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Gli Informagiovani in Piemonte: una mappatura 15 anni dopo

Chi sono i giovani d’oggi? Come stanno? Come dialogano con le Istituzioni? Sono solo alcune delle domande che ci siamo posti come gruppo di lavoro di IRES Piemonte quando abbiamo iniziato ad affrontare l’analisi di alcune politiche giovanili territoriali.

di Paola Versino (IRES Piemonte)

Introduzione

Regione Piemonte, nell’ambito dell’Accordo sottoscritto con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale alla fine del 2021, ha promosso il progetto “Qualificazione dei servizi di informazione orientativa degli Informagiovani del Piemonte”, che ha visto la realizzazione tra il settembre 2023 e il giugno 2024 di un’attività di mappatura degli sportelli Informagiovani locali e dei relativi modelli di governance finalizzata all’erogazione di un percorso formativo agli operatori degli sportelli Informagiovani e alla redazione di un documento di indicazioni regionali per l’attivazione e la gestione di un Informagiovani.

All’interno di questo progetto il primo step di lavoro è stato la realizzazione di una mappatura degli Informagiovani presenti sul territorio regionale (d’ora in avanti denominata solo ‘mappatura’) da parte di IRES Piemonte con il supporto della cooperativa sociale Orizzonte Giovani, per conoscere i servizi e disegnare su di loro e insieme a loro delle indicazioni operative utili e un percorso formativo che ne rispecchiasse le esigenze. Sono stati individuati gli Informagiovani attivi al momento della rilevazione e sono state raccolte su ognuno informazioni sia quantitative che qualitative, riguardanti molteplici aspetti: solo per citarne alcuni, le modalità di gestione e di lavoro, la struttura organica, le attività realizzate, le competenze degli operatori, le caratteristiche degli utenti.

La mappatura rappresenta un importante aggiornamento[1] sullo stato dei servizi per i giovani a livello regionale, che è di interesse sia per gli attori che si muovono nell’ambito delle politiche giovanili sia per gli studiosi del tema. Gli stessi Informagiovani non conoscono spesso il panorama piemontese di cui sono parte, a causa dell’assenza di coordinamento e di monitoraggio a livello regionale[2], della mancanza di comunicazione con gli Informagiovani vicini[3] e della loro continua evoluzione nel tempo legata alle vicende dei comuni di cui sono emanazione[4]. Avere informazioni sul contesto di cui fanno parte è cruciale per gli operatori dei singoli servizi e per le amministrazioni comunali a cui si riferiscono, al fine di comparare il proprio operato con quello di altri servizi simili e di ricevere spunti in merito a modalità diverse di azione sul territorio. Per gli studiosi del mondo giovanile e delle politiche pubbliche rivolte ai giovani, la mappatura è invece fondamentale per comparare il panorama dei servizi Informagiovani in Piemonte con quello di altre regioni italiane o europee.

Metodologia

Per identificare gli Informagiovani presenti in Piemonte ci siamo serviti di una duplice strategia: siamo partiti degli elenchi disponibili sul portale di Piemonte Giovani – divenuto nel 2019[5] il canale di comunicazione ufficiale della Regione in materia di politiche giovanili – e su quello di Torino Giovani, controllando quanti servizi fossero attualmente in attività dall’esame dei siti web istituzionali, dei profili social e in ultima istanza attraverso contatti telefonici. Nel questionario online inviato ai servizi attivi, che costituisce la base della mappatura, è stata inserita una domanda finale in cui – adottando una strategia definita in ricerca sociale ‘a palla di neve’ – abbiamo chiesto di elencare i Comuni vicini che i rispondenti sapevano essere dotati di Informagiovani. Le risposte a questa domanda hanno consentito di scoprire 5 Informagiovani che non risultavano negli elenchi dei portali e hanno anche rivelato la scarsità di rapporti tra servizi territorialmente vicini, in quanto sono stati segnalati spesso come Informagiovani attivi dei servizi che avevano cessato già da tempo la propria attività. Nonostante questa duplice strategia di identificazione, non possiamo escludere la presenza di altri Informagiovani in attività sul territorio regionale.

