di Walter Castelnovo (UnInsubria)[1], Ivana Pais (UniCatt)[2], Federico Rappelli (PoliS-Lombardia)[3], Raffaella Saporito (UniBocconi)[4]
Introduzione
Il progetto, che riguardava “Attività di studio e ricerca per l’aggiornamento delle informazioni sui servizi Informagiovani e per la definizione di percorsi di empowerment delle competenze professionali degli operatori”[5], avviato nel novembre 2022, è nato per analizzare le sfide che i giovani in Lombardia hanno dovuto affrontare durante e dopo la pandemia da COVID-19 e per mettere in campo azioni di sostegno e miglioramento dei servizi rivolti ai giovani stessi. La Regione Lombardia ha promulgato la legge regionale 4 del 2022, che include un osservatorio sulla condizione giovanile e sottolinea il ruolo degli Informagiovani come strumento di supporto per le persone tra i 15 e i 34 anni.
Gli Informagiovani esistono da anni e vedono il coinvolgimento di Anci e della Consulta Informagiovani, rappresentando un punto di riferimento importante per le politiche giovanili.
Tuttavia, si avvertiva la necessità di monitorare e aggiornare la mappa degli Informagiovani in Lombardia, valutando l’evoluzione dei servizi e le competenze degli operatori. Per questo motivo, la Regione Lombardia ha incaricato Polis Lombardia di rimappare la situazione degli Informagiovani e definire un modello organizzativo prevedendo anche la definizione di figure professionali nuove con competenze specifiche in grado di intervenire nel mutato contesto socio-economico.
Data la complessità del compito, Polis Lombardia ha deciso di adottare un approccio multidisciplinare, coinvolgendo tre diverse Università per creare un’azione continua e un’osmosi informativa essenziali per portare a termine il compito assegnato.
L’indagine, come si vedrà, ha evidenziato la necessità di approcci flessibili e diversificati per erogare il servizio Informagiovani, adattandosi alle diverse realtà territoriali. Inoltre, diversamente da quanto era stato prospettato in sede di pianificazione del lavoro, non è emersa la necessità di definire nuove figure professionali, ma piuttosto di modulare e rafforzare le competenze già esistenti, lavorando soprattutto sull’adattamento alle situazioni territoriali specifiche e sulla capacità di tenere conto delle specificità locali (differenziali tra “grandi/medie/piccole realtà comunali”, “aree interne/svantaggiate/centrali”….).
Il lavoro di indagine ha portato poi a individuare nuove domande e necessità di centratura del servizio, come nel caso della difficoltà di intercettare i giovani Neet, suggerendo una lettura più attenta delle loro reali condizioni.
Infine, su un piano comunicativo, visto che uno dei target dell’indagine erano proprio i giovani, è stato deciso di produrre un volume graficamente accattivante, diffuso sia in forma cartacea che elettronica, anche attraverso strumenti social.
Di seguito sono riportati in modo sintetico i risultati delle tre sezioni del lavoro sul campo (in capo ciascuna ad una delle tre Università coinvolte, sotto il coordinamento di PoliS-Lombardia).
Lo scenario degli Informagiovani in Lombardia
Le Regioni italiane che, come la Lombardia, hanno approvato leggi in cui si fa esplicito riferimento a un servizio per i giovani denominato “Informagiovani” sono la Basilicata, l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Liguria, le Marche, il Piemonte e l’Umbria.
La Legge Regionale della Lombardia (L.R. 4/2022) è stata l’ultima approvata al termine di un ventennio in cui le varie Regioni hanno legiferato sul tema. Ciò ha fatto sì che la legge lombarda sia al momento quella più completa, in quanto all’art. 6 prevede tutte le competenze che le altre Regioni hanno variamente attribuito agli Informagiovani.
Figura 1. Distribuzione territoriale degli Informagiovani della Lombardia
Fonte: elaborazione su dati SWG, anno 2023
Su 844 comuni lombardi che hanno risposto a una rilevazione SWG condotta tra settembre e ottobre 2023 con tecnica mista mediante interviste telefoniche con metodo CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing) e compilazione di un questionario online con metodo CAWI (Computer-Assisted Web Interviewing), solo 150 hanno dichiarato di avere attivato un servizio denominato Informagiovani, mentre 56 comuni hanno dichiarato di avere attivato un servizio analogo ma con diversa denominazione.
I comuni che hanno attivato il servizio Informagiovani sono distribuiti quasi esclusivamente su un asse da nord-ovest a sud-est del territorio regionale, prevalentemente costituito dall’area di pianura e caratterizzato dalla presenza di comuni di maggior dimensione demografica (con più di 5000 abitanti).
