere hanno interessato una quota crescente di giovani: dal 6% del 2010 al 18,9% del 2021. Negli anni recenti, il numero di trasferimenti ha risentito dell’impatto del COVID-19. Nel 2021 i trasferimenti di residenza verso un’altra regione italiana si sono ridotti complessivamente del 25% rispetto al 2019, anno in cui avevano raggiunto il livello più alto del decennio (19.712 unità, +30,8% rispetto al 2010). Le restrizioni agli spostamenti hanno però influenzato soprattutto i trasferimenti all’estero, che si sono ridotti del 37% rispetto al 2019.
Sul fronte dell’istruzione e della formazione, nel 2021, gli studenti pugliesi iscritti ad un corso di formazione superiore (ISCED 3, 5, 6, 7, 8) ammontano nel complesso a 298.219. Il dato è sostanzialmente stabile rispetto al valore pre-COVID del 2019 (+0,3%) a fronte di un dato nazionale che è cresciuto del +4,1%. Ancora prevalente risulta la formazione secondaria superiore, per la quale il valore regionale supera di 10 punti percentuali quello medio nazionale. Viceversa, la formazione universitaria (incluso il master) interessa il 30,8% degli studenti regionali a fronte del 40,8% medio nazionale. L’analisi per genere evidenzia valori in linea con la media nazionale. Eccezione positiva riguarda la formazione terziaria di 2° livello, in cui la quota femminile rappresenta in Puglia il 62,5% a fronte del 59,6% nazionale. La prevalenza femminile si riscontra anche rispetto al conseguimento del titolo di studio: nel 2022, il 27,0% delle ragazze pugliesi (33,8% in Italia) tra 30 e 34 anni ha conseguito un titolo terziario a fronte del 12,4% dei ragazzi (21,0% in Italia). La maggiore assiduità delle ragazze nel percorso scolastico emerge osservando l’indicatore relativo all’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione: nel 2022, il fenomeno ha interessato il 12,0% delle giovani pugliesi (9,1% in Italia) tra i 18 e i 24 anni a fronte del 17,1% dei coetanei maschi (13,6% in Italia).
I livelli di istruzione della popolazione dipendono anche dalla possibilità di accedere a sistemi di istruzione di qualità. Al riguardo, l’indicatore composito relativo al Goal 4 degli SDGs ONU 2030[4], riporta per la Puglia un valore di 85,66 nell’ultimo anno disponibile (2021) a fronte dell’89,44 del Mezzogiorno e del 105,54 dell’Italia. L’indicatore, che era cresciuto in maniera costante seppur lenta nel decennio 2010-2019, ha registrato una netta contrazione a seguito della pandemia da COVID: -7,15 punti tra il 2019 e il 2021, a fronte di -1,8 punti per il Mezzogiorno e -1,7 punti per l’Italia.
A cavallo tra le dimensioni dell’istruzione e del lavoro, il fenomeno dei NEET, ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni non occupati né inseriti in un percorso di istruzione/formazione, è una misura del coinvolgimento giovanile: tra il 2018 e il 2022, la Puglia ha registrato una contrazione (-4,4 punti) equivalente a quella media nazionale (-4,1 punti). Permane tuttavia un gap di genere di 3,1 punti: sebbene il valore regionale delle ragazze in condizione di NEET si sia ridotto in misura maggiore rispetto a quello riferito ai ragazzi (-4,9 punti a fronte di -4,0 punti), le prime continuano ad essere interessate in maniera più intensa dal fenomeno, a causa della più modesta partecipazione al lavoro.