Il numero degli Informagiovani attivi che sono stati contattati per partecipare alla mappatura (51) è comunque coincidente con la cinquantina di comuni che nel 2013 avevano rinnovato per l’ultima volta il protocollo di intesa alla base del Coordinamento regionale (ora inesistente). Nell’ultima indagine a livello regionale da noi conosciuta, risalente a 15 anni fa (Coordinamento regionale Informagiovani del Piemonte, 2008), erano stati invece coinvolti 69 Informagiovani: è plausibile supporre che una parte di questi fosse costituita da servizi molto piccoli e/o decentrati, che cinque anni più tardi non avrebbero firmato il protocollo di intesa per la costituzione del Coordinamento e che probabilmente hanno cessato la loro attività prima della mappatura odierna.

Dei 51 Informagiovani attivi in Piemonte a fine 2023, un paio non hanno partecipato alla mappatura che è quindi composta da informazioni su 49 servizi dislocati in tutta la Regione. La mappatura è stata svolta con due diversi strumenti di indagine, utilizzati in fasi successive:

  • la compilazione online di un questionario semi-strutturato;
  • una intervista di approfondimento sui contenuti del questionario, svolta in presenza o tramite videochiamata, con una o più persone che conoscevano la programmazione/organizzazione del singolo servizio e il lavoro dell’operatore al suo interno.

Utilizzando le informazioni raccolte con questi due strumenti, di seguito tratteggerò a grandi linee il panorama degli Informagiovani piemontesi emerso dalla mappatura.

Distribuzione geografica e modelli di governance

La figura 1 rappresenta la localizzazione sulla carta geografica del Piemonte dei 51 Informagiovani in attività a fine 2023, che sono stati contattati per essere coinvolti nella mappatura. Come si nota subito, circa la metà degli Informagiovani attivi (26) si trova nel territorio della Città Metropolitana di Torino, di cui molti proprio in prossimità del capoluogo regionale. Segue distanziata la provincia di Cuneo, dove si trovano circa un quarto dei servizi informativi per i giovani piemontesi (12); nelle restanti provincie ve ne sono solo un paio (Vercelli, Biella, Asti) o poco più (Alessandria e Novara) e addirittura solo uno nella provincia più a nord di tutte (Verbano Cusio-Ossola).

 

Figura 1 – Localizzazione dei Comuni piemontesi sede di Informagiovani, attivi e inattivi al momento della rilevazione

 

Figura_!

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

Con l’eccezione della concentrazione torinese, i servizi sono abbastanza disseminati sul territorio regionale. Si trovano soprattutto in centri di medie e piccole dimensioni: circa la metà dei comuni che sono sede di Informagiovani ha meno di 15.000 abitanti e un quarto ha tra i 15.000 e i 30.000 abitanti (vedi fig. 2).

Figura 2 – Distribuzione dei Comuni piemontesi sede di Informagiovani mappati, per popolazione residente

Figura 2

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

 

l Piemonte detiene il primato di essere la regione italiana con il maggior numero di comuni e moltissimi di questi sono di piccole e piccolissime dimensioni (il 96% è sotto i 15.000 abitanti). Analizziamo dunque l’incidenza dei comuni sede di Informagiovani all’interno della distribuzione dei comuni piemontesi per popolazione (vedi fig. 3). Più è popoloso il comune, più è facile che sia sede di Informagiovani: tutte le grandi città (sopra i 50.000 abitanti) e quasi tutti i grandi centri (tra 30.000 e 50.000 abitanti) hanno questo servizio, contro poco più del 40% di quelli di media dimensione (tra 15.000 e 30.000 abitanti) e appena il 2% dei piccoli centri (meno di 15.000 abitanti). Il potenziale di espansione degli Informagiovani in Piemonte è dunque soprattutto localizzato in quei 36 comuni piemontesi popolosi (3 sopra i 30.000 abitanti e 33 tra 15.000 e i 30.000 abitanti) che, nonostante una vasta platea di potenziali giovani utenti, sono ancora privi di servizi informativi a loro dedicati.

