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Piemonte Economico Sociale 2023 Persone, Società

A cura di Stefano Aimone (Ires Piemonte)

In un quadro internazionale a dir poco incerto e rischioso, l’andamento del Piemonte nel 2023 dal punto di vista economico e occupazionale si può giudicare nel complesso positivamente. Inoltre, il posizionamento della nostra regione in termini di sviluppo sostenibile, sulla base delle analisi effettuate dall’Istituto, vede il Piemonte al primo posto tra le grandi regioni del Centro-Nord ed al 5° posto a livello nazionale, davanti ad Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

Osservando i dati del mercato del lavoro, e considerando le dinamiche demografiche attuali e future, l’IRES Piemonte sottolinea l’importanza di prestare particolarmente attenzione al nodo dell’inclusione sociale e della valorizzazione di tutte le persone, la cui azione individuale è necessaria per costruire una società equa e prospera ma che, al tempo stesso, richiede politiche e strumenti che creino opportunità e sostengano chi è in difficoltà.

Le persone sono la prima e grande risorsa del Piemonte; dalle loro iniziative e dalle loro aggregazioni si sviluppa la configurazione della società e lo stesso assetto delle istituzioni pubbliche: a ciò intende volgere lo sguardo la presente relazione.

La congiuntura economica e le previsioni

Nell’anno appena trascorso il Piemonte ha mostrato una crescita dell’1,0%; un incremento moderato ma comunque superiore alla media nazionale e allineata a quella delle regioni benchmark. L’andamento economico è stato sostenuto soprattutto dalle imprese qualificate del manifatturiero e del terziario, selezionate e irrobustite dalle crisi precedenti. Positivo il contributo delle esportazioni (+ 7,1% a prezzi costanti) nonostante l’incertezza dovuta alle guerre in Ucraina ed in Medio Oriente, all’inflazione e alle crescenti tensioni geopolitiche.

Molto brillante l’andamento del turismo che nel 2023 ha migliorato sensibilmente (+9,3% gli arrivi) rispetto al già positivo 2022 e superando largamente anche il 2019. In tutto il Piemonte lo scorso anno si sono avuti 6,07 milioni di arrivi e 16,23 milioni di pernottamenti; il numero di turisti esteri ha superato per la prima quello dei visitatori italiani.

Gli investimenti fissi lordi si sono ancora distinti per un’apprezzabile crescita (+4,6%), confermando la tendenza all’espansione emersa nell’anno appena trascorso.

Nel 2023 la crescita totale delle unità di lavoro è stata dell’1,6%, dopo che queste erano aumentate nel 2022 del 2,9%. Il tasso di disoccupazione si è ridotto al 6,1% accompagnato da un incremento dei contratti a tempo indeterminato, anche per i giovani, e delle assunzioni di laureati.

Puntando lo sguardo agli anni seguenti, in Piemonte il prodotto è previsto ancora in crescita dello 0,7% nel 2024, in linea con il dato nazionale ma lievemente inferiore a quello delle altre regioni del Nord comparabili. Il mercato del lavoro manterrà una buona tensione della domanda rispetto all’offerta: il tasso di disoccupazione dovrebbe ulteriormente ridursi al 5,5 % circa nel 2024 sino a toccare il 5% nel 2027, quattro punti in meno del valore raggiunto nel 2017.

Il “freno a mano” dell’assetto demografico e dei suoi trend futuri

Analizzando nel complesso i dati raccolti, assieme alle note positive, l’Istituto sottolinea che l’assetto della popolazione e i trend demografici stanno agendo come un “freno a mano tirato” che rallenta l’andatura attuale e futura del Piemonte.

La popolazione della nostra regione, dopo un decennio di decrementi, nel 2023 si mantiene stabile. Ma questo è un dato che non deve far trascurare la progressiva e molto importante riduzione delle nascite degli ultimi quindici anni, ora anche nella popolazione con cittadinanza straniera, un fenomeno che produce una contrazione della popolazione giovanile e un incremento – insieme all’aumento della longevità – di quella anziana. Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione in Piemonte è più intenso rispetto alle regioni comparabili. Il saldo migratorio può mantenere stabile il numero totale di residenti ma non può frenare questo trend, che accomuna peraltro il Piemonte alla gran parte delle altre regioni italiane.