Con riferimento alle opportunità lavorative, nel 2022, gli occupati pugliesi nella fascia di età 15-34 anni sono 294.383, in crescita dell’8,7% rispetto al 2021 e dell’8,3% rispetto al valore pre-COVID. Tale variazione è più consistente delle corrispondenti osservate nel Mezzogiorno (+3,9% su base annua e +1,2% rispetto al 2019) e a livello nazionale (+6,1% su base annua e +2,8 rispetto al 2019). Ciononostante, il peso degli occupati pugliesi di 15-34 anni sul totale nazionale (5,6%) rimane ancora inferiore rispetto alla quota di popolazione nella medesima classe d’età (8,2%). Poco meno di due occupati su tre (64,1%) sono maschi, analogamente a quanto avviene nel Mezzogiorno (63,0%). A livello nazionale si riscontra un maggiore equilibrio, in quanto la componente maschile costituisce il 58,4% degli occupati. Sempre nel 2022, il tasso di occupazione per la classe d’età 15-34 anni è del 35% a fronte del 31,7% del Mezzogiorno e del 43,7% dell’Italia. Il valore medio regionale è fortemente influenzato dal tasso di occupazione femminile (25,7% a fronte di un valore nazionale del 37,3%). Cosicché il tasso di occupazione maschile (43,8%) seppur vicino alla media nazionale (49,8%) non è sufficiente ad agganciare la Puglia al dato italiano. Il numero di disoccupati pugliesi nella classe d’età 15-34 anni, pari a 85.564 nel 2022, copre il 9,7% di tutti i disoccupati italiani nella medesima classe d’età. L’indicatore ha registrato una contrazione del 15,3% su base annua, di poco inferiore a quella registrata nel Mezzogiorno (-17,9%) e a livello nazionale (-17,6%). L’analisi per genere evidenzia una differenza territoriale: se, infatti, in Puglia, la disoccupazione interessa soprattutto le donne (che costituiscono il 52,2% dei disoccupati), nelle altre regioni meridionali e in Italia, la proporzione si inverte. Il tasso di disoccupazione nel 2022 è del 22,5%, lievemente inferiore al valore del Mezzogiorno, ma superiore di 8 punti percentuali rispetto al valore medio nazionale. Tutti i territori mostrano una variazione negativa, sia su base annua sia rispetto al periodo pre-COVID. Anche per il tasso di disoccupazione, è la componente femminile ad allontanare il valore medio regionale da quello nazionale: mentre il tasso di disoccupazione per i pugliesi di 15-34 anni supera quello nazionale di 4,8 punti percentuali, il corrispondente valore per le pugliesi della stessa età supera quello nazionale di oltre 13 punti percentuali. Nel 2022, l’occupazione dipendente è la condizione prevalente dei giovani nella classe d’età 15-34 anni. Tutti i territori mostrano valori omogenei compresi tra l’83% e l’85%.
Con riferimento all’occupazione indipendente, uno sbocco occupazionale importante per i giovani è costituito dalla presenza di imprese innovative. La Puglia ospita il 4,6% delle PMI innovative attive in Italia al 31 dicembre 2022, pari a 101. Di queste il 3,0% è a prevalenza giovanile (esclusiva, maggioritaria o forte). Le start-up innovative sono 531, pari al 4,5% del totale nazionale. Di queste il 20,2% è a prevalenza giovanile (107, pari al 5,5% del totale nazionale). Inoltre, costruire opportunità lavorative di qualità e soddisfacenti sia dal punto di vista economico che etico è uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, verso cui le nuove generazioni mostrano crescente attenzione. Al riguardo, i giovani pugliesi che nel 2021 si sono dichiarati molto soddisfatti del proprio lavoro sono il 21,3%, a fronte del 16,5% nel Mezzogiorno e del 19,9% dell’Italia.
Sempre nel 2021, i giovani tra 15 e 34 anni che negli ultimi 12 mesi hanno utilizzato internet per interagire con la PA o con i gestori dei servizi pubblici per ottenere informazioni da siti web, per scaricare o inviare moduli compilati online sono in Puglia il 21,6%. Tale valore risulta inferiore sia rispetto all’omologo dato meridionale (23,7%), sia al dato nazionale (26,2%). I giovani adulti (25-34 anni) sono quelli che ne fanno maggiormente ricorso, probabilmente in concomitanza con il raggiungimento di condizioni di autonomia rispetto alla famiglia d’origine che richiedono una maggiore interazione con la PA o i gestori dei servizi pubblici. L’utilizzo delle tecnologie informatiche per scopi ricreativi è testimoniato dall’utilizzo dei social network, che nel 2021 ha interessato il 77,1% dei giovani pugliesi. Tale valore, lievemente superiore rispetto agli omologhi meridionale (72,2%) e nazionale (75,6%), è particolarmente significativo se osservato nel corso del tempo. Tra il 2018 e il 2022, l’utilizzo dei social network è cresciuto in Puglia di oltre 8 punti a fronte di più modeste variazioni nel Mezzogiorno (+2,7 punti) e a livello nazionale (+2,0 punti).