Figura 3 – Comuni sede di Informagiovani mappati, valori percentuali su comuni piemontesi per popolazione residente

 

Figura 3

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

I 49 Informagiovani mappati sono quasi sempre stati attivati per volontà di singoli Comuni. Fanno eccezione pochi casi (3) di servizi informativi attivati da più amministrazioni insieme, tra cui un Consorzio di Servizi Sociali e un’Unione Montana. Quasi tutti dipendono in maniera esclusiva dal finanziamento comunale (45); i finanziamenti di privati o di altri enti pubblici, anche quando ci sono, costituiscono piccole integrazioni non strutturali al budget.

Figura 4 – Distribuzione degli Informagiovani mappati per modalità di gestione del servizio

 

Figura_4

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

Se l’attivazione degli Informagiovani piemontesi è quasi sempre in capo ai Comuni, la loro gestione è meno uniforme e avviene secondo tre principali modalità (vedi fig. 4) che si differenziano in base al ruolo rivestito dall’amministrazione comunale al loro interno.

La modalità di gestione più diffusa sul territorio regionale è quella cosiddetta ‘mista’, in cui il Comune riveste sia un ruolo di regia che un ruolo operativo pur affidando parte del servizio all’esterno: poco meno della metà degli Informagiovani mappati è gestita in questo modo e al loro interno lavorano, fianco a fianco, dipendenti comunali (spesso in veste di coordinatori o operatori senior) e dipendenti di un ente del terzo settore affidatario del servizio. La seconda modalità di gestione più comune a livello regionale è la gestione diretta, totalmente in capo ai Comuni, di poco più di un terzo dei servizi mappati. L’esternalizzazione completa del servizio Informagiovani a un ente gestore copre i restanti casi. Il ruolo di regia del Comune in questo caso è importante che si eserciti in sintonia con il soggetto appaltante e in modo regolare, anche al di fuori dei momenti di rinnovo dell’appalto, per evitare: che si instauri una debole relazione dell’Informagiovani con gli altri servizi comunali e non vi sia un buon coordinamento con il resto delle politiche giovanili; e che al subentrare di un nuovo ente gestore si perda completamente l’esperienza pluriennale sviluppata sul servizio negli anni precedenti.

Figura 5 –  Informagiovani raggruppati in base alla tipologia di sede, propria o presso (c/o) altri servizi

 

Figura_5

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

Alla localizzazione prevalente in Comuni di piccole e medie dimensioni si accompagna spesso l’assenza di una sede esclusiva e un organico ridotto al minimo. Oltre metà degli Informagiovani mappati ha infatti sede presso altri servizi comunali, primi fra tutti le biblioteche ma anche i Centri di Aggregazione Giovanile (vedi fig. 5). La convivenza con i CAG, che hanno come destinatari sempre i giovani del territorio e afferiscono spesso allo stesso assessorato, è interessante in quanto potenzialmente foriera di proficue sinergie.

Programmazione, funzioni e ambiti di lavoro

Nella programmazione[1] delle attività da svolgere (vedi figura 6), la stragrande maggioranza dei servizi (92%) ragiona su quali attività mettere in campo e con quali contenuti, per passare poi a pianificare orari e giorni di apertura del servizio(76%). Appena un terzo degli Informagiovani (33%) è invece abituato a considerare le opportunità di finanziamento offerte da enti pubblici sovraordinati (Regione, Governo o Unione Europea) o da enti privati (Fondazioni Bancarie, ad es.) e questo rappresenta un elemento di debolezza, in quanto la partecipazione a progetti insieme ad altri enti consentirebbe agli operatori di aggiornare le proprie competenze, sviluppare le relazioni sul territorio e sperimentarsi all’interno di nuovi ambiti e funzioni. Ancora meno (31%) sono gli Informagiovani che discutono la localizzazione, ovvero non danno per scontata la sede come unico[2] punto di erogazione del servizio e considerano l’opportunità di uscire sul territorio per presidiare luoghi frequentati dai giovani (es. parchi pubblici, scuole)[3]. Infine, nella programmazione raramente (10%) si trattano questioni attinenti il personale, probabilmente anche per via della sua esiguità numerica (vedi figura 7).

Figura 6 – Risposte a ‘Cosa viene programmato in particolare, riguardo all’attività dell’Informagiovani?’, valori percentuali

.