Il crescente numero di anziani pone forti interrogativi sulla sostenibilità del carico sociale per le fasce di età giovani ed attive. Occorre però tenere conto che una parte di persone anziane è e può essere attiva, e che anche in questa fascia di età si osservano importanti cambiamenti negli stili di vita.

Da notare che la riduzione della popolazione in età di lavoro sta iniziando a produrre una tensione tra domanda e offerta di lavoro, per ora positiva ma molto critica in prospettiva: il tasso di occupazione e di attività crescono non solo perché gli occupati aumentano, ma soprattutto perché si sta contraendo il denominatore, ovvero la popolazione in età di lavoro (15-64 anni). Recenti proiezioni dell’ISTAT mostrano che, a condizioni invariate, nel 2042 tale fascia demografica in Piemonte si ridurrà del 16,1%.

Un’ulteriore criticità è quello dell’invecchiamento delle forze di lavoro: gli occupati over 60 in Piemonte superano ormai il 10% con punte decisamente più elevate nel lavoro autonomo, nella sanità e negli enti locali.

La produttività e la partecipazione al lavoro

Preso atto delle tendenze demografiche, il sostegno alla crescita futura potrà venire, in una situazione declinante di offerta di lavoro, dall’aumento della produttività, da un innalzamento ulteriore del tasso di partecipazione e dall’attrazione di nuove persone dall’esterno della regione.

Produttività vuol dire innovazione, investimenti in tecnologia ma anche creazione di competenze, con una particolare attenzione ad indirizzare il sistema formativo tenendo conto delle esigenze delle imprese, riducendo il mismatch che continua ad essere segnalato come un consistente ostacolo all’incontro tra offerta e domanda di lavoro. Nell’ambito della formazione terziaria, si sottolinea come sia necessario non solo favorire l’accesso all’università ma anche rafforzare il sistema duale basato sugli ITS e delle Academy, che in Piemonte hanno raggiunto livelli di eccellenza ma che costituiscono ancora una nicchia nel sistema formativo, mentre negli altri paesi europei avanzati (e con un basso livello di disoccupazione giovanile) ne costituiscono un robusto secondo pilastro.

Inoltre è necessario favorire l’accesso al mercato del lavoro delle fasce di popolazione che presentano un tasso ridotto di partecipazione, iniziando dai NEET e dalle donne, aumentare l’attrattività del territorio regionale per chi viene da fuori, ed anche trattenere i nostri giovani (spesso qualificati) che vanno a lavorare all’estero.

Da quest’ultimo punto di vista, è bene ricordare il problema retribuzioni, cresciute meno dell’inflazione e che mostrano un gap rilevante rispetto ad altri paesi con i quali ci confrontiamo, quelli dove emigrano i nostri laureati.

Peraltro, dove ci attenderemmo un buon impulso alla creazione di posti di lavoro “buoni” e con competenze superiori, la pubblica amministrazione, e in particolare gli enti locali, la domanda è stagnante se non declinante, proprio quando dovrebbe essere rafforzata per sostenere il ricambio generazionale e lo sforzo attuativo del PNRR e delle altre politiche d’investimento attive in questi anni.

La salute e la riorganizzazione del sistema sanitario

Lo stato di salute dei piemontesi è nel complesso buono e mostra segnali di miglioramento dopo lo shock del Covid; in questi ultimi anni, tuttavia, emerge l’aspetto della fragilità dei giovani dal punto di vista della salute mentale, segnale che deve essere attentamente considerato. La fragilità, dei giovani, degli anziani, delle persone che faticano a partecipare attivamente alla vita della comunità e al progresso della società è, in generale, un tema al quale porre massima attenzione per le ricadute che ha nella dimensione socio-assistenziale, complementare a quella strettamente sanitaria nel perseguimento dell’obiettivo di benessere.

Inoltre, è da tempo evidente che l’evoluzione demografica richiede un riassetto del sistema sanitario, per affrontare i bisogni della popolazione e, al tempo stesso, garantirne l’equilibrio finanziario e organizzativo nel tempo. É un equilibrio da ricercare valorizzando la trasversalità della sanità e quindi, a monte, la potenzialità di rinnovate reti istituzionali, nelle quali anche l’interesse privato venga ricondotto a quello pubblico grazie ad un governo della sanità in grado di essere interprete delle esigenze dei territori. Senza trascurare alcuni aspetti immediati come il problema delle liste d’attesa, il contesto impone soprattutto di guardare la tutela della salute attraverso i paradigmi della prevenzione e della promozione della salute in tutti gli ambiti e le fasi della vita della popolazione.