Un aspetto particolarmente interessante emerso dalla rilevazione è la correlazione tra i comuni che hanno attivato un Informagiovani e i comuni con maggior presenza di giovani, ricomprendendo nella definizione di popolazione giovanile la fascia demografica 15-34 anni. Si può infatti osservare come la distribuzione dei comuni con maggior presenza di giovani ricopre in maniera pressoché uniforme quella dei comuni che hanno attivato il servizio Informagiovani.
Le provincie che vedono la maggior presenza di comuni che hanno attivato il servizio Informagiovani sono Bergamo (31), Brescia (30), Varese (20), Mantova (14), Milano (13).
Tra i comuni che hanno risposto alla rilevazione, quelli che hanno istituito delle deleghe alle politiche giovanili (assessorili o consiliari) sono 331 (circa il 40% del totale). Si rileva che circa il 62% dei comuni che hanno istituito deleghe alle politiche giovanili hanno poi attivato il servizio Informagiovani o un servizio analogo. Da questo punto di vista, si può concludere che la presenza di deleghe alle politiche giovanili di per sé non basta a motivare l’attivazione del servizio.
Figura 2. I servizi erogati dagli Informagiovani

Fonte: elaborazione su dati SWG, anno 2023
I servizi Informagiovani per il 58% dei comuni rispondenti sono gestiti in forma singola, mentre tra quelli gestiti in forma associata la maggior parte (60%) è gestita sulla base di una collaborazione pubblico/privato.
I servizi maggiormente presenti negli Informagiovani dei comuni che hanno risposto alla rilevazione riguardano l’orientamento formativo e professionale e, con una frequenza sensibilmente inferiore, progetti di partecipazione e cittadinanza attiva.
Infine, le figure professionali maggiormente presenti negli Informagiovani dei comuni che hanno risposto alla rilevazione sono Educatore professionale, Responsabile del servizio (non meglio qualificato) e Orientatore. Con una frequenza sensibilmente inferiore si rileva anche la presenza di assistenti sociali e psicologi.
Figura 3. Le figure professionali coinvolte negli Informagiovani della Lombardia

Fonte: elaborazione su dati SWG, anno 2023
Definizione di un modello organizzativo e di figure/profili professionali degli operatori dei servizi Informagiovani in Lombardia
L’analisi condotta per la riprogettazione dei servizi Informagiovani nella Regione Lombardia ha seguito due percorsi fondamentali: l’assessment della situazione attuale e l’identificazione delle principali opzioni per la riprogettazione dei servizi. Per questo sono stati realizzati due focus group[1].
Figura 4. Schema di analisi di riprogettazione utilizzata durante i focus group

Entrambe le fasi di indagine si sono concentrate sui beneficiari dei servizi e sulle loro esigenze, facendo emergere quattro gruppi di potenziali beneficiari dei servizi:
- “nella rete” – anagraficamente più giovani (tra i 14 e i 20 anni), in qualche modo collegati ad altre istituzioni educative (quali la famiglia, la scuola, centri di aggregazione giovanile religiosi e non oppure seguiti da altri servizi , portatori di un forte bisogno di orientamento o ri-orientamento.
- “job seeker” – relativamente di età più elevata (25 anni e oltre), con un livello di istruzione e/o qualificazione professionale generalmente medio-basso, accedono spontaneamente, portando un bisogno prettamente legato alla ricerca del lavoro.
- “go getter” – generalmente dai 18 anni in su, prevalentemente di origine italiana e con un livello di qualifiche medio-alto; portatrici e portatori di un bisogno legato alla necessità di selezionare esperienze di valore alle quali dedicarsi (ad esempio,esperienze internazionali, volontariato, attivismo, sport, …).
- NEET – i giovani non occupati né in istruzione o formazione, come detto anche in premessa non sono stati intercettati dai servizi attuali e questo è stato considerato un segnale di cui tenere conto nella proposta di rimodulazione degli Informagiovani.
L’assessment ha evidenziato tre tipologie di risposte fornite dai servizi ai giovani beneficiari: informazione, orientamento e accompagnamento.
Il servizio deve scegliere tra due modelli: bassa intensità di intervento per molti utenti o alta intensità di intervento per pochi utenti.
La scelta del target è cruciale per la progettazione dei servizi, poiché un servizio aperto a tutti rischia di non avvicinare gli utenti più fragili. La committenza pubblica deve chiarire l’indirizzo strategico del servizio per definire le linee di gestione.