Figura_6

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

Gli Informagiovani con il loro operato possono presidiare diversi ambiti tematici che riguardano il mondo giovanile, esercitando in merito funzioni differenti nei confronti di singoli utenti o della comunità in generale.

La funzione informativa è designata come fondamentale a livello formale già nel nome del servizio, ed è la normativa regionale del 2019[1] ad affermare che si tratta di un’informazione plurisettoriale, quindi non limitata ad ambiti specifici della vita giovanile. Il primato di questa funzione è confermato anche nella prassi: la mappatura mostra che negli Informagiovani piemontesi sono proprio le attività informative ad occupare il maggior tempo lavorativo degli operatori.

Gli Informagiovani si rivolgono prioritariamente ai singoli utenti e in misura minore a gruppi o a tutta la comunità. Praticamente tutti i servizi mappati svolgono una funzione informativa e una orientativa rivolta al singolo utente: le due funzioni sono strettamente legate perché si realizzano entrambe attraverso la modalità principale di lavoro dell’Informagiovani, ovvero il colloquio faccia a faccia in profondità tra l’operatore e il singolo giovane, e la condivisione di informazioni o proposta di attività che lo seguono. Una buona parte degli Informagiovani fornisce inoltre servizi ai singoli utenti, specialmente nell’ambito del lavoro – la redazione assistita del cv è molto richiesta[2] – ma non solo: altri servizi comuni sono il supporto digitale (apertura di account e-mail, Spid etc.), la facilitazione nell’accesso ai servizi (richiesta Naspi, Agenzia Entrate) o un primo ascolto per problematiche psicosociali. Molti Informagiovani fanno anche formazione, organizzando corsi rivolti a gruppi su vari temi, dall’alfabetizzazione digitale alle lingue alla cittadinanza attiva, anche coinvolgendo gli stessi utenti come formatori[3].

 

Figura 7 – Risposte a ‘L’Informagiovani fornisce informazioni su opportunità di…?’,’Lo sportello fornisce orientamento…?’ e ‘Lo sportello organizza corsi di…?’, valori percentuali

 

Figura_7

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

Dalla mappatura (vedi fig.7) sappiamo che l’ambito più presidiato dagli Informagiovani piemontesi è proprio quello del lavoro[1]: rarissimo è il caso di Informagiovani che se ne occupano marginalmente, per via di una utenza molto giovane o di un Centro Per l’Impiego di zona molto ben funzionante. Segue l’ambito dell’istruzione[2], anch’esso non presidiato solo da rari Informagiovani che hanno un’utenza molto giovane ma una vocazione più aggregativa oppure al contrario una utenza composta prevalentemente da lavoratori. La maggior parte degli Informagiovani estende il proprio supporto ad altre tematiche che sono di crescente interesse da parte delle nuove generazioni, come il tempo libero (69%) e la salute/benessere (43%): questo approccio olistico riflette un impegno per il benessere generale dei giovani e riconosce l’importanza di promuovere un equilibrio sano tra vita personale, educazione e carriera.

 

Operatori e fabbisogni formativi

Per quanto riguarda le risorse umane, in circa la metà degli Informagiovani lavora un solo operatore e in un altro quarto due operatori (vedi fig. 8). La situazione molto comune di un operatore unico che ‘incarna’ l’Informagiovani è radicalmente diversa dalle altre e influisce fortemente su tutta l’organizzazione e l’operato del servizio: in un orario spesso ristretto e quasi del tutto coincidente con quello di apertura al pubblico, l’operatore unico deve svolgere contemporaneamente diverse attività (accoglienza, colloqui in profondità con singoli utenti, attività di comunicazione, ricerca informazioni, lavoro di rete) e questo limita molto la qualità del servizio fornito. Nella gran parte degli Informagiovani (70%) gli operatori sono affiancati da giovani del servizio civile, che nonostante l’elevato turnover e la mancanza naturale di continuità rappresentano un aiuto preziosissimo, specialmente per alleviare la solitudine e il carico di lavoro in capo agli operatori unici. 