La prevenzione si attua a livello locale anche con la rete di prossimità prevista dal PNRR. Le Aziende Sanitarie lavorano per portare servizi e prestazioni vicine ai luoghi di vita delle persone e per metterli a sistema. In collaborazione con le strutture territoriali ed amministrative di competenza, sono impegnate nella messa a punto e nell’attuazione di modelli e buone pratiche innovativi, rimodulando le risorse a disposizione – di personale, economiche, tecnologiche – per offrire risposte alle comunità.

Il percorso (a volte accidentato) verso lo sviluppo sostenibile

Il monitoraggio effettuato dall’IRES Piemonte, in collaborazione con la Regione Piemonte, per misurare il progresso verso gli obiettivi della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS), colloca la nostra regione al primo posto tra le grandi regioni del Nord ed al 5° posto nella classifica nazionale precedendo Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

Le scelte di transizione verde compiute dall’Europa, tuttavia, alla prova dei fatti si stanno rivelando foriere di forti contraddizioni, mostrando di non aver tenuto conto del quadro complessivo e degli impatti economici e sociali delle decisioni prese.

Un caso emblematico è quello dell’automotive, comparto trainante dell’industria regionale ed europea, che deve affrontare la controversa sfida dell’elettrificazione imposta dall’Unione entro il 2035. Critica anche la situazione dell’agricoltura: pressata tra le difficoltà causate dal cambiamento climatico e l’instabilità dei mercati generate dagli squilibri geopolitici, pur sostenuta dalla Politica Agricola Europea (PAC) fatica a trovare una sostenibilità complessiva tra i crescenti vincoli ambientali e la necessità di assicurare una sufficiente redditività.

Tra abbondanza di risorse e bisogno di governance

La mole di finanziamenti pubblici destinati agli interventi strutturali previsti dai fondi europei a gestione corrente (1) e relativo cofinanziamento, dal PNRR e PNC (2) e a dal FSC (3) nazionale, assume una rilevanza straordinaria per entità e per necessità di velocizzarne e coordinarne l’attuazione.

L’IRES ha tentato una stima complessiva delle risorse che potrebbero ricadere sul Piemonte, sommando le previsioni di spesa indicate nei programmi operativi dei Fondi strutturali ai possibili finanziamenti provenienti dal PNRR e dal PNC sulla base delle analisi effettuate da Banca d’Italia nel 2023 (4).

Queste ingenti risorse possono consentire importanti passi avanti lungo la transizione verde e digitale, rispondere ai problemi causati dal cambiamento climatico, sviluppare il potenziale dei territori e della società del Piemonte e del Paese, riducendo gli squilibri.

Al tempo stesso, stanno emergendo una serie di aspetti – in parte prevedibili – causati dalla ridondanza di strumenti, formule di programmazione locale e relative partizioni, difficoltà attuative che, nel loro insieme, mostrano come la repentina disponibilità di risorse stia calando, su un tessuto amministrativo locale fragile, indebolito da una riforma disarmonica degli enti locali. Il ruolo dell’Ente regionale e della governance di area vasta sono quindi cruciali, così come la capacità delle amministrazioni locali di dialogare in modo efficace con le reti territoriali.

In un quadro di policy articolato e complesso come quello attuale, un’altra sfida essenziale è curare la coerenza tra le numerose linee di intervento che concorrono ad un medesimo obiettivo generale. Sforzi di particolare interesse, in tal senso, sono la Strategia regionale didi sviluppo sostenibile per la sua azione generale, così come la Strategia per le montagne del Piemonte che mira al coordinamento delle misure che convergono su tali territori e l’Agenda per lo sviluppo sostenibile della Città Metropolitana di Torino.

1 Ovvero i Fondi gestiti congiuntamente dalla Commissione Europea e dalle autorità nazionali/regionali, come la Regione Piemonte e attuati attraverso il quadro finanziario pluriennale (QPF) 2021-2027
2 Piano Nazionale Complementare
3 Fondi Sviluppo e Coesione
4 https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2023/2023-0023/2323-piemonte.pdf