La scelta di non individuare priorità in termini di utenti è coerente con la storia dei servizi, ma rende difficile avvicinare gli utenti meno dotati di risorse.
Infine, per lo sviluppo dei centri Informagiovani, sono necessarie competenze nel coordinamento, posizionamento nei network e data management, oltre alle competenze tipiche degli operatori dedicati all’orientamento.
È auspicabile che questa consapevolezza contribuisca alla rimodulazione dei profili professionali necessari e alla riflessione sul target a cui debbano rivolgersi i servizi Informagiovani.
La riprogettazione ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra i diversi attori coinvolti e ha identificato quattro linee di lavoro: prevenzione, connessione, legittimazione e professionalizzazione.
La parola ai giovani: bisogni e desideri guardando al futuro
La fase di ascolto dei ragazzi degli Informagiovani tramite lo strumento del “Future Lab”[1] ha permesso di esplorare paure, bisogni e desideri dei giovani, utili per nuove strategie di progettazione dei servizi di orientamento. Il Future Lab ha lavorato sui bisogni presenti dei giovani e su come sostenere una società desiderabile per loro. Questa fase rappresenta un primo momento di rilevazione partecipata, sufficiente per formulare ipotesi preliminari, ma che richiede ulteriori approfondimenti. Un dato rilevante è il ruolo del lavoro nella visione del futuro dei ragazzi, visto come strumento per il benessere futuro e non come meta intrinseca di realizzazione personale. I ragazzi appaiono consapevoli delle mete importanti per una vita di qualità: relazioni sane, esperienze significative, rispetto e libertà di espressione. La disponibilità di tempo è centrale nella loro progettualità, portandoli a cercare lavori con orari flessibili per un miglior bilanciamento tra vita privata e lavoro. Partecipare a proposte aggregative è visto come utile per costruire valori e coltivare rispetto e reciprocità.
Figura 5 e 6. Distribuzione per anno di nascita e per fasce di età dei partecipanti ai Future Lab

Fonte: elaborazione su dati dei partecipanti ai Future Lab, novembre-dicembre 2023
I ragazzi auspicano servizi che dedichino attenzione a educazione all’affettività, educazione finanziaria e uso consapevole dei social e della tecnologia. Esprimono il bisogno di maggiori informazioni sulla gestione della fiscalità e della burocrazia per sentirsi pronti a far parte del mondo degli adulti. Temono di dover rinunciare alla costruzione di una famiglia per l’assenza di servizi che agevolano la conciliazione tra lavoro e cura. Anche la cura dei parenti anziani è una preoccupazione, accompagnata dal bisogno di orientarsi tra i servizi di cura. La tecnologia è vista come utile per semplificare la vita quotidiana, ma non come sostituto della relazione umana. Il contatto umano e l’interazione sono insostituibili, sia per lo svago che per le necessità. I servizi come gli Informagiovani sono riconosciuti come luoghi preziosi dove incontrare persone competenti e fidate. Coltivare relazioni con coetanei e partecipare ad attività per il tempo libero è un valore aggiunto, soprattutto per i ragazzi NEET (che sono stati volutamente selezionati per questa fase di interviste). La ricerca di esperienze all’estero, il servizio civile e il volontariato rispondono al bisogno di sentirsi utili e rafforzano il senso di competenza e autoefficacia. Tuttavia, emerge una distanza tra il ricco mondo valoriale dei ragazzi e la bassa percezione del proprio ruolo nel proporre cambiamenti. I ragazzi chiedono maggiori strumenti e luoghi di dialogo sui temi che li riguardano, ma non si sentono protagonisti attivi nel dialogo con il mondo degli adulti.
Gli Informagiovani rappresentano un luogo di prossimità per esplorare bisogni e necessità orientati alla costruzione del benessere, più che alla scelta del percorso lavorativo o scolastico. Il valore del confronto, il tempo di qualità e la ricerca di socialità e interazione tra pari sono centrali e insostituibili.
Conclusioni
Il lavoro di ricerca e di confronto con le realtà degli Informagiovani, da un lato, e con i giovani, dall’altro, ha fatto emergere come non sia necessario immaginare delle “nuove” figure professionali, ma si possa lavorare invece per fare evolvere e irrobustire le competenze degli attuali operatori. Altro elemento emerso con forza è il fatto che non si possa pensare ad un modello unico di Informagiovani: le differenze tra i territori sono tali da rendere molto più efficiente una pluralità di modelli, a volte più assimilabili ad un ufficio dedicato, altre invece a sportelli calati all’interno di realtà frequentate dai giovani (biblioteche, centri per l’impiego…). Il percorso di ricerca ha poi lasciato spazio ad un lavoro, previsto per gli anni successivi, di formazione e di empowerment delle competenze degli operatori, che potrà a sua volta essere oggetto di un nuovo monitoraggio. Anche il tema dei NEET, ovvero di come “intercettarli” per poter offrire loro dei servizi, rientra tra le sfide in agenda per i prossimi anni.