Figura 8 – Distribuzione degli Informagiovani mappati per numero di operatori che vi lavorano

 

Figura_8

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

 

Rintracciando le caratteristiche più diffuse di chi lavora negli Informagiovani piemontesi, delineiamo una sorta di identikit: scopriamo così che si tratta prevalentemente di donne (3 su 4), mediamente giovani (quasi 1 su 2 ha meno di 35 anni), laureati (quasi 2 su 3 lo sono), dipendenti di un ente gestore (in 2 casi su 3). La durata dell’esperienza di lavoro accumulata all’interno degli Informagiovani è invece molto variabile, così come l’ambito tematico del titolo di studio posseduto.

Figura 9 – Quali sono i temi/gli argomenti sui quali si ritiene necessario attivare momenti formativi? (possibilità di risposta multipla, valori percentuali)

 

Fonte: elaborazioni su dati IRES Piemonte 2024

Una parte della rilevazione era dedicata ad esplorare i fabbisogni formativi del personale degli Informagiovani piemontesi, in quanto il progetto prevedeva anche una parte di qualificazione del servizio attraverso l’erogazione di moduli formativi ad hoc[1].  Quasi la metà degli operatori Informagiovani (45%) ha dichiarato di non aver seguito alcuna formazione nell’ultimo anno: questo dato conferma l’importanza di agire in merito da parte delle politiche giovanili di livello sovralocale, per evitare che alla varietà organizzativa e gestionale che caratterizza questi servizi (vedi figura 4 e 6) si accompagni una grande variabilità di competenze detenute al loro interno, che potrebbe dare luogo a un’offerta estremamente disomogenea sul territorio. Tra gli argomenti su cui viene percepito più forte il bisogno di formazione (vedi fig.9), al primo posto c’è la condizione giovanile e i suoi bisogni specifici (80%), seguito dai metodi e gli strumenti per l’orientamento (67%), la comunicazione digitale (65%), il rapporto con l’utenza (55%), la programmazione e la valutazione dei servizi (53%) e la gestione di relazioni complesse con gli utenti (51%). Da queste preferenze si evince come al centro delle esigenze formative di chi lavora negli Informagiovani ci siano proprio i giovani, sotto molteplici aspetti: la comprensione dei loro bisogni e dei modi più proficui di entrare in relazione con loro, in presenza come a distanza[2].

Conclusioni

I dati raccolti, di cui in questo articolo abbiamo presentato solo una piccola parte, consentono di dipingere un quadro degli Informagiovani piemontesi molto ricco e approfondito.

Questo è utile prima di tutto per la programmazione delle politiche giovanili regionali. Su quanto emerso dalla mappatura si sono basati tre incontri di riflessione e discussione guidata con i rappresentanti degli Informagiovani piemontesi, realizzati nella primavera 2024, che hanno portato alla scrittura partecipata di un documento di Indicazioni regionali per l’attivazione e la gestione di un Informagiovani[3]. Il fabbisogno formativo principale emerso dalla mappatura (vedi fig.7) ha inoltre trovato risposta nell’organizzazione a ottobre 2024 di una formazione residenziale di due giorni incentrata sulla condizione giovanile e i suoi bisogni, a cui hanno partecipato una sessantina di operatori e che ha costituito un momento molto apprezzato[4] di formazione sul tema, conoscenza reciproca e condivisione tra Informagiovani di tutto il Piemonte.

In seconda battuta la mappatura – insieme alla partecipazione ai tavoli di lavoro sulle Indicazioni regionali e alla formazione residenziale sulla condizione giovanile – ha consentito agli operatori e ai rappresentanti degli Informagiovani piemontesi di conoscersi tra loro, confrontarsi sui servizi erogati e sulle criticità incontrate, condividere spunti e riflessioni. Questo è già di per sé un risultato del progetto, che ha generato e genererà cambiamenti anche al di là di prossime attività.