A fronte degli indicatori precedenti, che misurano singoli aspetti della condizione giovanile, è utile tenere conto anche del giudizio complessivo dei giovani rispetto al grado di soddisfazione per la propria vita (Tab. 1). Se per i punteggi più bassi (0-4) non emergono differenze territoriali, la quota di pugliesi tra 15 e 34 anni che dichiara una soddisfazione appena sufficiente per la propria vita (punteggi 5-6) supera di 3 punti il valore meridionale e di oltre 6 punti quello nazionale. Cosicché, i giovani pugliesi che si considerano molto soddisfatti per la propria vita (punteggi 7-10) sono il 67,9% a fronte del 71,7% del Mezzogiorno e del 74,2% dell’Italia. Purtroppo, anche le aspettative per il futuro evidenziano una maggiore sfiducia da parte dei giovani pugliesi. Infatti, solo il 53,8% pensa che la situazione personale potrà migliorare nei successivi cinque anni, a fronte del 60,7% meridionale e del 63,2% nazionale. Prevale rispetto al resto d’Italia la convinzione che non ci saranno particolari cambiamenti. Poco meno del 5,0% dei giovani pugliesi pensa, infine, che la sua situazione potrà peggiorare, a fronte del 2,7% meridionale e del 2,8% italiano (Tab. 2).
Tabella 1. Giovani di 15-34 anni per giudizio di soddisfazione per la propria vita nel complesso. Anno 2021 (valori percentuali).
Territorio | Giudizio sul livello di soddisfazione (da 0 a 10) | |||
0-4 | 5-6 | 7-8 | 9-10 | |
Puglia | 4,7 | 27,4 | 49,8 | 18,1 |
Mezzogiorno | 4,2 | 24,0 | 52,5 | 19,3 |
Italia | 4,7 | 21,1 | 56,1 | 18,1 |
Fonte: Istat. Elaborazioni IPRES (2023).
Tabella 2. Percezione del futuro da parte dei 15-34enni. Risposte a “Nei prossimi 5 anni lei pensa che la sua situazione personale: migliorerà, resterà la stessa o peggiorerà?” Anno 2021 (valori percentuali).
Territorio | Migliorerà | Resterà la stessa | Peggiorerà | Non so |
Puglia | 53,8 | 19,5 | 4,7 | 22,1 |
Mezzogiorno | 60,7 | 14,3 | 2,7 | 22,3 |
Italia | 63,2 | 15,4 | 2,8 | 18,6 |
Fonte: Istat. Elaborazioni IPRES (2023).
Conclusioni
Guardando al futuro, il sistema di monitoraggio proposto apre alla possibilità di una migliore conoscenza della realtà complessa e in mutamento costituita dalle nuove generazioni (Cioffi e Pierattini, 2023; Dandona et al., 2004; Migliavacca e Rosina, 2022). Nella consapevolezza che, per migliorare l’efficacia delle politiche direttamente o indirettamente rivolte ai giovani, occorre tenere conto delle specificità che distinguono le nuove generazioni dalle precedenti, sia in termini di fragilità e potenzialità di fronte alle sfide del proprio tempo e del territorio in cui vivono, sia rispetto alle sensibilità e aspettative. Per tale ragione, oltre agli indicatori di risultato e di contesto, è importante poter disporre di sistemi informativi che guardino ad aspetti soggettivi, progettuali, ma anche di conoscenza, uso e valutazione di vecchi e nuovi strumenti rivolti ai giovani, attraverso indagini quantitative rappresentative e indagini qualitative. Dati di questo tipo consentono di veicolare verso i giovani l’attenzione specifica delle istituzioni regionali e locali, la disponibilità ad interpellarli e a prendere in considerazione le loro condizioni e aspettative. Consentono di aumentare le informazioni utili per restituire una conoscenza meno stereotipata e più realistica della condizione dei giovani all’interno del dibattito pubblico. Aiutano inoltre a capire in che modo i giovani stessi percepiscono le opportunità che il territorio offre e come si informano rispetto a misure e iniziative rivolte a loro. Va inoltre considerato che i dati utili nel dibattito con e sui giovani non riguardano solo quelli che analizzano la loro condizione o che valutano l’impatto delle misure, ma anche quelli che consentono ad essi di essere raggiunti, in modo efficace e inclusivo, da tali misure, ovvero di farli entrare nel radar delle politiche pubbliche. Particolarmente importante è la capacità di intercettare sul territorio sia i giovani pronti ad attivarsi e a promuovere progettualità, per proporre loro politiche di sostegno e accompagnamento da cui possano scaturire anche percorsi di autoimprenditorialità e sviluppo locale, sia i giovani più fragili (es. NEET), che necessitano di percorsi diversificati orientati a rafforzare la fiducia nelle proprie capacità e a individuare ambiti d’interesse che risultino stimolanti. Una ricognizione e un continuo aggiornamento delle informazioni, compreso il raccordo con i vari stakeholders che consentono di raggiungere e rivolgersi a entrambe queste tipologie di target, può essere un’attività da prendere in considerazione.