Bibliografia
- Council of Europe, 2015, Young people’s access to rights through youth information and counselling, Strasbourg, Council of Europe Publishing
- Consulta Regionale, Il Coordinamento Regionale Informagiovani: funzioni, attività e strategie, (6026-Slide Intervento Carmen def_Coordinamento.pdf)
- BOBINI M., LONGO F., MEDA F. Le politiche di prodotto e di servizio in Management Pubblico – II Ed. in Maria Cucciniello, Giovanni Fattore, Francesco Longo, Elisa Ricciuti, Alex Turrini (a cura di), Egea, chap. 8, pp.125-138, 2024
- FOSTI G. La progettazione dei servizi nelle reti di welfare in Il management della salute nel territorio S. Barsanti, A. Rosa (a cura di), Edizioni ETS, 2018
- Pellegrino, Vincenza. “Coltivare la capacità di rappresentare il futuro. Un’indagine su nuove pratiche di confronto pubblico.” Im@ go. A Journal of the Social Imaginary 2 (2013): 112-142.
- Jungk R., Müllert N. (1987), Future workshops: How to Create Desirable Futures, Institute for Social Inventions Pub, London.
Per approfondimenti:
Gli Informagiovani della Lombardia – Generazione Lombardia
Parole chiave:
Giovani, Informagiovani, Lombardia, Professionalità, Competenze
[1] Professore di organizzazione aziendale presso l’Università dell’Insubria – Par. “Lo scenario degli Informagiovani in Lombardia”
[2] Professoressa di sociologia economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. – Par. “Definizione di un modello organizzativo […] in Lombardia”
[3] Coordinatore senior di ricerca presso PoliS-Lombardia – Par. “Introduzione” e “Conclusioni”
[4] Professoressa di Public Management presso SDA Bocconi School of Management – Par. “La parola ai giovani: bisogni e desideri guardando al futuro”
[5] Il progetto è stato finanziato da Regione Lombardia, Direzione centrale Programmazione e relazioni esterne UO – Sport e giovani, ed è stato realizzato da PoliS-Lombardia (codice di riferimento PoliS-Lombardia 221353IST).
[6] Il reclutamento ha portato alla realizzazione di due focus group (21-22 settembre) che hanno visto complessivamente coinvolti 18 individui, rappresentanti di 12 realtà locali e 6 Province. Stando alla profilazione precedentemente svolta, queste esperienze sono state ritenute capaci di apportare prospettive particolarmente qualificate almeno in riferimento a uno dei seguenti aspetti: a) erogazione dei servizi o intercettazione dell’utenza (n= 3); b) promozione di reti e partnership sul territorio (n= 1); c) co-progettazione/co-gestione dei servizi con l’utenza (n= 4); d) utilizzo di soluzioni tecnologiche (n= 3). Inoltre, la composizione del campione finale ha assicurato un buon mix rispetto alla densità abitativa delle diverse realtà coinvolte, che costituivano per 2/3 città a densità elevata di popolazione e per 1/3 piccole città/sobborghi.
[7]Lo strumento utilizzato prende spunto dal metodo Future Lab, ideato da Robert Jungk e Norbert Mullert alla fine degli anni Ottanta, in Italia proposto da Vincenza Pellegrino. Il Future Lab si propone come obiettivo primario lo sviluppo delle capacità di aspirazione e l’acculturazione al futuro, intesa come alternativa alla dominanza simbolica del presente. Questo consente di lavorare sui bisogni espressi dai giovani nel presente e, al tempo stesso, di sostenere le loro progettualità in direzione di una società desiderabile. Inoltre, se radicato in un territorio, consente un recupero dell’identità locale, attraverso l’identificazione degli elementi costitutivi dell’immaginario collettivo. Sono stati effettuati 12 Future Lab, di cui 6 in presenza e 6 online, realizzati in collaborazione con 9 Informagiovani di 5 province lombarde. Complessivamente, sono stati coinvolti 52 partecipanti, di età compresa tra i 17 e i 33 anni, con una distribuzione bilanciata per genere, in larga misura con cittadinanza italiana (44) e nati in Italia (40); si segnala la presenza di 10 NEET (non impegnati nello studio o nel lavoro).