In ultimo, la mappatura consente di comparare lo stato dei servizi informativi per i giovani in Piemonte con quello in altre regioni italiane, poiché dalla scomparsa del Coordinamento Nazionale Informagiovani nel 2013 (Consulta Informagiovani Lombardia, 2017) ogni contesto si è evoluto diversamente, in modo più o meno coordinato e indirizzato a livello regionale. In Piemonte, regione in cui nel 1982 nacque il primo Informagiovani italiano sul modello francese (Salviotti e Poloni, 2005), la mappatura ha fatto emergere un quadro molto variegato e composito, di cui sono stati dati alcuni cenni in questo articolo e da cui emergono potenzialità (come l’espansione nei centri medi, vedi fig. 3), aspetti positivi (come il ruolo centrale dei comuni, vedi fig.4) e criticità (come la gestione con un unico operatore o la scarsa formazione, vedi fig. 6 e 7).

Bibliografia

Coordinamento regionale Informagiovani del Piemonte, Molte gioventù, nuovi Informagiovani. Laboratorio di riprogettazione della funzione informativa, Santena (TO), 2008.

Consulta Informagiovani Lombardia, L’Informagiovani c’è! Manuale per operatori Informagiovani e per i decisori delle politiche per i giovani. 2017

Parole chiave: Informagiovani, Piemonte, giovani, Comuni

[1] A 15 anni dall’ultima indagine completa a cura del Coordinamento Regionale Informagiovani, nel 2008 (v.di bibliografia).

[2] Il Coordinamento Regionale degli Informagiovani piemontesi, nato nel 1996, viene rinnovato per l’ultima volta nel 2013 e cessa la sua attività poco dopo.

[3] Fa eccezione l’ambito della città metropolitana di Torino.

[4] Trattandosi di servizi comunali infatti, gli Informagiovani nascono e muoiono per volontà dei singoli Comuni e senza alcun obbligo di comunicazione a enti locali sovraordinati.

[5] Legge Regionale 1 marzo 2019, n. 6 intitolata ‘Nuove norme in materia di politiche giovanili”

[6] Quando la gestione dell’Informagiovani non è interamente in capo al comune (gestione ‘mista’ o ‘indiretta’ in figura 4), la programmazione del servizio avviene durante riunioni periodiche di una ‘cabina di regia’ più o meno formale tra amministrazione comunale ed ente del terzo settore affidatario.

[7] quasi tutti gli informagiovani mappati hanno un’unica sede

[8] Localizzando in modo regolare nel tempo alcune attività fuori dalla propria sede, si realizza il cosiddetto ‘Informagiovani diffuso’

[9] Legge Regionale 1 marzo 2019, n. 6 intitolata ‘Nuove norme in materia di politiche giovanili”

[10] Nell’erogare servizi integrativi rispetto a quelli dei Centri Per l’Impiego (CPI) l’Informagiovani rischia di aprire le proprie porte a un’utenza generica: il rischio è lo snaturamento nel tempo dell’Informagiovani stesso in quanto servizio orientato a rispondere ai bisogni della popolazione giovanile. Per approfondire gli strumenti di indagine utilizzati si veda il rapporto L’esperienza degli Informagiovani nel contesto piemontese, di prossima pubblicazione.

[11] In ottica di peer education e per stimolare la partecipazione attiva al servizio

[12] Lavoro inteso in senso esteso: lavoro/stage/tirocinio/servizio civile

[13] Istruzione intesa in senso esteso: studio/formazione/soggiorni all’estero

[14] Coerentemente con le risposte fornite nelle rilevazioni, che sottolineavano un diffuso bisogno di formazione sulla condizione giovanile, a ottobre 2024 sono state realizzate a Torino su questo tema due repliche di una due giorni formativa residenziale rivolta a tutti coloro che lavoravano negli Informagiovani piemontesi. La formazione ha previsto interventi di relatori e lavori di gruppo tra i partecipanti, per condividere riflessioni e facilitare lo scambio di informazioni e buone pratiche di

lavoro.

[15] Su questo punto vedasi l’articolo di Chiara Silvestrini presente in questo stesso numero di Politiche Piemonte.

[16] Il documento sarà approvata con Deliberazione della Giunta Regionale verosimilmente tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025. 

[17] Nel questionario di soddisfazione anonimo inviato ai partecipanti a seguito delle due repliche, la stragrande maggioranza dei rispondenti (il 90%) si è dichiarato decisamente soddisfatto dall’esperienza. Nessuno si è dichiarato ‘per nulla’ o ‘poco’ soddisfatto.