Il sistema di monitoraggio proposto può, inoltre, essere utilizzato per redigere un Rapporto annuale regionale sulla condizione dei giovani, in forma snella e molto comunicativa, ma solida rispetto ai dati forniti. Un Rapporto di questo tipo consentirebbe di leggere la realtà dei giovani in modo sistemico, mettendo assieme il percorso di transizione scuola-lavoro, le scelte di transizione alla vita adulta, la partecipazione sociale, il benessere soggettivo, con una lettura integrata dell’evoluzione nel tempo e dell’andamento comparativo con il resto del Paese ed eventualmente con altre regioni europee con caratteristiche analoghe da usare come benchmark. La presentazione stessa di tale Rapporto potrebbe diventare un’occasione di confronto tra associazioni giovanili presenti sul territorio, esperti ed istituzioni, per interpretare i dati, in termini di rischi e potenzialità, e riaggiornare le coordinate del percorso di sviluppo del territorio con il ruolo attivo delle nuove generazioni.
Bibliografia
Cioffi, C., Pierattini, S., 2023. Contrastare il divario generazionale attraverso la valutazione delle politiche pubbliche rivolte ai giovani. Rivista Amministrazione in cammino, 25 febbraio 2023.
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato-RGS, 2022. La condizione dei giovani in Italia e il potenziale contributo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per migliorarla.
Dondona, C. A., Gallini, R., Maurizio, R., 2004. L’osservatorio regionale sulla condizione giovanile. Le politiche per i giovani in Italia. IRES – Istituto di Ricerche Economico Sociali del Piemonte.
Ipres, 2010. Capitale umano qualificato, mercato del lavoro e mobilità territoriale. Cacucci Editore.
Ipres, 2011. Giovani diplomati e lavoro in Puglia: una generazione precaria e indebitata. Cacucci Editore.
Istituto Giuseppe Toniolo, 2023. La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2023. Il Mulino.
Miali, M., 2022. I giovani nel Dispositivo di ripresa e resilienza e nei PNRR di alcuni paesi europei.
Migliavacca, M., Rosina, A. (2022, eds.), FOCUS: Quale ruolo per le giovani generazioni nei processi di sviluppo inclusivo del Paese? Welfare, lavoro e partecipazione sociale nel post pandemia, Politiche sociali, 1/2022.
Monti, L., Marchetti, F., 2022. Il divario generazionale. La generazione Z e la permacrisi. Presentazione del Rapporto 2022 della Fondazione Bruno Visentini, 23 marzo 2023.
Ranieri, M., 2024. Riuso e valorizzazione degli spazi pubblici urbani in Puglia: un breve excursus storico, Rivista DiTe, n. 50.
www.istat.it
Parole chiave: politiche giovanili, condizione giovanile, monitoraggio
[1] Dal 2013, Istat pubblica gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (Bes), un sistema di monitoraggio della di salute del Paese e dei territori che va oltre il Pil. Il BES contiene 152 indicatori organizzati in dodici domini (Cfr. Istat, 2024. BES 2023. Il Benessere Equo e Sostenibile in Italia, Roma).
[2] Si ringrazia il prof. Alessandro Rosina per aver supportato il processo di costruzione del sistema di monitoraggio e l’analisi dei dati.
[3] Per gli indicatori estratti dai Microdati ISTAT relativi all’indagine Multiscopo sulle famiglie: Aspetti della Vita Quotidiana sono forniti i dati relativi alle annualità 2018 e 2021 (ultimo anno disponibile). Per gli indicatori estratti dai Microdati ISTAT relativi all’indagine sulle Forze di Lavoro sono forniti i dati relativi alle annualità 2021 e 2022 (ultimo anno disponibile).
[4] L’indice composito del Goal 4 “Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti” è prodotto con la metodologia AMPI. Il valore Italia del 2010 rappresenta il valore base ed è fissato pari a 100. L’andamento dell’indice si legge rispetto a questo valore base.